Actions

Work Header

codici di geometrie esistenziali

Summary:

Mimmo va via a inizio novembre. Suo padre torna a casa dall’ospedale alla fine del mese. Manuel parte poco dopo.

Notes:

ho scritto questa fic mercoledì dopo l'ottava puntata e dopo aver letto le anticipazioni per tutte e 4 le ultime puntate e quindi mi baso sugli avvenimenti che ho letto accadranno, però a grandi linee, dato che le anticipazioni non scendono nei dettagli. c'è una cosa della trama (la partenza di manuel) che invece è una fan theory, quindi non vi allarmate. per il resto che dire oltre che non parlo napoletano e quindi non ci ho neanche provato con mimmo (ma che sono di roma e che quindi con manuel ho fatto del mio meglio), e che ho riletto questa cosa la bellezza di una (1) volta perciò non so sinceramente cosa ne possa essere uscito fuori. buona lettura e spero vi piaccia :)

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Mimmo va via a inizio novembre. Suo padre torna a casa dall’ospedale alla fine del mese. Manuel parte poco dopo. 

Simone si ricorda poco di quelle settimane. La preoccupazione per suo padre lo aveva drenato di tanta, troppa energia; e quando Mimmo lo ferma in biblioteca per dirgli del programma protezione testimoni, confessando che deve scomparire, che gli sta dicendo addio, Simone non riesce a reagire, non sa cosa dire. Lo guarda andare via senza concepire davvero cosa sta perdendo e non può fare nulla per fermarlo. 

Le ore di attesa durante l’operazione, nella sua memoria, sono un buco nero di angoscia. I giorni successivi, passati tra i corridoi di scuola e quelli dell’ospedale, si fondono in un unico lasso di tempo senza interruzioni, un limbo passato a sperare di sentire i medici dire che non ci sono ulteriori complicazioni, che suo padre si è svegliato. C’è poco spazio per altri pensieri nella sua testa, e quel niente che rimane serve per tenere a galla i voti, fare il minimo indispensabile per non venire inondato di debiti alla fine dell’anno. 

“Poco da fare se non aspettare,” è l'unica cosa che sua nonna sembra essere capace di dire, che forse è più terrorizzata di lui pur facendo di tutto per non mostrarlo. Lei, sua mamma e Anita si alternano nelle visite a Dante, e Simone le incrocia più di una volta in ospedale, ma parla poco con tutte. Non c’è molto da dire.

Anche con Manuel parla poco, distratto com’è anche lui per i suoi motivi e, nelle poche parole che si scambiano, chiaramente timoroso di non sapere cosa dire per confortarlo. Manuel in quei giorni è spesso fuori casa, se con Nina o con Nicola o con Viola Simone non lo sa, ma quando all’uscita da scuola lo vede andare via dopo un saluto distratto pensa che vorrebbe odiarlo, almeno un po’. Ma non può biasimarlo per il tempismo degli eventi, per aver trovato suo padre proprio mentre lui forse sta per perdere il suo. 

Passa ogni giorno infiniti momenti immobile di fronte al portone di scuola, all’entrata o all’uscita, fino a che qualche prof o qualche compagno non lo scuote e gli chiede se va tutto bene. Simone risponde che sì, che era distratto, e dentro di sé non sa se stesse aspettando che a riportarlo a galla fosse suo padre pronto per fare lezione o Mimmo diretto in biblioteca. Ma nessuno dei due arriva, e solo occasionalmente è Manuel a prenderlo per la spalla, dicendogli “Oh, ma che te passa per la testa?” e allora Simone accenna una risata ed entrambi fanno finta che sia tutto normale. 

Le poche ore che Manuel passa a casa le passano in silenzio alla scrivania a studiare, e sono quelle in cui davvero Simone riesce ad illudersi che sia tutto come prima. E apprezza sinceramente il modo in cui Manuel, pur dicendogli poche parole, è capace di portargli conforto con la sua sola compagnia. Simone non ha la testa, nè la voglia, per riflettere sul loro rapporto ora che così tante cose stanno cambiando, ma quando gira la testa e lo vede mordere il tappo della penna alla luce della lampada l’angoscia che lo accompagna da giorni si dirada per qualche secondo. 

Si chiede quanto sarebbe capace di confortarlo Mimmo se fosse ancora con lui, se un giorno potrà rivederlo, ma non può fare altro che sperare stia bene. Cerca di pensarci il meno possibile, perché non c’è luce in quella direzione. 

E poi finalmente suo padre si sveglia, e Simone si fionda fuori dall’aula durante la lezione di latino dopo aver letto il messaggio di sua nonna, prende il motorino e si becca, probabilmente, un’infinità di multe nello scapicollarsi in ospedale. E suo padre, testa dura, cocciuto fino alla fine, è li che ride con Anita e sua mamma in stanza, e Simone rimane impalato sulla soglia, incapace di fare altro se non cercare di non piangere.

Tante volte si sono urlati e tante volte Simone lo ha incolpato di tutto, di tutte le cose che andavano male, e tanti errori suo padre li ha fatti davvero. Ma in quel momento glieli perdona tutti, e tutti quelli futuri, e si butta tra le sue braccia tra le proteste degli acciacchi causati da settimane di coma. “Sto bene, sto bene, non c’è bisogno di tastarmi ovunque, dai, su,” si sente dire Simone, prova che Dante non è cambiato per nulla. 

