Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2024-04-14
Completed:
2024-04-26
Words:
35,175
Chapters:
14/14
Comments:
2
Kudos:
3
Hits:
40

Il lupo e il dragone

Summary:

Ispirata a "Lo scudo di Talos" di Valerio Massimo Manfredi, questa storia è ambientata a Sparta all'epoca delle guerre persiane ed esplora l'evoluzione del rapporto tra Brithos, un guerriero spartano, e Talos il suo schiavo con un passato misterioso. Dopo le prima divergenze iniziali, i due scopriranno un legame molto forte che li lega e, nel corso del tempo, esso sarà messo a dura prova e impatterà il destino di Sparta.

Chapter 1: La scelta

Chapter Text

Parte 1

Capitolo 1 - La scelta

 

“Voglio lui”, Brithos affermò deciso fermandosi davanti a Talos dopo aver percorso la lunga fila di iloti in attesa di essere scelti dagli opliti in partenza per la guerra.

“Ma Brithos, non lo vedi che è zoppo?”, gli domandò il soldato che lo stava accompagnando nella scelta.

Brithos ripensò a quella mattina di diversi anni prima in cui Talos, armato di un solo bastone da pastore, aveva tenuto testa a lui e altri quattro dei suoi per difendere una contadina che avevano preso di mira per noia. Si ricordò di quando, alla fine dello scontro, Talos, rimasto in piedi ancora carico di rabbia, si era ritrovato con il suo giavellotto puntato alla gola, senza battere ciglio. Qualcosa, quel giorno, aveva stoppato la sua mano e risparmiato la vita all'ilota. Qualcosa che aveva visto nei suoi occhi e che ancora ora non sapeva spiegarsi.

“Non preoccuparti, è molto più agile di quanto credi – rispose Brithos, accennando un sorriso, mentre Talos teneva gli occhi fissi a terra – Non sarà il suo piede ad essere un problema. Al massimo il suo temperamento indomito, ma si assoggetterà presto.”

 


 

Più tardi, nell'accampamento, i soldati stavano festeggiando l'ultima sera di libertà prima della partenza, mentre i loro iloti preparavano l'equipaggiamento per l'indomani.

Brithos, con due suoi compagni entrò nella loro tenda, dove Talos stava finendo di sistemare lo scudo, mentre altre sacche erano già pronte sul pavimento. Il vino che avevano bevuto insieme agli altri era ancora in circolo nei loro corpi, rendendoli desiderosi di divertimento prima di coricarsi.

Brithos, notata la sua armatura ben sistemata, si allontanò dagli altri e si avvicinò a Talos.

“È tutto pronto?”, gli chiese.

“Sì, signore. Stavo solo finendo di stringere le cinghie dello scudo per fare in modo che risulti ben aderente al braccio, in modo da amplificarne l'efficienza.”

Brithos prese lo scudo dalle mani di Talos, provando qualche movimento.

“Non male. Sai molte cose per essere un pastore.”

Gli ripassò lo scudo.

“Come ti chiami?”, continuò Brithos, ripensando che nel loro precedente incontro non c'era di certo stato tempo per le presentazioni.

“Talos, signore.”

“E lo sai chi sono io?”

“Sei Brithos, figlio di Aristarchos. Tutti in città ti conoscono.”

Brithos annuì compiaciuto.

“Vero, tutti in città mi conoscono, ma non era questo ciò che ti volevo domandare. Intendevo...ti ricordi chi sono io?”

Il sorriso compiaciuto si tramutò presto in uno beffardo.

Talos tenne gli occhi bassi, mentre la rabbia gli ribolliva in corpo, come in quel momento di tanti anni fa a cui lo spartiate alludeva.

“Ricordo bene, signore – disse con un filo di voce, alzando lentamente lo sguardo – Ricordo di una mattina nei boschi in cui cinque opliti furono battuti da un pastore zoppo.”

“Come osi! - Brithos furente lo afferrò per un braccio – Se sei ancora vivo è solo per la tua amica contadina che ti fece scudo con il suo corpo prima che potessi sferrarti il colpo mortale e la pena che entrambi mi avete fatto in quel momento, non dimenticarlo.”

Talos riabbassò lo sguardo, pensando che non fosse opportuno continuare a ribattere e che le giustificazioni di Brithos erano solo una conferma di quanto anch'egli si ricordasse della sua lotta prodigiosa.

