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Gli Dei in Catene

Summary:

Marlena sta per iniziare una nuova, fantastica avventura: quella di storyboard artist presso la Nickelodeon.
Una nuova routine, nuovi amici, un nuovo amore la attendono! E la cosa più bella è che Marlena lavorerà proprio sulla sua serie preferita, Danny Phantom, la stessa per cui ha aperto un blog su Tumblr molti anni prima e di cui parla tutti i giorni con le sue amiche fangirl.
Ma c'è anche un mistero... perché il cartone animato su cui sta lavorando in studio non viene pubblicato, nonostante le puntate vengano regolarmente completate? Perché i suoi colleghi sembrano terrorizzati e diventano scontrosi ogni volta che lei solleva la questione? Per chi stanno lavorando davvero?
Profondità oscure e insondate della realtà si nascono dietro sketch a matita, dubbi sulla natura stessa del mondo fanno capolino da sequenze animate, e forse Marlena riuscirà a liberare lo studio dalla cosa mostruosa che, ormai da vent'anni, tiene in ostaggio scrittori e animatori.

Chapter 1: Benvenuta agli studios

Chapter Text

 

Marlena uscì di casa con il cappello in bocca. Era consapevole, ovviamente, che il cappello dovesse andare sulla testa, ma stava correndo più veloce che poteva e aveva le mani occupate, motivo per cui avrebbe dovuto tenere il cappello in bocca finché non avesse avuto le mani libere.

Mentre saltellava giù per il vialetto (accorgendosi di avere una delle scarpe slacciate), si infilò lo zainetto e si mise in tasca il portafoglio, poi finalmente riuscì a togliersi il cappello dalla bocca e a calcarselo sui ricci blu, un secondo prima di infilarsi in macchina.

Il suo telefono iniziò a vibrare, poi a sparare l’inno alla gioia dalle piccole casse.

«Oddio, mamma mi chiama ora...» Squittì Marlena, contorcendosi per estrarre il telefono dalla tasca posteriore dei pantaloni (da cui pendevano due personaggini di plastica, uno che sembrava un robo-scheletro muscoloso e uno che era un cagnolino verde con gli occhi rossi) «Mamma, non posso, sto andando al lavoro!»

«Hai un lavoro?» replicò la voce di una donna sorpresa

«Mamma, mamma, che cavolo, è il mio primo giorno alla Nick, non voglio fare tardi, ciao!»

«Che è la Nick?»

«Mamma, ciao. Ti chiamo poi!»

«Lena, che è la Nick? Che cavolo è la...».

Marlena chiuse la chiamata con il pollice e buttò il telefono nel portaoggetti, poi accese la macchina e partì.

Non poteva assolutamente permettersi di arrivare in ritardo. O forse poteva permetterselo, ma non voleva: conosceva troppe persone che avrebbero fatto qualunque cosa per aggiudicarsi un posto come il suo e non voleva essere irrispettosa trattando con disprezzo l’incredibile opportunità che le era stata data. Ricordava con adamantina chiarezza le prime scene che aveva visto in TV da piccola: Due Fantagenitori, Spongebob, alcuni spezzoni di telefilm che non aveva particolarmente apprezzato e poi di nuovo i Fantagenitori.

Quando aveva scoperto la televisione era stata una sorpresa enorme.

Al contrario di tutti gli altri bambini che conosceva, i quali erano cresciuti seduti davanti a uno schermo e sapevano a memoria tutte le battute del Re Leone, o di Gargoyles, Marlena aveva guardato per la prima volta la televisione solo ad otto anni; non è che prima non le fosse mai saltato in mente di guardare la TV, anzi avrebbe proprio voluto essere al passo con gli amichetti e i compagni di scuola che continuavano a raccontarle di fantastiche avventure animate, ma sua madre aveva uno stile genitoriale a dir poco bizzarro e doveva aver sentito da qualche parte che la televisione rendeva i bambini stupidi o celiaci o flatulenti (qualcosa del genere, neanche lei se lo ricordava bene) e perciò si era proprio sbarazzata del televisore, sostituendolo con un acquario pieno di lumaconi ornamentali.