All’arrivo di Floriana e Anita rimangono tutti seduti in stanza in quel silenzio un po’ stupito di quando succede una cosa bella in cui forse non speravi più fino all’arrivo del medico di reparto che spiega di dover effettuare una serie di controlli per verificare eventuali effetti collaterali ma che, dopo un periodo di osservazione, Dante potrà tornare a casa. 

Nei giorni successivi Simone riesce finalmente a riprendersi un po’, a capacitarsi che l'hanno scampata, e quando a scuola tutti gli chiedono come sta suo padre poter rispondere che sta bene, che va tutto bene, equivale a togliersi un macigno dal petto. 

Fino al giorno in cui suo padre rimette effettivamente piede in casa, e Manuel lo prende da parte per dirgli che non glielo ha voluto dire prima di sapere che Dante stesse bene ma che a metà dicembre partirà col padre per Tokyo. Racconta di voler fare il semestre all’estero per passare del tempo con Nicola ma anche per conoscere un po’ il mondo, magari prepararsi per trasferirsici per l’università. 

Simone lo osserva imbambolato, incapace di comprendere, e non sa cosa dire a Manuel che aspetta una reazione, una risposta. Prova ad abbracciarlo e Simone lo allontana, fa per andare in camera sua che in realtà è la loro camera e non lo sarà ancora per molto e si rende conto di essere un coglione per aver sperato in un ritorno a una sorta di normalità. L’unica cosa che può fare è prendere il motorino e presentarsi all’allenamento di rugby con due ore di anticipo.

La stabilità lo rifugge come due magneti di opposte polarità. 

 

.

 

Manuel parte. Simone passa le vacanze di Natale chiuso in stanza a studiare. Ascolta musica con le cuffie che gli ha lasciato Mimmo, Mimmo che gli manca come l’aria, come se l’avesse conosciuto per tutta una vita e invece erano poco più di due mesi. Sa che il modo in cui sono andate le cose è il modo migliore possibile, che se fossero andate diversamente sarebbero potute andare solo peggio. Ma odia il sistema che ha portato Mimmo prima a finire in carcere e poi a subire quello che ha subito dal Molosso, odia che non hanno avuto il tempo di aspettare assieme che passassero i due anni per poter, finalmente, vedere Roma insieme anche di notte. 

Simone non sa nulla di come funzionino queste cose, di quanto possa durare, ma sa che, per quanto possibile, aspetterà. Perché Mimmo se lo merita, e perchè anche lui se lo merita, e può solo sperare di rivedere, un giorno, negli occhi di Mimmo, le stesse cose che ci ha visto quando lo ha baciato di fronte alla casina Valadier. 

Da Gennaio Manuel inizia a postare foto di Tokyo su Instagram. Non gliene manda mai nessuna. Anche lui gli manca, ma in un modo diverso, un modo rassegnato, perché con Manuel Simone si era rassegnato molto tempo prima. Manuel non è un fratello, non potrà mai essere un fratello, non con il modo in cui sono andate le cose tra loro. Sono amici, è forse la definizione corretta, ma Simone sente di aver perdonato, superato troppe cose per essere solo suo amico. E Manuel, chissà cosa pensa lui di loro, se con Nina la stanno gestendo a distanza o se si sono lasciati, se dall’altra parte del mondo ha ripreso a parlare con Anita. Il loro ultimo messaggio è Simone che gli chiede scusa per come ha reagito alla notizia della partenza, mandato il giorno del loro volo. Forse troppo tardi.

Sia sua mamma che Anita sono andate via di casa; hanno entrambe concordato con suo padre che la distanza è la soluzione migliore, però lo vengono a trovare spesso, ed è vero che sembrano tutti più distesi, più capaci di stare in compagnia ora che la tensione si è dissipata. Simone non sa i dettagli ma sa che è andato un po’ tutto storto, e gli fa piacere che le cose, mano a mano, si risolvano. 

Si ritrovano nuovamente da soli in casa lui, suo padre e sua nonna, e c’è più pace, più silenzio, più spazio perché Simone si renda conto di non avere più nessuno con cui confidarsi. Mimmo non c’è, Manuel non gli parla e con nessuno dei suoi compagni di classe ha un rapporto abbastanza profondo da poterli chiamare e scaricare loro addosso tutto quello che sta passando. Le due settimane di vacanze, senza il contatto sociale forzato che è lo stare in classe, le passa quasi del tutto in silenzio, rinunciando anche alla festa di fine anno in favore di un quieto brindisi di champagne (analcolico per suo padre, ancora sotto farmaci) con la sua famiglia. 

Suo padre, costretto all’inattività per volere dei medici, si è accorto che qualcosa non va, ma per giorni rimane in silenzio, non gli chiede nulla. Forse anche lui si sta riprendendo dallo spavento, forse ha già capito che il suo stato d’animo è a causa della partenza di Manuel, dell’assenza di Mimmo. Ma né del rapporto di Simone con l’uno o con l’altro suo padre sa davvero tutto, e Simone si sente soffocare in questo silenzio che lo circonda, e quando l’ultimo giorno di vacanze suo padre bussa alla porta di camera sua non ha le forze per non raccontargli tutto. 

