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«Marcello», lo richiamò, dopo qualche attimo di silenzio. Erano in macchina assieme da una ventina di minuti scarsi e, fino a quel momento, avevano parlato del più e del meno - o meglio, Marcello era riuscito a coinvolgerla in discorsi leggeri affinché lei non potesse chiedergli dove fossero diretti. Come spesso accadeva, lui era alla guida.
L’aveva raggiunta a Ginevra da pochi giorni - per trascorrere assieme le ultime settimane di vacanza - dopo aver sbrigato alcune formalità prima dell’apertura del Paradiso a settembre. Quell’anno sarebbe toccato a lui e a Roberto Landi dare il via alle danze: l’agitazione iniziava a farsi sentire ma sperava di riuscire a dimostrarsi all’altezza del compito ricevuto.
Per la prima volta da quando lui era arrivato, avevano passato una giornata spensierata completamente da soli, passeggiando mano nella mano per le vie del centro, scoprendo angoli nascosti di quella città, ridendo come due ragazzini e scambiandosi teneri baci senza curarsi di nulla ma, in quella giornata perfettamente organizzata, c’era ancora una sorpresa di cui Adelaide non era a conoscenza.
Marcello aveva pensato ad un modo semplice ma, sperava, sorprendente per concludere quella giornata e nei giorni passati aveva chiesto anche qualche informazione ad Odile che, ben volentieri, gli aveva indicato un paio di luoghi che potevano essere adatti e fare al caso suo. Non avevano avuto modo di conoscersi a fondo ma non era servito molto tempo alla ragazza per realizzare quanto Adelaide fosse felice in compagnia di Marcello. Odile di certo non poteva ancora definire la contessa come sua madre ma, dopo le sofferenze di cui entrambe erano state protagoniste, voleva vederla felice e ricambiare, in qualche modo, tutto quell’affetto e tutte quelle attenzioni che la donna le aveva dato fin dal primo momento. Al tempo non era pronta a riceverle, e nemmeno ad accoglierla nella sua vita, mentre ora si stavano scoprendo pian piano e il loro rapporto stava diventando un po’ più solido.
«Si può sapere dove stiamo andando?», chiese finalmente Adelaide, indagando con tono meno casuale di quanto avrebbe voluto: frenare la sua curiosità le risultava praticamente impossibile.
«Se te lo dicessi, che sorpresa sarebbe?», replicò Marcello, voltandosi appena a guardarla.
La contessa alzò impercettibilmente gli occhi al cielo. Durante quell’estate stava davvero vivendo il sogno più bello della sua vita: in primavera aveva finalmente trovato il coraggio di seguire il suo cuore, Marcello la amava e, presto, Odile si sarebbe trasferita a Milano con lei. Non poteva chiedere di meglio.
«Touché», rispose, il sorriso che le si allargava sul volto.
«Fidati di me, contessa, ti assicuro che non rimarrai delusa», le disse, con una sfumatura vagamente allusiva che non sfuggì ad Adelaide, così come non le sfuggì l’implicita richiesta in quella semplice affermazione.
«Non ho mai smesso di fidarmi di te, lo sai», rispose, maledicendo il fatto di essere in auto e di non poterlo avvicinare a sé per lasciargli un bacio leggero per suggellare la promessa nascosta in quelle parole. Anche nei momenti più bui, la sua fiducia in Marcello era rimasta una certezza incrollabile e sapeva che così sarebbe stato per sempre, a prescindere da ciò che la vita avrebbe riservato loro.
Noncurante del fatto che fosse alla guida, e che avesse quindi una strada da seguire, fu Marcello ad avvicinarsi a lei - che continuava a guardarlo, il viso leggermente proteso verso di lui - per lasciarle un rapidissimo bacio, condividendo la stessa necessità di lei di baciarlo.
«Nemmeno quando compi scelte avventate come questa», gli disse, afferrando il volante per aiutarlo a tenerlo in asse e mantenerli nella corsia corretta, nonostante la strada fosse deserta e rettilinea e non ci fossero quindi particolari rischi. Fin dal loro primo giro in vespa, Adelaide aveva deciso di fidarsi ciecamente di lui, nonostante le manovre decisamente azzardate che gli aveva visto compiere.
