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Dammi un bacio, ja

Summary:

"Ma tipo tu ce pensi mai agli universi paralleli?"
Tra scoperte personali, poetesse, sorelle che ci supportano e paura dell'amore ci sono due ragazzi: Manuel e Simone...
oppure semplicemente uno degli universi paralleli che i fan della Simuel sognano dopo la seconda stagione. ;)

Notes:

playlist consigliata (ossia la playlist che ho usato mentre scrivevo):
-Dammi un bacio, ja ; Leo Gassman
-Spazio tempo ; Francesco Gabbani
-Tutti ; Calcutta
-La tua canzone ; Coez
-What do you call it? ; Beth McCarthy
- The exit ; Conan Gray
-I wanna be yours ; Arctic Monkeys
-Lover ; Taylor Swift

Chapter 1: "Mi pare simile a un dio, l'uomo che ti siede dinanzi"

Chapter Text

“Sinceramente vorrei essere morta; lei mi lasciò, tra le lacrime e mi disse: come è terribile, Saffo, questa nostra sorte, perché è contro il mio volere che ti abbandono. Io le rispondevo, parti serena e ricordati di me, sai che noi ti amavamo; se no, io voglio richiamarti alla mente che bei momenti abbiamo vissuto insieme, con molte corone di viole e di rose e tu accanto a me, le posavi sul capo con ghirlande di fiori intrecciate intorno al collo delicato e di unguento profumato cospargevi i capelli, mentre su un letto morbido placavi il desiderio.” fr. 94.
“Dunque, questo è un frammento di Saffo, una delle poetesse greche che descrisse meglio l’amore, un sentimento intenso, stravolgente e per Saffo anche molto sofferto talvolta. Chi non ha mai sofferto per un amore finito male o per un rifiuto…”
Manuel nel suo posto all’ultimo banco ascoltava queste parole del prof. Balestra, mentre lasciando vagare la mente cercava ancora una volta di ordinare i suoi pensieri intorno a quella tematica che sembrava così complicata e semplice allo stesso tempo, lui che si sentiva come se dell’amore non c’aveva mai capito nulla. Certo aveva avuto varie relazioni in passato, ma non si sentiva come se avesse provato un amore profondo e puro, come quello descritto dai poeti, nei confronti delle ragazze con cui aveva avuto una relazione, era stato innamorato, forse ossessionato, si era preso cura di alcune, altre le aveva fatte soffrire, ma era amore quello? Era un po' di tempo che pensava a queste cose, in particolare dopo la rottura con Nina… Mentre cercava di trovare una soluzione a tutte le sue paranoie esistenziali, che per Manuel non sarebbero dovute nemmeno esistere a quell’ora della mattina, lasciò scorrere gli occhi sull’aula, osservò i suoi compagni, alcuni ascoltando la lezione su Saffo avevano uno sguardo perso e sognante, altri lo sguardo di chi invece aveva perso la speranza nel trovare la felicità nell’amore. (ma l’amore era forse felicità?) Una di questi ultimi era proprio Nina, forse la loro storia non era mai stata destinata a durare, qualche mese dopo che Nicola, il padre di Manuel le aveva trovato lavoro e mano a mano riusciva a passare sempre più tempo con la figlia, un giorno Nina lo aveva lasciato definendo il ragazzo distante e dicendo che non sentiva più l’indissolubile legame che c’era all’inizio della relazione, Manuel aveva provato a starle accanto, ma ovviamente questo non era stato abbastanza per Nina. E poi c’era Simone, che da qualche mese sembrava come se la luce avesse lasciato i suoi occhi, luce accesa un tempo da quel Napoli del cazzo. Manuel poteva sentire la voce di Simone che lo rimproverava anche nei suoi pensieri, “Non lo chiamà cosi”, ma se lo avesse ascoltato prima mo’ non starebbe così pe quello. Inizialmente aveva pensato che Simone fosse