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SALVARE IL MONDO (E’ ASSOLUTAMENTE UN APPUNTAMENTO)

Summary:

Tony scopre il tradimento di Stane mentre è ancora prigioniero. Quando fugge, decide di rovinare Stane completamente e brutalmente quanto possibile, usando il suo DSPT come scusa per lasciare il suo lavoro per distruggere Stane sommessamente dall'esterno. Inoltre accetta un lavoro da insegnante - tutta colpa di Pepper - ed oh, giusto, diventa un super criminale. Va bene, quella era stata colpa di Tony, ma era stato del tutto accidentale.

Nel frattempo, un certo Capsicolo viene scongelato un anno in anticipo, e gli viene assegnato il compito di catturare il famigerato Iron Man. Non sta andando particolarmente bene, se l'imbarazzantemente alto numero di volte in cui è stato rapito nei passati sei mesi è di qualche indicazione. Quando lo SHIELD decide di aiutarlo ad "aggiustarsi" al presente trovandogli un lavoro da insegnante, Steve è scettico; ma poi c'è Tony, e Steve scopre che non gli importa poi molto di trovarsi nel 21° secolo.

Notes:

  • For .

N.d.T. Inizio a pubblicare un nuovo lavoro, che considero leggero e divertente, dove non c'è troppa angoscia, troppi incubi, e c'è una quantità di romanticismo come in tutte le fanfic che ho tradotto. In questo caso si tratta di una storia pubblicata nel 2013 ambientata come AU nel periodo relativo a Iron Man, e ovviamente come potete notare dai tag e dalle relazioni riguarda Steve Rogers e Tony Stark. E' un po' una reazione al trailer del prossimo Civil War, che ho trovato piuttosto cupo e davvero posto in una direzione che non gradisco, ma ovviamente attenderemo e giudicheremo dopo aver visto il film.
 
Certamente tutti noi avremmo voluto avere un insegnante di fisica come Tony Stark e un insegnante di Storia dell'Arte come Steve Rogers, ma non siamo stati così fortunati, pertanto possiamo immaginare di frequentare questo liceo immaginandoci fra i 'mocciosi' come li chiama Tony della sua classe.
Sono valide le mie solite note, il lavoro è tradotto manualmente cercando di rispettare per quanto possibile il lavoro originale, ove necessario vi sono delle note, marcate N.d.T. se c'è qualcosa che ritenessi necessario spiegare. Se trovate degli errori, siete liberi di segnalarli, e i commenti e i Kudo sono sempre graditi.
Buona lettura e buon divertimento.
DSPT= Disturbo da Stress Post Traumatico

Chapter 1: Capitolo 1

Chapter Text

Tony Stark odiava ogni cosa.

Va bene, forse non ogni cosa. Odiava tutto quello che lo aveva portato ad insegnare Fisica ad un mucchio di mocciosi viziati, questo per buona parte includeva Pepper, la squadra di Cap, e ovviamente, il fottuto Obadiah Stane.
Tutto quello che Tony detestava tendeva a portare verso Stane in quei giorni.
Stane era la ragione per cui Tony non era più un genio, miliardario, playboy, filantropo, ma un moderatamente benestante, reclusivo, noioso ex playboy che cercava di ricostruire la sua vita. Bene, quello era ciò che sembrava al pubblico, comunque.
Quel che in effetti accadeva era che lui a tempo perso, fosse il super criminale Iron Man.
Si, accadeva anche quello.

Il che, ovviamente, era comunque colpa di Stane. Mentre prigioniero e veniva torturato in Afghanistan, Tony aveva scoperto il tradimento di Stane. Furioso e disperatamente deciso alla vendetta, Tony era fuggito ridisegnando un reattore arc in miniatura per dare energia ad una armatura metallica, Iron Man Mark I, ed era volato verso la salvezza. Le sole persone che lo sapevano erano un gruppo di terroristi morti ed un brav'uomo ugualmente morto che si chiamava Yinsen, e sarebbe rimasto così. Aveva trovato abiti abbastanza spessi da coprire il reattore prima che Rhodey arrivasse con le truppe di soccorso, e non aveva mai lasciato avvicinare un medico al suo petto.

Perché Stane stava facendo il doppio gioco, bastardo assassino, e Tony aveva dei piani per lui che la legge non avrebbe accettato con gentilezza.
Stane stesso non era a conoscenza della cosa; dopo aver saputo del tradimento di Stane in Afghanistan, Tony sapeva che doveva agire in modo astuto riguardo le cose. L'idea di un omicidio non gli spiaceva quanto probabilmente avrebbe dovuto, ma non voleva solo uccidere Stane. Voleva distruggerlo. Voleva rovinare Stane, renderlo vulnerabile e patetico e disperato, voleva spargere rovina su ogni cosa che Stane aveva mai sperato e vederlo strisciare sulle ginocchia chiedendo l'aiuto di Tony.
E poi, Tony lo avrebbe ucciso.

