Actions

Work Header

La mia creatura magica

Summary:

Dopo un violento nubifagio, la nave di Saga naufraga vicino ad un'isola deserta...almeno apparentemente.
Una storia "zuccherosa" che partecipa all'evento Mermay 2024 della pagina Facebook "Es de fanfic".

Work Text:

Saga accarezzò il viso pallido, godendo della morbidezza che la pelle vellutata avrebbe potuto dargli ancora solo per pochi istanti.

- Devo andare Mu... - solo Atena sapeva quanto dolore gli arrecassero le sue parole, e, quando vide una lacrima solcare il bellissimo volto di fronte a sé, si sentì morire. Il suo cuore sarebbe rimasto lì, con lui, su quell’isola estranea al suo mondo. Di questo era certo.

Mai, in vita sua, avrebbe voluto vedere il dispiacere scendere da quegli occhi... così grandi, così belli. Verdi... come il mare che lambiva gli scogli sopra ai quali si stavano salutando. Per l’ultima volta.

- Il nostro tempo nel vostro regno è finito - vide Mu abbassare gli occhi - Qualche altra ora e l’incantesimo di tuo padre svanirà, e se dovesse coglierci impreparati moriremo tutti... non mi importa di me, ma non posso condannare tutto il mio equipaggio - spiegò Saga con grande dispiacere, vedendo Mu annuire. Triste, ma consapevole.

****

Un mese prima

La burrasca non aveva dato un minimo di tregua per diverse ore e, a causa del forte maltempo, la nave capitanata da Saga era naufragata nei pressi di un’isola in mare aperto. A dire il vero, quel lembo di terra non era neanche segnato sulle mappe che guidavano il viaggio di Saga e del suo equipaggio, ma dovettero riconoscere che fu provvidenziale. La spiaggia li aveva salvati, impedendo loro di morire.

Tuttavia, al di là della terra ferma sulla quale approdare, l’isola non aveva molto da offrire ai suoi malcapitati ospiti, e, dopo qualche giorno di perlustrazione, la situazione iniziò a diventare molto pesante. Soprattutto perché avevano perso i loro rifornimenti nel naufragio, e l’assenza di acqua e cibo cominciò a generare risse e allucinazioni, non promettendo nulla di buono per il tempo che gli si prospettava davanti.

E proprio mentre Saga stava per arrendersi, mandando al diavolo tutto e tutti nell’attesa di una morte, se non dolce, almeno salvifica, le cose presero una strana piega...

I raggi lo colpirono nel momento in cui il sole salì all’orizzonte, attraversando le sue lunghe ciglia e destandolo dal sogno in cui era dolcemente immerso. Nella sua fantasia due braccia lo stringevano amorevolmente, riscaldando le sue membra intirizzite dall’aria notturna e prosciugate dalla salsedine... e Saga si crogiolava in quella sensazione, beandosi del calore che stava riportando in vita il suo corpo e la sua mente.

Quando aprì gli occhi, sbatté le palpebre diverse volte per ciò che gli si parò innanzi in modo del tutto inatteso. Cibo... in grande quantità per sfamare tutti loro, e acqua... acqua da poter bere. Per diversi istanti rimase fermo, mettendo in movimento solo il suo cervello alla ricerca di una spiegazione razionale per quello che stava vedendo. Si guardò intorno, ma non vide nulla, ed era certo che per migliaia di chilometri intorno a loro non ci fosse nulla.

Quando anche gli uomini dell’equipaggio si accorsero di quello era accaduto, si fecero decisamente meno problemi, buttandosi sui rifornimenti senza porsi domande, e soprattutto come se non ci fosse un domani. Del quale, effettivamente, avevano perso le speranze quasi del tutto.

E così andò per diversi giorni. Si addormentavano senza speranze né prospettive, per poi svegliarsi trovando ciò che era loro necessario per sopravvivere alla giornata, ignorando se ce ne sarebbe stata un’altra.

Determinato a rimanere ancorato alla realtà per non impazzire, Saga non liquidò gli avvenimenti come un miracolo da subire passivamente, per quanto indispensabili alla loro sopravvivenza fossero. I viveri e le bevande non potevano arrivare dal nulla, né tantomeno piovere dal cielo, dunque... l’unica via rimasta era il mare. E questo era certo. Ma come? E soprattutto da chi?