A Marlena i lumaconi piacevano e per evitare che sua madre se ne sbarazzasse, non chiese mai di poter guardare i cartoni.

Poi, un Natale, il nuovo ragazzo di sua madre, John Boyle, le regalò un piccolo televisore portatile rosa. La madre di Marlena si era dimenticata da tempo perché la TV dovesse essere dannosa per i più piccoli, perciò glielo lasciò tenere… e fu su quel minuscolo schermo da pochi pollici che a bambina, da sola nella sua cameretta, vide Due Fantagenitori, una storia animata (“e a colori!” pensava il suo cervellino di novenne, che non sapeva che ormai tutte le serie erano a colori) su un irritante bambino dentone con il cappellino rosa a cui erano stati assegnati due padrini fatati, Cosmo e Wanda, piccole e buffissime creature antropomorfe che con le loro bacchette magiche potevano realizzare i desideri.

Quel cartone colpì così tanto Marlena che lei iniziò a scriversi delle avventure proprie, con il proprio padrino fatato Puck (non guardando la tv, Marlena aveva letto tanto), poi prese timidamente a fare i primi disegni di sé stessa e di Puck nello stesso stile di Due Fantagenitori e infine unì le due cose per raccontarsi delle vere e proprie puntate, scritte e disegnate. Non erano esattamente racconti a fumetti, quelli somigliavano molto di più a storyboard. Certo, storyboard con dentro mani che sembravano fiori, scene d’azione quasi illeggibili, espressioni che di quando in quando sembravano più di sofferenza che di felicità, ma non dissimili nella struttura da quelli creati dai professionisti. Marlena, a nove anni, non aveva mai neppure sentito nominare uno storyboard.

Due Fantagenitori fu per lei una rivelazione, ma non il primo vero amore: quello fu Danny Phantom.

Accadde un pomeriggio, mentre sua madre stava al telefono con Francine (la sua inseparabile migliore amica) e Marlena colorava una fanart di Cosmo per terra, davanti al televisore acceso. La bambina era così presa dalla sua creazione artistica da non fare tanto caso alle pubblicità, ma quando la sigla di un cartone che lei non conosceva sostituì gli irritanti jingle vendi-giocattoli, Marlena alzò la testa di scatto, lasciando persino cadere la matita.

La canzone che accompagnava le immagini a schermo era un rap intrigante, che parlava di un ragazzo fantasma, e lo stile dei disegni era incredibilmente simile a quello dei Due Fantagenitori, ma con più azione a condire il tutto.

Marlena si innamorò perdutamente di questa nuova serie: abbandonò fate e folletti ed iniziò a disegnare solo fantasmi. Aveva persino una fantasma-sona, Fulmina, un’antica creatura capace di controllare le tempeste ma anche che, inesplicabilmente, si trasformava in una bambina di nove anni e andava a scuola, destreggiandosi fra bulli e cotte adolescenziali (pur non essendo un’adolescente).

Danny Phantom fu il primo fandom di Marlena, prima che Marlena sapesse cos’era un fandom: con le sue amiche a scuola discuteva di chi fosse il ragazzo più carino della serie, di quale fosse la ragazza migliore per il protagonista (se Sam, la migliore amica goth, o Valerie, l’acchiappafantasmi), ma soprattutto di profondissimi temi esistenziali che la visione della serie le agitava dentro (era Danny defunto? Cos’era un mezzo fantasma se non un cadavere animato da uno spirito? C’è vita oltre la morte?).

Danny Phantom l’aveva spinta a diventare un’artista, ad imparare ad animare, a proporsi come storyboard artist e ora, quasi vent’anni dopo, finalmente Marlena avrebbe realizzato il suo sogno: lavorare sulla serie animata di Danny Phantom.

