Work Text:
“Vorrei non procurarti altro che gioia
e circondarti di una felicità calma e continua
per compensarti un po’ di tutto quello che
mi dai a piene mani nella generosità del tuo amore.”
( ㅡ Victor Hugo. )
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Fine gennaio, Daegu SKR.
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È stata una conversazione veloce, la loro. Taehyung, appena giunto a casa dopo l’allenamento di baseball, non fa in tempo ad appoggiare lo zaino e la mazza sul letto, che appare come un uragano — e che uragano — la signora Madre, ergo colei che detta legge. “La settimana scorsa hanno comprato l’immobile del cortile accanto,” comincia con qualche informazione superflua. “Questa mattina è arrivata la ditta dei traslochi, si sono già sistemati,” annuncia.
Taehyung con il suo modo di fare altrettanto diretto e schietto, commenta con un blando: “Grandioso,” per poi indirizzarsi verso il bagno con la schiena ricurva e le guance sporche di terra misto sudore.
“Sono stranieri. Si è trasferita qua al seguito del divorzio con suo marito. Penso voglia cambiare aria... ricostruirsi una nuova vita,” spiega come se a Taehyung interessi qualcosa.
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(Forse, avrebbe dovuto capire dove sta cercando di parare.)
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“Si è trasferita con i figli. Il più piccolo dovrebbe avere la tua età.”
Eccola.
Taehyung si ferma, l’asciugamano sorretto dai palmi e le punta delle dita, lo sguardo seccato e accusatorio.
“Dovresti andare a fare amicizia con loro.”
“Perché?” si sente in dovere di chiedere.
“Perché te lo sto chiedendo con gentilezza. Non costringermi a ordinartelo. Ho preparato una giara di biscotti e in freezer c’è del gelato. Prendili entrambi e va’ a presentarti.”
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Boom. Bomba sganciata.
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Sua madre è rinomata per essere una delle persone più ‘calorose’ del quartiere e non tollera volgarità né maleducazione, così il più delle volte, Taehyung è costretto a mettersi l’abito della festa, un sorriso convincente ed andare a fare il leccaculo a gente che se ne sbatte di questa burocrazia del buon vicinato.
Si ripulisce dalla sporcizia e dalla polvere, si cambia di vestito e si profuma con del deodorante. Il barattolo in vetro è decorato da due nastrini dorati e un adesivo a forma di cuore, il gelato è confezionato in una vaschetta dell’Ikea, ma ben tenuto: gli smarties, le scaglie di cocco, i frutti rossi e le gocce di cioccolato fondente sono ben distribuite e nel complesso fa un figurone.
Sotto gli occhi vigili della madre, prende le chiavi e percorre la distanza di una ventina di passi di distanza, il cielo plumbeo ruggisce, e sopra di lui si accende un temporale di lampi che smuove le ahjumma isteriche del viale, che si precipitano prontamente a togliere i panni dallo stendino.
Fa un bel sospiro prima di suonare il campanello nuovo di pacca. La padrona ci impiega due secondi di casa ad aprire. Si presenta con uno scialle leggero ed in pantofole, echeggia il rumore del televisore, probabilmente stava guardando il telegiornale. “Sono Kim Taehyung della porta accanto,” si presenta con un mezzo inchino. “Volevo darle il benvenuto.”
La signora sembra intenerita dal gesto, e lo invita ad entrare. Ha finalmente l’occasione di dare un’occhiata in giro, quella casa è stata per anni abbandonata, vederla ospitare gente gli sembra incredibile. Stanno ancora verniciando dato l’odore pestifero di pittura e di varechina. I muri sono ancora bianchi, non c’è più la muffa. La ringhiera delle scale è stata laccata, il legno del parquet ben lucidato.
“Tua madre mi aveva avvertito della tua visita. Vado a chiamarti Hiroki-kun, credo proprio che ti sentirai a più agio con qualcuno più giovane,” pronuncia con un risolino finale.
Sua madre.
Ha provveduto a programmare tutto.
Nonostante i brutti pensieri che gli hanno annebbiato la mente per l’improvvisa stizza (robetta da nulla, gli sarebbe presto passata), qualche tempo più avanti l’avrebbe ringraziata. Rimane in piedi dinanzi all’uscio collegante la cucina al corridoio in attesa che qualche volto familiare arrivi in suo aiuto. Sbuca invece un viso sbarazzino.