Brithos, ancora visibilmente arrabbiato, fece alcuni passi e osservò i bagagli e le sacche legate tra loro.

“Queste sacche non vanno bene – affermò duro, buttandole a terra facendole riaprire – Rifalle da capo.”

Talos si avvicinò e si mise a ricomporre i bagagli in silenzio.

Quando ebbe finito, Brithos si avvicinò nuovamente, cercando lo sguardo dei suoi compagni sui giacigli dall'altra parte della tenda.

“Non va bene – le disfò di nuovo, sogghignando – Rifalle ancora.”

Talos sospirò e ricompose il tutto un'altra volta.

Brithos diede un altro colpo, buttandole di nuovo a terra.

“Ancora”, si beffò nuovamente di lui, mentre i compagni ridevano dello schiavo dietro di lui.

Talos si bloccò come paralizzato.

“Non mi hai sentito? - ribadì Brithos – Ho detto ancora.”

Talos si girò verso di lui e sollevò lo sguardo.

“Non ripeterò un lavoro ben fatto solo per assecondare la tua voglia di schernirmi.”

I soldati lo guardarono sconcertati, non avendo mai visto un servo rispondere in quel modo.

Brithos, a sua volta, lo fissò con un misto di stupore e rabbia.

“Cosa hai detto? Lo sai che c'è la fustigazione e la morte per gli schiavi che osano ribellarsi ai loro padroni?”

Talos rimase in silenzio, immobile.

Brithos continuò a guardarlo esterrefatto, poi fece un cenno ai suoi compagni di alzarsi ed avvicinarsi.

“Come vuoi...- riprese a parlare, mentre recuperava una frusta da una delle sacche – Spogliatelo e tenetelo fermo.”

I due si avvicinarono a Talos e gli tolsero la tunica, poi lo voltarono di schiena e lo bloccarono, ognuno tenendogli un braccio. Talos rimase fermo senza opporre resistenza, preparandosi mentalmente al dolore che sarebbe giunto a breve.

Brithos lo frustò ripetutamente, sfogando la sua rabbia verso lo schiavo ribelle. Poi si fermò e i due lasciarono andare Talos, grondante di sudore e sangue.

“Allora? - lo incalzò Brithos, beffardo – Sei pronto a ripetere il tuo compito ora?”

Talos rimase fermo, mosso solo dal suo respiro affannoso.

“Hai fatto la tua scelta”, riprese infastidito.

Così dicendo, fece un cenno ai due di riprenderlo di nuovo e ricominciò a frustrarlo con più violenza e rabbia di prima. Poi si fermò di nuovo.

“Posso continuare tutta la notte se ti ostini a non eseguire i miei ordini – continuò Brithos iniziando a perdere la pazienza per la sua cocciutaggine. Non vedendo alcun cenno di cedimento sul volto sfinito ma deciso di Talos, riprese ad usare la frusta, mentre il sangue colava a terra più copiosamente.

“Per Zeus, vuoi farti ammazzare?!”, gridò Brithos in preda alla collera, prima di fermarsi nuovamente.

Talos, reggendosi ormai in piedi a fatica, trovò a malapena la forza per sussurrare, mentre il sudore gli colava dalla fronte.

“Sta a te deciderlo – disse, debole – Ma sappi che più andrai avanti e meno ti potrò essere ancora utile come servo, non avendo più la forza fisica di farlo. Tutti i tuoi compagni hanno un ilota al loro servizio, mentre tu resterai senza, essendo ormai troppo tardi per te per trovare un rimpiazzo.”

Brithos, furente, sentendosi sotto scacco e umiliato davanti agli altri soldati, gettò la frusta a terra e lo afferrò per la gola.

“Mi sei già inutile, se non fai quello che dico, quindi pensaci bene prima di sfidarmi. A volte, la vita può essere più terribile della morte stessa.”

Talos restò in silenzio, continuando ad ansimare per il dolore e per la difficoltà a respirare.

In quel momento, entrò nella tenda un altro degli opliti.

“Brithos, tuo padre, il generale Aristarchos desidera parlarti”, affermò il soldato.

Brithos esitò a lasciare la presa sul collo di Talos ancora per qualche istante. Poi staccò le mani e si voltò verso il soldato appena entrato.

“Va bene. Arrivo.”