Come ogni buon piano, comunque, questo avrebbe richiesto tempo. Se voleva distruggere Stane, doveva per prima cosa togliersi un bersaglio dalla fronte, il che voleva dire eliminare se stesso come minaccia verso Stane. Finse che il suo DSPT gli impedisse di avere ancora a che fare con Stark Industries, la compagnia, i soldi, le armi, nulla di tutto ciò. Lasciò che Stane pensasse di averlo convinto a lasciarsi comprare l’ uscita dalla società, poi Tony sparì dalle mappe. Bene, eccetto per l'essere segretamente un super criminale.

Semantica.

Per essere giusti, non voleva divenire un super criminale. Ma si era comunque rivelato, che essere un super criminale era una copertura sorprendentemente buona. Gli eroi non potevano semplicemente farsi i loro affari. Dovevano spiegare se stessi, dovevano rassicurarsi che tutto fosse sempre visto nella giusta luce. Per non menzionare che dovevano cooperare con le agenzie governative come lo SHIELD e l'Homeland Security, e dio solo sapeva, che la comunicazione con Nick Fury si trovava in cima alla lista dei “Da Evitare” di Tony.

Tony aveva bisogno dell'oscurità. Aveva bisogno di coprire la sua distruzione delle operazioni sotto banco delle SI con altre cose in modo che Stane non sospettasse mai che Iron Man aveva lui come specifico bersaglio. Perciò Tony fece saltare operazioni di vendita sottobanco di SI, ma mescolò la cosa con apparentemente "casuali" distruzioni, più che altro molto spionaggio industriale, si assicurava che nessuno potesse effettuare troppe connessioni.

Non era difficile; con le sue capacità di Hacker, era abbastanza facile trovare altre aziende con affari sporchi, accordi sottobanco, maltrattamento dei dipendenti e simili. Semplicemente non doveva aspettare che le autorità arrivassero alla cosa per i giusti canali prima di affrontarle. E, considerato che più della metà delle volte non veniva mai a galla che le aziende erano marce, il pubblico in generale, sembrava aver deciso che Iron Man era semplicemente un impiegato licenziato o simili con una vendetta diretta verso le grandi corporation.

Cose più folli accadevano in quei giorni a New York.

Non aveva mai davvero fatto del male a qualcuno, sebbene avesse fatto un lavoro dannatamente buono a far sembrare di averlo fatto. Prendeva sempre di mira in suoi bersagli quando erano chiusi, quando c'era il minimo numero di persone attorno. Quando c’erano delle persone le incapacitava in vari modi diversi, spesso rendendoli incoscienti con un gas innocuo filtrato attraverso i sistemi di ventilazione, muovendo i corpi a distanza di sicurezza prima di fare esplodere l'edificio.
Le bombe non erano davvero quel che preferiva, ma erano facili da fare e grandiose per il curriculum di un super criminale

Un altro buon modo di migliorare il suo curriculum era causare eccessiva distruzione quando affrontava altri super criminali. Dopo una battaglia con il Dottor Doom che aveva quasi raso al suolo tre isolati mentre si svolgeva, Tony imparò che anche se aveva evitato che Doom mettesse sotto controllo mentale mezza New York, la stampa comunque affermava che era stato uno scontro da incazzati riguardo chi fosse il più "grosso e cattivo super criminale di tutti."
Bene.
Almeno aveva vinto.

Per forse sei mesi, tutto era andato secondo il piano. Stava percorrendo con costanza la sua strada lungo la lista di Operazioni Sporche delle SI, eliminando alcuni altri affari sporchi nel frattempo, ed aveva anche fermato un paio di super criminali, fingendo di non essere felice di condividere il suo territorio. Le autorità e lo SHIELD erano sempre alle sue calcagna, Hawkeye e Vedova Nera in particolare, ma era sempre stato in grado di sconfiggerli senza troppi problemi.

Lui e Pepper avevano provato ad avere una relazione e non aveva funzionato, ma lei restava la sua migliore amica. Aveva lasciato le Stark Industries appena Stane ne aveva preso il controllo, accettando un lavoro come segretaria alla Midtown-High, dopo essersi occupata di Tony per dieci anni, aveva deciso che era un passo naturale. I Teenager, come aveva spiegato, avevano un comportamento simile, ma dopo aver trattato con Tony non c'era un moccioso al mondo che potesse turbarla.
Le si confaceva, stranamente abbastanza.

