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Vanished along with the waves

Summary:

«Esprimi un desiderio, Liam» disse Sherlock dopo nemmeno un secondo.
«I desideri sono per coloro che hanno un futuro, Sherly» Sorrise amaramente William.
«E tu ce l'hai, Liam!» controbattè in fretta il detective.
«Non saprei...non saprei proprio da dove iniziare.» Ammise William con amarezza e con un velo di tristezza nella sua voce.
«Balla con me.» Disse Sherlock, girando tutto il corpo in direzione dell'altro e porgendogli elegantemente la mano.

Notes:

⚠️Spoiler Alert: dal cap. 56 del manga⚠️

 

❗️La traduzione della lettera che segue è stata fatta da me, direttamente da una traduzione inglese del manga ed è la versione integrale.

❗️Ambientazione della fanfic:

Il tutto avviene dopo la scena che si vede nel capitolo 67 del manga, in cui William e Sherlock, si incontrano sul tetto di un palazzo di New York e parlano per la prima volta dopo l'incidente sul ponte. Precisamente la sera stessa della chiacchierata, si ritrovano sullo stesso tetto.

Buona lettura!

Work Text:

Lettera di William a Sherlock

" —Al mio caro Sherlock Holmes, Prima di tutto, vorrei ringraziarla per leggere questa lettera. Sebbene secondo il profilo che ho di te, non c'era una possibilità che non l'avresti fatto, così non ero preoccupato. Ma torniamo al punto. Come sai, mi assumeró tutta la responsabilità di questo piano. Ho sentito delle condizioni che tu hai presentato a Sua Maestà ed ai membri del parlamento in cambio di tenere la situazione sotto controllo. Grazie. Anche se il mio piano da solo sarebbe stato sufficiente, grazie alla tua negoziazione questo mondo si sta dirigendo verso un posto migliore. Credo fermamente che questo piano sarà di successo. Lentamente, ma sicuramente, il cuore delle persone che vivono in questo paese inizierà a cambiare. Io non sarò in grado di vedere questo futuro con i miei occhi ed è per questo che desidero fare questa richiesta a nessun altro che te, Sherlock Holmes. Voglio affidare questo mondo a te. Anche se la più larga cornice inizia a cambiare, dentro di essa, ci saranno sempre piccole voci che chiedono aiuto. Desidero che tu li aiuti. —Un'altra cosa ancora... Quando verrò a visitarti, mi farai sicuramente questa domanda: "Perchè hai scelto me?" A quel punto, mi chiedo sarò in grado di rispondere? Forse, faccia a faccia, non sarò in grado di darti una risposta adeguata. È difficile per me spiegare succintamente il perché. Si..incontrarti è stato così piacevole che per un momento ho dimenticato questo odioso piano. Mi sono sentito come se avessi trovato l'unica persona al mondo che potesse capirmi. Se non fossimo stati in parti opposte, mi sarebbe piaciuto continuare le nostre conversazioni per sempre. Ho anche considerato di buttare tutto via e risolvere misteri con te per sempre. Sebbene è strano avere tali sentimenti per lei, un detective. Sin dal primo momento in cui ci siamo incontrarti, lei mi è sembrato come un amico di vecchia data. Ecco perché, desidero che sia lei e nessun altro ad essere lì alla mia fine. Ecco perché per me deve essere lei. —Se...se potessimo rinascere in un altro mondo, allora spero che questa volta io possa prendere la sua mano ...E potremmo essere veri amici— (diventare davvero il tipo di [amici] che si aiutano a vicenda)"

William James Moriarty

 

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Vanished along with the waves

 

"𝐈𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨, 𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐧𝐝𝐞."

 

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"Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse... Mille volte vorrei nascere per mille volte ancora morire." (Amleto—Atto I — Scena V; W. Shakespeare)

 