«Scelte che infatti sembri apprezzare, contessa», la prese un po’ in giro lui, notando di sottecchi il visibilissimo rossore che stava via via colorando le guance di Adelaide che, dal canto suo, non riusciva a smettere di sorridere, sentendosi incredibilmente leggera.
La contessa mormorò uno sciocco appena percettibile prima di concentrarsi sul panorama che si stagliava fuori dal finestrino. Negli anni passati, e poi anche grazie a sua figlia, aveva scoperto numerosi luoghi della Svizzera ma era sicura di non aver mai visto quelle strade e, pertanto, faticava a capire dove fossero diretti.
Non appena scese dall’auto, vide Marcello armeggiare con il bagagliaio per estrarne qualcosa che assomigliava molto ad una coperta. Lui si limitò a sorriderle, determinato a non svelarle anzitempo nulla in merito a quella sorpresa, e le tese la mano che lei afferrò incastrando le dita tra le sue. Non era la prima volta che le loro mani si stringevano in quel modo ma quel contatto riusciva sempre a far sorgere un sorriso spontaneo sul volto di Adelaide. Nessuno, prima di Marcello, si era mai curato di compiere un gesto simile.
Camminarono per pochi minuti, il cielo che si faceva sempre più scuro, segno che la notte stava calando rapida, ma terso, diventando la tela perfetta per scorgere le stelle che lo dipingevano qui e lì, stagliandosi luminose e creando figure perlopiù astratte.
Una volta trovato un punto che lo soddisfacesse appieno, Marcello si prodigò a stendere la coperta a terra, avendo cura di non appoggiarla su degli splendidi fiorellini che spuntavano, spontanei, tra i ciuffi d’erba. Adelaide lo guardò curiosa e, quando realizzò che erano davvero lì per guardare le stelle, sentì il suo cuore perdere un battito.
«Allora, che ne pensi di questa idea?», chiese Marcello, un po’ sulle spine, cingendo la vita di Adelaide e rimanendo alle sue spalle, cogliendo l’occasione per tuffare il naso nell'incavo del suo collo ed inspirare, per un breve attimo, il suo profumo, «è all’altezza delle tue aspettative?».
«È ben oltre le mie aspettative, Marcello», ripose, senza nemmeno pensarci e continuando a far vagare lo sguardo, desiderosa di cogliere tutti i dettagli di quel panorama, meraviglioso nella sua semplicità. Da quando Marcello era entrato nella sua vita, Adelaide aveva riscoperto il piacere delle cose più semplici. La contessa non aveva mai disdegnato il lusso; Adelaide, al contrario, aveva sempre ricercato anche la bellezza dei piccoli gesti.
Marcello piegò appena la testa per lasciarle un delicato bacio sulla tempia mentre lei scacciò rapidamente una lacrima prima di ritrovarsi con il viso tra le mani di lui. Fece giusto in tempo a chiudere gli occhi, poi si trovò travolta dalle labbra di Marcello che, finalmente, avevano incontrato le sue.
«Ti amo», gli sussurrò, occhi negli occhi, non appena recuperò il fiato necessario. In tutta risposta, lui la baciò di nuovo prima di ricambiare la dichiarazione poi, quasi controvoglia, si staccò da lei per andare a sedersi sulla coperta e allungò la mano destra nella sua direzione per invitarla a fare altrettanto. Adelaide si lasciò andare e prese posto accanto a Marcello che non attese molto prima di distendersi e volgere lo sguardo al cielo, le mani intrecciate l’una all’altra, poggiate sotto la testa, che gli facevano da cuscino.
Lei si voltò a guardarlo e si prese un attimo per studiare i suoi lineamenti perfetti, sottolineati delicatamente dalla luce tenue irradiata dalla luna alle loro spalle. Il sorriso dipinto sul suo volto, la serenità del suo respiro, gli occhi appena socchiusi: tutto in lui parlava di una tranquillità finalmente conquistata.
