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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2024-06-13
Words:
2,288
Chapters:
1/1
Comments:
8
Kudos:
158
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7
Hits:
1,571

Un piccolo, grande universo

Summary:

Andrea ha una gonna nuova.
Daniele sta sotto tutta Trenitalia.
Ilo e Vitto sono iconici.

Notes:

Eilà, benvenut* in questo mio angolo di cervello che crea cose. Questa storia è nata e non se ne voleva proprio andare, così mi sono vista obbligata a scriverla, e meno male perché non me ne pento. Spero sia almeno carina da leggere.
Disclaimer: io non parlo romano quindi mi scuso se ci sono degli errori nella scrittura.
Altro disclaimer: per Andrea ho usato pronomi maschili come fanno nella serie per il momento.
Non ho altro da dire se non che spero vi piaccia.

Work Text:

“Zì tutt'apposto ?”

Daniele deglutisce a fatica. Si sente la gola un po’ secca, come carta vetrata che raschia contro la sua laringe ogni volta che tenta di mandare giù.
Non risponde alla domanda di Ilo, non è nemmeno sicuro di aver capito quello che gli è stato chiesto.
Tutti i suoi sensi sono focalizzati completamente da un'altra parte.

“Aoh, Dani”

“Che è ? Che voi ?” La spinta poco gentile che Ilo gli aveva cortesemente rifilato lo aveva finalmente fatto tornare con i piedi per terra.

“C'hai ‘na faccia che me sembri un pesce lesso, essù dai” gli urla Vittorio nell'orecchio, quanto basta per sovrastare la musica che stava invadendo ogni centimetro della casa.

“Ma che cazzo dici ?” il suo tono è un misto fra l'infastidito, l'indignato e l'imbarazzato. Lui non ha la faccia da pesce lesso, è solo…distratto.

Distratto da lui.
Suo malgrado, Daniele ha decisamente la faccia da pesce lesso, lo sguardo infossato, il sorrisetto perenne, sta sotto l’intera linea ferroviaria di Trenitalia e tutto quello che volete.

Ma non è colpa sua se Andrea gli fa questo effetto.

Quando quella sera era entrato nella casa, con la musica a palla, decine di persone che ballavano, parlavano, bevevano, e chi più ne ha più ne metta, Daniele non si aspettava che avrebbe avuto alcuna particolare reazione. Lui e Andrea si stavano frequentando già da un paio di mesi allo scoperto, tutto stava andando bene e loro erano felici. Pensava di essersi abituato all’effetto che il biondo aveva su di lui.

E invece si era imbambolato, come uno scemo. Non sentiva più niente, solo rumore statico nelle orecchie. I suoi occhi si erano incollati sulla sua figura e non era più riuscito a distogliere lo sguardo.

Andrea era la calamita e lui il pezzo di ferro.
Non poteva farci niente, era come se qualcosa lo obbligasse a non staccargli mai gli occhi di dosso.

Non che lui volesse, sia chiaro.

“Eh però così no, Dani, eddai. Asciugate sta bava dalla bocca per piacere” esordisce Vittorio con aria esasperata.

Daniele non ha nemmeno la forza per rispondergli a tono, perché nota un dettaglio che lo manda particolarmente in tilt.

“Ѐ nuova” riesce solamente a dire con un filo di voce in gola e gli occhi fissi su Andrea.

“Come ?” urlano Ilo e Vittorio sopra la musica. Non hanno capito nulla di quello che ha detto loro l’amico.

“Ѐ nuova” ripete di nuovo il castano con le pupille ancora incollate sulla figura sinuosa del biondo, che dovrebbe essere da galera per quanto riesce a mandare Daniele all’altro mondo.

“Ma cosa, zì ?” chiede Ilo ancora confuso.

“La gonna” spiega finalmente Daniele senza mai distogliere lo sguardo “Andrea c’ha ‘na cazzo di gonna nuova”

Ѐ un capo semplice. Una classica gonna a balze nera che gli arriva a metà coscia. Ne ha viste tante Daniele, su molte ragazze, eppure non aveva mai avuto una sensazione così con nessuna di loro. Ma con Andrea era tutto diverso, era tutto di più.