Era tutto scritto. Tutto calcolato alla massima perfezione, come sempre. Non c'era nessun intoppo nei suoi piani, nulla che non tornasse. Riusciva sempre ad ottenere quello a cui aspirava, fin da bambino. Fino a quel giorno. Il giorno in cui il destino, o qualsiasi cosa ci fosse al di sopra degli uomini, decise di mettergli davanti un uomo di nome Sherlock Holmes. Tutti i suoi piani mentali crollavano, uno dietro l'altro, era sempre più difficile mantenere alte le difese della sua mente quando inevitabilmente si ritrovava a pensare al rinomato detective. Certo, avrebbe mentito spudoratamente se avesse detto che non fosse rimasto colpito da quell'uomo dalla personalità così eclettica sin da subito. Era come aver finalmente trovato qualcuno che lo capisse, qualcuno che parlasse la sua lingua e per di più, utilizzasse le sue stesse figure retoriche. Qualcuno che riusciva quasi a prevedere le sue azioni, ad anticipare i suoi pensieri e questo lo faceva sentire malato, lo faceva sentire pazzo e allo stesso tempo lo faceva sentire vivo. Proprio come non lo era mai stato. Ma avrebbe dovuto morire, era questa la via da percorrere. Era tutto stato svelato ed il grande passo, l'atto finale di questa tragi-commedia era quello di calare il sipario sul Signore del Crimine con l'ultimo grande e vero colpo. L'ultima, grande, uscita di scena. Finché non gli si presentò davanti Sherlock Holmes. Ed i suoi calcoli erano sicuramente corretti, aveva previsto anche questo, aveva voluto anche questo...quello che non aveva previsto era il vero modo in cui sarebbe andata. Avrebbero duellato, e poi sarebbe giunta la fine di William James Moriarty, il Signore del Crimine ed Holmes sarebbe stato il grande detective che avrebbe risolto tutto, colui che avrebbe visto l'alba di un mondo nuovo. Un mondo che lo stesso Moriarty gli aveva affidato. Dopotutto, era questo che doveva succedere, era per questo motivo che Moriarty aveva scritto quella lettera ad Holmes. Almeno, era così che tentava di giustificarsi, fingendo che fosse quello l'unico e solo motivo. C'era qualcosa che, però, William non aveva considerato, qualcosa che era impossibile da calcolare, gestire od approssimare con qualche probabilità: I sentimenti. Non avrebbe mai pensato che quel pazzo dannato di Sherlock Holmes si sarebbe mai lanciato nel vuoto sotto di loro, insieme a lui, per tentare di salvarlo. Era possibile salvare qualcuno che è già stato condannato? Continuava a vedere solo sangue, ne era completamente impregnato. L'unico sollievo l'aveva provato guardando l'uomo di fronte a lui. Ma era tutto destinato ad andare avanti senza di lui, era tutto destinato a finire e poi, a ricominciare. Gli piaceva pensare che in un'altra vita sarebbe andata diversamente, magari avrebbe potuto essere dalla parte giusta. Con le persone giuste. Con lui. Magari se solo chiudesse gli occhi...sarebbe più facile gettarsi da quel ponte fingendo di andare incontro ad una nuova vita? Una vita che non fosse costellata da sangue, una vita senza nessun altro scopo se non quello di essere libero. Finalmente non c'era bisogno più di restare vigile, chiudeva gli occhi, tra le sue braccia poteva lasciarsi andare. Per un momento era bello credere nell'illusione che tutto potesse andare bene, che potesse risvegliarsi in un mondo in cui non avrebbe dovuto portare sulle spalle tutto quel peso con cui conviveva. Ed in un attimo il mondo da rosso, divenne bianco. E non c'era più peso, non c'era più affanno. Solo bianco da dipingere come si desiderava. Poteva—Potevano essere tutto ció che avrebbero voluto. Ed adesso, di nuovo sul tetto di un grattacielo di New York, avvertiva il flusso delle parole che gli aveva detto Sherlock, scorrere nelle sue vene. William sfioró ancora il suo polso, era come se fosse diventata un'abitudine, come se toccarlo fosse come una sorta di talismano curativo, una sorta di promemoria, che collegava quello che era a ció che sarebbe potuto diventare. Lo stesso punto in cui Sherlock l'aveva tenuto stretto. Sentiva la vita scorrere attraverso il polso, sentiva la nuova vita che quel bizzarro detective gli aveva donato. William alzó la testa verso il cielo, era una notte limpida e piena di stelle luminose. C'era una leggera brezza nell'aria, che faceva muovere le lenzuola bianche ancora stese dal mattino, era quasi come se danzassero, si intrecciavano tra di loro e volteggiavano, leggere. Il biondo, per una volta stupidamente, quasi si ritrovó a provare un po' d'invidia, avrebbe voluto sentirsi leggero allo stesso modo. Avrebbe voluto avere qualcuno con cui potersi sentire così.