preoccupato per il padre, ma anche quando Dante era tornato a casa l’amico gli sembrava così spento. Una sera Manuel era rimasto a dormire in villa, per aiutare con il ritorno di Dante, dopo aver trovato Simone che era sul punto di piangere in camera con le cuffie sulle orecchie aveva deciso di parlarci e chiedergli cos’era che lo preoccupava. Simone imbarazzato gli aveva raccontato frettolosamente e senza troppi dettagli cos’era successo con Mimmo e Manuel lo aveva ascoltato sentendo un grande dispiacere e rabbia perché non voleva che Simone soffrisse così ancora, aveva cercato di consolarlo, ma non ne parlarono più da quel giorno e Simone fingeva che fosse tutto apposto ma Manuel sapeva che non era così, quello sguardo… Riusciva a capire come si sentiva, d’altronde anche lui quando Simone era partito, per andare dalla madre e forse non tornare più, si era sentito perso. Forse era strano metterla così…Ancora una volta sentendo le parole del padre Simone si era perso nel ricordo di quell’addio, di quel ragazzo che per la prima volta gli aveva mostrato cos’era l’amore e cosa voleva dire sentirsi amati senza paura da qualcuno; certe volte si convinceva che Mimmo fosse ancora lì ad aspettarlo in libreria, ma ovviamente Simone non lo trovava mai tra i libri. Con il passare del tempo aveva cominciato a stare meglio, ma c’erano dei momenti in cui non poteva non pensare a Mimmo e questo era uno di quelli. Manuel scrutava il volto di Simone cercando una soluzione allo stato d’animo dell’altro. Tuttavia Il professor Dante lo richiamò all’attenzione. “Manuel, l’anno scorso ci hai citato Omero, forse conosci qualche verso di Saffo?” chiese il professore. Certo, la madre gli aveva fatto una testa tanta co sta Saffo, c’ho più parole sull’amore di quanto io ne capisca effettivamente, così Manuel, posando gli occhi prima su Simone che incontrò il suo sguardo e poi sulla classe, iniziò a pronunciare i versi del più celebre frammento: “Mi pare simile a un dio l'uomo che ti siede dinanzi e da vicino ascolta te che parli dolcemente e sorridi incantevole, questa visione sconvolge il mio cuore in petto: perché appena ti vedo più non mi riesce di parlare, la lingua si spezza, un fuoco sottile corre sotto la pelle, nulla vedo più con gli occhi e le orecchie mi rombano, un sudore freddo mi pervade, un tremore tutta mi scuote, sono più verde dell'erba, e poco lontana mi vedo dall'essere morta. Ma tutto bisogna sopportare perché… e qui finisce il frammento”. “Ohh, Manuel colpisce ancora” disse Matteo mentre il resto della classe rideva e complimentava Manuel, il quale liquidò il tutto con una risata. “Secondo te perché tutto bisogna sopportare Manuel?” chiese il professore, non appena la classe fece silenzio. Il prof Balestra c’aveva sempre visto lungo quando una lezione poteva aiutare uno dei suoi alunni e pensava che questa avrebbe potuto aiutare Simone, e forse anche Manuel. “Perché ne vale la pena di provare quell’amore…” disse Manuel incerto lanciando un altro sguardo a Simone. “l’amore è uno dei sentimenti più belli che si possano provare, nonostante spesso ci faccia soffrire” e in quel momento lo sguardo di Simone incontrò gli occhi di Manuel e si aggrappò alle sue parole. Si, il prof c’aveva visto giusto quella lezione poteva aiutare, e Manuel non rendendosene nemmeno conto aveva appena capito cos’era l’amore nel tentativo di aiutare Simone. Tuttavia quest’ultimo ribatté in un sussurro “Riprendi le mie parole, ma non ne sono più così sicuro”. Ma quello sguardo stavolta non passò inosservato alla classe, o almeno a una persona.