E forse è per questo che si sente bruciare dentro solo guardandolo semplicemente camminare, le balze della gonna leggiadre ad ogni passo che faceva e quelle gambe diafane e chilometriche che lo mandavano fuori di testa.

Daniele non capiva più nulla.

L’unico pensiero presente nel suo cervello al momento era andreaandreaandreaandreagonnagambelabbraandreaandreaandrea e così via.

“E che c’ha che non va sta gonna ? Non te piace ?” chiede Ilo genuinamente preoccupato e curioso, osservando l’abbigliamento del biondo alla parte opposta della stanza.

Accanto a lui Vittorio ride beffardo.

“Me sa che je piace pure troppo invece ” dice poi.

“Ma fatte un po’ de cazzi tua , Vittò” risponde Daniele imbarazzato e scontroso. Andrea aveva ragione, é proprio permaloso.

Con gli occhi ancora fissi sulla gonna nuova di Andrea nota che le gambe su cui fino a poco tempo prima stava fantasticando, e anche troppo, si stavano muovendo. E stavano andando proprio verso di lui.

Daniele cerca di riprendersi come può per cercare di ritrovare almeno un po’ della dignità perduta e capisce di aver fallito miseramente quando Andrea si ferma proprio di fianco a lui.
Ha un sorriso timido e tenero sul volto.

Daniele potrebbe morire da un momento all’altro.

“Ciao” dice semplicemente il biondo. Nel profondo Daniele sa che quel saluto è rivolto a tutti eppure non può fare a meno di notare che lo sguardo di Andrea è posato solamente su di lui.

I loro occhi si incontrano e nella testa di Daniele va tutto a puttane.

“Ciao” risponde con voce rauca e flebile.

Ha paura che se dicesse anche solo qualcosa in più comincerebbe ad elencare tutti i pensieri che sta avendo in quel momento, e non trova che sia molto saggio.

“Andrè, ciao. Ammazza oh, come stai in tiro sta sera. Stai ‘na favola” dice Ilo dandogli un’amichevole pacca sulla spalla.

“Grazie” risponde il biondo abbassando la testa con una risata impacciata “in realtà mi sento un po’ a disagio” aggiunge.

Era la prima volta che metteva una gonna in pubblico e non sapeva bene come l’avrebbe presa la gente. Non che gliene importasse qualcosa ormai, era fiero di essere se stesso, ma non sapeva mai se le reazioni sarebbero state negative o positive. Quella piccola fiamma di incertezza purtroppo non si spegneva mai.

Daniele lo sapeva. Andrea si era sempre mostrato per chi era di fronte a lui, non si era mai fatto problemi e gli si riempiva il cuore a vederlo essere se stesso, in tutte le sue sfumature.
Adorava vederlo felice, che fosse con vestiti, gonne e quella tenera sfumatura di rosa sulle gote data dal trucco, o con jeans e magliette e camicie.

Per lui Andrea era sempre un'opera d’arte.

“Stai tranquillo Andrè, se qualcuno s’azzarda a dirte qualcosa ce chiami e risolviamo, ok ?” Esordisce Vittorio con sguardo rassicurante, cercando quello di Andrea come a chiedergli conferma che avesse capito.

Andrea annuisce e basta, con un sorrisetto tra il divertito e il grato.

“Tranquillo, ho un gancio buono quanto quello di mio fratello” dice guardando divertito Daniele che vorrebbe alzare gli occhi al cielo in maniera esasperata, ma non ne ha la capacità quando si tratta di Andrea. Quindi si limita solo a scuotere il capo schioccando la lingua anche se un sorriso divertito fa capolino sulle sue labbra.

“Vabbè buono a saperse allora” dice Ilo genuinamente impressionato “ce prendiamo da bere ? Qua stamo tutti a mani vuote e non va bene” propone poi.

“Madonna oh, ma stai sempre a pensare a imbriacarte, porcoddue”

“C’ho sete, che ce devo fa ?”