«Potresti metterti più comoda anche tu: non è morbido, caldo e accogliente come il letto della villa ma si difende bene», le disse, facendola sobbalzare. Era così concentrata a guardarlo che non si era minimamente accorta che lui stava per parlare.
«Insolente», sussurrò, scuotendo la testa e scoppiando in una risata cristallina.
Lo guardò per qualche altro istante, poi distolse lo sguardo; Marcello sorrise nel vederla ancora assorta nei suoi pensieri e si rimise seduto per accarezzarle la schiena. Era chiaro che c’era ancora qualcosa - forse un pensiero, forse un ricordo, forse entrambi - che le stava impedendo di lasciarsi andare del tutto.
Passò qualche altro minuto, la mano di Marcello che scorreva lenta sulla schiena di Adelaide, gli occhi che vagavano tra il suo viso e il panorama, mentre lei, finalmente, si toglieva i tacchi e portava i piedi nudi sulla grande coperta beige. Nessuno aveva mai pensato di farle una sorpresa del genere e stava ancora cercando di riprendersi dallo stupore: in quel momento si sentiva esattamente come una delle protagoniste dei romanzi d’amore che leggeva da ragazzina, scioccamente felice e immensamente amata.
Incontrò gli occhi di lui e l’unica cosa che riuscì a dire fu un fin troppo semplice ma sentito «grazie». Lui ricambiò l’intensità dello sguardo, i lineamenti addolciti dalla tenerezza suscitata da quell’unica parola. Questa volta, nulla impedì ad Adelaide di avvicinarlo a sé e baciarlo mentre lui, inaspettatamente, prendeva l’iniziativa e, poggiando le mani sulla sua vita, la trascinava distesa sopra di sé, facendo attenzione ad essere rapido ma delicato, suscitandole anche una leggera risata colma di stupore. Continuarono a baciarsi per un tempo indefinito, fino a quando non si staccarono solamente per riprendere fiato, gli occhi lucidi.
Marcello invertì le loro posizioni e, tenendosi sollevato sui gomiti per non pesare su di lei, si prese un attimo per guardarla negli occhi, cercando di leggervi attraverso. Adelaide gli accarezzò piano la guancia, lo sguardo così innamorato e riconoscente da fargli saltare un battito.
«So che un solo grazie non basta per tutto quello che hai -»
Marcello le impedì di continuare la frase bloccando, con un bacio, il bisogno di lei di ringraziarlo e di scusarsi e Adelaide si fece guidare, ancora una volta, da lui e dal loro amore, mettendo da parte qualsiasi altro pensiero per concentrarsi sulle stelle che continuavano a brillare sopra di loro. Quando si staccarono, lei gli sorrise e lui le lasciò qualche altro bacio leggero prima di stendersi al suo fianco per avvolgerle le spalle con un braccio, gli occhi di entrambi che finalmente si alzavano verso il cielo.
«Tua figlia aveva proprio ragione: il panorama è incantevole e questo posto è ideale per guardare le stelle.»
Il cuore della contessa mancò almeno un battito a quella confessione.
«Odile ti ha aiutato nell’organizzazione?», chiese, con un evidente stupore nella voce.
Marcello annuì, «in realtà mi ha indicato solamente un paio di luoghi, l’idea e la scelta definitiva sono state mie», confessò, una punta di orgoglio celata nel tono, «non sarà ancora pronta a considerarti sua madre ma vuole saperti felice e ti vuole bene, anche se non te l’ha ancora detto».
Sua figlia e l’uomo che amava avevano davvero unito le loro idee solo per sorprenderla: le sembrava surreale che stesse capitando proprio a lei. Un’altra lacrima le rigò il volto ma, questa volta, non fece nulla per asciugarla né per scacciarla.
Marcello scorse i suoi occhi lucidi e non poté reprimere un sorriso: si sentiva finalmente in pace e al posto giusto. La mano destra di Adelaide, fino a quel momento posata all’altezza del suo cuore, salì ad accarezzargli il viso e lui si voltò appena per baciarle il palmo, prima che lei usasse quella stessa mano per indicargli una costellazione e raccontargli qualcosa in merito, nel vano tentativo di dissimulare tutte le emozioni che la stavano accompagnando in quella notte.
