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Niente mi chiuderà più in gabbia

Summary:

Era bastato un secondo di distrazione perché Loki scappasse.

Cosa accadde dopo che Thor portò il nostro Ingannatore preferito ad Asgard, perché Loki è potuto scappare, e che cosa accadrà dopo che il piccolo acquario in cui si supponeva fosse tenuto viene lasciato vuoto.
E cosa scoprirà una volta che sarà nuovamente nascosto.

Notes:


[N.d.T] Un nuovo lavoro, primo di una serie di 3 racconti scritti da FujiDawn che ho trovato abbastanza interessanti da voler fare in modo che possano essere letti anche in italiano. Presumo che vedendo i Tag mi direte che mi piacciono solo i racconti in cui trovo gravidanze maschili, questa è la quarta traduzione, non è proprio così, ma questa serie è troppo particolare e troppo bella per non tradurla. Anche perché come scritto nei tag, non è esattamente una gravidanza maschile. Ad ogni modo è un racconto quasi completamente visto dal punto di vista di Loki, mi piace come sono disegnati i personaggi e stranamente, in questa prima parte almeno, niente sesso esplicito, ma solo una bella storia. Il secondo è già tradotto ed il terzo è in fase di traduzione e sono entrambi un crescendo di avventure e suspence. Buona lettura e come sempre, la traduzione è manuale e tutti gli errori sono miei, se li trovate segnalate nei commenti e io correggerò. Di seguito, i commenti dell'autrice che saranno come sempre inseriti per ogni capitolo ove presenti.

[N.d.A]
Ebbene. Un altro. Sono fritta.
State attenti per alcune piccole rivelazioni relative a Thor - The Dark World Ho trovato dei fumetti in cui Odino e Loki discutono, e questa conversazione verrà ripetuta in questo racconto, perciò siate avvisati.
Questa cosa è stata ispirata da una timeline che ho trovato, una piuttosto bella per quanto posso dire, penso, ed è centrato sui pensieri di Loki, le sue sensazioni, le sue emozioni.

Donato a Yeah_um_no (Elephantsandtoasters) perché ispirato al racconto "I was Procrastinating", che è davvero adorabile.
I Was Procrastinating è a questo indirizzo

Chapter 1: Capitolo 1

Chapter Text

Era bastato un secondo di distrazione perché Loki scappasse.
Un momento, in cui Thor aveva aperto le manette che impedivano le sue abilità magiche e le guardie non avevano chiuso la porta della gabbia di vetro completamente, era stato sufficiente.
Loki aveva sospirato, aveva dato al Tonante un occhiata quasi di scusa, prima di svanire in una lieve nuvola di scintille dorate.
Seguendo una delle antiche vie che connettevano i regni, Loki creò l'incantesimo che lo nascondeva dagli occhi di Odino ed Heimdall di nuovo, sentendolo mascherarlo di nuovo dopo la breve assenza che aveva dovuto sopportare, mentre il Padre degli dei lo Forzava a restare senza la sua magia e tutti i suoi incantesimi erano spariti - salvo quello che gli dava apparenza Aesir.
Grugnì. Fidati che il re avrebbe nascosto la sua vera origine anche dopo che aveva fatto qualcosa che lo aveva fatto affrontare la prigione fino alla fine del mondo e lo aveva espulso dalla famiglia una volta per tutte.
Odino che lo chiamava Laufeyson aveva reso molto chiaramente quel punto.
Perciò aveva fatto a pezzi l'incantesimo di mascheramento che il suo padre adottivo aveva messo su di lui, rabbrividendo per il tono blu che la sua pelle aveva assunto quando la magia era svanita, solo per rimpiazzarlo con un altro - più forte e molto più difficile da spezzare - che non metteva la puzza di magia Asgardiana sul suo corpo.