E tutto gli racconta, dalla situazione con Manuel l’anno prima, non omettendo niente, neanche le urla e gli insulti o la sera sotto le impalcature (con l’indignazione di suo padre, che tra tutte la faccende criminali in cui Simone è stato coinvolto decide che la cosa più pericolosa è stata “Farlo in pubblico! Ma siete impazziti! E se vi beccavano, Simone!”) al rapporto con Mimmo. Gli dice che Manuel non gli sta parlando e che non è neanche sicuro gli manchi così tanto, perchè il loro rapporto era ridotto all’osso già prima della sua partenza, e gli dice che invece Mimmo gli manca in un modo opprimente, che ha il terrore di tornare a scuola ora che ha davvero avuto il tempo di realizzare che non lo incontrerà più e che non può neanche sentirlo, vedere una foto, sapere come sta. Almeno Manuel non si sta facendo problemi a condividere ogni dettaglio su Instagram. Confessa di non voler fare lezione col supplente di filosofia che la scuola ha finalmente trovato, necessario per coprire i mesi in cui, secondo i medici, suo padre ancora non potrà riprendere a fare lezione. 

Ammette, con voce fioca, che un giorno si è svegliato ed era tutto diverso e non sa se ha le forze per reagire, per riprendersi. 

Alla fine, quando ha detto tutto, tutti i suoi pensieri degli ultimi mesi, suo padre lo prende tra le braccia e solo in quel momento Simone si rende conto di star piangendo. 

“Simone, io-“ una pausa, in cui Simone sente il petto del padre alzarsi e abbassarsi profondamente, “io mi rendo conto di non esserti stato abbastanza vicino in questi mesi. Di aver sbagliato tanto. E ti chiedo profondamente scusa. E mi rendo anche conto di quanto tu sia un ragazzo che sente tutto, ogni cosa, e che la sente tantissimo, e che né la vita né io, fino ad ora, siamo stati capaci di darti quello che ti meriti. Ma la vita è lunga, ne hai ancora tanta davanti, e se non ti riprenderai domani, o il mese prossimo, io ti assicuro che un giorno ti sveglierai e le cose andranno meglio, e io farò il possibile per farlo accadere.” 

Simone rimane in silenzio. C’è poco da dire, e si sente debole, svuotato in un modo simile alla catarsi. Sentire suo padre parlare così è strano, non è da lui; oppure forse ora si, è da lui, ora che hanno superato questo ostacolo cosi pericoloso, questo periodo che ha rischiato di diventare definitivo. Se poter finalmente essere davvero vicino a suo padre è il lato positivo da trovare in tutto ciò, Simone vuole prenderlo a piene mani e non lasciarlo mai andare.

“Per quanto riguarda Manuel,” riprende l’altro, “posso solo dirti di provare a chiamarlo. Magari non subito, magari tra un po’, ma non è colpa sua che tutti questi eventi si siano incrociati. Prima che succedesse tutto questo stavate costruendo un rapporto solido, e potete continuare anche ora. A giugno Manuel ritorna, Simone, non l’hai perso per sempre.” 

Simone si divincola dalla stretta del padre per asciugarsi gli occhi, ma gli rimane accanto. “E se poi dovesse ripartire dopo la maturità? Che senso ha costruire qualcosa che poi scompare di nuovo?”

“Proprio costruendo qualcosa di solido potrà continuare anche se dovesse partire di nuovo. Magari lo andrai a trovare, chissà. Le persone, specialmente al giorno d’oggi, possono esserti vicine anche da lontano. Proverai a chiamarlo?”

“Si, va bene. Ma se non mi risponde poi la colpa è tua.” Suo padre sorride, gli mette un braccio intorno alle spalle. “Sono qui per questo: fare da capro espiatorio.” Dopo qualche secondo torna serio e lo stringe un po’ più forte a sé. “Per quanto riguarda Mimmo, invece,“ e a sentire quel nome Simone chiude forte gli occhi, ha paura di piangere di nuovo, “neanche Mimmo è morto, Simone. E hai ragione, nessuno di noi sa quando tornerà, come tornerà. Ma tornerà. E per quanto tempo vi è stato tolto, ne avrete altrettanto assieme. Non posso immaginare cos’hai passato, cosa stai passando, quanto sei disposto ad aspettarlo. Però- ti fidi di me? Mimmo torna. Mimmo torna. E nel frattempo puoi solo mettere un piede davanti all’altro.”

Simone annuisce. Neanche lui sa davvero quanto a lungo sarà capace di aspettarlo. Il futuro gli sembra un grande buco nero, però forse, forse- forse suo padre ha ragione. “Ogni tanto mi dimentico che c’è un motivo se fai il professore,” dice con voce rotta, gli occhi gonfi.

“Cosa, perché sono bravo a rompere le palle? Si, quello è vero. E a proposito di rompere le palle- Simone, me la prometti una cosa?” “Cosa?” “Che la smetti, per l’amor di dio, di invischiarsi in faccende criminali. Ma chi te l’ha passato il gene del crimine? Fallo per il tuo povero padre, che non mi regge la pompa.”

Simone scoppia a ridere, suo papà con lui. Quando si calmano, rimangono abbracciati per lunghi minuti, in silenzio. Ritrovati. 

 

.

 

Scuola ricomincia. Il supplente fa cagare, ma non è un dramma. I suoi compagni smettono rapidamente di chiedergli dov’è scomparso per tutte le vacanze quando capiscono che non vuole parlarne, ma lo includono nelle loro idiote conversazioni a ricreazione. Ogni tanto vanno tutti a pranzo insieme a prendersi un panino, ed è facile. Matteo rimane un coglione, ma fa sempre ridere tutti. Nina non parla con nessuno. Ryan e Viola sono carini insieme. 