“Se se, sete. Te stai disidratato come un cactus, fratè, te lo dico io”

“Ma che c’entra i cactus adesso, mo ?”

Daniele e Andrea si scambiano sguardi divertiti durante l’assurda conversazione tra Vittorio e Ilo e non si accorgono nemmeno che stanno gravitando l’uno nello spazio dell’altro, fino a che non si ritrovano vicini e Daniele può sentire l’aroma dolce e allo stesso tempo deciso del profumo dell’altro.

Gli invade i polmoni e ne sostituisce l’ossigeno.
Altro che erba, questa si che era una vera droga.

“Ti sta bene” dice poi Daniele quando la loro risata va scemando, e guarda Andrea dritto negli occhi.

Il biondo lo guarda di rimando ma non dice nulla, sorride timidamente e abbassa lo sguardo prima di riportarlo di nuovo negli occhi dell’altro.

“Davvero ?” domanda poi.

Daniele sorride in quel modo che i suoi amici definirebbero ‘da fesso’ e gli si avvicina ancora di più.

“Che credi, che te dico cazzate ?” gli chiede e Andrea alza un sopracciglio.

Daniele sbuffa.

“Lo sai che so’ sincero con te Andre” dice cercando di far trasparire tutta la sua onestà da quelle parole “ti sta benissimo. Te lo dico sempre che te starebbe bene pure un sacco de patate” aggiunge.

Andrea si mette a ridere e gli si illuminano gli occhi in quel modo al quale Daniele non riesce a resistere e il suo cuore accelera i battiti.

“Pensavo non ti piacesse visto il modo in cui me guardavi” dice Andrea fra una risata e l’altra, fino a ritornare serio.

“E come te guardavo ?” chiede lui mentre lo scruta in modo attento con lo sguardo, osservando ogni centimetro del suo corpo e della sua anima.

“Come se avessi voluto sbranarmi” risponde il biondo guardando a terra per poi riportare lo sguardo negli occhi di Daniele.

Quello sguardo.

Andrea lo sapeva benissimo che quelle occhiate di Daniele non erano assolutamente negative. Lui lo conosceva bene, aveva visto quell'espressione moltissime volte e sapeva cosa volesse dire.

Daniele non lo voleva sbranare.

Daniele se lo stava letteralmente mangiando con gli occhi.

Si guardano per quelli che sembrano interminabili secondi, minuti, mesi, anni. Nessuno dei due lo sa.

Daniele prende la mano di Andrea e se lo trascina dietro.

Non può fare quello che intende fare in mezzo a tutta quella gente.
Non perché si vergognasse o avesse paura, non provava da tempo quelle emozioni scure, ma perchè avrebbero rischiato una denuncia per indecenza pubblica.

“Andiamo a prendere da bere” dice semplicemente Daniele a Ilo e Vittorio. Ha la mano di Andrea nella sua e non lo smette di guardare nemmeno per un secondo. Se lo tira vicino perchè ormai non può più resistere.

Fanno a malapena in tempo ad arrivare in cucina che Daniele si fionda sulle sue labbra.

Ed è come tornare a respirare.

Andrea ha le labbra più morbide che Daniele abbia mai baciato, ma anche le più decise.
Seguono le sue, le sfidano, sono imprevedibili.
Baciano, mordono, venerano come nessuno aveva mai fatto prima.
Sono delicate, leggere e allo stesso tempo fameliche, ardenti e desiderose.

E a Daniele va in pappa il cervello.

Non si accorge nemmeno che si stanno ancora muovendo.
Piccoli passi scoordinati li stanno portando dentro la cucina, quasi completamente deserta, fino a quando la schiena di Andrea non sbatte contro il tavolo.

Daniele non ci pensa nemmeno due volte prima di prenderlo per i fianchi e farlo sedere sulla superficie piana.
Alcune bottiglie cadono, rompendosi inesorabilmente. Ma nessuno dei due se ne accorge.

Sono persi l’uno sulle labbra dell’altro.

Andrea divarica di poco le gambe, quanto basta a Daniele per reclamarne il suo posto nel mezzo.

