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Non penso di avere proprio più tempo
Daniele era in macchina con Ilo e Vitto, di ritorno dalla prima consegna, e quelle parole non facevano che rimbombargli nella mente. L’idea che Andrea potesse allontanarsi definitivamente lo terrorizzava, non poteva perdere l’unica persona che lo avesse mai fatto sentire se stesso. Prima di Andrea, non conosceva la dolcezza, l’ascolto, la delicatezza. Andrea era tutto questo e molto altro. Il solo passare mezz’ora in sua compagnia gli apriva mondi a lui sconosciuti, gli faceva porre domande e venire voglia di migliorarsi. E infatti era una cosa talmente bella, che non poteva non mandare tutto a puttane come sempre.
Il suo flusso di coscienza viene interrotto da un rantolo più forte degli altri di Ilo, che russava sonoramente sul sedile posteriore.
“Minchia, cazzo è ‘na motosega!”, esclama Vittorio divertito, facendo ridere anche Daniele e svegliandolo dal suo loop di rimuginio e paranoia.
“Dani…”, lo richiama dopo qualche secondo di silenzio, guardandolo con la coda dell’occhio mentre guidava.
“Ao”, gli risponde distratto, continuando a guardare fuori dal finestrino.
“Che cazzo è successo co’ Andrea?”
Daniele appena sente quel nome si irrigidisce immediatamente.
“Ma de che?”, chiede fingendo di non capire a cosa Vittorio si riferisca, sperando con tutto se stesso che la conversazione non vada a finire proprio lì.
“L’hai fatto incazzà?”
“C’avrà i cazzi suoi, che ne so io”
“Dani…”
“Che”, chiede titubante.
“Non avrebbe detto de no altrimenti”, lo guarda in modo più che eloquente.
“E lo sai”, aggiunge.
“Non ho capito che vuoi dì”
“Invece hai capito”
Daniele sospira.
“Avete scazzato?”, lo incalza Vittorio.
“Abbastanza”, si arrende.
“Ma te che ne sai?”
“Fratè se vede eh…”
“Serio?”
“Boh, lui non ha capito un cazzo come sempre penso”, ride indicando Ilo dietro con un cenno della testa. “Io me ne so accorto”, aggiunge con un ghigno soddisfatto.
“Per questo m’hai detto quella cosa ieri?”, chiede riferendosi alla strana conversazione che avevano avuto quando si era chiuso fuori di casa.
“Pure, ma lo penso”
Daniele annuisce.
“Che hai combinato pe’ farlo incazzà?”, insiste Vittorio.
“Ma niente, è un periodo no”, prova a svagare e si accende una sigaretta.
“Non ne vuoi proprio parlà? Te posso dà ‘na mano magari”
“Ma chi, te?”, lo sfotte.
“Ma vaffanculo pezzo de merda”, lo spinge mentre Daniele continua a ridere.
“Che te devo dì fratè”, sospira e aspira il fumo dalla sigaretta.
“Boh, magari me puoi spiegà come sei finito a scoparti il nostro pusher ad esempio”, sghignazza.
“Ma mica scopiamo”
“Ah no?”, chiede sorpreso.
“Allora capisco sta faccia da funerale”
“È molto più complicata de così”
“Ma me racconti o no? Che cazzo, famme capì qualcosa pure a me”
“Non so manco da dove comincià…”
“Da come è successo tutto magari”
“Te quando l’hai capito?”
“Alla festa de Halloween, ho visto come l’hai guardato e m’è sembrato strano… poi lui t’ha cercato tutta la sera… ho fatto 2+2”
“Ah perché sai quanto fa mo?”, ride.
“Guarda che coi calcoli ero ‘na spada”
“E te sei fatto fottere così da quer pulciaro de Luciano”
“Che cazzo vuoi, so incidenti di percorso”
“Comunque co’ Andrea abbiamo scazzato dopo quella sera, prima era mezza risolvibile adesso non lo so… me sa de no”
“Addirittura minchia… che gli hai fatto?”
“Ma famme capì dev’essere per forza colpa mia?!”
“Molto probabilmente lo è”
Daniele non risponde.
“È stata colpa sua?”, continua Vittorio.
Scuote la testa.
“Lo vedi?”
Ride rassegnato.
“Ho fatto una serie de cazzate…”
“E dov’è la novità?”
“Vattene a fanculo”
“Comunque mo ce arrivamo, intanto devi partì da prima. Come cazzo è cominciata? Da quanto va avanti?”