Viola lo accosta un giorno, all’uscita, gli chiede se vuole fare un giro con lei. Parlano un po’ di Manuel, che lei invece continua a sentire. “Sono felice che vi stiate simpatici. Manuel è un po’ ostico, all’inizio, ma poi lo adori,” dice Simone, e Viola annuisce.

“È proprio così. Ed è strano scoprire dal nulla che hai un fratello, ovviamente, però è anche bello costruire un rapporto sapendo che comunque alla fine siete legati. Non lo so, mi da sicurezza.” Simone ride. “Sicuramente, tra lui e Ryan, non devi aver paura che qualcuno ti sfiori anche solo con un dito. Ti ricordi la storia di Luna?” 

“La volta del tizio in chat?” 

“Si, proprio quella. La sera che l’abbiamo salvata, Manuel si è presentato con una spranga. E fidati, aveva molta voglia di usarla.” Viola ride. Simone guarda i palazzi attorno a loro. Pensa a suo papà che gli dice di mettere un piede davanti all’altro. Sente un guizzo di fiducia nel futuro nel petto.

.

Roma è 8 ore indietro rispetto a Tokyo, quindi Simone chiama Manuel una mattina di fine gennaio quando scuola viene annullata causa assemblea d’istituto. Uno squillo, due squilli, tre squilli. Simone si promette di chiudere al quinto, e proprio quando sta per farlo sente un rumore all’altro capo.

“Simo’?”

“Oi, ciao. Disturbo?”

“No, te pare. Sto a casa che devo studia’.” Si sente un fruscio di fogli e Simone prova a immaginarsi la sua scrivania, se è messa male come quella che aveva  a Roma. 

“Si studia tanto in Giappone?”

“Ma che ne so, Simo’, qua è tutto in inglese e io n’ce sto a capi’ ‘ncazzo, tecnicamente ho un tutor che aiuta però boh. È ‘ncasino.” Ridacchia dall’altro capo del mondo. Strana cosa la tecnologia.

“Senti, io ti volevo dire- volevo scusarmi per dicembre. Non è colpa tua che si sia incrociato tutto così e non ti meritavi la mia reazione. Mi è dispiaciuto non sentirti nell’ultimo mese.”

“Si, anche a me è dispiaciuto. Però qui è stato complicato sistemarse, il jet lag, la scuola, la lingua, e si, m’ero anche preso male per come m’avevi trattato. Però, senti, lo capisco. Mimmo, Dante, ci sta tutto. Tutto perdonato. Ora come va?”

“Papà sta bene, anche se i medici dicono che non potrà tornare lavorare ancora per un paio di mesi. Per ora si è dato al giardinaggio.”

“Ma quindi che avete, un supplente?”

“Si, e fa assolutamente cagare. È uno di quelli che apre il libro e ti legge parola per parola, una palla assurda.”

“Eh, me posso immagina’. Però almeno è in italiano, su.”

“Almeno quello. E tu? Tuo papà? So che ti senti con Viola.”

“Si, Viola è una forza. E con mio padre va tutto bene, lavora tanto ma la sera stamo insieme, mi spiega un po’ di roba. È complicato, sai, quello che fa.”

“Vorrai mica diventare manager? Tu?”

“Oh, ma che te sfotti? Guarda che torno a Roma e me vendico, sa’?” Simone sorride. Anche Manuel è sempre uguale. 

“Pensa a imparare l’inglese che è meglio.”

C’è qualche secondo di pausa, un silenzio non imbarazzante ma di conforto, tra due persone che si conoscono bene. Poi sente Manuel prendere fiato. “E Mimmo? Lo sei andato a trovare?”

La domanda prende Simone in contropiede. “Eh?”

“Dico no, ora che è tornato dentro, lo sei andato a trovare?”

La verità è che effettivamente nessuno sa cosa davvero sia successo a Mimmo tranne Simone e suo papà. E che nessuno, soprattutto Manuel, sa cosa è successo tra loro due, anche se forse Manuel è l’unico che può intuirlo. Forse, anzi, lo ha già fatto.

“No, è- complicato da spiegare. Magari quando torni ti dico tutto. Però, ecco, noi non- non ci possiamo più vedere. Cambiamo argomento, per favore?”

“Ma si, certo, ma infatti a me che me frega dei cazzi tuoi,” il tono non è acido ma sfottente in maniera amichevole, con un sottofondo di preoccupazione che Simone non può placare in alcun modo perchè neanche lui ha le risposte. “Piuttosto, raccontame i gossip di scuola, che Viola è troppo seria per starci in mezzo e non ha mai nulla da dirme.”

 

.

 

Non più impegnato a fare il corriere per un boss della malavita, Simone ha tutto il tempo per rialzare i suoi voti e farsi perdonare dalla squadra di rugby per la trasferta mancata. I mesi passano, le temperature si alzano e non scende più dal motorino congelato fino alle radici dei capelli. Suo papà ottiene risultati positivi da tutti gli esami che i medici richiedono, fino al momento in cui, a metà aprile, gli viene annunciato che può riprendere a lavorare. 

