Work Text:
Rapallo, 6 Aprile 1965
Rimettersi in piedi dopo lunghe ore passate sul sedile di un'automobile non era certo un'impresa banale, soprattutto se si indossavano delle scarpe col tacco. Per fortuna, Marcello era già pronto al lato della portiera, la mano tesa verso Adelaide per aiutarla a scendere. La donna sorrise e si affidò alla presa salda di quell'uomo che l'aveva sostenuta sempre, anche quando era convinta che non si sarebbe mai più rialzata.
Una fortuna, davvero, pensava la Contessa. Una sorte talmente favorevole che aveva temuto non sarebbe durata, che aveva pensato di non meritare.
Eppure, nonostante gli innumerevoli ostacoli, nonostante avesse cercato in tutti i modi di allontanarlo e di fingere di poter stare senza di lui, Marcello era ancora lì, al suo fianco… vicino al suo cuore, dove era sempre rimasto.
“Non vedevo l'ora di poter distendere le gambe, questi viaggi sono un supplizio…”, commentò la Contessa.
Seguì un sonoro sospiro, che fece sorridere Barbieri: “I viaggi sulla Spider li chiami un supplizio? Pensa se avessimo usato la Vespa!”
“Oh, per carità!”
Mentre ridevano immaginando quello scenario improbabile, attraversarono il giardino della villa, tenendosi per mano.
“Però, è davvero bella!”
“E non hai ancora visto il panorama… Vieni!”
La Contessa lo trascinò sul punto del giardino da cui si vedeva il Mar Ligure, a qualche centinaio di metri di distanza. Le piante e i fiori creavano una cornice perfetta per quella superficie cristallina e liscia che sembrava uno specchio.
Marcello guardava davanti a sé ammaliato: “E'... magnifico!”
“Lo è”, replicò la Contessa, il cui sguardo però non era rivolto verso il mare.
Le sembrava di sognare: l'uomo che amava era lì con lei, nel posto del mondo che più di tutti le donava pace, finalmente si sentiva felice.
“Marcello”
Barbieri si voltò, pronto ad ascoltarla.
“Dimmi che non sto sognando”
I lineamenti del suo volto si rilassarono in un sorriso dolce, che si rifletteva anche negli occhi: “Posso fare di meglio…”
Senza alcuna esitazione, Marcello la afferrò per il ventre attirandola a sé e si avventò sulle sue labbra lasciandola senza fiato e fugando ogni dubbio.
Ogni sensazione che le provocava era sempre estremamente reale: entrando nella sua vita, Marcello aveva restituito colori sgargianti ad un mondo che stava diventando sempre più grigio e sfuocato.
Per quanto la Contessa avesse sempre provato forti emozioni e vissuto storie passionali, si rese conto che forse non aveva mai amato davvero un uomo, non in modo così sincero e profondo.
La villa al suo interno era sempre la stessa: quel luogo era diventato una capsula del tempo, dove tutto rimaneva sempre al suo posto, incurante del passare degli anni e delle stagioni. Per la prima volta, Adelaide non provò alcuna nostalgia nel varcarne la soglia.
La domestica arrivò in un batter d’occhio a prelevare i bagagli e, dopo essersi assicurata che la Contessa non avesse bisogno di altri servigi, sparì, perdendosi nei corridoi dell’edificio.
Erano di nuovo soli, liberi di esprimersi, e Marcello cercò subito il contatto della pelle, il profumo, il calore…
“Quanta fretta!”, lo rimproverò Adelaide ridendo, “Lascia almeno che mi rinfreschi”.
Barbieri smise di baciarle il collo, ma continuò a stringerla a sé: “Voglio recuperare tutto il tempo che abbiamo perso mentre siamo stati lontani”.
Quelle parole le riportarono subito alla mente Odile. Si voltò per poterlo guardare negli occhi e accarezzargli il viso: “Se c’è una cosa che ho imparato in questi mesi, è che il tempo perduto non si può recuperare, non si può cambiare il passato. Però possiamo ripartire da qui per creare nuovi ricordi e scrivere il futuro che desideriamo.”
Marcello annuì: “Hai ragione… e il futuro che desidero ce l'ho qui davanti, non me lo lascerò più scappare.”
Nemmeno Adelaide: da quando, la sera prima, si era presentata di fronte al grande magazzino in motoretta, sapeva che non sarebbe più tornata indietro. Non avrebbe più negato i suoi sentimenti, non avrebbe più nascosto la loro relazione.
C'era così tanto da esprimere, che le parole non bastavano. Solo i corpi erano in grado di comunicare certe emozioni. Avevano fatto l'amore tante volte prima di allora, eppure ogni volta era diversa. In quel momento, in ogni bacio c'era la gioia dell'essersi ritrovati, la consapevolezza che niente avrebbe più potuto allontanarli, la libertà di non dover più celare i propri sentimenti.
Continuarono ad amarsi anche quando i respiri, a poco a poco, tornarono leggeri, quando i cuori rallentarono il ritmo e i gemiti lasciarono spazio a quel silenzio che sapeva di pace e di benessere. Mentre Adelaide gli sfiorava il braccio con le dita, immaginando in qualche modo di cullarlo, avrebbe voluto fermare il tempo per sempre. Casa. In quel preciso istante si rese conto che era quello il suo posto: tra le sue braccia, per l'eternità.
Era quasi sera, quando decisero di uscire per una passeggiata in paese. Tuttavia, ebbero il tempo godersi con la luce la vitalità degli edifici colorati tipici della costa e persino di assaporare il tramonto sul mare, con tutte le tinte dall'oro al rosso. Quando tornarono lungo la via principale, furono attirati dal suono di una fisarmonica. Era un ragazzo giovane, forse un artista di strada, o semplicemente un musicista. Appena li vide passare, li salutò con un cenno del capo e abbandonò la melodia che stava strimpellando per intonare una canzone.
C'è gente che ha avuto mille cose
Tutto il bene, tutto il male del mondo…
Pensandoci, era stato un po' così per la Contessa: la ricchezza materiale non le era mai mancata, così come non erano mancate le sofferenze, i tradimenti, le delusioni.
Io ho avuto solo te
E non ti perderò, non ti lascerò
Per cercare nuove avventure
Eppure aveva ormai capito che la vera ricchezza non era il denaro. In verità, lei non aveva mai avuto niente, finché non era arrivato l'amore, quell'amore che non chiedeva niente in cambio, che rispettava e proteggeva, che rendeva liberi.
C'è gente che ama mille cose
E si perde per le strade del mondo
Io che amo solo te
Io mi fermerò
E ti regalerò
Quel che resta della mia gioventù
Quella voce limpida e brillante arrivava a toccare le corde dell'anima. Una lacrima sfuggì dalla palpebra della Contessa, mentre pensava all'uomo che aveva a fianco.
Marcello, vuoi davvero regalarmi i tuoi anni migliori? Quel che resta della tua gioventù?
Avrebbe voluto chiederglielo, ma incrociando il suo sguardo capì che non ce n'era bisogno. Le bastò guardare dentro quegli occhi pieni d'amore per capire che non si trattava di rinuncia, né di spreco di tempo.
Avrebbero ricominciato da lì, dal loro amore. La loro più grande certezza e l'unica ricchezza che contasse davvero.