Il dio emerse dal sentiero, trovandosi in un luogo remoto, freddo, con molta acqua vicina alle rocce dove stava in piedi. C'era una scheggia di sole all'orizzonte.
Loki inspirò profondamente, la neve che scricchiolava mentre faceva qualche passo.
Di nuovo su Midgard. Lo avrebbe affrontato. Quel regno a cui era quasi affezionato. Certamente, aveva voluto soggiogare il pianeta, perché era impaziente di fare del male a Thor, ma essendo onesto gli piaceva la Terra ed i Mortali. Erano affascinanti, questi individui dalle vite brevi, i loro miseri sentimenti ed emozioni, sempre a lottare, sempre a trovare nuovi modi di superare gli ostacoli. Loki aveva visitato quel regno molto più spesso di quanto potesse contare attraverso i secoli, osservando e annotando in più luoghi che poteva.

"Ehi!"

Loki ruotò su se stesso. Il suo respiro cristallizzato nell'aria mentre scandiva il panorama, arrabbiato con se stesso per non aver registrato un’altra persona nelle sue vicinanze - o ascoltando il rumore borbottante di un motore, visto che l'umano cavalcava una di quelle motoslitte verso l'Aesir.

"Stai bene? Cosa diavolo stai facendo qua fuori?", il mortale urlò verso di lui prima di fermarsi, aggrottando il viso in confusione.
"E' fin troppo freddo per fare una passeggiata quaggiù- E tu indossi a malapena qualcosa."

Oh, giusto. Gli avevano spogliato buona parte della sua armatura e cuoio prima di gettarlo nell'acquario. Indossava il sotto giaco verde della sua armatura, assieme ai suoi pantaloni e stivali, ma non portava altri abiti.
Bene, non era un amante del freddo, ma non gli dava tutto quel fastidio.
Loki sbuffò e diede un occhiata al mortale.
"Dove sono, esattamente?" chiese, alterando l' Antico Norreno che si parlava ad Asgard per farlo divenire il linguaggio che usava l'uomo davanti a lui - dopo tutto, era il padre delle moderne lingue scandinave.
"Presumo che siamo in Islanda, ma sembra io mi sia perso."
L'umano inarcò un sopracciglio.
"Ragazzo, siamo parecchio sotto zero, sei vestito con una camicia che porterei su una spiaggia assolata, e vorresti sapere dove siamo? E' quella la tua priorità maggiore?"
Il Dio alzò gli occhi al cielo e incrociò le braccia.
"La assicuro, che l'ipotermia non mi colpirà. Comunque, non sono stato da queste parti per molti anni, e sembra che non vi siano stelle oggi che io possa osservare per mostrarmi la via."
L'umano sospirò.
"Siamo vicini ad Akureyri. E' sulla costa nord. Le serve un passaggio?"
Loki annuì. Inoltre, gli serviva un piano.

Si fermarono davanti ad una pensione, dove il suo aspetto più o meno svestito aveva attratto gli sguardi di svariate paia d'occhi. Aveva chiesto di una stanza, e quando gli venne chiesto come voleva pagare, Loki rapidamente e discretamente evocò una pepita di oro puro e brillante - che valeva molto più di quanto sarebbe costata la stanza - e si scusò con un incurante "sembra che io abbia perso il mio portafogli. Questo è sufficiente?"
Naturalmente non vi furono altre domande.
Quando fu solo in una camera riscaldata, Loki sedette sul letto ed espirò leggermente sospirando di sollievo.

Era nuovamente libero. Certamente, Odino ed il suo imbecille e babbeo di non-fratello stavano certamente cercandolo in quel momento, ma non lo avrebbero trovato. L'incantesimo si assicurava di quello. Loki lo aveva perfezionato negli anni, e non aveva bisogno di alcuno sforzo per tenerlo per qualsiasi durata di tempo, anche dormendo o essendo incosciente (era stato piuttosto disagevole testare la cosa, e non lo aveva fatto volontariamente, ma le cose succedevano). Se gli Dei non lo avessero incontrato per caso, non lo avrebbero mai più visto.
Rimescolando i suoi pensieri, Loki agitò le sue dita in movimenti bene allenati. Una sacca di medie dimensioni apparve accanto a lui, assieme ad alcuni libri ed una piccola statuetta di legno di un lupo.