Il suo ritorno improvviso, perché tutte le persone informate, Simone incluso, sono state capaci di tenersi tutto per sé fino all’ultimo, è accolto da urla di gioia che fanno accorrere più o meno tutta la scuola alla soglia della loro aula. Simone non riesce a smettere di sorridere nel vedere suo papà sommerso da tutti i suoi studenti che vogliono salutarlo, abbracciarlo. Sente che se lo merita.

Manuel assiste in videochiamata con Viola, cercando di farsi sentire nel casino mentre urla che vorrebbe esserci anche lui. In quell’ora di lezione non viene spiegata neanche una riga di libro, ed è giusto così.

 

.

 

Passa un altro mese. Le videochiamate con Manuel sono regolari, circa due a settimana, e i messaggi sono praticamente continui. Forse la distanza li ha aiutati a mettere le cose in prospettiva, forse avevano solo bisogno di riassestarsi dopo gli eventi dell’autunno, ma Simone si sente di nuovo su terreno solido nella loro amicizia. 

I sentimenti che aveva provato l’anno precedente non li prova più, ormai da molto tempo. Tra loro due c’era stato potenziale, ma non davvero, o meglio, non per Manuel; e Simone sente finalmente di aver accettato che l’altro quella notte non intendeva nulla di più di quello che era successo.

Però è vero che Manuel una volta che lo conosci lo adori, come aveva detto a Viola, e Simone lo adora sul serio, come adora le loro conversazioni, i messaggi di bestemmie perchè per l’ennesima volta l’altro si è perso per la metro di Tokyo e non sa leggere i cartelli. Lo distraggono, gli alleggeriscono le giornate. 

E nonostante tutto Manuel gli manca, gli manca andare insieme a scuola, scherzarci durante le lezioni, alle macchinette. Gli manca la sua voce, perchè al telefono non è la stessa cosa, e gli manca ubriacarsi insieme a lui. Gli manca come un amico, uno di quelli veri, forse il più vero della sua vita. 

A dire la verità anche a Manuel manca Roma. Lo sente nelle battute a riguardo, che mano a mano si fanno sempre meno divertite e sempre più stanche, vuote. Gli ha anche detto che ha chiarito, per quanto possibile data la distanza, con Anita, e che non vede l’ora di rivederla. Simone lo rassicura dicendogli che a giugno manca poco, che forse la classe sta organizzando un viaggio per l’estate. Non sa se basta, ma è il massimo che può fare. 

.

Ogni giorno per andare a scuola Simone passa di fronte al Colosseo. Non è tanto quello a interessargli, per quanto sia sempre imponente, quanto una delle tante panchine circostanti. 

Di Mimmo ancora nessuna notizia, neanche, com’era logico, dall’amico poliziotto a cui suo papà ha chiesto se ci fossero novità. Dopo tutte le cose che Simone è riuscito a lasciare indietro negli ultimi mesi, il pensiero di Mimmo ancora non gli da pace. Non vuole dimenticarsi di lui, eppure sembra l’unico modo per mettere da parte il dolore, la preoccupazione. Non riesce a rassegnarsi all’idea di quello che è successo, a passare oltre al tempo trascorso insieme. Mimmo ha lasciato in lui un segno profondissimo che il tempo non riesce a riempire come ha fatto con quello lasciato da Manuel.

Ogni tanto Simone crede di vederlo nella folla dei turisti, in un ciuffo biondo, in una giacca colorata anni ’80. Non è mai lui, ma quel frammento di secondo è sempre abbastanza per fargli alzare il battito cardiaco, per riportarlo ossessivamente sulle domande che non può fare a meno di porsi: “Sta bene? Ha paura? Mi pensa, ogni tanto?”

Manuel non gli ha più chiesto niente, ma quando le loro conversazioni sfiorano tangenzialmente l’argomento Simone sente che l’altro ha capito qualcosa. Sembra quasi ironico, a ripensarci, il modo in cui quando Mimmo era appena arrivato a scuola Simone aveva sperato che l’ostilità di Manuel fosse gelosia. Non lo era- era, in un certo senso, territorialità mista a preoccupazione per un amico- ma anche se lo fosse stata una volta conosciuto davvero Mimmo a Simone non era più interessato nulla. 

Gli manca la sua gentilezza, il modo in cui si erano presi cura l’uno dell’altro. Ha paura di averlo perso per sempre.

 

.

 

Il giorno del rientro di Manuel in Italia, Simone viene svegliato da qualcuno che bussa alla porta di camera sua. 

“È permesso?” 

È la voce di suo papà, e Simone gli dice di entrare con la voce impastata di sonno. Con gli occhi ancora chiusi sente qualcosa venire poggiato sul suo letto, a aprendoli vede un sacchetto bianco di quelli del bar.

“Stamattina mi sono svegliato presto e quindi ho comprato i cornetti. Direi ottima idea, no?” Mentre parla si siede sul letto. Simone si affretta ad addentare il cornetto alla Nutella preso apposta per lui e, con la bocca ancora piena, chiede quale sia l’occasione.

“Ma almeno finisci di masticare, no? Nessuna occasione, comunque. So che oggi ritorna Manuel e, insomma…” Non c’è una prosecuzione nella frase, per quanto Simone la aspetti, e quindi lo esorta: “E insomma cosa?”

“Ma no, niente. Mi chiedevo come va tra voi. Se avete risolto, se siete tranquilli. Lo sai che Manuel non torna qui a dormire, vero? Ti dispiace?”