Gli occhi non riescono a staccarsi dalla zazzera biondo sputo e dai ciuffi ribelli, questo soggetto indossa pure una canotta dalla scollatura generosa, dove sghembo, Taehyung nota subito un tatuaggio lungo sul petto, una frase forse, e altri due su ciascun braccio, un compasso ed una ragnatela.
Lo trova buffo, e piccolo. Lo supera di una spanna o giù di lì, ha un corpicino esile e uno sguardo confuso e fuori luogo. Sta scambiando qualche parola con sua madre ma il discorso non arriva limpido alle sue orecchie. La donna indica Taehyung con la mano tesa ed il dorso rivolto verso il basso, nominandolo.
Sembrano due cretini, entrambi a corto di parole. Taehyung si salva in extremis alzando i biscotti con una mano e il gelato con l’altra. “Ti va?” chiede.
Hiroki scrolla le spalle e lo intima a seguire, percorrendo le scale in direzione, probabilmente, della sua camera. Dopo tanto tempo, Taehyung prova un sentimento di imbarazzo salirgli dal bassoventre.
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Febbraio, Daegu SKR.
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Fuori piove, se proprio ‘pioggia’ la si può chiamare. Sono due gocce, a fatica lavano il porticato di casa e i marciapiedi, l’aria è salubre ma allo stesso tempo pungente, si sente la pesantezza dell’umidità anche a finestre chiuse nella cameretta di Hiroki, il quale, sudando freddo, ha le mani sul controller della PlayStation, concentrato in uno scontro corpo a corpo con uno Shao Kahn dai coglioni d’acciaio.
“Sei una mezza sega.”
“Taci,” sputa acido.
Al suo fianco, Taehyung, con un sorriso furbetto dipinto sul viso, inarca un sopracciglio tagliato. “Ti faccio il culo, hyung.”
Hiroki ridacchia. Sembra piuttosto nervosetto.
Come può ammettere che odia Mortal Kombat e che non sa neppure fare una mezza combo? L’insulto è pronto e posto sulla punta della lingua, ma si contiene, al piano di sotto c’è sua madre che intrattiene la famiglia Kim, suoi ospiti, Taehyung gli ha proposto di non sfidarli, le loro orecchie sono più tese di quelle di un cane da caccia, e si scandalizzano facilmente per la parola ‘cacchio’.
“Dici sempre che noi giapponesi sappiamo fare tutto, perché non riesco a batterti, diamine?” biascica a denti stretti quando la sua super figa Mileena, dalle tette grosse e il sorriso viperino, viene sbattuta a terra.
“Rivincita?”
“Così che tu possa rifarmi il culo? No grazie, passo,” sbuffa, dichiarando il forfait.
Come uscirne sconfitto da un pomeriggio non programmato: ha dato tutta la colpa al fottuto tempo. Pioggia di sole, avevano detto al meteo in TV. È più verosimile ad una pioggia di polline e acqua: i suoi occhi appena ha aperto la porta per accogliere il suo ospite si sono gonfiati come due gommoncini, sbattere il mignolo su un battiscopa è meno doloroso.
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Non doveva andare così.
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Lui doveva essere fuori al parco, guantone da baseball in una mano, pallina dall’altra. Taehyung avrebbe portato la mazza. Avrebbero fatto due tiri. Poi, se ne avevano voglia, avrebbero fatto un salto dal baracchino ambulante, avrebbero comprato da bere e, chissà un gelato, lui si sarebbe inventato qualche stupida intolleranza al cioccolato, e Taehyung avrebbe preso un cono alla vaniglia con tantissimi zuccherini. Si sarebbero sfottuti per minuti, ore, derisi, chissà, magari il corpo a corpo sarebbe capitato a loro due.
Invece no, doveva piovere.
“Mi annoio.”
Ecco: il suo ospite si sta pure annoiando.
“Scusa,” dice. Come se fosse colpa sua.
Taehyung sorride felino, si ribalta di schiena, le braccia gettate all’indietro. Al seguito del tonfo gli si è alzata di poco la maglietta, Hiroki vi scorge il ventre piatto. E ora?
“Sei una palla, non hai videogiochi decenti.”
“Non è colpa mia se i miei non me li comprano.”
“Uffa, e ora cosa facciamo?”
Hiroki ci pensa su seriamente, anche se, francamente, le opzioni sono pressoché scarse se non addirittura inesistenti. Ma poi, gli balena in mente la cosa più stupida che possa mai pensare al momento.
“Mio fratello ha l’abbonamento a Netflix.”
“Uhm... ok?”