Probabilmente, vista la sua bravura e la sua determinazione, avrebbe potuto cominciare a lavorarci molto prima, se solo la serie non fosse stata cancellata dopo la terza stagione e non fosse rimasta tale, buttata nel dimenticatoio per vent’anni mentre tutto il fandom prosperava e ribolliva di creatività, continuando a sfornare contenuti che avevano mantenuto viva la memoria di Danny Phantom.

Marlena cercò di non emozionarsi troppo mentre percorreva il vialetto degli studios. Per qualche motivo, anche i cespugli le sembravano degni di nota, quasi nascondessero al loro interno dei segreti.

Parcheggiò con cura nello spazio designato, spense il motore, prese un profondo respiro.

“Primo giorno alla Nickelodeon, auguratemi buona fortuna, Phandom!” Scrisse e postò sul suo blog di Tumblr, poi si mise lo smartphone nella tasca posteriore dei pantaloni e scese.

« Buongiorno! » Salutò un giovane uomo su un monopattino elettrico, con il cappellino della Nickelodeon in testa e un malloppo di carte sottobraccio

«Buongiorno!» rispose allegra Marlena, aggiustandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

Il tempo atmosferico era fantastico, neanche il residuo di una nuvola in cielo, la temperatura era di 27,2 ° C, ma con leggerissima brezza, e Marlena non era in ritardo.

Dentro, gli studios erano molto meno belli: le pareti giallastro-arancione erano un po’ troppo spoglie per essere quelle di uno studio di animazione, non c’era nessuno all’entrata, le porte erano verdoline e quasi tutte chiuse, le finestre avevano le tapparelle abbassate. Una solitaria colonnina dell’acqua, mezza vuota, era decorata con alcuni sticker sbiaditi.

Marlena sapeva che quelli non erano gli studios principali, ma una piccola succursale che stava lavorando sul reboot segreto di Danny Phantom, però si aspettava comunque qualcosa di più.

«Salve… salve, c’è nessuno? Sono Marlena Passanante… c’è nessuno? ».

Un vocìo provenne da una delle stanze con le porte aperte, poi un rumore di sedie che venivano strisciate sul pavimento, infine un uomo in giacca e cravatta, nonostante il caldo, spuntò con una cartelletta sottobraccio e un sorriso che sembrava a tratti timido e a tratti insincero.

« Marlena, Marlena, eccoti qua! » Disse, con una voce così monocorde e dimenticabile, che la giovane, pur avendola già sentita, ebbe l’impressione di vedere per la prima volta quell’uomo

«Signor Jenkins! Sono nel posto giusto?» scherzò Marlena

«Certo che sì! Vieni, vieni che ti presento la crew!».

Il signor Jenkins non le poggiò nemmeno le dita sulla schiena, mise soltanto la mano dietro di lei e la incoraggiò a camminare con lo sguardo e i gesti, spingendola ad entrare nella stessa sala da cui era uscito: lì dentro c’erano sei persone, tutti maschi, chini su tavoli da lavoro che sembravano banchi di scuola.

L’aria odorava di birra ed energy drink, le finestre erano chiuse, le luci al neon sul soffitto accese nonostante fosse giorno. Marlena aveva lavorato per altri studios, ma non aveva mai percepito una tale atmosfera di cieca dedizione: tutte le teste erano chine, gli occhi scorrevano sui fogli, le matite rosicchiate che si muovevano nella danza della creazione.

« Ragazzi » Disse il signor Jenkins « Un attimo di pausa, per favore! ».

Gli impiegati posarono le matite con… sollievo? Marlena era confusa: perché lavoravano così alacremente, se non volevano? Erano forse vicini ad una scadenza? Nessuno le aveva mai detto niente a tal proposito.

« Questa è la vostra nuova collega, Marlena Passanti… » Disse il signor Jenkins

«Passanante» lo corresse lei « Ma lo capisco, è un cognome è un poco difficile »

« Passanotti »

« Passanante »

« Passantante? »

«Va… va bene così »

«Marlena Passantante» sbagliò con sicurezza il signor Jenkins « Lavorerà con voi a questa stagione di Danny Phantom, mi aspetto che vi comportiate da gentlemen e... ».