Meno di un mese dopo aver accettato il lavoro, era riuscita a tirar dentro anche Tony. Il professore di Fisica aveva lasciato la scuola inaspettatamente, e lei aveva affermato che lui aveva bisogno di un lavoro in modo da non stare da solo tutto il giorno seduto a lagnarsi. Per essere giusti, a qualcuno che non sapesse che Tony passava i suoi giorni a giocare al super criminale, poteva sembrare che non facesse altro che starsene seduto a casa. Sebbene la cosa complicasse un poco la sua doppia vita, almeno le ore erano fisse e poteva lavorare nel tempo libero. I teenager erano un mucchio di mocciosi, ma per buona parte delle giornate poteva adattarsi.

Gli altri insegnanti erano ugualmente per bene, ed era inaspettatamente bello avere amici che non erano solo interessati ai suoi soldi. Davvero - aveva amici. Pranzava con loro e Pepper ogni giorno, e Tony non aveva mai sentito un così strano senso di soddisfazione. Natalie Rushman era la bollente insegnante di Russo con cui ci aveva provato immediatamente per trovarsi ignorato, e Clark Barden era il fidanzato che poi lo aveva minacciato con una matita al riguardo. Tony aveva risposto usando una cucitrice come arma, Clark aveva detto che gli piaceva il modo di pensare di Tony, introducendosi come l'insegnante di ginnastica, e avevano iniziato immediatamente una guerra agli scherzi che durava da sempre.

Per alcuni mesi dopo di ciò, la vita di Tony si era stabilizzata in qualcosa che assomigliava un po' alla normalità; abusare verbalmente i suoi studenti al mattino, pranzo con Pepper, Natalie e Clark, usare i suoi studenti pomeridiani come soggetti da test o co-cospiratori per fare scherzi diretti a Clark, correggere i compiti a casa, commettere crimini nel buio della notte, fuggire, e ricominciare da capo.
Poi era stato ritrovato un Capsicolo.

Tony non ci aveva creduto, all'inizio. Era stato certo che lo SHIELD stesse scherzando con lui; la storia nelle notizie era che avevano "pompato" uno dei loro agenti, e Tony ci aveva creduto. Perché davvero, non c'era un modo possibile che il tipo che se ne andava in giro in calzamaglia fosse l'eroe di guerra che aveva adorato sin da bambino. Ma... aveva fatto un po' di ricerche, guardato alla scienza dietro alla cosa, e con sua sorpresa, scoperto che era in effetti una possibilità. Perciò Tony aveva deciso di scoprirlo da solo.
Ed aveva rapito Capitan America.

Guardandosi indietro, c'erano probabilmente almeno dieci diversi, e meno illegali, modi con cui avrebbe potuto accertarsi del reale status dell'uomo senza coinvolgere un rapimento, ma francamente, era un fine settimana, era annoiato, e se doveva essere etichettato come super criminale, poteva anche godersi alcuni dei benefici. Inoltre, era sempre bello rinforzare l'idea che lui fosse "malvagio", e che cosa c'era meglio di quello che rapire il ragazzo copertina dell'America?

Tony aveva un rifugio segreto, un aereo delle dimensioni di una piccola casa, fornito di pannelli retroriflettenti e assorbitori di segnale che lo rendevano invisibile, sia ad occhio nudo che anche ai più avanzati sensori aerei, ma era troppo pericoloso portare un prigioniero in quel luogo. Era Capitan America, per l'amor d'iddio, era improbabile che non riuscisse a scappare.

Perciò aveva sviluppato una sostanza paralizzante che funzionava anche sul sistema metabolico avanzato del vero Capitan America, e lo aveva portato ad un magazzino delle Hammer Industries di cui aveva intenzione di occuparsi comunque. Quando il Capitano si svegliò, Tony si era auto complimentato e aveva lanciato invettive e giocato il suo ruolo da super criminale, fingendo che tutta la faccenda fosse semplicemente fare esplodere un magazzino delle Hammer Industries senza l'interferenza di Cap, mentre cercava di comprendere se il tipo fosse quello vero o no.

"Dunque, mi racconteresti come è stato essere un Capsicolo?"
"Non la farai franca, Iron Man!" Capitan America continuò a lottare in vano, semplicemente scoccandogli un occhiataccia.
"Ti prego, tesoro, archiviamo i luoghi comuni per un minuto." Tony lo bloccò.
"Non chiamarmi così."
"Perché? Fa arrossire il tuo senso del decoro degli anni quaranta?" prese in giro Tony.
"Per l'amor di Dio," sbottò il capitano, sembrando frustrato, "Perché tutti quanti sono così convinti che nessuno facesse sesso allora? Vi abbiamo fatti noi, o sbaglio?"

