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Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Characters:
Language:
Italiano
Series:
Part 1 of Fuffachallenge 2024
Stats:
Published:
2024-02-01
Words:
1,247
Chapters:
1/1
Kudos:
2
Hits:
5

1. Fragile

Notes:

(Continua da "10. Libreria" e 12. "Luna Nuova", Writober 2023)

Work Text:

Alla sola idea "cose che non potrebbero mai succedere", di solito la mente di James creava una lunga lista: vincere alla lotteria senza utilizzo di incantesimi, lo Star Destroyer della Lego, un aumento di stipendio, che tra l'altro erano due cose strettamente correlate, la non-esistenza di Nessie, i nazisti fuggiti sul lato nascosto della luna, mangiare un McMenù in compagnia di un vampiro antico o che Owen riuscisse a finire una frase in quindici parole o meno. 
Ecco, una di queste si stava realizzando in quel momento, e non c'entrava il numero di parole nelle frasi del suo mentore.

La colorata stanza era deserta, i tavoli erano stati sgombrati di corsa quando l'area era stata circoscritta dal Calice di Luce, con buona pace dei turisti che volevano scattare foto al monumento a Horatio Nelson, impettito in cima alla sua colonna. 
E loro due erano seduti ad un tavolino rotondo, davanti al tricentenario Lord Ateius, totalmente rigenerato e completo di folta barba sale e pepe, che stava fissando con fare crucciato la plasticosissima statua di Ronald McDonalds. 
«Quindi... questo è lo Scozzese. Non mi aspettavo un saltimbanco, un guitto. E per giunta famoso, la sua statua è stata colorata.»
«Sì, no. È...» iniziò James, per essere fermato da uno sguardo di Owen. 
«Quando sono giunto in Albione» iniziò il vampiro, «gli scozzesi erano pecorai. Ora aprono ristoranti e dileggiano chi ci mangia con stupidi scherzi e mascherate», borbottò quasi reclinandosi sulla sedia.
«Il mondo è cambiato così rapidamente», rispose Owen con tono pacato, «che io stesso fatico a comprendere alcune delle novità. Se cerchiamo di immaginare come possa essere per lei, Lord, mi gira la testa.»
«Giusto, mio caro Owen, giusto», disse il vampiro, sollevando tra i lunghi artigli di cui le sue mani erano munite, un minuscolo nugget di pollo. Sembrò esaminarlo con un misto di disgusto e fascinazione.
«Avete domato la luce, e l'avete rinchiusa nel vetro. Le strade sono fatte di bitume schiacciato, e mi dite che quei carri di metallo... si muovono. Senza cavalli.»
James annuì lentamente, studiando rapito i movimenti del vampiro. «Li avrebbe visti muoversi anche ora, è che abbiamo isolato la piazza, altrimenti...»
«Per la sua sicurezza» lo interruppe Owen, pronto. «Ovviamente per la sua sicurezza, Ateius.»
«E ciò nonostante» riprese la parola il vampiro, «ho comunque visto numerose mirabilie», si lasciò cadere il nugget in bocca e masticò lentamente.
«Me la permette una curiosità, Lord?» iniziò James, che evidentemente se la stava tenendo da un po'. Owen lo guardò allarmato, ma lo ignorò, era qualcosa che andava contro ciò che gli era stato insegnato, e la curiosità montava.
«Credevo che non poteste mangiare il nostro cibo» o bere vino, concluse la sua mente richiamando la catchphrase di decine di film. «Ma lei ha appena mangiato un nugget e metà cheeseburger e sembra non avere problemi.»
«Jim!» lo riprese Owen. «Non è...»
«No, mio buon Owen. Lasci stare, la curiosità dei bambini non è mai un male.»
Bambini? Wtf? Pensò James. «Vedi, giovane James, ciò che credi non è sbagliato. Il cibo per voi è vita, e noi vampiri abbiamo un altro concetto a riguardo. Le due nature entrano in conflitto, quella vampirica vince e il cibo viene rigettato dopo pochi minuti. Io?» Il vampiro si lasciò andare ad una breve risata secca, da anziano. «Io sono solo un sacco di fragile carne secca, ragazzo mio. Il composto che il tuo maestro mi ha fornito ha rigenerato il mio aspetto, ma poco può fare contro secoli di esistenza. Il mio stomaco sarà già distrutto da tempo, e il cibo resterà lì, e prima o poi diverrà semplicemente polvere, come succede a qualunque parte di me durante i miei lunghi sonni. Ma non avere pietà per me, questo cibo per me ha lo stesso sapore della polvere di marmo. È stata una mia curiosità, niente più.» Quel discorso risuonò nelle orecchie di James con una nota di malinconia.
Fragile, aveva detto il vampiro. Scoprì che era esattamente l'impressione che gli aveva dato da quando avevano lasciato la cripta/biblioteca.
«Questo ci porta ad un discorso importante, Lord», iniziò Owen. «Al giorno d'oggi i vampiri, almeno quelli che non vogliono causare guai, sono impiegati nel Calice di Luce. Ovviamente sono un'estrema minoranza... credo che ce ne sia al momento all'opera un centinaio tra tutte le sedi mondiali. Ma... non credo che lei abbia in mente questo. Non glielo proporrei nemmeno. Se interpreto bene... le sue intenzioni una volta sveglio e quelle che ha ora non collimano più.»
Ateius sorrise in modo tirato. «No, ha indovinato, Owen. Il mio mondo è andato... e anche se ho gradito questa variazione e il vostro composto miracoloso... in realtà gradirei ritirarmi nuovamente nel mio sepolcro.»
«Può essere organizzato, e anzi, mi sento tranquillo nel proporre un patto. Un incantesimo, non un paletto, che scada tra cinquant'anni, senza profezie o pianeti allineati che tengano, così potrà essere accolto dall'Ordine per una passeggiata. Dubito di esserci per quel momento, ma magari Jim, qui, ci sarà, se sta attento, e magari avrà un allievo, per quel momento. Potrà prendere accordi con lui per un eventuale altro risveglio.» Il vampiro ascoltò, annuendo leggermente. «La biblioteca e il suo sepolcro verrà spostato in una nostra sede, d'altronde dobbiamo rifare il manto stradale e riaprire la piazza... ma lei non sentirà nessuna differenza, e sarà protetto da incidenti, dal tempo che possa distruggere il sepolcro, e ovviamente da cacciatori occasionali. In cambio, avremo accesso alla biblioteca e ai suoi misteri.» James notò una certa solennità nel patto... e forse... comprensione verso il vampiro? «Che ne pensa, Lord?»
«Va bene. D'accordo,» annuì l'antico lord. «Ma prima... se mi permettete un istante...»
Il movimento nemmeno lo videro, ma in un istante, senza che quasi il vampiro si fosse mosso da davanti a loro, la testa del clown era esplosa in schegge di plastica di pessima qualità. 
«Ora sono soddisfatto. Possiamo andare.»