Marlena notò una figura in piedi in fondo alla sala, l’unica che non stava lavorando, ma se ne stava lì come un pupazzone enorme. In un attimo ne riconobbe l’inconfondibile sagoma e la sorpresa fu tale che smise di ascoltare il suo capo.

I capelli acconciati in una criniera che saliva verso il tetto e si bipartiva in due punte che ricordavano le orecchie di un animale, l’altissimo colletto del mantello, le spalle e il petto ampissimi che si restringevano comicamente in un vitino stretto e un paio di lunghe gambe snelle: non c’era dubbio, quello era…

« Plasmius » Sussurrò Marlena

« Sì, signorina Passantina » confermò il signor Jenkins « Quello è Vlad Plasmius. Ma non è qualcosa con cui giocare, perciò ti consiglio di... »

« È una riproduzione 1:1? » domandò lei, iniziando ad avvicinarsi alla figura in piedi.

Vlad Plasmius era il principale antagonista di Danny Phantom, un personaggio tanto complesso ed interessante dentro quanto cartoonesco e buffo fuori: nonostante fosse un mezzo fantasma, il suo aspetto era quello di un vampirone dalla pelle verdastra, occhi grandi e rotondi, da gufo, scarlatti, pizzetto da villain e attillato costume bianco e nero corredato di mantello con l’interno rosso e il collettone. Il modello che Marlena aveva davanti era un pupazzone assolutamente fedele al design originale, con un sorriso zannuto che andava da un orecchio all’altro.

« Non toccarlo! » Esclamò il signor Jenkins, secco. C’erano anche altre note nella sua voce, oltre all’evidente irritazione… paura?

«Non lo tocco!» Marlena alzò le mani e guardò i suoi colleghi, tutti orripilati.

Quel pupazzo doveva costare una fortuna.

« Marlena » Disse Jenkins, serio « Non vogliamo che succeda alcun incidente, giusto? »

« Giusto » con il cuore in gola, la ragazza annuì « Mi dispiace. Comunque non avevo intenzione di fare niente, volevo solo guardarlo… è davvero bellissimo. Capisco che debba essere molto prezioso ».

Facce incredule. Che cosa aveva detto di sbagliato lei, adesso?

Il signor Jenkins sembrò invece calmarsi.

« Mi dispiace, Marlena. Sono stato un po’ brusco. Come sovrintendente devo assicurarmi che le direttive vengano seguite fedelmente, ed è molto importante che tu capisca da subito »

«Certamente, signor Jenkins»

«Ottimo. Siediti, ti ragguagliamo sul lavoro che abbiamo fatto e ti diciamo da dove cominciare. Hai letto la bibbia della serie? »

« Certamente ».

S ollevata dal fatto che non sarebbe stata licenziata perché aveva toccato un pupazzo (che non aveva neanche toccato, in effetti), Marlena prese posto accanto al ragazzo biondo con una collanina di perline rosa, posò lo smartphone sul ripiano del bancone e si concentrò sul proprio respiro per calmarsi. Non poteva permettersi di perdere quel lavoro.

«Riguardo al telefono» Disse Jenkins, facendole ri-balzare il cuore in gola « Non puoi fotografare e pubblicare nulla che riguardi il tuo o il nostro lavoro sulla nuova stagione: al momento Danny Phantom è, molto appropriatamente, un progetto fantasma e la direzione gradisce che il materiale rimanga segreto finché non sarà pubblicato »

« Ragionevole » convenne Marlena

« Potrai pubblicare le fanart e qualunque disegno, professionale o meno, che ritragga personaggi di altre serie, perché potresti aiutare a, come si dice… confondere le acque »

« Okay »

« Se parlerai con i tuoi colleghi di questo progetto, fuori da qui, userai il nome in codice Cartone dei Vampiri »

« Sissignore »

« Ottimo » il signor Jenkins si mise le mani dietro la schiena « Noi abbiamo delle responsabilità ben precise, è importante che lo tieni a mente. Le cose ti saranno più chiare man mano che lavorerai con noi, per ora devi tenere a mente che il nostro è un lavoro fondamentale per l’azienda, che abbiamo una missione ».