“Non da tanto, sarà un mese che ci vediamo… ma ci sentiamo da molto prima”
“No. Non me lo dì”
“Eh, sì”
“Sei serio?”
Daniele annuisce.
“La busta era Andrea?!”
“Eh, sì fratè”
“Ma come… ma in che senso? Che cazzo?!”
“Shh cazzo! Non urlare che lo svegli”, si volta a guardare Ilo.
“Se vabbè questo manco co’ le cannonate”, abbassa leggermente il tono per poi riassumere immediatamente quello di poco prima e chiedere “Come cazzo l’hai saputo?”
“Me l’ha detto lui, ci siamo visti…”
“E da lì avete cominciato a vedervi?”
“No, so passate settimane. C’ho messo un po’ pe’ realizzà tutto. Stavo pure senza telefono…”
“Cioè lui te dice la verità e tu lo appendi per settimane?! Ma sei ‘na merda! Grazie ar cazzo che non ce vole dà na mano”
“Ma non c’entra un cazzo”, ride Daniele, “manco lui se l’è presa così, ma poi c’avevo bisogno de tempo se permetti. Stavo pieno de cazzi. Tra Carola, voi stronzi, mi padre…”
“Vabbè, ce sta. Sei stato te a pisciarci comunque”
“E infatti avevo ragione che Luciano era un cazzaro me pare”
“Vabbè te sei consolato in altro modo”
“Vaffanculo”, ride.
“Quindi poi sei ricomparso dopo settimane così? De botto?”
“No, è stato graduale, ma te devo dì proprio tutto scusa?!”
“Sì, te tocca, senza i dettagli specifici magari che già so abbastanza traumatizzato”
“Per me pure niente guarda”
“No, te piacerebbe, mo voglio sapè”
“E niente, lui è venuto a lavorà in vetreria e ci siamo visti più volte, prima abbiamo parlato e poi insomma… vabbè”
“Ok, ok. E perché l’hai fatto incazzà?”
“Non è che l’ho fatto incazzà, all’inizio lui si è preso male perché ci vedevamo solo di nascosto e alla festa non l’ho salutato, che ok, è stato brutto, ma non lo so… non ero pronto a dirlo a tutti”
“Mica lo dovevi dì a tutti, potevi salutarlo e basta, c’è rimasto de merda”
“E lo so, te ce metti pure te, ho sbagliato. So andato in confusione, non me la sentivo…”
“Mo te la senti?”
“Non lo so…”
“Ma di sicuro Andrea non vuole che lo sappiano tutti, vuole solo sentisse importante pe’ te… non qualcosa da nasconde, capito?”
“Ma sì, lo so… infatti io volevo parlarci e spiegargli come me sentivo, che era un problema solo mio e che lui è importante, ma niente era incazzato e non ci siamo sentiti per giorni. Poi lui m’ha scritto penso pe’ chiarì ma…”
“Ma? Non de nuovo Carola te prego”
“Peggio…”, dice Daniele colpevole.
“Peggio?! Non me dì più piccola”
“No, tutto il contrario proprio”, ride.
“Dai, dimme chi te sei scopato perché te conosco, c’hai la scopata consolatoria”
Daniele tentenna.
“Me sto a spaventà, t’o dico”
“Marika”
“Chi cazzo è Marika?”
“Ma come chi è fratè, l’allenatrice… nuoto… sto a casa sua…”
“Ah! Ah, cazzo. Vabbè, pensavo peggio onesto. Quanti anni c’ha?”
“Boh, 35 tipo?”
“Mo pure le milf, ce credo che Andrea t’ha pisciato sei veramente una merda”
“Oh! Grazie eh, meno male che dovevi esse d’aiuto”
“Te sei fatto pure sgamà è incredibile”
“Ha letto un messaggio per sbaglio, ma comunque meglio così, non voglio nasconde le cose. Non è giusto”
“Invece scopatte l’allenatrice mentre lui te scriveva pe’ chiarì è giusto”
“Oh m’hai rotto il cazzo, lo so che ho sbagliato, volevo voltare pagina”
“Vedo che ce sei riuscito alla grande, pare che t’è morto il gatto in sti giorni”
“Infatti non ce so riuscito, ma dopo che l’ha scoperto è incazzato ovviamente e non penso me vorrà rivedè. C’ha pure ragione”
“E c’ha ragione sì. Mo ce salta pure la consegna perché non te sai tenè rcazzo nei pantaloni porco due”
“Se permetti la consegna è l’ultimo dei miei problemi al momento”
“Ce chiarisci co’ Andrea. Fidate”
“Se e come?“
“Daniè svejate però. Questo s’è fatto un viaggio in macchina co’ 2 kg de coca pe’ risolve i nostri casini. Anzi, i tuoi”
“E ho capito ma non lo sapeva ancora”
“Ma cazzo c’entra, sei stato un coglione ma non ha significato niente, no?”