“Abbiamo risolto tutto, puoi stare tranquillo. Un po’ mi dispiace che non torni qui, però so che vuole stare con Anita e che, in effetti, non ha più senso che stia qui. Tu, piuttosto, con Anita avete risolto?”

“Con Anita ci stiamo prendendo tempo e soprattutto non sono affaracci tuoi, su. Alzati che il sole è già alto nel cielo e non voglio vederti passare un’estate a poltrire.” Il tono è serio ma la faccia no, e Simone gli tira un cuscino mentre cerca di uscire dalla stanza. Scoppiano entrambi a ridere, briciole di cornetto su tutte le lenzuola. 

Poche ore dopo, in aeroporto con Anita e Viola, Simone scopre di essere in ansia. Non ne ha motivo, non dopo mesi di conversazioni amichevoli, praticamente fraterne, ma il loro ultimo incontro non era stato tale, un misero saluto a denti stretti. Anita sprizza gioia da tutti i pori, e Viola è felice sia di rivedere Manuel che il padre, che torna in Italia per l’estate. Se Anita dovesse rimettersi con Nicola, pensa Simone, sarebbero una bella famiglia. Meglio tardi che mai, d’altronde, e Manuel se lo merita più di altri.

Vederli arrivare dal corridoio degli arrivi è strano, perché è la prima volta in cui Simone li vede uno accanto all’altro e si rende conto all’improvviso di quanto siano simili nel volto, nell’andatura. Manuel sorride nel vedere il trio stranamente assortito che li aspetta e corre ad abbracciarli, abbandonando Nicola che sorride. Prima Anita, che ha gli occhi lucidi, poi Viola, e poi un abbraccio anche per Simone, di quelli veri, e si stringono forte.

“Quanto tempo, eh?”

“Anche troppo poco. Vai via, che già mi hai rotto,” Simone lo sfotte, ma mentre si guardano sanno benissimo entrambi che è una stronzata.

Chi trova un amico trova un tesoro, e tutta quella roba là.

 

.

 

L’estate passa serena. Ci sono due settimane di campus di rugby, le passeggiate in montagna con suo papà e sua nonna che va più veloce di entrambi e li umilia malamente ad ottocento metri di altitudine. Ci sono tante, troppe versioni di greco e latino, perchè il liceo classico è un assillo continuo anche in vacanza. C’è anche un viaggio a Praga con la classe, in cui ne succedono di mille colori e da cui tornano vivi per miracolo.

Ci sono, tra una cosa e un’altra, le uscite con gli amici, col caldo di roma che la sera demorde solo di poco, a Trastevere e Campo de Fiori, a San Lorenzo le poche volte che capita, o al mare a cuocersi al sole.

È al mare che un giorno Manuel lo inganna portandogli un ghiacciolo salvavita e poi lo annienta dicendogli: “Ma quindi con Mimmo che cazzo è successo?” A Simone va di traverso il pezzo di ghiacciolo che, da animale come tutti lo definiscono, stava masticando. 

È strano parlarne con Manuel, ma forse è ora che qualcuno sappia oltre a suo padre. 

“Io te lo dico, però tu devi stare muto Manuel, capito?” La faccia dell’altro si fa seria. “Oh, me stai a spaventa’. Dimmi tutto, ti giuro sulla mia moto che sto zitto.”

“Mimmo è in un programma di protezione testimoni. Era successo un casino con un suo compagno di cella, un boss che sfruttava la sua semilibertà. E Mimmo,” e qui Simone non può fare nulla per impedire che gli si spezzi la voce, solo guardare in alto e sperare di non piangere di fronte a tutta la classe, “Mimmo è dovuto andare via.” 

Manuel non dice nulla per quella che pare un’eternità. 

“Ti manca tanto?”

“Da impazzire, da mesi. Non riesco a fare pace con questa cosa. Anche perchè io e lui-“

Manuel lo interrompe, anche se non sarebbe riuscito a finire la frase lo stesso. “Voi due vi stavate costruendo qualcosa. Lo so. Cazzo, Simone, non sai quanto me dispiace.”

“Figurati a me. Però a un certo punto tornerà, no? O meglio. Io ci spero. E per quanto posso, lo aspetto.”

Manuel sorride, gli mette un braccio attorno alle spalle. “Te sei trovato n’altro criminale, eh, caro il mio principino?” 

Simone sospira. “Al cuor non si comanda e tutta quella roba lì, no?”

 

.

 

Qualche giorno dopo Manuel gli scrive nel mezzo della notte che non riesce a dormire, che se vuole si possono beccare al Pincio. Simone, sveglio per cercare di studiare col fresco del buio, gli risponde di si perchè appresso a Tacito sta impazzendo e sgattaiola in silenzio fuori casa.

Roma di notte è bellissima, e il Pincio a quell’ora è deserto ad eccezione di due fidanzatini e di un gruppo che si sta facendo una canna a giudicare dall’odore, ma nessuno fa rumore, perchè si respira un silenzio che sa di pace e che nessuno vuole disturbare. Simone osserva il panorama per un po’, e per poco non fa un balzo quando sente una mano sulla spalla.

“Oh, che te spaventi, so’ io.”

“Per quanto ne so io sei un serial killer, ma passiamo oltre.”