Marlena annuì, anche se le sembrava un’accoglienza un po’ strana: le riusciva difficile credere che quel posto fosse speciale o che il loro lavoro fosse in qualche modo più prezioso di quello svolto dagli studios principali.

«A che episodio state lavorando?» Chiese ai suoi colleghi, cercando di alleggerire quella strana atmosfera di dovere e sacrificio.

«Io e John» Disse quello con la collanina rosa, indicando un ragazzo che sembrava Shaggy di Scooby-Doo «Stiamo storyboardando l’episodio sedici»

«Caspita! Siete già avantissimo! Non vedo l’ora di vedere questa quarta stagione»

«Non è la quarta stagione» dichiarò John, con aria leggermente confusa «Stiamo lavorando sulla nona».

Marlena batté le palpebere. «Come, scusa?». Non era sicura di aver capito bene.

A rispondere non fu John, ma direttamente il signor Jenkins, con l’aria di chi è deciso ad appesantire ulteriormente la conversazione ammantandola di professionalità e spirito di sacrificio.

«Attualmente stiamo lavorando alla stagione numero nove di Danny Phantom, ma gli script per i primi due episodi della decima stagione sono già pronti. Prendiamo tutti molto sul serio questo lavoro e siamo veloci e puntuali»

«Certo» Marlena annuì «Ma forse… un po’ troppo veloci? La stagione quattro non è ancora uscita, non potete… non possiamo sapere se lo show sarà rinnovato, no? Stiamo facendo storyboard per degli episodi che non sappiamo se saranno animati?»

«Saranno animati» disse perentorio il signor Jenkins «Posso assicurarti con assoluta certezza che saranno animati. Prendiamo molto sul serio il nostro lavoro»

«Ho… ho capito che lo prendiamo sul serio, ma… non è uscita la quarta, perché siamo alla nona?»

«Perché ci pagano per storyboardare la nona e allora noi storyboardiamo la nona. Signorina Passaninni, è importante che…» il telefono del signor Jenkins squillò, un vecchio trillo da telefono degli anni ‘90 «Ora devo rispondere… pronto?».

Facendo ticchettare i tacchi delle scarpe verniciate, il sovrintendente uscì dalla stanza.

«Non preoccuparti» Disse il ragazzo con la collanina rosa «Le stagioni dalla quattro alla otto sono già state completamente animate e abbiamo il verde pure per le puntate fino alla dodici, ora siamo avanti con gli storyboard, ma stai tranquilla che verranno approvati»

«Fai sul serio?» Marlena spalancò gli occhi «Esistono episodi già completi di Danny Phantom?»

«Sì. È un progetto segreto, quindi ovvio che non lo sapevi» il ragazzo sorrise nel modo di chi sta cercando di non ridere, ma bonariamente «Io sono Caspian Chapel comunque, piacere»

«Marlena» lei gli porse la mano «E il cognome è un po’ difficile quindi lascialo stare…»

«Ma no!» stavolta Caspian rise davvero «Ti chiami Passa… Passanante, giusto?»

«Giusto! Wow, qualcuno che azzecca il mio cognome, sono impressionante!»

«Ma che, non è così difficile… ho una nonna tedesca, lei sì che ha il cognome strano! Comunque bellissimo il tuo Skulker!» l’uomo indicò uno dei pupazzetti attaccati al telefono di Marlena, quello con la faccia da scheletro robotico e il corpo vestito da motociclista tamarro «Io ne avevo uno fatto di feltro, me l’aveva regalato mia sorella, ma si è rovinato tutto con il tempo. Alla fine aveva un occhio solo ed era pelato».

Marlena rise: la visione di uno Skulkerino di feltro, pelato, per qualche motivo le pareva esilarante.