Le mani del castano vagano ovunque. Nei capelli Andrea, sul suo collo, sulle guance, sulle braccia, sui fianchi e infine scendono sempre più giù, fino a raggiungere quelle gambe chilometriche che gli fanno girare la testa.

Daniele ne massaggia le cosce delicatamente sentendo la pelle morbida sotto le sue dita e pensando a quanto starebbero bene decorate dai suoi baci mentre sente Andrea ansimare piano sulle sue labbra.

Daniele sorride nel bacio.

"Niente trauma cranico sta volta” dice ridendo ad un millimetro dalla bocca di Andrea per poi lasciare una scia di baci dolci e affamati fino ad arrivare al suo collo. Ripensare alla prima volta che avevano fatto l'amore in quella roulotte in mezzo al nulla sembrava surreale. Quante ne hanno dovute passare per arrivare dove sono ora.

“E meno male” risponde Andrea ridendo a sua volta mentre le sue mani vagano nei capelli di Daniele.

Sono talmente presi l’uno dall’altro che non si accorgono che dei passi si stanno avvicinando, fino a che non sentono una voce più che familiare riecheggiare nella cucina semivuota.

“Te l’ho detto che stavano a scopà” irrompe Ilo.

Daniele, ancora impegnato a decorare il collo di Andrea con morsi e baci che sarebbero diventati violetti il giorno dopo, alza gli occhi al cielo e si stacca malvolentieri dal biondo.

“Macchè scopà, maddai. Ѐ ‘n bacetto” dice Vittorio con aria del tutto tranquilla.

“Ma li hai visti, si ? Manco fossero du piovre”

“Perchè te quando te trovi ‘e pischelle in giro sei mejo, si ?”

“C’hai ragione. Mejo che sto zitto”

“Ecco bravo. Prendite sta birra e annamo su, che qua so’ impegnati" dice Vittorio spingendo Ilo fuori dalla stanza e facendo un occhiolino ai due ragazzi ancora avvinghiati.

Daniele e Andrea scoppiano a ridere, hanno ancora le braccia l’uno intorno all'altro e le fronti a contatto.

“Forse dovremmo seguirli, no ?” propone il biondo mentre sistema i capelli di Daniele che si erano tutti scompigliati a causa delle sue mani frenetiche.

"Dici ? Per me potremmo rimanere qua ‘nartro po’” sussurra il castano mentre le sue labbra sfiorano le guance di Andrea in maniera delicata.

Lui non vorrebbe mai che questo momento finisse.

Nessun momento con Andrea dovrebbe finire.

Vorrebbe stare in questa bolla dove ci sono solo loro due per sempre.

Perché le loro anime si capiscono, si sono sempre capite e Daniele vorrebbe che ci fossero solo loro due in tutto l'universo a volte.

Ma poi guarda Andrea e il modo in cui gli sorride, il modo in cui si stuzzicano, come possono passare ore a parlare del tutto e del niente, il modo in cui tocca i tasti del pianoforte, come lo guarda quando indossa un capo nuovo ed è nervoso di mostrarglielo, come gli si illuminano gli occhi quando gli chiede di giocare una partita a basket, il modo in cui lo bacia, lo tocca, lo fa sentire amato e a casa.

E Daniele capisce che l'universo lui ce l’ha davanti e accanto tutti i giorni.

Il suo piccolo, grande universo chiamato Andrea Risorio.

“Oh ? Ci sei ?” Gli domanda lui. Ha la testa inclinata di lato e sta cercando gli occhi di Daniele con i suoi in un'espressione fra il divertito e il quasi preoccupato. Gli accarezza la guancia con le sue dita fini e affusolate.

“Certo. Dove dovrei andà ?” risponde il castano stringendo giocosamente la presa che aveva sui fianchi di Andrea.

“Non lo so, sembravi da un'altra parte. Va tutto bene ?” Gli chiede il biondo leggermente in allarme.

Daniele non risponde. Sorride e basta e poi si sporge per baciarlo di nuovo dolcemente sulle labbra.

Perché quando è con Andrea va sempre tutto bene.

“Benissimo”