Era passata circa mezz'ora da quando il sepolcro si era richiuso, e James fissava il suo mentore dall'alto della cassa su cui era nuovamente seduto. Si sentiva inusualmente senza parole e aveva un'aria un po' dimessa.
«Che c'è Jimmy?» gli chiese il suo mentore mentre metteva via l'armamentario da incantatore. «Veronica ti ha mai parlato di com'è morto mio nonno?»
«Un po', sì, tempo fa. Non era in sé, corretto?»
James rise brevemente. «E' un po' un eufemismo... demenza senile diagnosticata. L'ho visto sfiorire giorno dopo giorno... mese dopo mese. Diventare l'ombra di se stesso... quasi trasparente. Fragile. Come Lord Ateius.»
Owen lasciò perdere ciò che stava facendo e andò a sedersi accanto a lui. Sospirò. «Ascolta... se è per la storia dei cinquant'anni, ero solo e unicamente obbiettivo... ma non ho intenzione di andarmene, fisicamente o mentalmente, per un bel po' di tempo. Lavoro permettendo, non siamo panettieri... portiamo la luce fuori dalle tenebre. È un dovere sacro, non è solo uno stipendio. La fine arriva quando deve.» 
«Ma starai attento, giusto? Non costa niente stare attenti.»
Owen sorrise, ma il suo era un sorriso leggero, sgombro da preoccupazioni.
«Jim. Non ho mai visto passare un giorno senza sentirti sbuffare per il mio modo di fare le cose o per la mia pedanteria o letteralmente qualunque altra cosa. Ora ti metti a fare il prudente? Tu?»
«Che c'è di male in un po' di prudenza, sacro dovere o meno?»
«Nulla, immagino. Me la aspetto anche da parte tua», concluse il suo mentore, passandogli un braccio attorno alle spalle e stringendolo per qualche istante.

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