Quando il pensiero divenne impellente, Saga fece l’unica cosa che potesse aiutarlo a capire. Una notte rimase sveglio, nascondendosi dietro ad uno degli alberi che circondavano la spiaggia, in attesa che accadesse la “magia” che permetteva loro di vivere. Era arrivato il momento di sapere, essere all’oscuro e non sapere se ci sarebbe stato un domani lo stava facendo impazzire.

Passata una certa ora, era sempre più difficile tenere gli occhi aperti, soprattutto perché il caldo dell’isola metteva a dura prova la resistenza di tutti loro, ma si sforzò di rimanere sveglio, e, ogni volta che si appisolava, la corteccia dell’albero che sbatteva contro la sua testa si preoccupava di ricordargli perché si trovasse lì. Andò avanti così per un bel po', i suoi compagni erano profondamente persi tra le braccia di Morfeo, finché un leggero rumore attirò la sua attenzione, rimuovendo ogni traccia di sonno e rendendolo vigile come un felino, nascondendo silenziosamente la sua presenza e osservando cosa sarebbe accaduto.

E fu allora che la vide. Bellissima.

Aveva sentito parlare delle sirene nelle fiabe ed in qualche vecchio libro di lettura, ma non avrebbe mai immaginato che quelle storie che avevano alimentato la sua fantasia da bambino fossero vere. Eppure... davanti ai suoi occhi era appena emersa la creatura più bella che avesse mai visto.

Il suo corpo sinuoso, la lunga chioma che copriva fino ai fianchi quella pelle che pareva iridescente al chiaro di luna, e poi il suo viso... ah dannazione! Era il viso più bello e dolce che Saga avesse mai visto, e ovviamente di bei volti ne aveva visti molti...

La vide uscire dall’acqua con movimenti rapidi e languidi, portando con sé tutte le vettovaglie che lui ed il suo equipaggio trovavano ogni mattina al risveglio, anche se... nonostante si desse da fare per sbrigarsi il prima possibile, per un momento la vide guardarsi attorno smarrita, come se cercasse qualcuno...

Non starà cercando me? Saga rimase meravigliato del suo stesso pensiero. Possibile che quella creatura avesse notato la sua assenza? Ma allora, se così fosse, era possibile che quelle braccia che lo cullavano ogni notte nei suoi sogni fossero reali?

Senza riflettere, né pensare se il suo gesto fosse giusto o sconsiderato, Saga uscì dal nascondiglio. Si avvicinò alla riva con cautela per non spaventare quella splendida creatura, che, in effetti, quando vide l’uomo farsi sempre più vicino, indietreggiò leggermente, ma senza rituffarsi in mare.

- No, per favore! - Saga bisbigliò per non svegliare i suoi compagni, sapendo che, se fosse accaduto, la sirena sarebbe scappata - Non voglio farti del male, per favore non scappare... - disse tenendo le mani avanti per mostrare che non poteva nuocerle.

Ed in effetti la sirena non si mosse. Come se avesse compreso ciò che quell’uomo stava dicendo, rimase ferma, guardandolo con i suoi grandi occhi verdi in attesa di capire che intenzioni avesse. E quando Saga si avvicinò ancora di più poté vederli meglio, rimanendo sorpreso per quanto fossero belli...

- Puoi capire quello che dico? - disse non appena ritrovò la voce, fissando lo sguardo in quelle iridi meravigliose - Davvero? - vide la sirena annuire, sorridendo leggermente, mentre il viso assumeva un colorito roseo che gonfiò il petto di Saga.

Stava per aggiungere qualcosa, quando la sua bocca, aperta di qualche millimetro, si spalancò lasciandolo sconvolto e con gli occhi sgranati.

Con un movimento tremendamente aggraziato, la sirena spostò la sua lunga chioma lilla, portandola in alto per lasciarla cadere oltre le spalle, lasciando il petto scoperto. Sorprendendo l’uomo che aveva di fronte.

È un maschio...

Per diversi istanti Saga evitò persino di respirare.

Possibile che non se ne fosse accorto subito? Possibile che avesse scambiato un uomo per una donna? O meglio, una sirena uomo per una sirena donna? Possibile che... ah, al diavolo! Che importava? Sapeva solo che non aveva mai avuto così tanta voglia di toccare qualcuno come quella sirena... di abbracciarlo, accarezzarlo, guardarlo. Lo conosceva solo da pochi istanti, ma, per qualche strana ragione, sapeva di aver bisogno di quella creatura nella sua vita.