Lo stregone prese la statuetta, una ruga che si formò sul suo viso. L'aveva scolpita con l'aiuto delle mani di sua madre. Avevano scolpito il legno con i coltelli, attenti e controllati, senza la magia ad aiutarli. Aveva a mala pena compiuto dieci anni. Si domandò se il secondo, quello che aveva fatto lui da solo e donato a sua madre, fosse ancora posato sulla sua scrivania. Era rimasto lì per l'ultimo millennio, e anche se sperava che fosse ancora lì, la realizzazione che molto probabilmente era andato ora, lo infastidiva più di quanto Loki potesse ammettere.
Si erano separati, e lui non era più parte della sua famiglia.
Lo stipò nella borsa, fra le varie gemme e metalli rari che aveva raccolto nella sua lunga vita, da dove era venuta anche la pepita. Non faceva mai male avere una piccola fortuna da chiamare propria.

In una ulteriore riflessione, Loki evocò un intero blocco di carta e pergamena assieme ad inchiostro e una penna - Asgard aveva abbandonato la scrittura con le piume molto tempo prima - prima di iniziare a listare le cose che gli sarebbero servite e come acquisirle prima possibile.
Si chiese brevemente se qualcuno avesse notato le sue cose svanire dalle stanze in cui aveva vissuto in precedenza o se stessero già ridecorando.
C'era ovviamente la necessità impellente di un luogo ove abitare. Non gli sarebbe dispiaciuto vivere nella natura, lo aveva fatto più di qualche volta ed era ben preparato a sopravvivere senza accesso alle cose moderne, ma presumeva che gli umani non avrebbero reagito bene a qualcuno che vivesse come un eremita, uccidendo la loro selvaggina (anche se non gli serviva così tanto cibo) e disturbando le loro foreste. Loki avrebbe attratto molto meno attenzione se fosse semplicemente andato a vivere in mezzo a loro, nelle loro case o appartamenti.
Dunque dove?
Ovviamente, uno degli stati scandinavi sarebbe stato bello, a Loki erano sempre piaciuti di più. Si sarebbe adattato rapidamente al loro modo di parlare, come aveva sempre fatto. Le parole erano il suo forte, così come le lingue.
D'altra parte, Odino e Thor sapevano esattamente che gli piaceva di più il Nord Europa. Quando fossero venuti su Midgard a cercarlo, avrebbero iniziato li. Doveva pensare ad un altro posto.
Un sogghigno gli attraversò le labbra.

Non aveva visto New York da qualche tempo. Loki vi era stato il secolo precedente, e non contava il breve istante che era stata l'invasione che aveva guidato. La città era affollata e sempre in cambiamento, c'era la possibilità che nessuno lo riconoscesse. Nessuno avrebbe battuto ciglio a lui. Forse gli scherzi della natura (leggi: Avengers) avrebbero potuto, ma un nuovo taglio o forse un colore diverso dei capelli avrebbero fatto meraviglie. Non avrebbero mai creduto che lui tornasse sul luogo della sconfitta. Era a prova di sciocco.
Spostarsi a New York sarebbe stato difficilmente un ostacolo, anche se avrebbe preferito stare in Islanda per un poco, la sua ultima visita era stata alcuni secoli prima. Sicuramente c'erano cose da visitare, siti da osservare dove lui e Thor avevano fatto cose eccezionalmente stupide come sedurre donne già sposate, esibire la sua magia e Mjölnir (e quello aveva davvero dato il via all'intera faccenda della divinità), così come vagare per i ghiacciai, solo per spaventare gli abitanti dei villaggi.

E dopo? Aveva bisogno di avere accesso ad alcuni documenti ufficiali come un passaporto e simili, preferibilmente Islandese, aveva molte più informazioni su quella parte della Terra che altre, a dispetto del fatto di essere stato assente dell'isola per svariate decadi. Sicuramente era il suo posto preferito.
Subito dopo essersi sistemato, ci sarebbe stato bisogno di un lavoro. Il denaro non era mai stato un problema su Asgard, perché Loki era stato un Principe e quindi aveva a disposizione qualsiasi cosa, ma qui su Midgard ne avrebbe avuto bisogno. E il suo piccolo tesoro non sarebbe rimasto tale per sempre. Bene, poteva farlo. Poi sobbalzò via dalle sue elucubrazioni.
Quando aveva deciso di rimanere davvero su Midgard? Aveva otto regni tra cui scegliere, anche Asgard non sarebbe stato così difficile da abitare di nuovo (ma non lo avrebbe fatto - troppi ricordi).