«Liam.» Chiamó l'unica persona che si riferiva a lui con questo nome. Anche senza vederlo, poteva riconoscere il suono della sua voce, il rumore dei suoi passi. Era Sherlock Holmes. Il detective si avvicinó al biondo, posizionandosi accanto a lui, affacciati al parapetto del tetto. «Sapevo di trovarti qui, tieni.» Gli poggió sulle spalle una giacca, che a quanto pare apparteneva proprio a lui. William, che fino a quel momento non aveva sentito freddo, rabbrividì dal capo caldo che gli venne gentilmente concesso. Probabilmente furono le mani dell'altro uomo che si poggiarono sulle sue spalle un po' in più e scesero verso la schiena come la carezza di un amante. «Grazie.» Fu solo in quel momento che Liam si giró finalmente a guardare il viso di Holmes. Riuscendo a cogliere il repentino cambio di espressione, non appena gli occhi blu incontrarono i suoi. Sherlock vide qualcosa che gli fece mozzare il respiro. Non aveva ancora visto Liam senza benda, non credeva che il suo stato fosse questo e se ne dispiaceva, ma forse complice la luce della luna, forse le stelle o la penombra...ne rimase folgorato. Aveva sempre amato quegli occhi color cremisi, quel colore così vivo, ma quell'occhio adesso bianco-grigio, dava a Liam un'aria ancora più mozzafiato. Era come se la luna avesse preso posto nel suo sguardo. Era come...come una tela bianca. A qualcuno, probabilmente, sarebbe sembrato assurdo, ma tutto quello che Sherlock riusciva a vedere nello sguardo dell'altro, era solo bellezza. Liam dovette notare la sua espressione, e l'intensità del suo osservare, perchè si ritrovó improvvisamente timido, ed abbassó velocemente lo sguardo, girando la testa verso la luna piena. E se fosse stato giorno, si sarebbero notate le sue guance baciate da un leggero rossore. Siccome gli fu strappata la vista di tanta bellezza, Holmes sembró riprendere cognizione di dove fosse e scelse di osservare anch'egli il cielo: «È bellissimo, non è vero?»

«Si, lo è.» Si trovó ad essere d'accordo il biondo. Se ne stettero in silenzio, godendosi la semplice presenza dell'altro accanto a sè. Questo bastava. Due menti brillanti come loro, sapevano bene che anche questo era un modo comunicare molto più di quanto non sapessero dire a parole. Era come un "Sono qui perchè voglio essere qui" ed andava bene esattamente così. E poi, all'improvviso, in un battito di ciglia, una stella cadente passó su di loro. Entrambi si girarono a guardarla, rapiti dal lampo che aveva lasciato nel cielo buio illuminato solo dalla luce lunare e dalle altre stelle. «Esprimi un desiderio, Liam» disse Sherlock dopo nemmeno un secondo. «I desideri sono per coloro che hanno un futuro, Sherly» Sorrise amaramente William. «E tu ce l'hai, Liam!» controbattè in fretta il detective. «Non saprei...non saprei proprio da dove iniziare.» Ammise William con amarezza e con un velo di tristezza nella sua voce. «Balla con me.» Disse Sherlock, girando tutto il corpo in direzione dell'altro e porgendogli elegantemente la mano. William finalmente si giró verso l'uomo accanto a sè, ritrovandosi spiazzato. «Cosa? Come....Sono abituato a danzare con la morte, come potrei anche solo pensare di afferrare la tua mano, Sherly?» Nel suo sguardo c'era dolore e rimpianto. «Lo hai già fatto una volta. Balla con me, Liam.» Rispose Sherlock facendo un ulteriore passo verso di lui. Il Professore prese un respiro profondo ed accettó la mano che gli veniva offerta. La distanza tra i due si accorció pericolosamente, i loro corpi erano a filo, una mano forte con una presa sicura stringeva la vita di William, mentre con l'altra Sherlock lo invitava, guidandolo, a poggiare una mano sulla sua spalla. Ed ecco che i loro occhi s'incontrano ancora, incastrandosi. Iniziarono a danzare tra le lenzuola bianche, mosse dal vento, illuminati solo dalla luce naturale della sera, presto volteggiando insieme al vento. Erano leggeri. L'unico colore che William avesse mai visto era il rosso, intenso, scuro, spaventoso rosso. Lo vedeva guardando il suo riflesso, come il sangue che bagnava le sue mani, come il fuoco che l'aveva sempre circondato. Ed era felice per una volta di poter vedere davanti ai suoi occhi solo bianco, puro e immacolato bianco. Era davvero tutto da colorare. E l'avrebbe fatto. Ma tutto quello che vedeva adesso, era il blu. Così tanto blu, intenso, sicuro...lo sguardo del detective su di lui lo faceva sentire protetto, voluto, compreso, accettato. «Sei abituato a vedere la luce anche nel posto più buio del mondo, ma mi chiedo ancora come puoi ancora riuscire a vedere la luce nel mio cuore così macchiato di sangue?» Sussurró Liam, così a bassa voce che era quasi come fosse un segreto da custodire. Avvertì la presa sul suo fianco stringersi ulteriormente. «Quando vedo i tuoi occhi, Liam, io vedo solo te. E tutto quello che sei non è un colore, non è guerra, non è violenza. Tutto quello che sei, lo vedo in me. C'è della luce in te, così come c'è del buio in me. Non possiamo essere totalmente buoni o totalmente cattivi. E tu, Liam, sei tutto. Sei tutto quel che vorrai essere, sarai tutto quello che sceglierai e anche di più. In ogni momento in cui compierai una scelta, allora sarai.»

