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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2024-01-13
Words:
1,025
Chapters:
1/1
Comments:
3
Kudos:
17
Hits:
197

È solo follia

Summary:

Un piccolo missing moment tra Luna e Laura dopo la terribile esperienza di Luna.

Notes:

Il titolo è più una presa in giro alla serie.
Per quanto non mi piaccia scrivere su certe tematiche, ho voluto dare voce a questi due personaggi che potevano dare un buon esempio di giustizia, ma che ovviamente, come tutte le sotto trame presenti, viene buttata un po' a caso come briciole di pane. Not all men 'sti gran cazzi.

Work Text:

Non devi la bellezza a nessuno. Non al tuo fidanzato / coniuge / partner, non ai tuoi colleghi, specialmente non agli uomini sconosciuti per strada. Non lo devi a tua madre, non lo devi ai tuoi figli, non lo devi alla civiltà in generale. 

Erin McKean






Luna fu la prima a svegliarsi. 

I pallidi raggi del sole mattutino filtravano attraverso i fori della serranda abbassata. 

Sbatté le palpebre e sbadigliò, godendo quei pochi attimi in cui il risveglio non ti fa pensare a niente. E poi eccoli tutti in una volta quei pensieri invadenti, il ricordo della molestia subita soltanto dodici ore prima. 

La stupidità che si era impossessata di lei in quelle settimane la colpì come un bulldozer. Si vergognò di come fosse stata ingenua e di come si fosse concessa così superficialmente a una persona di cui neanche conosceva il volto. 

Avrebbe dovuto ascoltare Laura. Idiota! 

La brandina sulla quale aveva dormito cigolò ai suoi movimenti, svegliando inevitabilmente la ragazza che dormiva sul letto adiacente al suo. 

Laura sbadigliò e si girò su un fianco. Gli occhi ancora chiusi. 

«’Giorno, Lu’.» 

«Buongiorno.» 

«Come stai?» chiese Laura, passando la mano sul viso e sollevandosi su un gomito. I capelli biondi cadevano morbidi sulle sue spalle. La canotta rosa che indossava mostrava le curve del seno, e i piccoli capezzoli inturgiditi. 

Luna osservò quelle curve per qualche secondo prima di distogliere lo sguardo, puntandolo sul viso assonnato dell’amica. Lei la guardò piegando leggermente la testa di lato, mostrando un sorriso rassicurante. 

«Non bene.» 

«Immaginavo, vedrai che le cose si sistemeranno.» 

«Oggi non voglio andare a scuola, La’. Non ce la faccio.» 

«E non andremo» asserì Laura. Le afferrò la mano per stringerla. «Adesso ci prepariamo e andiamo a fare colazione in un bar. Poi prendiamo la metro e ci facciamo un giro in piazza di Spagna.» 

A Luna parve un’idea grandiosa quanto angosciante. 

Laura si accorse del suo malessere. «Parlami.» 

«Se non ci fossi stata tu, La’, quelli me avrebbero violentato.» 

La vide irrigidirsi. «Per fortuna so’ passati il prof, Simo e Manuel. Li hanno conciati per le feste.» 

«Ma tu li hai minacciati!» 

«E certo, era il minimo. Ma avrei dovuto chiamare lo stesso la polizia.» 

«Sì?» 

«Sì. Li denunceremo quei pezzi di merda.» 

«La polizia non farà niente…» 

«Li terranno d’occhio. Queste persone che si credono veri uomini si comporteranno così fino alla fine dei loro giorni se non si farà qualcosa. Spero che qualsiasi ragazza si avvicini a loro capiscano che è meglio stargli alla larga.» 

Luna abbassò lo sguardo e si torturò le pellicine alle dita. Laura aveva ragione, ma aveva paura. Perché lei era stata al gioco di questo ragazzo. Gli aveva mandato foto provocanti e non si era mai sentita così tanto oppressa dai sensi di colpa per averlo fatto. 

Le vennero le lacrime agli occhi. 

«E se usasse le mie foto contro di me?» 