“Possiamo farci la maratona di Modern Family fino a quando i tuoi non vogliono tornare a casa. Vado a fregargli la password e ritorno.”
Come una saetta, scatta giù dal letto, zampettando nella stanza adiacente pronto a compiere il furto — non che sia questa gran difficoltà visto che Takahiro, suo fratello, ha tutte le password segnate sulla lavagnetta appesa all’anta dell’armadio.
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Al suo ritorno, Taehyung è già sotto le coperte — lenzuolo, quel coso è troppo leggero per essere una coperta. Hiroki lo raggiunge con un velato imbarazzo, si mette anch’egli sotto a fianco dell’altro e incrocia le gambe, le loro spalle si toccano.
A metà del primo episodio le lenzuola giacciono per tre quarti a terra, coprono a malapena le loro gambe. Taehyung gli sta praticamente stravaccato sopra, la schiena contro il torace, sdraiato come se fosse su un triclinio romano. Hiroki rimane fermo come un pezzo di legno, bloccato nella sua posizione, il viso contratto e lo sguardo puntato sul televisore.
“Sei buffo,” e l’unico commento del ragazzo sopra di lui.
Hiroki assottiglia gli occhi a nessuno in particolare. “Mi trovi buffo.”
“Sì,” risponde. “Sei tenero.”
Il suo cuore si scioglie come burro al sole.
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Quando qualche pomeriggio più tardi il sole consente di uscire a fare un giro, raggirando quei nuvoloni malefici, Taehyung e Hiroki si ritrovano a camminare fianco a fianco nel sentiero di un pineto, qualche passo più avanti alcuni compagni di scuola — Taehyung è stato molto persuasivo, o forse lo è stata sua madre, tuttavia Hiroki ha iniziato a frequentare una scuola locale, e trovano tutti giusto che si integri con la propria classe. Taehyung l’ha fatto aggregare al suo di gruppo, una mezza dozzina di volti del tutto non familiari che non smettono di fare domande su domande su domande su domande.
L’obbietto principale in un’uscita di gruppo è il divertimento, sarà la sua peculiare timidezza che lo obbliga a non spiccicare parola, ma in realtà è la stanchezza che parla al posto suo.
Nel complesso è un agglomerato piccolo, si trascina a fatica: in spalla lo zaino issato con dentro il peso di due dizionari e qualche libro, in mano il sacchetto del pranzo. La cadenza dei passi sembra quella di qualche strambo zombie ubriaco.
“Ti aiuto,” pronuncia Taehyung, indicando con il mento la sua postura ricurva e le due zavorre.
“Uhm?”
“Prendo questo.”
Gli sfila dalle mani il magico bottino — non lo dà a vedere, ma in realtà è molto geloso del suo pranzo, o in generale, qualsiasi pasto che è di sua proprietà — e riceve in risposta uno sguardo fulminante e uno sbuffo.
“Non devi portarlo per me.”
“Lo faccio volentieri.”
Ringrazia il fatto che gli altri componenti del gruppo siano abbastanza avanti da non sentire le loro chiacchiere e di non aver assistito al suo arrossamento delle gote — avrebbe incolpato il sole, ,a purtroppo per lui i raggi giocavano a fare i timidi come lui, la loro potenza non avrebbe neppure scaldato una vaschetta di ghiaccio.
“Se non raggiungiamo gli altri, ci fottono i posti nelle panche. Non voglio doverti prendere in braccio solo perché sei un lumacone,” lo prende in giro.
Hiroki gonfia goffamente le guance. “Mi stai velatamente dando del lento, Kim Taehyung?”
“È proprio quello che volevo dire.”
Non riesce a pronunciare la frase per intero che si ritrova spalmato in fronte un pesante tomo dei sinonimi e contrari.
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La scuola è il parco giochi del diavolo, un carosello che alterna la noia con l’ansia a tempo record di zero virgola sei secondi, e purtroppo è un obbligo imposto dalla legge, nulla da farci.
Taehyung sbuffa una, due, tre volte. Il tetto della scuola è diventato come una seconda casa, o meglio dire: il suo rifugio ‘segreto’. Ha smesso di esserlo quando, per sbaglio, ha invitato Hiroki giorni fa a passarvi lì l’ora di scienze.
“Salti matematica?” eccolo arrivare, puntuale come un orologio svizzero.
Hiroki l’ha sorpassato di qualche ora, dato che non si sono ancora incrociati da quella mattina. Difatti, eccolo lì: gli occhiali da sole sopra la fronte, gli occhi chiusi, costretto a stare al sole poiché l’ombra trasudava freddo da tutti i pori.