Tony fu un po' colpito, ma in un buon modo. A: quella era una pratica confessione che lui era vero, perciò salve ad una vampata, totalmente fuori luogo, di adorazione dell'eroe. B: Capitan America si era praticamente lamentato del fatto che la gente pensasse che lui non faceva sesso. Dio, era così fantastico.
"Sono un bambino degli anni 70, in effetti, ma va oltre il punto. Il punto è, tesoro," Tony strascicò il vezzeggiativo solo per vedere il lieve sporgere nella mascella molto attraente di Cap, "Che sei davvero quello originale, vero?"

"Si, sono il vero Capitan America, dunque vuoi smettere di chiamarmi tesoro?"
"Che c'è, è per via delle manette? Sono molto fiero di quelle, in effetti -"
"E' perché tu sei un super criminale!"
"Davvero? Perché ho la sensazione che sia personale, Lustrini. E dopo che mi sono preso la briga di progettare delle manette speciali solo perché potessimo giocarci insieme."

"Sento la voglia di sottolineare che quando dici 'solo per giocarci insieme', tu voglia significare 'solo per quando mi hai rapito', e sono due scenari distintamente diversi."
"Capitan America ha appena fatto una battuta a doppio senso?" Tony sorrise, non che il Capitano potesse vederlo dietro alla sua maschera. "Oh, mi piaci. Posso tenerti? Davvero, assolutamente ti tengo."
"Non è questo il momento in cui mi chiedi se ho un ultima frase, e non per il mio autografo e numero di telefono?" disse seccamente il capitano.

"Se mi autografi l'armatura di Iron Man con una firma abbastanza grande che Fury possa vederla dal cielo, giuro su Dio che ti riconsegno a mano allo SHIELD da solo, immediatamente. Potrei anche mettere un bel fiocco sulla tua fronte e tutto il resto."
"Mi spiace, ma ho una regola contro il fare autografi sui super criminali." La voce del Capitano non tradiva tracce di divertimento, ma Tony colse il lieve piegarsi delle sue labbra.
"Ah, i criminali hanno tutti una pessima fortuna. Non dai neppure il tuo numero di telefono dunque, presumo?"

"Sono quasi certo che se ti dessi il mio numero di telefono in qualche modo lo trasformeresti in una bomba."
"Ovviamente no, Cappy, mi ferisci. Inoltre, sei molto più divertente in un pezzo."
"E' strano, ma io non mi diverto tanto quanto sembri fare tu. Potrebbe avere qualcosa a che fare con l'essere ammanettato e tenuto prigioniero contro la mia volontà, ma forse sono solo io."
"Oh, lo sai com'è, è solo così difficile incontrare persone al giorno d'oggi. E francamente, mio caro, la tuta attillata ti sta davvero bene.

"Mi spiace, 'tesoro'." era sarcastico e accompagnato da un alzare gli occhi al cielo, ma Tony lo trovava ancora indubbiamente fantastico che Capitan America lo avesse appena chiamato tesoro. "Ma sfortunatamente, non ho la stessa sensazione riguardo te nella tua armatura da uomo di latta."
"Un 'armatura da uomo di latta', dice," Tony sbuffò, "Questa 'armatura da uomo di latta' è una moderna meraviglia, che sarà una pietra miliare della tecnologia per secoli e i dettagli della quale, farebbero esplodere la tua piccola mente, ma considerato che tu sei probabilmente uno di quei vecchietti che chiamano il telefono cellulare 'uno di quei moderni aggeggi', mi degno di perdonarti."

Il capitano arrossì, solo un cenno di rossore visibile solo all'occhio osservatore di Tony.
"Omioddio, lo hai davvero fatto."
"Una volta!" protestò il Capitano, poi dopo un attimo di silenzio, "E l'ho chiamato Coso, non aggeggio."
Tony non riuscì ad evitare la risata a crepapelle, quasi piegato in due nello sforzo di trattenersi. Quando riuscì a prendere fiato, agitò un dito verso il Capitano.
"Oh sì, io e te avremo tonnellate di divertimento, Cap."
"Sai che ti dico." il Capitano gli lanciò un sorriso. "Rinuncia alla malvagità per sempre e verrò a trovarti in galera."

"Mi spiace tesoro, ma ho dei piani." rise Tony. "E in qualche modo dipendono dal fatto che io non sia dietro le sbarre per il prossimo futuro."
"Che peccato," il Capitano appena piegò la testa in una specie di segnale, "Temo tu debba annullare."
Fu a quel punto che Hawkeye e Vedova Nera, due dei più irritanti e talentuosi agenti dello SHIELD, riuscirono a entrare nel palazzo, liberando il Capitano "appena in tempo" come Tony aveva pianificato, ed ebbero una rapida schermaglia che finì con il magazzino esploso e la fuga di Iron Man. Fu tutto molto teatrale super criminalesco et voilà, e Tony era stato piuttosto fiero di se.