Stanno in silenzio, sporadicamente interrotto da chiacchiere imbecilli. Manuel ha le sigarette e gliene offre una, che fumano mentre fanno due passi per il parco deserto, fino ad arrivare, senza accorgersene, alla casina Valadier. 

Quando Simone la vede non realizza subito, ma smette di camminare, e Manuel se ne accorge svariati metri più avanti, cercandolo con lo sguardo.

“Che te piglia?”

“Niente, è solo che-“ e nel dirlo cerca con lo sguardo il punto specifico della ringhiera, quel punto, quello che è mesi che non riesce a togliersi dalla testa. Vedere ricambiati dei sentimenti che considerava ormai insperati, sentirsi visto per la prima volta in vita sua. “Li è dove Mimmo mi ha baciato per la prima volta.”

Manuel resta in silenzio.

“Non ho niente di lui, sai? Una foto, un memo vocale. Ho paura di dimenticarmi com’è fatto. Mi sento così drammatico a dirlo, ma è così. Col senno di poi sarebbe- sarebbe stato bello se un turista avesse fatto una foto al panorama proprio in quel momento e poi ci avesse rincorso per farcela avere. L’avrei stampata ovunque, come quelle ragazzine con le foto delle boyband.” 

Manuel nel frattempo si è avvicinato di nuovo, gli mette una mano sulla spalla. “Simo’, io non sapevo cosa dire questo autunno e non so cosa dire ora. Non voglio dirti di lasciarlo andare, però non puoi neanche andare avanti così, se lo chiedi a me. C’avemo diciassette anni, tutta la vita davanti, non puoi rimanere fermo qui.”

Simone non dice niente, e dopo un po’ si incamminano verso i rispettivi veicoli. Forse l’altro ha ragione e lui non ha la forza per ammetterlo. Al buio, per un istante, ha la sensazione di avere al suo fianco Mimmo e non Manuel, ma è solo un inganno della mente.

 

.

 

Un giorno ti svegli e realizzi che tutto è cambiato e nulla è al suo posto. Tuo padre è sempre a casa dopo essere quasi morto, il tuo migliore amico è dall’altra parte del mondo e non ti risponde ai messaggi, e della persona con cui credevi di avere un intero futuro davanti non hai neanche una foto.

I mesi passano, e all’improvviso è settembre. Ti svegli ed è di nuovo tutto al suo posto. Ricomincia scuola e tuo papà si sta preparando per andare a lezione. Il tuo migliore amico ti ha svegliato con una serie di messaggi che contengono, praticamente, solo bestemmie e parolacce. E se nove mesi prima tutto sembrava buio, ora le cose ricominciano.

Non tutto è tornato al suo posto. Certe cose non lo faranno mai, altre hai imparato ad accettarle. Più di tutto hai ritrovato te stesso, per quanto è possibile farlo in quell’età in cui nulla è certo, nemmeno la tua identità.

Eppure, eppure: la vita è piena di sorprese.

 

.

 

Suo papà sorride sempre entrando a scuola, anche nei giorni peggiori, ma oggi sembra sorridere un po' troppo. Simone si convince che sia perché è il primo giorno, perché lo vede come un nuovo inizio, e non ci fa troppo caso.

Saluta i compagni piazzati fuori scuola aspettando l'ultimo minuto utile per entrare e chiacchierano, recuperando gli avvenimenti dei vari viaggi, parlando delle ansie per l'anno, quelle sulla fatidica maturità.

Manuel viene accolto da schiamazzi di vario genere, sfottuto perché ora gli tocca riprendere a sgobbare anche se ha sgobbato già tutta l'estate per gli esami di ammissione all'anno dopo aver passato un semestre fuori.

Simone è sereno, felice di essere tra amici anche se non tanto di non poter più dormire quindici ore al giorno. Si sente un ragazzo con preoccupazioni da ragazzo. Suona la seconda campanella e tutti entrano, Simone al seguito, finché suo papà non si affaccia al portone e gli dice di rimanere lì, che ha il suo permesso perché tanto c'è lui in prima ora, che deve aspettare una persona. Manuel lo lascia indietro, non senza uno sguardo confuso, e Simone non può fare altro che ricambiarlo.

E poi, all'improvviso, si sente chiamare. E la voce la conosce, la conosce, e si gira di botto e Mimmo è lí, il ciuffo più corto e lui più alto ma è li, la stessa giacca idiota e uno zaino appeso sulla spalla. E a Simone- a Simone manca il respiro.

“Simó?"

Un giorno ti svegli e forse, davvero, va tutto bene.

 

.

 

Simone gli corre incontro, gli corre praticamente addosso, perché Mimmo è immobile, non sembra crederci neanche lui. Si abbracciano come se fossero uno l'appiglio dell'altro, l'unica cosa che li tiene in piedi. Simone sente le mani di Mimmo stringersi sulle sue scapole e gli butta le braccia al collo, lo tiene forte a sé.

Sembra passare un'eternità, sembra che, nel peggiore dei clichè, il mondo scompaia intorno a loro. Ci vuole tutta la forza di volontà di Simone per separarsi, per mettere le mani sulle spalle di Mimmo e guardarlo negli occhi. Il sollievo che prova è pari solo a quando gli hanno detto che suo papà si era svegliato. Si sente pervaso di euforia.

"Cazzo, Mimmo, che ci fai qui?”