“Sì. Pure tu?”
“Certo. Se devo fare un pisolino, preferisco di gran lunga stare qua con te piuttosto che in classe.”
Dopotutto, Taehyung non si lamenta. Gli piace la sua compagnia, la preferisce a quella di altri e talvolta la brama come se fosse vitale averlo lì con lui. Come dargli torto.
A Hiroki invece esce naturale quel sorriso sulle sue giovani labbra, e per un momento gli pare tutto così... incredibilmente strano.
Si pizzica il braccio giusto per dare conferma ai suoi dubbi, ed è così: Taehyung l’ha detto esplicitamente che preferisce lui alla matematica. Alle sue orecchie suona come la dichiarazione più dolce del mondo.
Tuttavia, non dà sfogo al suo ego, impedendogli di crescere e gonfiarsi.
Taehyung fa un mezzo sorriso in risposta, felino, e chiude gli occhi, scivolando di qualche passo a lato, per potersi sdraiare. Il fianco destro completamente appoggiato sul cemento freddo, la testa aveva invece trovato casa sulle gambe dell’altro: stese per il lungo, le ginocchia potevano toccarsi.
“Penso proprio che schiaccerò un sonnellino,” decreta con tono tenue ma vivace, per niente simile a quello di una persona stanca.
“Ma certo.”
“Hiroki-kun, dato che sei il mio hyung preferito, o senpai, come preferisci, dovresti rimproverarmi e dirmi di tornare in classe, non dovresti assecondarmi,” scherza.
Hiroki sbuffa, alzando di poco la testa, il giusto da vederlo attraccato alle sue gambe, sta sorridendo, una fila di denti bianchi e lucidi scintillano alla debole luce solare, il viso è voltato nella sua direzione.
“Se fossi un bravo ragazzo, non salterei le lezioni.”
Taehyung annuisce, poi richiude gli occhi, rannicchiandosi sul suo fianco. “Capito.”
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Marzo, Daegu SKR.
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“A me piacciono i cattivi ragazzi,” dichiara Taehyung un giorno, così, per caso, rimirando il cielo plumbeo sopra le loro teste.
Hiroki alza un sopracciglio, finendo di mandare giù l’ultimo sorso di caffè in lattina presa alle macchinette. “Ok?” sussurra con falsa stizza, a dir il vero non si capacita del perché di quella informazione.
“L’hai detto tu, che non sei un bravo ragazzo.”
“L’ho detto io?”
“Sì, me lo ricordo.”
Hiroki solleva per un secondo gli occhi alla volta, cercando di mettere la conversazione in un contesto.
“Può essere… che abbia sottinteso qualcosa del genere.”
“Perfetto. Ti vengo a prendere alle tre. Andiamo in centro.”
“Come scusa.”
“A-p-p-u-n-t-a-m-e-n-t-o! È un appuntamento. Fatti trovare pronto. Cambiati la camicia. Questa è macchiata di caffè. Sbrodolone.”
Hiroki questa volta non fa in tempo a lanciargli la lattina che è già sparito. Il rossore nelle guance però, è ancora lì.
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Pensa di non essere mai stato più in imbarazzo di così, non che stiano facendo cose che non abbiano mai fatto, anzi.
Nelle ultime settimane saranno andati al cinema sì e no una decina di volte, solo perché, se mostrano gli scontrini di Costa Caffè il prezzo del biglietto è ridotto. Condividono i popcorn e la soda all’arancia, chiacchierano come al solito. Non sembra neanche lontanamente un appuntamento, quello.
“Hiroki-hyung.”
“Mhm?”
“Mi sto annoiando.”
Hiroki alza gli occhi al cielo, ma non vuole commentare, anche se, dato di fatto, tutte le volte che vuole arrivare a qualcosa Taehyung se ne esce col dire di essere annoiato.
“Che vuoi?” gli domanda quindi, con fare inquisitorio e il naso storto.
La pellicola è una commedia già data e ridata alla nausea, effettivamente il film è da palpebre calanti e per chi soffre d’insonnia, estremamente funzionante in entrambi i casi. Taehyung dunque allunga la mano, avvicinandola alla sua, esortandolo ad afferrarla. Hiroki lo fa, anche se con celato imbarazzo, mai si sarebbe immaginato di fare quello che sta facendo con un tizio conosciuto da poco.
Anzi.
Semplicemente con un tizio.