E se avesse iniziato a rapire Capitan America più spesso che c'era?
Quando Phil Coulson si mostrò alla soglia dell'appartamento di Steve Rogers, a malapena resistette alla necessità di sobbalzare.
A Steve piaceva Phil, davvero. Davvero, davvero. Poteva però essere un po'... pesante, a volte. Come Clint lo aveva definito, l'uomo aveva una specie di "cotta da fan" per lui. Steve aveva già autografato ognuna delle sue figurine e una manciata di altri aggeggi. Era un pochino sciocco, davvero, specialmente quando vicino a chiunque altro l'uomo non era altro che un professionista serissimo.
"Abbiamo una nuova assegnazione per te."
"Mi togliete dal caso Iron Man?" intervenne rapidamente Steve, "E' per via del fatto che mi ha rapito di nuovo? Sai che se mi togliete da questo caso mi rapirà comunque da casa e torneremo da capo-"

Di tutte le cose nuove che aveva scoperto dopo essersi svegliato nel futuro, Iron Man era di gran lunga la più intrigante. No, non intrigante, Steve aggiustò mentalmente il tiro, frettolosamente, intrigante lo faceva sembrare come fossero amici. Iron Man era solo... strano. Un rompi coglioni, davvero. Avrebbe dovuto rapidamente odiare l'uomo dietro alla maschera, non volere altro che portarlo in galera - ed era così, davvero. Avrebbe amato farlo, e dapprima era stato solo ossessionato dalla cattura di Iron Man e la sua incarcerazione.
Ma, bene. Da qualche parte lungo la strada, le cose erano diventate... complicate.

Voleva ancora che Iron Man affrontasse la giustizia. Ovviamente voleva, ma diventava sempre più difficile ricordare a se stesso che l'uomo dietro alla maschera era davvero un criminale, non qualcosa di più vicino ad uno sparring partner che recitava un ruolo. Di certo, Iron Man lo rapiva dannatamente in modo costante, ma non sembrava... malvagio. Iron Man non gli faceva mai del male per davvero, ne emozionalmente ne lo torturava fisicamente, semplicemente scherzava e lanciava battute e, e... gigioneggiava.

Dio, se da principio era stato strano. Lo era ancora, se vi pensava un poco, perciò cercava solo di non pensarci per nulla se poteva evitarlo. Non lo aveva detto a Nick, e di certo non intendeva farlo. Iron Man era stato la priorità numero uno dello SHIELD prima che Steve avesse mai posto piede fuori dal ghiaccio; Steve non pensava che Nick avrebbe preso bene l'idea che Iron Man lo rapisse così spesso per corteggiarlo.
Probabilmente non avrebbe neppure gradito il fatto, per Dio solo sapeva quale ragione, che Steve non riusciva ad evitare di stare al gioco.

Ma.
Quella era un’altra cosa a cui Steve cercava di non pensare, per nulla, mai.
Iron Man era indiscutibilmente al di là della frustrazione. Quel che era peggio, Steve si trovava a chiedersi ultimamente se vi fosse forse un modo di riuscire a redimere l'uomo in qualche modo. Ci dovevano essere ragioni per cui lui era quel che era, giusto? Se Steve poteva comprenderle e potenzialmente smascherare le sue ragioni per essere malvagio, bene... forse avrebbe potuto essere convinto a congiungersi alle forze del bene.

Anche Schmidt, il più folle uomo che Steve avesse mai incontrato, aveva le sue ragioni per essere quello che era. Erano inadeguate ed indubbiamente folli, ma erano ragioni. Iron Man non aveva mai suggerito le sue ragioni, e quella era la domanda che infastidiva Steve più di qualsiasi altra cosa.

Se avesse saputo perché Iron Man faceva tutto questo, sarebbe stato anche più facile semplicemente fare il suo lavoro. Se Iron Man fosse stato solo un lunatico con un manifesto, sarebbe stato molto più facile ignorare il suo corteggiare, lottare contro di lui onestamente, per tirarselo via dalla testa. Steve era sempre stato un uomo che voleva tutte le informazioni prima di prendere una decisione, e sebbene Iron Man fosse chiaramente a suo agio con la sua etichetta da super criminale, Steve ancora voleva esaminarlo ulteriormente per il come ed il perché fosse divenuto tale e come questo potesse. Potesse, essere cambiato.