«Chi è il tuo personaggio preferito?» Gli chiese, mettendosi le mani sotto il mento, a supporto della faccia

«Oh… difficile dirlo» Caspian si strinse nelle spalle, pensieroso «Spectra forse. Mi piace troppo la cosa tipo pifferaio magico che ha fatto, quella volta che i Fenton erano fuori città e…»

«Ti fermo qui! Questa cosa non l’ho mai vista, io conosco solo le prime tre stagioni»

«Giusto!» lui si diede uno schiaffetto sulla fronte «Tu te le devi ancora vedere! Se vuoi nella pausa pranzo ti accompagno alla saletta di visione, lì abbiamo tutti i DVD»

«Sarei scema a dirti di no: aspetto da vent’anni di vederle»

«Ne vale la pena».

Gli occhi di Caspian brillavano, quasi quanto quelli di Marlena: lui non vedeva l’ora di mostrarle i risultati del suo lavoro, facendole notare come le nuove inquadrature fossero molto più cinematografiche e coinvolgenti, lei era estasiata di poter continuare le avventure canoniche dei personaggi del suo cuore, lì da dove le aveva lasciate, tutte animate da un nuovo team.

«Peccato che Plasmius sia morto» Commentò Marlena, un po’ sovrappensiero «È una delle cose che mi sono piaciute di meno in Phantom Pla-»

«SSSSH!» sibilarono gli storyboarder, quasi all’unisono.

La donna sobbalzò, poi si rivolse a quello che gli sembrava il collega più ragionevole.

«Caspian, che succede? Ho detto qualcosa di sbagliato?».

Il giovane con la collana rosa si passò una mano fra i capelli e sorrise guardando altrove, quasi fosse imbarazzato dal comportamento degli altri.

«Noi non diciamo mai che Plasmius è morto» Spiegò, con voce un po’ incerta «Quello che è successo nel finale di Phantom Planet ha portato sfortuna allo show, inoltre la nostra direzione creativa, appena abbiamo ricominciato a lavorare allo show, detestava quell’idea. Diciamo che Plasmius è diventato un personaggio particolarmente importante. E diciamo pure che dire che… è stato eliminato… è un po’ come dire il titolo di Macbeth per i teatranti: non si fa. E comunque è un’informazione errata»

«Quindi lo avete riportato per le nuove stagioni?» volle sapere Marlena, letteralmente sul bordo della sedia

«Uhm, certo» Caspian iniziò a cercare fra i fogli che aveva davanti «Stavo proprio trasponendo una scena con lui…»

«Che figata!»

«Già. Con la nuova direzione, finalmente stiamo sfruttando bene il suo potenziale».

Sul gruppetto di fogli graffettati che Caspian le aveva porto, Marlena vide i disegni di una scena assai curiosa: Denzel Crocker, il professore matto di Due Fantagenitori, collaborava con i Fenton (i genitori acchiappafantasmi di Danny) e Vlad Masters (l’alter-ego umano di Plasmius) per catturare una fata.

« Un crossover? » La ragazza alzò un sopracciglio, andando avanti e indietro fra i fogli, beandosi della possibilità di toccare in modo così casuale uno storyboard originale « E perché Masters collabora con i Fenton, non si era rivelato a tutti in Phantom Planet? Che è successo, hanno perso la memoria? ».

C aspian fece una smorfietta divertita.

« È complicato » Disse

« Quanto complicato? »

« Te lo spiego, se vuoi. Oppure puoi aspettare e sorprenderti guardando le puntate complete! »

« Oh, oooh, sono curiosa in un modo che non ti immagini! »

« Ma ti va di aspettare? »

« Certo che sì! Tanto ora mi beccherò per forza un sacco di spoiler lavorando con voi ».

Il signor Jenkins rientrò. Aveva la faccia ancora più tetra di prima e i capelli radi spettinati, come se si fosse arruffato tutto per la disperazione.

« Iniziamo a lavorare » Disse « Che è meglio ».