«Hai mai mostrato il tuo viso in quelle foto?» 

«No, ma…» 

«Lu’ può darsi che non farà niente, perché il prof li ha colti in flagrante a quei pezzenti. Non saranno così idioti da farlo. Comunque, se fossi in te, andrei a denunciarli. L’avranno già fatto ad altre ragazze. Ecco perché non sopporto la maggior parte degli uomini, credono di poterla farla franca sempre buttandolo sullo scherzo, o giustificandosi dicendo che siamo state noi a iniziare.» 

Luna era come ipnotizzata. Non l’aveva mai vista così determinata e ferma su un argomento. 

Luna non si era mai interessata al femminismo. Abituata fin dalla tenera età che bambini e bambine, ragazzi e ragazze fossero tutti sullo stesso piano. 

Ma arrivati all'adolescenza e quasi al mondo degli adulti, comprendeva pian piano le disparità tra uomo e donna. 

«Sei stata con Simone, questo significa che odi anche lui.» 

«Oh, Dio, no» se la rise Laura. «Simone mi fa pensare che l’Umanità ha una speranza di sopravvivenza.» 

Laura arricciò le labbra e osservò Luna, prima di alzarsi dal letto. 

«E poi tra donne bisogna difendersi, no?» 

«Quando succedono queste cose sì, sono d’accordo.» 

«Per me sempre. Ma sarebbe un mondo utopico se tutte le persone difendessero il prossimo.» 

«Tipo un mondo dove non esiste il male.» 

«Purtroppo, ogni cosa ha bisogno del suo opposto.» 

«Perché?» chiese Luna, alzandosi a sedere. 

Laura si tolse la canotta e Luna distolse di nuovo lo sguardo. Poi, lentamente, si voltò. Il profilo del suo corpo perfetto, dalle curve sinuose, e un seno non troppo grande, fece porre a Luna una domanda che la sconvolse. 

Se avesse accarezzato quelle curve, le avrebbe trovate morbide come apparivano alla vista? 

Non trovò risposta, perché Laura rispose alla domanda che si era dimenticata di aver posto. 

«Perché se il fare del male non esistesse, non sapremmo che cosa sia fare del bene… che cosa guardi?» 

«Niente…» rispose a primo impatto, «cioè, stai parlando e sto guardando te .» 

Laura sorrise e indossò il reggiseno e poi una maglia a maniche lunghe. «Ah, ah.» 

Si tolse anche il pantalone del pigiama e questa volta Luna si alzò, guardando dappertutto men che meno le gambe della sua amica. 

«Vado in bagno, okay?» 

«Va bene» sorrise Laura. «Ah, Luna?» 

«Sì?» 

«Sei bellissima, ricordalo sempre.» 

Luna arrossì. Tenne la bocca schiusa perché non se l’aspettava. Detto così su due piedi l’aveva spiazzata. 

«Va bene» disse soltanto, perché era rimasta senza parole. 

Chiusa in bagno, si sciacquò la faccia e guardò il suo riflesso. 

Poi pensò alle parole di Laura e si sentì bene . Nessun ragazzo glielo aveva mai detto in maniera tanto sincera, senza doppi fini. 

Luna pensò che Laura avesse ragione riguardo la denuncia. L’appoggio della sua amica le diede il coraggio necessario per prendere quella decisione. 

Tornò in camera da letto. Laura era già vestita e controllava il cellulare. 

«Tutto apposto, Lu’?» 

«Voglio fare la denuncia.» 

Laura sorrise e andò ad abbracciarla. 

Luna ricambiò l’abbraccio, affondando il viso nell’incavo del suo collo. Avrebbe voluto restare così per ore. 

«È la scelta migliore, vedrai.» 

«Sì, lo so. Tu mi sai indirizzare sempre la via giusta da prendere.» 

Laura le fece un buffetto sul naso. «Allora vestiti e andiamo. Prima facciamo una bella colazione al bar e poi subito in questura.» 

«Non vedo l’ora.»