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Rating:
Archive Warning:
Fandom:
Characters:
Language:
Italiano
Series:
Part 4 of Fuffachallenge 2024
Stats:
Published:
2024-02-12
Words:
1,080
Chapters:
1/1
Kudos:
1
Hits:
7

5, 6. Ferale + Arduo

Summary:

Varanthos è la fighissima ambientazione originale di Asukla, così come lo sono tutte le creaturine adorabili o meno che lo popolano.

Work Text:

La salamandra ferale scartò lateralmente, svolgendo il lungo corpo in un unico rapido istante e al contempo lanciando un colpo con le mani artigliate verso il giovane korfith. 
Abituato agli allenamenti del suo maestro, Yfern scattò in direzione opposta rotolando a terra per offrire un bersaglio meno semplice, anche se in quella situazione a prescindere di semplice c'era poco, e le probabilità non erano di sicuro quelle che dovrebbero avere due figli della caldera tredicenni in un posto dove non dovrebbero stare. 
«Ora, Saeric! Ora, mentre lo tengo occupato», gridò Yfern, mentre vibrava un colpo d'ascia sul braccio della creatura e si faceva seguire tra due alture di pietra lavica.
Saeric uscì dal nascondiglio improvvisato e corse a chiudere la via di fuga alla bestia impazzita, piantando una corta lancia di ferro vulcanico nella coda dell'animale, il quale dopo un istante di immobilità cominciò a sbatacchiare il korfith a destra e a manca, mentre lui cercava di tenersi un po' alla lancia ancora infilata nei possenti muscoli caudali, un po' alla coda stessa. 
«Avevi ragione», gli gridò Yfern. «Qui può muoversi meno facilmente! Possiamo farla fuori!»
Saeric perse la presa, strusciando la schiena contro la ruvida parete lavica mentre rotolava a terra all'ingresso del canale di pietra.
Sputò polvere, per poi alzare lo sguardo verso il combattimento. 
«No, Yfern», gridò. «Non ce la facciamo, phear! Siamo solo in due!»
«Scommettiamo?»
«Ma scommettiamo cosa! Che risposta è “scommettiamo”!» sbottò, rimettendosi in piedi ed estraendo una corta ascia. 
La salamandra ruggì all'aria.
Quando, circa un'ora e mezza prima, i due giovani korfith si erano affacciati dalla piccola altura, erano rimasti ad osservare per un po' la creatura immobile, con il torso che oscillava in modo quasi ipnotico, la testa rettiliana con lo sguardo fisso in una direzione. 

Non lo avevano mai visto, ma ne avevano sentito parlare... individui che cercavano la solitudine per poi chiudersi in loro finché non si fosse presentato un aggressore o qualcosa di interpretabile come tale, per poi attaccarlo con furia e a mani nude. Tar'saek, li chiamavano. I Ferali.
Stavano per tornare al villaggio a riferire, quando si erano trovati la via di fuga chiusa da dei mup'rak, spiriti della fiamma, che li avevano spinti in campo aperto. Lì per lì, non avevano visto la salamandra e si erano ritenuti fortunati. Per qualche minuto, almeno, quando era ricomparsa di colpo saltando da dietro una roccia, il muso sbavante, gli occhi iniettati di sangue e le mani artigliate protese verso di loro.

Normalmente i due amici, praticamente fratelli, combattevano bene assieme, almeno finché, come diceva spesso Saeric, a Yfern “prendeva quel momento”, quello in cui sembrava che volesse dimostrare forzatamente qualcosa, se non a lui, molto probabilmente a sé stesso. Ora sembrava che si stesse verificando uno di quei momenti, mentre il suo amico rischiava la vita per cercare di portare a casa l'ardua impresa.
E a questo punto, per Salpharos, nonostante il borbottio, ci stava cominciando a contare anche lui.
Yfern scartò lateralmente uno delle zampe artigliate e colpì nuovamente, ma il suo fianco venne scavato dal colpo con l'altro arto. Digrignò i denti per domare il dolore. 
«Cazzo, Saeric. M'ha preso! PHEAR!!»
«Non ti riesco a vedere!» Il corpo della salamandra si muoveva in modo spasmodico per le ferite e per la furia, impedendo la visuale tra i due.«Quanto male?»
«Non bene, ma col cazzo che gliela do' vinta!»
«E allora diamoci dentro.» Si lanciò contro la schiena della salamandra, colpendo con forza con l'ascia, che sprofondò nella pelle scagliosa, ma non quanto avrebbe sperato.
Saeric concluse la sua corsa d'attacco colpendo con due pugni dati col sinistro la salamandra all'altezza in cui il torso si univa al resto del serpentiforme corpo, prima di ricadere a terra. 
Fu in quel momento che due frecce volarono giù da una delle due creste e si piantarono nella spalla sinistra della salamandra. 
La sorella di Saeric, Erde, restò in piedi su una delle creste di pietra, continuando a scoccare una freccia dopo l'altra. 
Probabilmente, pensò Saeric, Rhako l'aveva mandata a cercarli.
Il combattimento proseguì con una sorta di piano non detto, con i tre che si erano ormai resi conto di ciò che gli altri volevano fare. Yfern arretrava nello stretto passaggio e continuava a colpire con violenza le braccia della creatura, Saeric incalzava da dietro cercando di rallentarla, e Erde la bersagliava dall'alto. Alla fine, la creatura cadde a terra, immobile, e il silenzio tornò nella piana vulcanica. 
Yfern si rialzò, riprendendo fiato, mentre veniva raggiunto dagli altri due.
Scoccò uno sguardo verso Saeric e rise brevemente.
«Che c'è? Che succede?» Sbuffò, cercando di recuperare la sua ascia dalla schiena della salamandra. 
«No no, niente. E' che dici tanto a me, ma quando ti prende ti batti come un frimp a cui abbiano tirato la coda.»
«Perché altrimenti ti facevi ammazzare invece di andartene, poi che raccontiamo al dyargen
«Forse», disse Erde raggiungendoli, «potete chiederlo direttamente ai cacciatori, stanno venendo a cercarvi pure loro. Siete nei casini, ragazzi!» rise la giovane.

In quel momento la salamandra si animò, un ultimo violento spasmo prima di incontrare la disfatta, e dopo qualche istante di vibrazione e di piccoli frammenti in caduta. I tre ebbero il tempo di guardarsi negli occhi per qualche istante, con un misto di paura e rassegnazione.
Una delle pareti di roccia crollò addosso ai korfith.

Erde fu la prima ad aprire gli occhi, gli altri due dopo qualche istante. Cercarono di togliersi di dosso il dolore e la sensazione di aver sfondato una parete di fango e dei sostegni di legno. Per fortuna, i korfith sono gente resistente, anche se così giovani.
Il pavimento era freddo e piatto, sotto di loro, e la luce scarsa, ma proveniente da una miriade di piccoli punti di luce riflessa.
Un piccolo serpente, non naturale, ma composto da una serie di piccoli segmenti di metallo, strisciò verso Yfern, per poi scontrarsi contro la sua spalla e solo in quel momento, cambiare direzione.
Si alzarono dopo qualche istante, stanchi e feriti, cercando di capire dove fossero finiti. 
La spiegazione arrivò sentendo una familiare e entro certi limiti temuta voce.
Quella che ai loro occhi era un misto tra una figura mistica e uno spauracchio, li stava osservando da in cima alle scale.
«Ah... voi siete quei tre che vengono a fare le prove di coraggio a casa mia, quando non ci sono, credendo che io non me ne accorga. Siete giusto in tempo per una tisana», concluse la vecchia Faliana.

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