Cosa importava? —pensó Sherlock— Era già maledetto. Ed era stata una sua scelta. Sensata? Chissà. Aveva deciso di salvare quell'uomo dagli occhi scarlatti come la sua anima. Attratto dalla luce che emanava in realtà era un demone, ma le sue ragioni? Oh le sue ragioni...erano delle più pure! Era stato forse un matto? Avrebbe sfidato chiunque a guardare in quegli occhi, osservare quello sguardo e non diventare pazzo. Ed invece era proprio questo il punto: quello che chiunque avrebbe definito pazzia, per lui era—finalmente—normalità. Si sentiva se stesso, era come guardarsi in uno specchio e non vedersi più così solo al mondo. Finalmente c'era qualcuno come lui. Per lui. Ed era Liam.

All'ombra dei suoi crimini, Sherlock aveva commesso i propri, sperando di corrompere quel suo cuore nobile che non sapeva come poteva solo smettere di amarlo. E se stare accanto a William voleva dire essere un demone, Sherlock era pronto ad andare giù fino all'inferno che Liam portava dentro e morire lì con lui, quella notte, da diavolo piuttosto che vivere da angelo in un paradiso perduto, che non avrebbe mai potuto vedere di che luce brillava il suo sguardo quando rifletteva l'idea del futuro. C'era sempre stato qualche pezzo mancante, qualcosa che doveva essere completata, quale frase, qualche sguardo, che non era del tutto finito e poi, in un attimo tutto combaciava, aveva trovato il pezzo che mancava, non aveva trovato Moriarty il Signore del Crimine, probabilmente quello lo aveva sempre saputo, ma aveva trovato la vera essenza di William. E la cosa che non riusciva a spaventarlo era che combaciava perfettamente con la sua. E ne voleva ancora.

Il ballo si fermó lentamente, così come era iniziato. Erano ancora vicini, nella stessa posizione, ora entrambe le mani di Sherlock erano sulla vita di William e quelle del biondo erano sulle spalle dell'altro, la punta delle dita sfiorava il collo del moro, solleticandolo leggermente, ma il detective non si tiró indietro anzi, quasi si appoggió al tocco. Tutto era fermo, eppure entrambi potevano sentire dentro di sè un muoversi forte e costante, come stare capovolti a testa in giù. Ma la realtà era che non avevano mai visto in maniera così limpida come in quel momento. «Hai espresso quel desiderio, Liam?» sussurró Sherlock con una voce di velluto, direttamente al suo orecchio. Liam poteva sentire il respiro caldo che gli accarezzava la pelle, inviandogli brividi lungo la spina dorsale. William lo guardó e come sempre, fu più che parlare. Non si seppe chi inizió per primo, probabilmente si incontrarono a metà strada, come sempre, e le loro labbra finalmente si toccarono e fu come sentire una pioggia di stelle cadenti. Le mani di Sherlock risalirono come una carezza, scivolando dalla vita del biondo al busto, alle spalle, al collo, fino ad arrivare alle guance che trattenne per avere un accesso migliore alle labbra di William, le cui mani si spinsero dalle spalle verso la schiena del detective, tirandoselo contro. Era come essere aggrappati l'uno all'altro, come se avessero paura che questo momento potesse sfuggirgli dalle mani. Si tenevano stretti, perchè finalmente si erano ritrovati. Il bacio divenne presto urgente, le loro lingue danzavano, sostituendo il loro precedente ballo, giocando a cercarsi e ad afferrarsi. Nessuno dei due aveva avuto qualcosa di simile, nessuno dei due aveva mai provato quello che stavano vivendo ora. E dopo quell'urgenza iniziale, fu come una presa di coscienza. C'erano solo loro lì. Il cielo stellato, la luna, le lenzuola bianche e loro due. E per la prima volta, si accorsero di avere a loro disposizione tutto il tempo del mondo. Il bacio, dapprima quasi famelico, si trasformó in qualcosa di più lento e delicato, ma senza perdere la passione, la voglia di volersi. Sherlock e William si presero tutto il tempo per assaporarsi, esplorarsi. Era come conoscersi di nuovo, o forse, era più come un riconoscersi. Come aver trovato l'ultimo pezzo mancante di un puzzle immenso.