- Io mi chiamo Saga... qual è il tuo nome? - domandò avvicinandosi, accovacciandosi di fronte a lui e sollevandogli dolcemente il mento con un dito per guardarlo negli occhi. Che meraviglia...

In quel momento si rese conto che, pur capendolo, la sirena non poteva parlare, o, più plausibilmente, poteva parlare, ma con suoni che lui non poteva intendere. E la sirena confermò i suoi pensieri, facendosi comprendere con i movimenti eleganti delle sue mani e del suo corpo, spiegandogli di essere in grado di comprendere tutte le lingue degli umani, pur non potendosi esprimere in nessuna di esse.

Mu... furono le lettere che le sue labbra sillabarono. Rivelando la misteriosa identità della sirena ed ipnotizzando Saga con il loro movimento tremendamente sensuale.

Avrebbe potuto definirlo amore a prima vista? Sì, su questo non c’era alcun dubbio.

Da quel momento in poi, la vita di tutto l’equipaggio prese una piega inaspettata.

Il regno sottomarino di Mu si svelò agli stranieri, accogliendoli nei loro abissi grazie ad un incantesimo che Shion, il padre di Mu nonché la sirena che governava quel tratto di mare, fece loro permettendogli una vita anfibia. Una vita della quale quegli uomini non avrebbero mai ringraziato abbastanza Atena, la dea che li guidava, perché permise loro di vivere in un’altra dimensione, carica di fascino e di splendide creature, che li allontanò momentaneamente dalla loro vita fatta di viaggi e di pericoli quotidiani per difendere la loro terra.

Tuttavia, l’incantesimo di Shion aveva una durata limitata nel tempo, oltre al fatto che loro stessi non potevano rimanere lontani dalla loro patria per molto tempo, affinché non venisse presa di mira dai loro nemici.

Le sirene li avevano aiutati a rimettere in sesto la nave, rendendola ancora più forte e resistente, e, a malincuore, tutti sapevano che il loro tempo in quel regno stava terminando, richiamati dal dovere verso la loro terra e la loro dea.

****
- Non appena mi sarà possibile tornerò da te Mu... ti ritroverò, dovessi vagare per il mare tutta l’eternità - disse Saga asciugando con i pollici le lacrime che scendevano da quel volto che aveva amato sin dal primo momento.

Mu annuì. Sapeva che Saga ne era capace, e si fidava delle sue parole, ma in cuor suo aveva già deciso cosa fare. E non sarebbe tornato indietro.

Sporgendosi verso Saga avvicinò il volto a quello del greco, fino a quando le loro labbra si trovarono a pochi millimetri di distanza.

Per quanto lo avesse desiderato sin dal primo momento in cui lo aveva visto emergere dall’acqua, Saga, nel mese che aveva trascorso nel regno delle sirene, non aveva osato mettere un dito addosso a Mu, limitandosi a contemplarlo e a ricambiare gli abbracci che la sirena gli dava. La realtà era che aveva paura di spaventarlo, e che, se fosse successo, Mu si sarebbe allontanato da lui. Con sua disperazione.

Preferiva di gran lunga stargli accanto che saperlo lontano e intimorito da lui. Anche se questo avesse significato reprimere i suoi normali slanci.

Ma ora, trovare quel volto incantevole così vicino al suo, tanto vicino da sentire il suo respiro sulla pelle, mise fine ad ogni ragionamento logico e di buonsenso.

Dandogli tutto il tempo per potersi ritrarre, se avesse voluto, Saga accarezzò le labbra di Mu con la punta delle dita, soffermandosi a lungo prima di farle scivolare sulle guance, incorniciare il suo viso, e prendere finalmente quella bocca che lo stava facendo impazzire.

Con lentezza esagerata, e necessaria, assaggiò la pelle delicata godendo della sua morbidezza, della sua pienezza. Proprio come aveva sempre fantasticato, anzi... meglio. Le labbra di Mu erano dolci, carnose, come un frutto nel pieno della sua maturazione, e Saga non poteva fare altro che appagare i suoi sensi con quel dono della natura. Con discrezione chiese un permesso che gli venne concesso subito, lasciando la sua lingua libera di scivolare nella cavità umida di Mu e, mentre sentiva i suoi stessi sensi svegliarsi con prepotenza, esplorò quella bocca meravigliosa con fame via via crescente, come se da questo dipendesse la sua vita.