“Allora me dovevi parlà, che è successo qualcosa?” chiese Manuel a Viola mentre percorrevano il parco, in cui la sorella lo aveva portato dicendo “è ora che parliamo di una cosa Manuel”. Viola si fermò così che il fratello potesse sedersi sulla panchina davanti alla sedia a rotelle e così che potesse guardarlo in faccia mentre gli diceva certe cose. Così Manuel si mise sulla panchina con le braccia sulle ginocchia e le sue mani unite. “Dimme Viò” proclamò. “Allora io non ti conosco da molto, ma so osservare le persone, e penso che da sorella riesco pure un po’ a capirti. Non vorrei aver frainteso tutto, ma ultimamente ti vedo così preoccupato e fidati fai la stessa esatta espressione di nostro padre; Pensavo stessi così per Nina, poi oggi in classe mentre proclamavi quei versi, mi sei sembrato così perso e ho visto come guardavi Simone…” accennò Viola guardando il fratello. “E allora, uno nun se pò preoccupà pe un amico?” ribatté Manuel sulla difensiva. “Non lo so, dimmelo tu, per te Simone è un amico?” chiese la ragazza indagatrice mentre Manuel distoglieva lo sguardo e si guardava le mani. “Vorrei solo esserti vicina se posso… con Nina ti sei lasciato così improvvisamente e ultimamente ti vedo così distante, è che non ce la faccio a vederti così, quindi ho pensato-” “Viò, tu questo nun lo poi dì a nessuno” dichiarò Manuel interrompendola, “Allora è vero! Ti piace Simone?!” esclamò la sorella. “Io non lo so! Sono molto confuso, ok? l’altr’anno se semo baciati, lui era innamorato di me e io l’ho trattato malissimo, penso che…non sapevo come affrontà la situazione, non sapevo come chiamà ciò che provavo. E allo stesso tempo mi sento sempre come se lo volessi protegge da ogni cosa che lo fa sta male, invece finisco sempre pe ferirlo. E poi quando è arrivato Mimmo, ero così geloso, lì ho iniziato a pensare- e la cosa mi ha mandato un po' in crisi perciò me so messo con Nina. E lei mi piaceva, eh, solo che…so na merda lo so” disse Manuel, ancora evitando lo sguardo della sorella; le parole e i pensieri che aveva tentato di nascondere per così tanto tempo anche a sé stesso ormai davanti alla sorella scorrevano quasi naturalmente, non sapeva perché le stava dicendo tutte quelle cose però dopo gli ultimi mesi, dopo quella giornata, sembrava liberatorio e Viola era la persona più adatta, perché ovviamente lo aveva capito da sola. Viola gli prese il volto tra le mani, poteva vedere chiaramente il panico e la paura negli occhi del fratello, e quando lo sguardo divagò, “Manu, guardami, va tutto bene ok? É okay, non c’è nulla di male nell’essere confusi, nel fare casini con il proprio orientamento sessuale, è okay.” Disse Viola rassicurante. “Si ma io so etero Viò.” ribadì lui confuso. “Ne sei così sicuro? Hai mai pensato che potresti non essere etero? Sai ci sono tanti orientamenti sessuali e potrebbe benissimo piacerti Simone o un ragazzo senza dover capire subito ciò che sei, ma mentendo a te stesso ti farai solo del male.” Gli rispose la sorella. “Beh se devo essere sincero, io- ho pensato qualche volta che potrei essere…bisessuale.” confessò Manuel in un sussurro, dire quelle parole ad alta voce era strano, avevano covato per così tanto tempo dentro di lui e solo ora trovavano la via della libertà, quindi si sentiva sopraffatto da tutte quelle emozioni che enunciate ad alta voce sembravano così reali, ma era anche liberatorio, più di quanto avesse pensato. Viola guardando il fratello in quello stato di confusione lo abbracciò lasciando che piangesse sulla sua spalla, lui non sapeva cosa dire, non sapeva come affrontare ciò che provava, ma grazie a quell’ultima spinta della sorella arrivò ad avere