«Smetterai mai di sorprendermi, contessa?», le chiese, sinceramente colpito, mentre osservava i suoi occhi illuminati da una nuova luce.
«Margherita amava guardare le stelle», rispose, dopo qualche attimo, apparentemente persa nei suoi pensieri, quasi come stesse rivivendo il ricordo che le aveva occupato la mente fin da quando si era seduta sulla coperta, «qualche anno fa ho ritrovato uno dei suoi libri di astronomia e non ho potuto evitare di leggerlo», spiegò.
«Quando eravamo bambine mi trascinava in giardino ogni volta che le era possibile, anche contro la mia volontà: si limitava ad entrare in camera mia, sempre senza bussare, mi prendeva per mano e sgattaiolavamo fuori senza farci vedere da nessuno. Quando trovava il punto perfetto, ci distendevamo così, gli occhi rivolti verso il cielo, e i vestiti che, puntualmente, si macchiavano d’erba anche se cercavo sempre di fare attenzione per entrambe. Anna, una delle nostre domestiche di quel tempo, si assicurava che nostro padre non ci vedesse e non vedesse i nostri abiti: in quel modo non avrebbe mai scoperto nulla e non avrebbe nemmeno potuto punirci. Non ho mai ringraziato Margherita per quei momenti passati a guardare le stelle, eppure è uno dei ricordi più spensierati che lego a lei. Eravamo così unite a quel tempo, sembrava che le cose potessero rimanere così per sempre», proseguì, bloccandosi per un attimo sulle ultime parole, la voce ridotta quasi ad un sussurro. Quante cose erano cambiate con la loro crescita.
Erano stati pochissimi i momenti in cui Adelaide aveva condiviso con lui qualche ricordo di Margherita ma, nell’intimità di quel momento, aveva voluto aprirgli ancora una volta una finestra sul suo passato. Marcello si limitò a lasciarle un bacio tra i capelli, ringraziandola tacitamente per avergli affidato un altro pezzetto della sua vita e lei continuò la sua discesa nei ricordi.
«Prima di scoprire dell’esistenza delle costellazioni, mia sorella si divertiva a scorgere disegni nel cielo puntinato di stelle e cercava di convincermi a fare altrettanto, a lasciar viaggiare la fantasia e l’immaginazione: diceva che mi sarei sentita libera dopo averlo fatto, che nessuno avrebbe mai potuto privarci di quei momenti. Io, invece, testardamente, mi limitavo ad ascoltarla: con il suo modo unico di narrare le storie aveva la capacità di rendere reale qualsiasi scenario, anche quelli più assurdi», concluse, avvertendo il cuore improvvisamente colmo, come se Margherita, in qualche modo, fosse lì con lei, al suo fianco. Era da un po’ che non le capitava di provare quella sensazione.
«Una contessa e un ex galeotto, innamorati e distesi su un prato a guardare le stelle: forse abbiamo appena reso reale uno scenario apparentemente assurdo, amore mio», commentò Marcello, lieve, la mano che scendeva ad accarezzarle la vita.
Adelaide non volle e non riuscì a dissimulare lo stupore per quell’associazione di pensieri e il suo leggero sussulto fu chiaramente percepibile da Marcello mentre la avvicinava piano a sé e lei si limitava a stringersi un po’ di più a lui, le dita della mano destra che scorrevano dolcemente sul suo petto, coperto da una polo blu. Lui si prese qualche attimo per godere di quelle semplici carezze, poi iniziò a raccontarle di quella volta in cui sua sorella Angela era scappata di casa proprio per andare a guardare le stelle ed evadere, in quel modo, dal caos familiare.
Adelaide chiuse gli occhi, il sorriso stampato sulle labbra, e, stretta tra le braccia di Marcello, si lasciò cullare dalla sua voce, l’orecchio a diretto contatto con il battito del suo cuore. Proprio in quell’istante, una stella cadente solcò il cielo; Marcello, unico spettatore di quel fenomeno, sorrise e inclinò appena la testa per lasciarle un altro bacio tra i capelli.
Il loro futuro era tutto da scrivere.