"Si, sembra piuttosto affascinato da te." le labbra di Phil si assottigliarono, interrompendo i pensieri di Steve. "No, non ti togliamo dal caso Iron Man. Ti assegniamo una copertura."
"Copertura?"
"Ovviamente, Steve Robinson." Phil fece un sogghigno sghembo, dando a Steve una cartella che aveva in mano. "Sei stato in questo secolo per sei mesi, è tempo che tu inizi ad abituarti agli aspetti più normali del ventunesimo secolo."

"Si suppone che io sia... un insegnante di educazione artistica?" Steve sfogliò le pagine fornite. Steve Robinson. Istruito in casa dagli Amish. Chiamato alle armi. Terminato il suo servizio, aveva accettato una offerta di lavoro come insegnante di Educazione Artistica in una scuola superiore. "Il preside non saprà di non avermi offerto il lavoro?"
"Pensa che lo abbia offerto a te il suo vice." Phil fece un gesto alla cartella. "E io l'ho appena fatto."
"Tu sei... cosa?" Steve guardò in su dalla cartella per aggrottarsi curioso.

"Pensi che manderemmo Capitan America in una scuola superiore senza aver fatto un indagine?" Phil fece un lieve grugnito, "Clint, Natasha ed io abbiamo fatto ricognizione dall'inizio dell'anno, e rimarremo per il resto dell'anno ad aiutarti ad aggiustarti e fornire supporto, se necessario."
"Avete permesso a Clint di stare nella stessa stanza con dei ragazzini?" Sbottò Steve. Poteva sentire le punte dei suoi orecchi divenire rosse di imbarazzo; non voleva dirlo ad alta voce.
Fortunatamente, Phil non si offese, solo rise un poco.

"Ho detto lo stesso anche io da principio," ammise, "Ma stranamente, lo adorano. Non mette in punizione, solo li fa correre giri di pista, e di solito li corre con loro. Non sono sicuro perché lo renda più sopportabile, ma loro apprezzano la giustizia della cosa, sembra."
"Lascia a Clint modo di formare un patto di giustizia con un gruppo di ragazzini," rise Steve.
"E' certamente qualcosa," annuì Phil, "Qualcosa che vedrai da te brillantemente la mattina di Lunedì, signor Robinson."

Clint Barton amava il suo lavoro.
Poteva sparare ai cattivi e salvare vite. Lavorava con il suo eroe di ragazzino e la sua migliore amica. In più, era arrivato al punto nella sua carriera dove poteva stuzzicare il suo gestore senza che gli sparasse. Bene, non gli sparasse molto.
Davvero, cosa poteva volere di più?

Almeno, quello era ciò che ricordava a se stesso quando una spitball colpì il retro della sua testa. Era il primo giorno del semestre di primavera, il che significava che questi nuovi cazzoni non lo conoscevano ancora.
"Va bene, sputacchione, sono quindici giri."
Silenzio. Nessuna sorpresa. Al riguardo.

"Oh, questo è carino. Pensate che io non sappia chi lo ha fatto? Buono sforzo, davvero, ma tre errori. Uno, hai dei pezzetti di carta nascosti fra le gambe - si, posso vederli - due, sei il solo che sta ravanando nello zaino, probabilmente cercando di nascondere la cannuccia. Tre, la tua faccia da poker fa assolutamente schifo. Renner vero? Piantala di sghignazzare e vai a fare i giri."
Lui aveva anche, ovviamente, potuto calcolare l'angolo a cui la spitball lo aveva colpito e triangolare chi lo avesse colpito, ma quello sarebbe stato dare un po' troppe informazioni ai piccoli delinquenti.
Si supponeva fosse sotto copertura, dopo tutto.

"Quindici giri?" Jeremy Renner spalancò la bocca indignato. Clint poteva già dire che il ragazzino aveva una boccaccia. "Quello è... cazzo, sono quasi due miglia!"
"Tre e tre quarti, in effetti, ma buon tentativo."
"Ma è folle, nessuno può farli in dieci minuti!"
Avevano solo dieci minuti fino alla fine della lezione, ma Clint era sicuro che chiunque fosse l'insegnante successivo di Renner, sarebbe stato più che felice di lasciare che il ragazzino scaricasse parte di quella energia dirompente prima di andare in classe.

"Sicuro che puoi, non essere un tale disfattista." Clint semplicemente sparò indietro la spitball con le dita al ragazzino con mira perfetta.
"Scommetto che tu non puoi!"
Andiamo, i ragazzini in quei giorni erano dei tali inconsapevoli piccoli stronzetti.
"Penso di potercela fare. Te l'ho detto prima: qualsiasi cosa io vi faccia fare, siete i benvenuti a farla fare a me."
"Seriamente?"
"Seriamente. Ora andiamo, hop, hop, quei giri non si faranno da soli."