un'unica certezza. “Viò” chiamò Manuel “Eh” fece lei. “Mesa me so innamorato di Simone” disse Manuel, districandosi dall’abbraccio per parlare con la sorella. “Bene, allora glielo devi dire, com’era ‘L’amore è uno dei sentimenti più belli che si possano provare’ no?” gli rispose Viola cercando di incoraggiarlo. “Non so quanto possa funzionà, dopo tutto quello che è successo…” disse il ragazzo dubbioso “dovresti almeno provare secondo me, fai un tentativo. Finché c’è amore sono sicura che andrà bene, guarda me e Rayan, chi potrebbe mai dire che funzioniamo come coppia?” disse sorridendo. Mise una mano sulla guancia del fratello, lo guardò negli occhi, “Lasciati amare, Manuel. Penso che io e te siamo più simili di quanto tu possa immaginare, non siamo bravi a dimostrarci vulnerabili o fragili, ma certe volte ne può davvero valere la pena”. “Vabbè, da quand’è che sei così saggia?” disse Manuel accennando un sorriso. “Sempre stata, solo che tu non sei mai venuto alla ricerca dei miei consigli” ribatté sorridendo con finto vanto la ragazza. “Manuel davvero pensaci, meriti di essere felice. E io ci sono, ok? Per qualsiasi cosa.” riprese Viola con tono rassicurante. “Annamo và, che sennò me rimetto a piagne” replicò Manuel. “Comunque, qual è l’espressione da preoccupato?” le chiese alzandosi dalla panchina, “Quella con le sopracciglia incurvate, lo sguardo cupo, you know” rispose Viola. “Eh però non va bene che me poi legge così facilmente”. I due risero insieme avviandosi lungo il viale, ormai con il cuore più leggero, e Manuel finì per ringraziare silenziosamente Viola offrendole il pranzo. Sicuramente quel giorno i due legarono più che mai e finalmente i ragazzi abituati ad essere figli unici capirono cosa realmente voleva dire avere un fratello o una sorella.

É passata ormai una settimana e Simone ha sorprendentemente accettato di andare a una festa con i suoi compagni di classe, forse per distrarsi e per passare una nottata tranquilla almeno quella sera. L’ultima volta che Simone era stato in un locale aveva appena saputo della malattia del padre e non era stata una serata piacevole, perciò almeno a quella festa cercò di non bere troppo come l’ultima volta e tentò di divertirsi, parlare, ballare con la gente. E mentre lui cercava divertimento, era tutta la sera che Manuel gli girava intorno con grande fastidio da parte di Simone. “Guarda che non ho bisogno della balia” sussurrò Simone a Manuel all’ennesima intromissione mentre un altro ragazzo stava parlando con Simone, chiaramente ci stava provando pensò Manuel. “Lo so, lo so, è che non mi fido di quello- “disse Manuel prendendo da parte Simone. “Mo’ che c’ha che non va anche lui” ribatté il ragazzo infastidito e leggermente divertito allo stesso tempo. “Beh se avessi ascoltato le mie intuizioni su Napoli-” cominciò a dire Manuel “Sei serio Manuel? Ancora? Per lo meno Mimmo non c’aveva paura di amarmi” dichiarò Simone senza pensarci due volte improvvisamente sulla difensiva e con una tristezza in quegli occhi, che Manuel avrebbe voluto abbracciarlo, avrebbe voluto guarirlo, rimettere insieme i pezzi, sanare quello sguardo così che lo guardasse ancora come quella notte al cantiere e Manuel avrebbe voluto poterlo guardare allo stesso modo, senza paura. Per lo meno Mimmo non c’aveva paura di amarmi. Queste parole rigiravano nella testa di Manuel, mentre Simone si allontanava. Anche quella sera Manuel gli aveva ricordato Mimmo, aveva quasi insultato Mimmo e aveva nuovamente ferito Simone. Con Manuel era così, ti dava una sigaretta, ma nessun accendino. “Vaffanculo, Manuel” ancora quelle parole, la storia si ripeteva, ma stavolta Manuel non avrebbe lasciato