- Ti amo Mu - disse Saga quando, senza alcuna fretta, si separò da Mu guardandolo negli occhi - Non lo so cosa mi hai fatto, ma ti amo da impazzire -.

Mu sorrise. Con i suoi gesti ipnotici fece capire che provava la stessa cosa e, quando mise la mano dell’uomo sul petto permettendogli di sentire il suo battito accelerato, Saga sentì che nulla avrebbe mai potuto spezzare quel legame...

****
- Cosa c’è? - domandò Aiolos, guardando Saga che, angosciato, fissava un punto sugli scogli.

La nave era salpata da qualche minuto e, dal momento in cui aveva abbandonato la riva, Saga aveva cercato la splendida figura di Mu ovunque. Non trovandola da nessuna parte, e sentendo la disperazione salire. Attirando così l’attenzione di uno dei suoi compagni.

Mi ha già dimenticato?

Si dette mentalmente uno schiaffo. Era certo che Mu non lo avrebbe mai dimenticato, così come sarebbe stato impossibile per lui farlo.

- Non lo vedo... - la voce di Saga tradì la sua disperazione, ignorando che l’amico fosse nella sua stessa situazione.

- Neanch’io vedo il mio Shura... -.

Saga si voltò verso Aiolos, notando solo in quel momento come il suo dispiacere fosse simile a quello che stava provando.

- Ti chiedo scusa - disse Saga con aria contrita - ma... pensi che sia accaduto qualcosa? Perché non c’è nessuno sulla riva, né sugli scogli? -.

Aiolos scrollò le spalle, a indicare che ne sapeva meno di lui.

- Vado nella mia stanza, ci vediamo domattina Saga - furono le laconiche parole di Aiolos prima di allontanarsi e scendere in cabina.

Saga non rispose, limitandosi ad annuire e ad imitare l’amico. Ormai non c’era nulla che potessero fare, erano partiti, e non sarebbero potuti tornare indietro neanche se avessero voluto. L’isola delle sirene, infatti, era già magicamente scomparsa dalla loro vista, nello stesso modo in cui, all’improvviso, si era manifestata un mese prima.

Saga aprì la porta di legno della sua cabina e, prima ancora di accendere il lume per fare un po' di luce, si appoggiò contro di essa scivolando in basso.

- Dove sei amore mio? Mu... luce dei miei occhi... non puoi essere stato solo un sogno... - parlò tra sé disperato sentendo le lacrime percorrere il suo viso.

- No, infatti sono qui -.

In una frazione di secondo Saga accese la lampada ad olio, e, nel momento in cui la luce illuminò debolmente la stanza, sentì il cuore arrivargli in gola.

Davanti a lui, nudo come se fosse appena venuto al mondo e coperto solo dalla sua chioma lilla, Mu lo guardava sorridendo. Quel sorriso che Saga adorava, ed infatti non perse altro tempo prima di raggiungerlo e stringerlo come se avesse paura di vederlo svanire da un momento all’altro.

- Sei tu... sei davvero tu? - meravigliato, vide Mu annuire - Ma come è possibile... aspetta... tu puoi parlare? - domandò ricordando di aver sentito la sua voce.

- Sì, ora posso parlare - disse Mu, sorridendo nel vedere come Saga sembrasse ipnotizzato. E lo era, pensando che la voce di Mu fosse la musica più dolce e sensuale che avesse mai ascoltato.

- E non solo - continuò - come vedi, ora non sono più una sirena - disse scostandosi leggermente da Saga e accarezzando la sua figura.

Non rendendosi ancora pienamente conto dell’effetto che i suoi movimenti e la vista del suo corpo nudo avessero sul greco.

- Per favore... - Saga lo pregò con gli occhi - non fare così... - e prima che potesse commettere qualche sciocchezza o qualcosa di avventato, si affrettò a coprirlo con la vestaglia che teneva accanto al letto - Dimmi, come è possibile tutto questo? - domandò nel tentativo di riprendersi.

- Questo è quello che succede alle sirene quando si innamorano - disse Mu con la sua voce melodiosa - quando decidono di unire la propria vita a quella di qualcun altro, suggellando la promessa con un bacio, prendono la stessa forma della persona amata -.

- Dunque mi ami... - Saga accarezzò il viso di Mu sentendo un calore intenso salirgli al petto - mai come ti amo io - disse prima di riprendere le sue labbra in un bacio che iniziò lento, per poi salire di livello...