A quel punto iniziò a camminare verso l'uscita della tenda.

Uno dei suoi compagni lo incalzò.

“Cosa ne facciamo di lui?”, chiese indicando Talos che nel frattempo era crollato a terra.

“Lasciatelo perdere”, disse con fermezza. Poi guardando verso il servo, aggiunse: “Non finisce qui con te.”

Infine, uscì.

 


 

Il mattino seguente, Brithos raggiunse il luogo dove erano legati i cavalli e muli, pronti per la partenza. Scorse per trovare il suo, ma prima di raggiungerlo, notò Talos, poco distante, che stava terminando di fissare i bagagli e le sacche al mulo. Tutto era nuovamente a posto, come se niente fosse successo la sera prima. Gli si avvicinò.

“Vedo che alla fine hai deciso di rinsavire e terminare il tuo lavoro”, disse allo schiavo, soddisfatto.

Talos continuò a legare le corde.

“Sì, signore”, gli rispose senza guardarlo, soffocando la sua insofferenza verso lo spartiate.

“Bene...”

Brithos guardò con attenzione il mulo e poi sganciò una delle borse più pesanti.

“Il mulo è troppo carico, non può farcela – continuò, accennando un sorriso – Porterai tu questa.”

Talos lo guardò con disprezzo. Poi, in silenzio, prese la borsa da terra e se la caricò a fatica sulle spalle martoriate dalle ferite della sera precedente.

Brithos osservò la scena, compiaciuto.

“Spero che non sia troppo pesante per la tua schiena dolorante”, aggiunse sogghignando.

Talos sospirò, trattenendosi dal rispondere. Brithos gli si avvicinò ulteriormente e gli sussurrò ad un orecchio.

“Ti serva di lezione, con me non si scherza. E io vinco sempre.”

Poi si allontanò in direzione del suo cavallo.

 


 

Durante tutta la giornata di viaggio, Talos portò il carico senza proferire parola, schiacciato ogni ora di più dal dolore che le ferite gli causavano continuamente.

Brithos lo osservò di tanto in tanto, aspettando da un momento all'altro di vederlo cadere a terra sopraffatto dalla fatica e dal dolore, ma quel momento non arrivava. Talos, al contrario, continuava, stringendo i denti, a compiere i suoi doveri da schiavo diligentemente.

Giunta la sera, i soldati si fermarono vicino al fuoco, mentre gli schiavi preparavano l'accampamento, montavano le tende e abbeveravano gli animali. Talos, ormai sfinito, stava scaricando il mulo, prima di poter finalmente andare a coricarsi dopo quella giornata infinita.

Brithos lo raggiunse.

“Mi hai sorpreso oggi – gli disse con genuina ammirazione – Conosco bene i dolori legati alla fustigazione avendo io stesso superato la prova di iniziazione anni fa. Per tutta la giornata ho creduto che avresti ceduto, distrutto, ma così non è stato. Sei molto più forte di quello che pensavo.”

Talos si voltò verso di lui, ormai non più mosso dalla rabbia del giorno prima.

“Non volevo mancarti di rispetto, signore. So bene quali sono i doveri degli schiavi e li ho sempre adempiti. Se ieri ho agito in quel modo, è solo perché la tua richiesta aveva il solo scopo di umiliarmi.”

Brithos accennò un sorriso, pensando a quanto difficile ancora sarebbe stato gestire quello schiavo ma, allo stesso tempo, trovandosi inspiegabilmente ammirato dalla sua forza e dal suo orgoglio.

“Manderò qualcuno per curare le tue ferite – gli disse, non indugiando ulteriormente su quanto accaduto – E domani potrai mettere tutti i carichi sul mulo, mi serve che ti riprendi in fretta.”

Talos lo guardò, sorpreso, ma anche, per la prima volta, sollevato.

“Grazie, signore.”

Brithos acconsentì, poi fece alcuni passi. Prima di andarsene, si voltò nuovamente verso il servo.

“Quello che hai fatto ieri sera è stato sbagliato, stupido, arrogante, irrispettoso e pericoloso...”, gli disse con fermezza.

Talos abbassò lo sguardo.

“...ma al tuo posto anche io avrei fatto esattamente la stessa cosa.”

Poi si voltò di nuovo e se ne andò. Talos lo guardò andare via, accennando un sorriso.