correre, voleva essere coraggioso, avrebbe dovuto farlo prima, però forse non tutto era perduto no? Sennò perché Simone gli aveva detto quelle esatte parole? Lo doveva a sé stesso, lo doveva a Simone e lo doveva anche alla sorella. “Do vai Simò? Aspetta, dai Simò, scusa, non avrei dovuto-” diceva Manuel seguendo Simone fuori dal locale. “Basta, me so stufato vado a casa” rispose l’altro, salendo in moto. “aspetta Simò, io te devo parlà” annunciò Manuel, non voleva più avere paura di ciò che ormai aveva davanti agli occhi, di ciò che ormai gli appariva così evidente. “Chi te dice che io te vojio ascoltà?” domandò Simone un po' arrabbiato, mentre i ricordi si manifestavano davanti a lui, il cantiere, Mimmo, Manuel. “Dai Simò, per favore” chiese ancora Manuel, avvicinandosi alla moto, non voleva che Simone se ne andasse in quel modo, non lo avrebbe permesso, non per colpa sua, non avrebbe più sofferto a causa sua. Manuel che chiedeva qualcosa per favore, doveva essere davvero importante pensò Simone a questo punto, improvvisamente sorpreso. “Vabbè,” disse sconsolato scendendo dalla moto “dimmi dai, ti ascolto”. “Mettiamoci in un posto tranquillo però, che co sta musica non se sente” propose Manuel. Così i due ragazzi si ritrovarono a camminare per le strade di Roma, Simone che guardava confuso un Manuel leggermente preoccupato, che ancora una volta si era fatto prendere dall’impulsività e non aveva pensato mentre parlava, non si era nemmeno preparato un discorso, ma dubitava che in quel momento sarebbe servito a qualcosa, come poteva pensare mentre Simone lo guardava in quel modo? “Oh Manuel” disse Simone arrivati in un vicolo tranquillo, “Allora? me devo preoccupà?” continuò il ragazzo. “No no, macché preoccupà, solo che è na cosa difficile da di” disse Manuel mentre Simone si sedeva su delle scalinate. “Manu, stai tranquillo, lo sai che me poi di tutto, no?” Se non fosse stato così buio probabilmente Simone avrebbe notato Manuel arrossire al suo sguardo preoccupato e avrebbe capito tutto prima, ma purtroppo non c’erano molte luci in quella strada. Ecco, ancora quello sguardo da bambi, pensò Manuel, ora che aveva accettato i suoi sentimenti era ancora più difficile ignorarli, ma come cavolo aveva fatto Simone a sopportà una cosa del genere quando Manuel lo aveva rifiutato, come aveva fatto lui stesso a non rendersi conto di essere perso per Simone? Poi anche ora che si era arrabbiato co lui Simone riusciva a guardarlo così, Manuel pensava di non meritare Simone Balestra nella sua vita ma gli doveva almeno delle spiegazioni. Si sedette vicino a Simone, che lo guardava in quel modo (bambi) e si trattenne dal dirgli di smetterla di guardarlo così. Manuel guardò Simone, poi distolse velocemente lo sguardo, era ora di dare uno strappo al cerotto. “Simò, io…sono bisessuale”. Ormai c’aveva fatto i conti con quella parola, in quella settimana aveva fatto ricerche, quiz, tutto ciò che meno si aspettava di fare, anche se Viola gli aveva detto che non c’era bisogno di sapere subito chi fosse, lui ormai c’aveva quel pensiero in testa e ciò non aveva fatto altro che confermare a) il fatto che gli piacesse Simone e b) il fatto che bisessuale come termine per descriversi suonava molto bene su di lui, molto meglio di definirsi etero quando non lo era mai stato. Simone rimase paralizzato, pietrificato, sconvolto da quella affermazione, ma da buon amico si riprese velocemente. “Wow, come- cioè… sono contento che tu me l’abbia detto, capire il proprio orientamento sessuale può essere difficile e il percorso di accettazione-” iniziò a dire, posando una mano sulla spalla dell’altro per mostrarsi vicino, per mostrargli