****
Saga era consapevole di non poter nascondere la presenza di Mu al resto dell’equipaggio, ma, quando uscì dalla porta della cabina alla ricerca dei suoi compagni per metterli al corrente di quello che stava accadendo, li trovò tutti già fuori dalle loro stanze, anch’essi abbracciati alle sirene che avevano conosciuto in quel mese, e di cui si erano innamorati.

Deathmask stringeva a sé un giovane dai lunghi boccoli azzurri, colui che era stato la sirena Aphrodite... Aiolia accarezzava il viso di Shaka... Kanon ammirava il ragazzo accanto a sé, Sorrento.

Per un attimo i gemelli si scambiarono uno sguardo sorpreso. Evidentemente la passione per le chiome lilla era un tratto di famiglia...

- Dunque non sono l’unico - furono le laconiche parole di Saga rivolgendosi ai suoi compagni, che sorrisero.

- Non avrei potuto più vivere senza il mio Shaka - disse Aiolia cingendo la vita del giovane accanto a lui - avrei preferito morire negli abissi piuttosto che vagare la vita intera senza di lui, e come puoi vedere, nessuno di noi avrebbe mai potuto rinunciare alla sua sirena - aggiunse indicando i presenti - Deathmask ha portato via Aphrodite prima ancora della sua trasformazione, e così ho fatto con Shaka, mentre Aiolos... Aiolos? - si guardò intorno e, non vedendolo, si avvicinò alla porta della sua stanza.

- Pessima idea - la voce profonda di Deathmask fermò Aiolia con la mano sulla maniglia - Al posto tuo non lo farei, a meno che tu non voglia vedere qualcosa che potrebbe traumatizzarti per il resto della tua vita - aggiunse con una smorfia maliziosa, facendo arretrare immediatamente Aiolia.

- C’è anche Shura allora - disse Saga sorridendo - e vedo che Aiolos non ha perso tempo -.

- A proposito di questo... - la voce roca di Deathmask si fece sentire nuovamente - sapete che per me è sempre un piacere stare in vostra compagnia, ma, se permettete, avrei altro da fare, ed è con somma gioia che vi auguro una buonanotte, intimandovi di non azzardarvi a bussare alla mia porta... nostra... - si corresse guardando Aphrodite con la coda dell’occhio - a meno che la nave non stia naufragando nuovamente - concluse prima di infilare la porta della sua stanza e chiuderla sonoramente.

Imitato poco dopo da tutti gli altri.

****
- Pensi che ti mancherà la tua gente? Tuo padre? -.

La fioca luce del lume illuminava debolmente la figura di Mu sul letto, proiettando bagliori dorati sulla sua pelle liscia e magnifica, che Saga stava accarezzando disteso accanto a lui.

- Certo che mi mancheranno - rispose Mu sorridendo malinconicamente - e sarà difficile, però la tua assenza non avrei potuto sopportarla - aggiunse guardandolo negli occhi, catturandolo nelle sue grandi iridi, e stringendosi contro di lui.

- Neanche io Mu... - Saga rimosse completamente la vestaglia che era già parzialmente sciolta, facendola scivolare sul corpo della sirena.

- Perché la stai togliendo se sei stato tu stesso a mettermela? - domandò Mu sorridendo e aggrottando i segni che aveva sulla fronte.

- Vedi tesoro mio... quando sei fuori da qui ti voglio coperto, molto... molto coperto... - rispose Saga distribuendo leggeri baci sulla spalla di Mu - ma quando siamo soli ti voglio così... perfettamente e magnificamente nudo... - aggiunse lasciando scie via via più umide sul collo pallido, il petto liscio, scendendo oltre, provocando un forte sospiro da parte della sirena.

- Saga, non capisco cosa mi stia succedendo, né cosa stia accadendo al mio corpo - disse Mu preoccupato, ignorando che la reazione spontanea alle carezze di Saga fosse del tutto normale.

Saga sorrise, e, dopo aver intensificato i suoi movimenti e strappato dalle labbra di Mu i primi gemiti, sistemò con cura il corpo sinuoso della sirena sotto al suo, portando le braccia ai lati della sua testa per guardarlo intensamente negli occhi.

-Sta accadendo che sei diventato umano amore mio... -.

- Allora è un bene? - domandò Mu con gli occhi cristallizzati dal piacere, gonfiando il petto di Saga che capì di essere al limite.

- Adesso ti dimostro quanto... -.