Loki sospirò.
"Mai cercare di mentire al Dio delle Bugie." borbottò, un lieve sorriso che piegava le sue labbra.
Voleva restare. Voleva vedere cosa era successo alle persone che lo avevano sfidato, voleva vedere come New York reagiva. Forse voleva anche vedere i danni riparati. Loki si strofinò la tempia mentre pensieri non voluti si risvegliavano. La sua mente era stata una cosa contorta e corrotta dopo che era caduto. Ed era caduto per eoni. Essere trovato da The Other e dal Titano Folle non aveva aiutato la sua sanità per nulla - avevano brandito le loro parole quasi bene come poteva fare lui. La scheggia nello scettro aveva fatto il resto. Lo aveva riempito di verità - Loki sbuffò - e le sue azioni erano scese a spirale.
Scuotendo la testa, tornò ai suoi piani. E sospirò profondamente.
Gli serviva certamente uno di quegli apparecchi elettrici che connettevano al resto del mondo.

Un mese dopo Loki era di nuovo negli USA. Una colorazione per capelli ed un taglio corto aveva reso il suo viso irriconoscibile, e quello sarebbe stato molto meglio che un costante travestimento, che lo avrebbe esaurito e sarebbe stato prono al rovinarsi. Aveva acquisito un passaporto - ora era legalmente cittadino islandese, si chiamava Luka Runasson (aveva giocato con Loðinn, che voleva dire 'peloso' o 'lanoso', ed aveva riso molto di più di quanto pensasse; - che una semplice lettera potesse danneggiare un nome in tal modo!) ed aveva una di quelle cose necessarie per cercare di ottenere un lavoro in uno stato straniero. Aveva dimenticato come si chiamava. Non importava molto, pensò.
Aveva acquistato un piccolo appartamento vicino a Central Park, si era abituato alla valuta e alla tecnologia moderna ed aveva camminato per la città, verificando i danni e le riparazioni.

Gli umani erano una razza robusta. Molti palazzi erano danneggiati, ma stavano facendo meraviglie ed avevano già ricostruito molto. I cadaveri dei Chitauri e dei Leviatani erano del tutto andati, ed anche la Torre di Stark aveva la facciata nuovamente intatta. Era ancora brutta, pensò Loki. Specialmente perché Stark ovviamente aveva mantenuto solo la A del suo nome sulla Torre, quindi rinominandola 'Avengers Tower' in tutti i documenti salvo quelli ufficiali, o così era stato detto a Loki da una cameriera quando si era avventurato a sedere in un caffè di fronte a quel luogo.

"Aspetta Iron Man? Molti dei nostri clienti vengono qui solo per dargli un occhiata, lui vola quasi sempre alla sua torre prendendo questa rotta, sopra alla strada qui.", chiese mentre lui fissava il monumento più a lungo di quanto volesse. Loki scosse la testa.
"No. sto solo... osservando."
Lei sorrise e gli tese la cioccolata calda che aveva ordinato.
"Capitan America mi ha salvato la vita quando quegli Alieni hanno attaccato. Sono grata che loro fossero qui, e dormo molto meglio sapendo che tutti loro - ovvero, gli Avengers - risiedono nella Torre quasi sempre. E' stato davvero carino da parte del Signor Stark offrire loro lo spazio."

Oh, dunque vivevano tutti insieme ora? Che fortuna.
Se mai avesse voluto ucciderli tutti, gli serviva solo far esplodere quella cosa dunque.
Sogghignò.
"Prego, mi dica di più. Sono nuovo in città." disse, sorseggiando la sua bevanda a piccoli sorsi e lasciando che la ragazza gli raccontasse.