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Riccioli - La Prima Indagine Di Thomas McGuigan

Summary:

Parte tutto in un paesino desolato della Scozzia: a causa di una scommessa, il giovane poliziotto Thomas McGuigan si ritrova catapultato nella frenetica realtà della capitale del Regno Unito, Londra.
Qui, con l'aiuto di un medico legale improvvisato barista e della sua patner, una ricca ereditiera, finirà coinvolto in un caso nazionale, che potrebbe ribaltare le basi del governo inglese.

Ma a Londra, tutto sarà completamente diverso da come aveva immaginato.

Notes:

Penso che il maggiore ringraziamento vada alla mia moglia, Giada, che è stata fondamentale per la nascita di questa storia. I personaggi e la trama, in fondo, sono anche un po' suoi, ed è stata capace di sostenermi anche nei momenti in cui pensavo che Riccioli non avrebbe mai avuto fine.
Ringrazio poi l'uomo delle triade, che si è occupato di creare il meraviglioso fanmix "Frappuccino" *u*

Riuscire a concludere questa storia è stata una grande soddisfazione, sopratutto personale, perchè mi ha fatto ricredere nelle mie capacità di scrittrice. E' la mia grande epopea, nonostante sia comunque relativamente breve.
Ma in fondo, è il primo romanzo originale, e sono fiera del modo in cui è venuto. ❤

Chapter 1: Welcome To London

Chapter Text

Thomas aveva sempre odiato svegliarsi presto, perciò amava vivere in Scozia.
Lì, non c'era nessuno che si alzava prima delle nove di mattina e il ristretto corpo di polizia, di cui la sua famiglia faceva parte da generazioni, non prendeva servizio prima delle dieci, dando a tutti loro il tempo di alzarsi con calma e fare colazione del piccolo dinner nella piazza, che all'occorrenza diventava pub e ristorante, per poi arrivare con cinque minuti di ritardo. Ma non c'erano cartellini elettronici da timbrare, batava una firma sul solito foglio presenze alla scrivania della vecchia segretaria, Mrs. Jones.

Le abitudini di un ventoso paesino della Scozia, per sfortuna del giovane poliziotto, erano completamente diverse da quelle di Londra: ma lui, non ne aveva nessuna idea, quindi aveva fatto un sorriso felice quando gli era arrivata la lettere a comunicare che aveva superato l'esame da detective, fatto per scommessa, e presto sarebbe stato trasferito in una grande città, di cui fino a quel momento aveva letto solo nei libri.
Era spaventato di lasciare la sua famiglia, certo, ma sarebbe stato il primo McGuigan a lasciare il paese da quando il suo bis bis bis nonno ci era arrivato con moglie e figli, e la cosa lo emozionava. Ovviamente, aveva promesso che sarebbe tornato per le vacanza, e aveva accettato di partire con la sorella minore, Sarah, che aveva ricevuto un'offerta di lavoro in Inghilterra, di cui non aveva parlato a nessuno concretamente. Ma, ehi, la loro non era il tipo di famiglia che si legge i messaggi del cellulare a vicenda.

Così, Sarah, Thomas e loro padre Steven avevano fatto quasi sei ore di macchina, con la vecchia auto di famiglia un po' sbilenca, arrivando all'aeroporto più vicino giusto in tempo per prendere l'aereo che gli avrebbe portati a Londra, che avevano però quasi perso a causa dei quindici minuti abbondanti di saluti.
Una volta saliti a bordo, Sarah aveva indossato gli occhiali vintage comprati nell'unico negozio di abbigliamento del loro piccolo paesino e gli aveva sorriso, per poi addormentarsi con le cuffiette nelle orecchie.
Lui invece si era stretto al sedile, aveva chiuso gli occhi e pregato che l'aereo non sarebbe caduto proprio mentre loro erano a bordo.
Alla fine, grazie a una pillola, aveva dormicchiato anche lui, così profondamente che la sorella gli aveva dovuto urlare nell'orecchio “Siamo a Londra!” per svegliarlo, portandolo quasi a saltare in aria per lo spavento.
Si era alzato dal suo posto, ancora scosso, e si era trascinato dietro la valigia, nera e anonima, per poi salire su un taxi e salutare la sorella, che l’aveva un appartamento in una zona altolocata nella città, mentre lui ne aveva affittato uno proprio accanto alla stazione di polizia. O se non proprio accanto, abbastanza vicino da essere raggiungibile a piedi in pochi minuti.

 

Soddisfatto e positivo, era salito a vedere quella che sarebbe stata la sua nuova casa per i prossimi anni. Era piccolo, e ammobiliata con il minimo indispensabile: una piccola cucina a gas, un letto, un divano e un bagno che non faceva pensare di essere così funzionante come doveva (e infatti l'acqua calda funzionava solo quando decideva lei).
Ma poteva accontentarsi, in fondo era venuto a Londra per diventare un detective di Scotland Yard.

 

La mattina si era puntato la sveglia mezz'ora prima del solito, pronto a perdere i soliti quindici minuti per fare colazione e fare una camminata verso la stazione di polizia.
Purtroppo, i suoi piani non avevano funzionato: non aveva sentito la sveglia, ed era finito ad alzarsi con quasi un'ora di ritardo. Era quindi corso fuori casa, abbottonandosi la camicia mentre camminava, e si era diretto in un posto che si chiamava Starbucks, di cui aveva letto su internet.

Sperava di fare in fretta almeno lì, ma c'era una fila così lunga che aveva perso molto più tempo di quanto prefissato, portando ad arrivare alla stazione alle dieci e mezza passate.
Si era quindi beccato un rimprovero dal capo, l'Ispettrice Cecilia Williams, bionda, autoritaria e alta quasi quanto sua sorella, che però si era calmata e gli aveva consegnato pistola d'ordinanza e distintivo, mandandola in una scrivania in fondo all'ufficio. Si era seduto, senza guardarsi troppo intorno, a osservare la pistola. Non la aveva mai usata fuori dal poligono, in Scozia, e adesso lo metteva un attimo in ansia pensare che in una città come Londra c'erano molte più possibilità di dover sparare

 

Preso nello studiare la sua nuova arma, non aveva prestato troppa attenzione alle voce, ovviamente rivolta verso di lui. Aveva quindi alzato lo sguardo, per trovarsi davanti una giovane donna mora che gli sorrideva, i capelli fermati sulla testa con una penna e le maniche della camicia arrotolate.

“Ti ho detto benvenuto, novellino. Io sono Emilia, e mi hanno detto che tu vieni dalla Scozia; io sono stato nella capitale una volta, Edimb-”
“Edimburgo, sì, è un paio d'ore da dove vivo io, un paesino sperduto, di quelli che non trovi neanche sulle cartine. Comunque io sono Thomas!”

Emilia gli aveva avvicinato una confezione di biscotti al cioccolato, prendendone prima uno. “Sono i miei biscotti speciali. Sai, quegli della macchinetta sanno solo di conservanti.” Lui l'aveva guardata, un attimo sconcertato da quanto velocemente riuscisse a parlare.

“Quindi benvenuto a Londra, e attento a non macchiarti più i polsini delle camicie col caffè.”