Clint lasciò che il resto dei ragazzini tornasse a giocare a tennis mentre passava velocemente Renner. Personalmente, attendeva con impazienza il pranzo; Steve era arrivato alla facoltà quella mattina, il che significava un altro semestre fino alla fine di questo straziante affare sotto copertura.
Bene, va bene, forse non gli importava così tanto.

A dire il vero, i piccoli stronzetti avevano iniziato in qualche modo a piacergli. Inoltre, si era fatto degli amici. Sicuro, esattamente, amici, plurale, perciò ciucciatelo, Phil. Amici veri, inoltre, non amicizie sotto copertura dove fingeva che gli piacessero per mantenere la copertura mentre mentalmente si sarebbe soffocato con un cucchiaio. E sicuro, c'erano un paio di quelli anche al campus, ma in effetti gli piacevano davvero Tony e Pepper.

Era stato in effetti un po' strano scoprire che avrebbe lavorato con Tony Stark, ex-miliardario playboy divenuto un solitario insegnante di scuola superiore. Si era aspettato che il tipo fosse introverso e sfuggente come i media lo avevano dipinto essere, ma nei mesi in cui Clint lo aveva conosciuto, era sembrato altrettanto vivace quanto Clint ricordava che fosse prima di tutta la faccenda dei terroristi. Tony era grande, davvero, arguto e divertente per passare il tempo e fantastico per fare guerre a colpi di scherzi.

Pepper era fantastica ugualmente, la migliore a schiaffeggiare buon senso in Tony quando diveniva irriverente e nervoso e minacciava di scappare alla sua casa di Malibu con le conigliette di playboy se un altro degli stronzetti faceva l'insolente con lui. Lei era il Phil di Tony, perciò praticamente era fantastica.
La campana suonò, e Clint lasciò andare i ragazzini a cambiarsi mentre correva all'indietro accanto a Renner senza sforzo. Quello sicuramente non avrebbe più sparato spitball a lui in futuro.

Trenta e più paia d'occhi lo fissavano.
"Cosa? Ho solo chiesto una basica definizione, non dovete snocciolare un equazione o altro."
Nessuno alzò una mano.
"Meccanica quantistica. Nessuno."
Silenzio.
"Che cazzo ci fate voi idioti in questa classe?"

"Con tutto il rispetto..." uno dei ragazzini aveva la mano mezza alzata in modo indeciso e cauto. "Può davvero dire, quelle cose?"
"Cosa? Cazzo? Sei un maschio di diciassette anni in una scuola pubblica e mi dici che non hai mai sentito una parolaccia?"
"L'ho fatto, io solo volevo dire -"
"Cosa, che gli anziani non imprecano?"
"No, non, voglio dire, non la chiamerei anziano, io solo -"

"Rilassati, ragazzino, sembra che ti stia per venire un attacco di cuore. Sicuro, posso dire cazzo, e anche tu; lezione numero uno, non me ne frega una sega del vostro linguaggio, mi importa se qualcuno in questa classe mi possa dire i quattro principi di base della fisica."
Un altro lungo, silenzioso momento. Era solo lui, o questi ragazzini erano più stupidi del precedente gruppo?
"Questa è la classe introduttiva, giusto?" Uno di loro chiese.

"Sono piuttosto certo." Tony fece spallucce facilmente, poggiandosi contro la sua scrivania e bevendo metà del suo caffè. Dio, cinque minuti e voleva già suicidarsi. "A meno che io non sia nell'aula sbagliata, il che è interamente possibile. O lo siate voi, che è altrettanto possibile, anche se meno probabile. Nessuno vuole spiegarmi come qualcosa può essere ugualmente possibile ma non egualmente probabile? Nessuno? Seriamente, un credito extra, subito, pronto da afferrare. Nessuno?"
Silenzio.
Quello sarebbe stato un lungo semestre.

"Iniziamo con qualcosa di più semplice per i vostri atrofici, cervelli ancora focalizzati sulle vacanze così che possiate capire." Tony sospirò. "Mi chiamo Tony Stark. Chiamatemi Tony, chiamatemi Stark, diavolo chiamatemi Dottor Stark, ho una quantità di dottorati, solo state lontani dal Signor Stark. Si sono lo stesso Tony Stark che era il proprietario delle Stark Industries, no, non aggiornerò il vostro cellulare."
Quello ottenne una risatina; bene. Forse quel gruppo aveva solo bisogno di sciogliersi un poco.