Mimmo è frenetico, ha gli occhi lucidi. "Sono tornato, Simó. Te lo giuro, sono tornato, stavolta non vado via. Mi hanno abbonato tutto perché li ho aiutati, sono libero, sono libero, non me ne vado via pi-" Simone lo interrompe, lo bacia. A stampo, veloce, perchè ha bisogno di sentirlo, di non lasciarlo mai più andare via.

Mimmo lo guarda come se fosse la cosa più bella della sua vita, e gli mette le mani sulle guance con una tenerezza che Simone non ha mai conosciuto prima.

"Mi sei mancato- così tanto, Mimmo, non hai idea, non so cosa dire-“

Mimmo ride. "Che bello che sei, Simó. Sei la cosa più bella che ho mai visto. Sai di libertà."

Simone non può fare altro che abbracciarlo di nuovo.

 

.

 

Dopo quella che sembra un'eternità Simone lo prende per mano ed entrano a scuola, perché Mimmo, libero, si è iscritto proprio lì, e la preside lo ha messo nella loro classe, complice suo papà, che si beccherà una bella strigliata appena tornati a casa e forse, forse, il più grande abbraccio che gli abbia dato in tutta una vita.

Entrano in aula cosí, noncuranti di qualunque giudizio, perché niente importa quanto non lasciare mai andare via la mano di Mimmo. I loro compagni sono sorpresi dall'arrivo del nuovo compagno ma lo salutano calorosamente, gli dicono che gli era mancato, gli chiedono dov'era sparito. Mimmo li saluta tutti sorridendo, felice.

Dante riporta tutto all'ordine e li fa mettere a sedere. Simone e Mimmo si mettono negli unici banchi liberi vicini e Simone ci prova a seguire un po' la lezione, davvero, ma è praticamente impossibile, ha la testa da un'altra parte; Mimmo invece pare concentrato, e Simone può solo immaginare come ci si senta nei suoi panni in questo momento. I suoi occhi pieni di meraviglia sembrano brillare.

A ricreazione Manuel li raggiunge, saluta Mimmo più calorosamente di quanto Simone si aspetti e poi a lui riserva una sonora pacca sulla spalla accompagnata da un "Mica cazzi, eh?" che lo fa scoppiare fragorosamente a ridere.

È tutto a posto.

 

.

 

A fine giornata Simone si carica Mimmo sul motorino e insieme vanno a casa, che adesso è anche casa di Mimmo perché non ha altro posto in cui andare e perché a casa loro spazio c'è, fortunatamente. Quando suo papà glielo comunica Simone scopre che lo sapeva da più di un mese, quando il suo amico poliziotto lo aveva contattato per dirgli che l'operazione era finita e che a Mimmo sarebbe stata abbonata il resto della pena, ma che non sapeva dove andare. E suo papà aveva organizzato tutto, firmato le carte per il rilascio che Mimmo non poteva firmare perché minorenne. Il resto l'aveva fatto il caso, scegliendo come giorno per il rilascio proprio il primo giorno di scuola.

Sul motorino sente le braccia di Mimmo stringerlo forte, il suo viso tra le scapole. A casa sono entrambi increduli mentre Simone gli mostra la stanza (che non avrebbero condiviso su ordine di suo padre, imbarazzando a non finire sia Simone che Mimmo con suo gran divertimento). Mimmo si guarda intorno come se vedesse quattro pareti tutte per sé per la prima volta e Simone realizza che, come minimo, non le vede da anni.

"Simó, non mi sembra vero, sai?”

"Neanche a me, te lo giuro. Ho passato mesi a pensarti e poi mi giro e sei li e- sembravi troppo bello per essere vero.”

"Smettila, su. Sono qui e lo devo a tuo papà, gli devo tantissimo, e a te, perché se non era per te io in sti mesi la luce in fondo al tunnel non la vedevo.”

"Mi hai pensato?”

"Avevo paura e il tuo pensiero mi confortava. Ti ho pensato ogni giorno, Simó.”

Simone lo stringe a sé. Si buttano sul letto, senza lenzuola o cuscini, e sentono il respiro l'uno dell’altro.

"Che è successo mentre non c’ero?"

"Dovrei chiederlo io a te," Simone risponde, perché pensa davvero che quello che ha passato Mimmo abbia la precedenza.

"Prima tu. Voglio sentirti parlare.”

"E poi mi racconterai tutto anche tu?”

"Quello che posso, ma senza fretta. Abbiamo tutto il tempo che ci serve, non lo sai?"

 

Notes:

ora che siamo fuori dalla zona spoiler: come forse avrete notato sono chiaramente dalla parte di mimmo e di simone con mimmo, anche se manuel mi sta simpatico; spero profondamente che mimmo ritorni nella prossima stagione non so raga lo amo alla follia quando uscirà la puntata finale sarò un fiume di lacrime ve lo giuro non ci posso pensare (anche se, come ho scritto nella fic, mi sembra davvero la soluzione migliore e il finale più felice che possa ottenere). aggiungo che non so NULLA di come funzioni il sistema giudiziario italiano e che quindi il ritorno di mimmo è totalmente a caso perché volevo un happy ending e l'ho fatto accadere. adoro simone e non si merita tutto ciò. si merita che mimmo torni e vissero per sempre felici e contenti etc etc.

leggo tutti i commenti se vi va di lasciarli che sono sempre la gioia del postare qui sopra :) statemi bene e abbracciamoci in vista del finale di stagione