La mano del detective accarezzó la guancia del biondo e scese verso il collo, coinvolgendo maggiormente il Professore nel loro bacio, le cui mani erano finite a giocare con i lunghi capelli del moro. Si staccarono solo per riprendere fiato. I loro corpi così uniti e stretti da sembrare uno solo, i loro occhi brillavano come non avevano mai fatto prima. Ma non appena ripresero fiato, ritornarono a baciarsi, come se ci fosse una calamita tra l'uno e l'altro, erano un po' più impacciati di prima, avendo preso consapevolezza delle proprie azioni, ma il desiderio, il volersi era così forte che non poteva essere più ignorato. Era come aver innescato un processo dal quale non si puó più tirarsi indietro, dal quale una cosa ne scatena altre ed altre ed altre ancora... Fin quando, dopo un'intensa ed attenta esplorazione dell'altro, si separarono. Sherlock spostó una ciocca di capelli dal viso di William che lo guardava come in estasi, finalmente poteva dire di aver agito assecondando i suoi impulsi, i suoi desideri. Il moro, sentì l'improvviso bisogno di dire qualcosa: «Era questo.»

«Cosa?» Domandó in un sussurro il biondo. «Il mio desiderio. Era questo. Sei tu, Liam...Sei sempre stato tu.» Sussurró in risposta Sherlock. «Sherly...» disse Liam in un soffio per poi seppellire il viso, ormai rosso, nell'incavo del collo dell'altro, che lo tenne subito stretto, poggiando la fronte sulla sua spalla. «Anche tu. Sei sempre stato tu, Sherly...» Respiró, parlando all'orecchio di Holmes. Rimasero così, ancora per un po' di tempo dopo, godendo del silenzio della notte, della luce delle stelle e della luna, del respiro caldo sulla pelle l'uno dell'altro, più vicini di quanto non lo fossero mai stati. E quella forte connessione, finalmente non era più solo mentale. Era tangibile. Era più reale. E tutto questo bastava per poter iniziare a dipingere una nuova tela bianca, il cui primo disegno fu quello di due persone che, ballando al chiaro di luna e sotto stelle cadenti, capivano finalmente di amarsi.

 

 

 

 

Angolo dell'Autrice: 

Ciao a tutt*! Questa era la mia prima ff sugli Sherliam (e per adesso credo l'ultima, ma mai dire mai!) Non sono solita scrivere su un paring diverso dalla Drarry, ma questa ship è qualcosa di pazzesco e mi ha del tutto spronata a provare a fare qualcosa anche per loro. 

Spero che ci sia qualche futura possibilità che la ship diventi canon, ma sinceramente anche se così non fosse, si puó dire che siano già canon senza esserlo (If u know what I mean👀) A volte l'unico passo che separa fanon e canon è ad un bacio di distanza. Credo che gli Sherliam non ne abbiano neppure bisogno! 

Ma per ora, beh...accontentiamoci delle fanfictions! 

Spero che questa piccolissima storia, sia stata di vostro gradimento. 

Il fandom di Moriarty The Patriot (e poi quello degli Sherliam) è ancora davvero piccolo (peccato, dato che è un manga davvero pazzesco!) e non ci sono tantissime storie a riguardo, per cui ho pensato di contribuire in piccolo con la mia parte.❤️