"Questa è l'Introduzione a Fisica. Abbiamo molto terreno da coprire e io non vado 'lento' molto bene, perciò se iniziate a restare indietro, me lo dite, io vi faccio ripetizioni, o trovo uno studente che vi affianchi, e ce la facciamo. La classe è veloce, ma se volete imparare questa roba, non sarete lasciati indietro." Tony fece spallucce. "Al contrario, se non volete essere qui? Fateci un favore e andatevene. Seriamente. Cambiate classe, non è difficile. Sono troppo vecchio per trattare con delinquenti giovanili."
"Delinquenti? Che sorta di studenti frequentano esattamente?"
Tony si girò, pronto a mordere l'intruso per averlo sorpreso, solo per inghiottirsi immediatamente la lingua.
Dannazione.

Era nuovo. Non c'era altra spiegazione; non c'era modo che Tony fosse passato accanto a quest'uomo in precedenza e non lo avesse notato. Era alto e con una specie di bellezza molto classica, un taglio pulito nei capelli biondi, con una mascella cesellata su cui Tony avrebbe potuto scrivere sonetti. Se avesse saputo che cosa fosse un sonetto. Qualche tipo di poesia, giusto? Chissenefregava, c'erano ragioni per cui non era un insegnante di Lettere.

L'uomo aveva un mezzo sorriso sul viso, chiaramente divertito dallo sproloquio introduttivo di Tony, e Tony si chiese da quanto fosse in piedi li.
"Non volevo interrompere." L'uomo fece un altro passo nell'aula di Tony, stendendo una mano. "Steve Ro-Robinson, nuovo insegnante di educazione artistica."
Un balbettare non avrebbe dovuto essere così adorabile. Tony gli strinse la mano; era bella, solida e calda.
"Tony Stark. Fisica."

"Piacere di incontrarti. Ho solo portato qui uno dei suoi studenti." Oh, guarda, c'era un ragazzino con lui. Tony era troppo impegnato ad essere accecato dalla generale aura di Steve-itudine per averlo notato. "Sembra che abbia avuto qualche difficoltà a trovare la sua classe."
La scuola era assurdamente semplice da navigare. C'era un cortile erboso in mezzo, palazzi che lo circondavano, una palestra da un lato, una biblioteca dall'altro, e delle cose mobili allineate sul retro. "Perso", il suo didietro. Tony sollevò un dubbioso sopracciglio al ragazzino, un ossuto piccolino con capelli scuri arruffati e una specie di espressione incazzata.

"Non mi ero perso -"
"Volevi andare nella classe sbagliata?" Grugnì Tony.
"No, stavo saltando una classe." Il ragazzino grugnì di rimando. "Ma va."
"Non essere irrispettoso." Steve diede al ragazzino uno sguardo severo, poi si girò di nuovo verso Tony con un lieve sospiro. "Questo è Robert Downey. L'ho scoperto arrampicarsi sul recinto accanto alla mia finestra, e il suo orario dice che si suppone sia qui."

"Grande. Un altro giovane delinquente." Tony alzò gli occhi al cielo e puntò un pollice verso una sedia vuota. "Tutta tua, ragazzino."
"Chissene."
Carattere amabile, quello.
"Grazie per la consegna, Robinson." Tony gli fece un mezzo saluto. "Lo tolgo dalle tue mani. Non mi dire che hai lasciato la tua classe...?"

Era un errore dei neo arrivati che Tony aveva imparato nel modo peggiore; i teenager non dovevano essere lasciati soli.
"Oh, ah, no." rise Steve. "Sono stato avvisato. Ho una prima ora per la preparazione."
"Capito. Bene, ehi, se ti serve qualsiasi cosa, fammi sapere. Io sarò qui, lamentandomi dei fallimenti del sistema di educazione pubblico visto che i ragazzini in questi giorni non sanno neppure che cos'è la fisica dei quanti."

"E' la descrizione matematica del comportamento di particelle e onde, vero? Direi che è un po' oltre le scuole superiori."
Tony venne momentaneamente lasciato a bocca aperta.
"Quello era quello che stavo dicendo io," uno dei ragazzini borbottò.
"Silenzio, gli insegnanti stanno parlando." Tony fece un cenno con la mano al ragazzino senza girarsi. "Che cosa insegna di nuovo?"

"Educazione artistica. Io solo -" Steve arrossì un poco, spostando una ciocca di capelli biondi indietro a posto in qualche modo nervoso. "Ho fatto qualche lettura, recentemente. Ti lascio tornare alla tua classe, sono venuto solo a consegnare Robert -"
"Giusto, giusto, vai, ah, preparare e quel che è. Ci vediamo in giro, Robinson."
"Steve."
"Cosa?"
"Steve va bene."
Un sorriso come quello poteva uccidere un uomo.
"Va bene. Ci vediamo in giro, Steve."