che andava tutto bene. “No, non hai capito…” disse Manuel guardando Simone e perdendosi ancora in quegli occhi, se solo avesse potuto rimanere così per sempre, lo avrebbe fatto. “non è questo che ti volevo dire…” continuò, Simone non osò muovere un muscolo, non osò proferire parola, la tensione era palpabile nell’aria, le prossime parole avrebbero potuto cambiare tutto “Simò, io, tu- il fatto è che mi piaci tu. E non sapevo come dirtelo, non sapevo cos’era ciò che provavo. Non me ne rendevo conto in passato, ma è da tantissimo che- che mi piaci, cioè in senso romantico. E so stato uno stronzo con te e mi dispiace.” dichiarò Manuel tutto d’un fiato. Simone ancor non diceva nulla, staccò la mano dalla spalla dell’altro, distolse lo sguardo. “Simò, puoi dire qualcosa, qualsiasi cosa, però sto silenzio me sta a fa impazzì.” provò Manuel dopo qualche secondo, sentendo le lacrime che tentavano di venire a galla, che cazzo non piagneva mai mo’ si, aveva pianto più ultimamente, scoprendo ciò che aveva scoperto, ma non voleva più nascondersi, magari l’avrebbero potuto affrontare insieme... Simone lo guardò, cazzo, pensò Manuel, ecco lo aveva fatto star male di nuovo, non avrebbe dovuto dire nulla, non avrebbe voluto. Ma non si poteva tornare indietro ormai e quella confessione aleggiava pesante tra i due ragazzi. “Manuel, so contento che hai capito la tua sessualità; però ti rendi conto che… dopo quello che è successo, io non so, dopo il cantiere tu- e poi Mimmo, non posso fargli questo...” Disse Simone spiazzato dalla confessione ma anche combattuto, avrebbe voluto amare Manuel, tenerlo tra le sue braccia, ma se fosse andata esattamente come dopo il bacio al cantiere? Quanto era disposto a soffrire ancora per lui? E poi c’era il pensiero di Mimmo. “Certo, Mimmo…” disse Manuel senza lasciar trapelare nessuna emozione dalla sua voce, si alzò in piedi, si voltò. “Manuel” disse Simone afferrandogli una manica e facendolo voltare, Manuel stava piangendo. “Che cazzo ci fa Simò uno come me, con uno come te. Io so un casino co le relazioni-” disse Manuel, ma fu interrotto da Simone che lo abbracciò improvvisamente e Manuel si lasciò andare in quell’abbraccio. Wow, pensò Manuel, sarà davero che non me mostro mai così fragile e quando lo faccio le persone se preoccupano…forse Simone stava prendendo il suo ruolo di ‘na specie de fratello’ che consolava l’amico, forse aveva appena capito che a Manuel lui piaceva davvero e parte dei suoi dubbi, sul fatto che il ragazzo lo avrebbe fatto soffrire nuovamente, si allontanarono dalla sua mente, ma Mimmo restava. “Manuel, se davvero stai a fa sul serio, io so contento che mi hai detto ste cose, però ho bisogno di un po' di tempo per capirci qualcosa anch’io ok?” sussurrò Simone. “Certo che sto a fa sul serio Simò, te paro uno che sta a scherzà? So solo stato troppo stupido da non capirlo prima…sei sempre stato tu Simò, scusa.” Disse Manuel staccandosi dall’abbraccio per guardare Simone. “Ok”. (inutile dire che ormai anche Simone si stava sciogliendo.)

Manuel si allontanò tranquillamente. Ma non era affatto tranquillo, che coglione, che cazzo di deficiente, Simone ancora soffriva per Mimmo e arrivava lui, era ovvio che Simone avesse bisogno di tempo, che cretino. Poi davvero, dopo tutto ciò che Manuel gli aveva fatto… se solo Simone gli avesse dato una seconda possibilità, pensò, gli avrebbe dato tutto ciò che aveva pur di renderlo felice. E se invece l’amore per Mimmo era più grande di quello per Manuel? Era davvero troppo tardi? Manuel pensò a quando Simone gli aveva sfasciato la macchina, ecco come si doveva essere sentito, ma no quello non era decisamente il modo.