Daniele scuote la testa.
“Ovviamente no”
“Ad Andrea ce tieni?”
“Certo!”
“E allora secondo te se sarebbe accollato ‘na cosa così pe’ chiunque? Oh qua se rischia er gabbio, e lui l’ha fatto perché gliel’hai chiesto te”
Daniele non risponde. Assimila quelle parole e realizza.
“Me sbaglio?”
“No… no, lo so che ho rovinato tutto”
“Mo lascia perde la penale e tutto, un modo lo trovamo, capisci quello che vuoi e pijatelo. Però t’o dico, se ce fai perde il pusher de fiducia te meno”
“Tanto lo sentivate lo stesso pure quando avevamo scazzato, ma me sa che smette”
“Lo dice da un anno”
“Che te devo dì…”
“Comunque, mo torni dalla milf?”
“Per forza, c’ho tutte le cose là”
“Evita de fa stronzate magari e aggravà le cose”
“Per favore che stasera c’è pure la festa de Marco, e ce sta pure lei. Co’ Andrea”
“Cazzo, ma deve venì per forza?”
“Eh”, alza le spalle, “in realtà so io che so de troppo, forse manco vengo. Sicuro Andrea è più contento”
“Se come no, certo che non capisci proprio un cazzo oh”
“Secondo te perché glie piaccio io? Cioè, che senso c’ha?”
“Vuoi i complimenti?”
“No, coglione”, ride. “È che lui è… è migliore de me. A volte me chiedo perché proprio io”
“Non c’è sempre un perché a tutto, le persone se trovano e basta. Te avresti mai pensato de pijatte così der gemello pusher del pischello che s’è aperto il braccio? Probabilmente manco lui avrebbe pensato de dovesse accollà sto elemento”, lo indica sghignazzando, “eppure ha rischiato la galera per te. Il minimo che tu possa fa è non buttà tutto nel cesso perché sei coglione”
“Me sa che c’avevi ragione te, so un coniglio che scappa sempre dalle cose”
“No. Non stavolta. Non t’ho mai visto così pe’ nessuna, devi solo ascoltà quello che senti”
“Bisogna vedè se vuole ascoltarlo anche lui”
“Vuole. Me raccomando Dani”
Daniele fa un respiro profondo e annuisce.
“Non si molla?”, scherza Vittorio.
“Mai”, risponde Daniele sorridendo.
—
Era da solo in quella roulotte che decisamente non riusciva a contenere tutti i suoi pensieri. Gli sembrava claustrofobica. Andrea a pochi metri di distanza e lui lì a mangiarsi le mani per paura di andare da lui e sentirsi sbattere la porta in faccia. Cosa che avrebbe anche meritato.
La necessità di calmarsi e fumare una sigaretta diventa impellente quindi esce e va a bussare a Vittorio.
“Oh fratè, c’hai l’accendino?”, chiede mostrandogli la sigaretta spenta.
“Ma che cazzo ce fai qua?”, lo guarda confuso.
“T’ho detto che me serve l’accendino”, ripete mentre attacca il telefono spento a una delle prese della roulotte di Vittorio.
“Tè”, glielo appoggia sul mobiletto.
Daniele lo ringrazia con un cenno della testa.
“Do’ l’hai preso il carica?”
“Reception”
“Poi me lo passi”
“Poi, che ce l’ho morto”
“Cazzo te ne frega del telefono, vai da Andrea!”, lo esorta.
“Mo vado ma non so che cazzo de scusa inventà”, gioca con il filo del caricabatterie visibilmente nervoso.
“Ma sei serio?! Te serve seriamente una scusa dopo tutto quello che c’avete da chiarì? V’ho pure visti che ve la ridevate prima in macchina”
“Se vabbè, ha buttato la mia tastiera”
“Che tastiera?”
“Niente, era mia gliel’avevo regalata…”
“Vabbè Dani, sti cazzi della tastiera, mo vai da lui e ce parli. O non ce parli, che forse è meglio”, ridacchia.
“Coglione”, ride di rimando.
“Cazzo ne so, digli che da te non funziona la presa”, suggerisce spingendolo verso la porta.
Daniele esce, si fuma quella sigaretta camminando avanti e indietro con il cuore a mille e, dopo un respiro profondo, si decide a bussare.