“Questo appuntamento fa schifo,” sussurra, per non disturbare i pochi presenti nella sala. Taehyung si fa piccolo per avvicinarglisi, il bracciolo di mezzo era d’ostacolo e dannatamente fastidioso, ma non osò lamentarsi. “Dovremmo fare qualcosa da coppia.”
Tempo due secondi e Hiroki è già pronto a fulminarlo. Indica poi le loro mani. “Lo stiamo già facendo.”
Taehyung però scuote la testa e mette il broncio. “Di più, di più,” insiste. “Baciamoci.”
Per sua fortuna la sala è buia e nessuno presta loro attenzione, perché per la milionesima volta è arrossito. “Cosa?” urla sottovoce.
“Eddai,” lo prega, le labbra sporgenti, si sta prendendo gioco di lui.
Hiroki però gliele avrebbe tagliate e incorniciate quelle piccole labbra. È stato l’istinto a manovrarlo, si sporge in avanti e va a fare una piccola pressione toccargliele con le sue, unendole in un contatto così lieve, che lo spaccia senza fiocchi e fronzoli per un bacio a stampo, ma che dura troppo poco per i gusti di entrambi.
“Eccotelo, il tuo stupido bacio.”
Taehyung però ride.
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Aprile, Daegu SKR.
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Taehyung ha un guardaroba esageratamente grande: un armadio dell’Ikea non proprio malaccio, di un azzurro ferroso che ricorda il cielo grigiastro che si ostina a rendere impossibili queste giornate primaverili. A volte, a Hiroki piace frugare tra la sua roba, ma non perché ha qualche tipo di kink strano (se qualcuno l’avesse mai beccato con le mani nei suoi cassetti l’avrebbe additato come un maniaco, visto che molte delle volte si sbagliava, e apriva quello dell’intimo), la sua è mera curiosità.
Taehyung si veste spessissimo in colori blandi, o bianco o nero, qualche grigio a volte, o di quei blu talmente scuri che non sembrano tali. Il suo armadio però sembra essere colonizzato da tribù di piccoli troll spara glitter. La sua collezione di calzini colorati è ammirevole, dalle fantasie di bastoncini di zucchero a quelle con delle buffe mucche rosa e gialle. Ha un’infinità di giacchetti in felpa, una in particolare ha colpito la sua attenzione, di un rosso ciliegia invitante. Le scritte di paillette brillavano ad ogni spostamento di luci.
“Ti piace la rossa?” Hiroki sussulta, colpito in flagrante.
“No, io—”
“Provatela, starà sicuramente meglio a te di me.”
Prima ancora di poter protestare, si ritrova le sue mani addosso a sé, intente a far sgusciare fuori i bottoni dalle asole.
Hiroki non protesta più, totalmente succube dell’altro. Gliela fa togliere, si sfila le maniche e poggia la camicia sul letto, piegata a metà. Gli fa alzare le braccia e, in un rapido movimento, lo ricopre con il capo tra le mani. Gli cade morbidamente sui fianchi, addosso a lui lo rende ancor più piccolo, un bocciolo di un qualche fiore cremisi pronto a fiorire da un momento all’altro.
“Ti piace?”
“Sì, è carina.”
“Un giorno andiamo a fare shopping assieme. Ne compreremo a migliaia.”
“O-ok.”
Mai avrebbe immaginato che vestirsi con gli abiti del suo da poco rinnovato ragazzo sia un’esperienza così graziosa.
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Per Taehyung ‘fare shopping’ equivale spendere metà mattinata da Zara e metà pomeriggio in giro per il borgo alla ricerca di nuove gelaterie fai da te. Hiroki ha provato in quattro ore tre diverse tipologie di gelato, e se non l’avesse bloccato avrebbe speso i suoi restanti spiccioli per provarne un quarto.
E meno male, lo stomaco gli si sta rivoltando come un calzino, ingerire altro sarebbe stato il colpo di grazia. Già se lo immagina, i titoli dei giornali ne avrebbero parlato: ‘Ragazzo muore per indigestione di gelato.’
“Senti, sono stanco, ho i piedi che gridano pietà, ti prego sediamoci.”
“N-O-I-O-S-O.”
“... ehi, smettila di scandire le parole, sei fastidioso.”
“E tu un guastafeste,” dice mandando giù l’ennesima cucchiaiata di gelato.
“Ho ragione quando ti do del ciccione, guardati!”
E Taehyung non può far nulla se non sporgere fuori il labbro inferiore e assumere l’aria di un cucciolo al quale è appena stata sottratta la palla giocattolo. È tenero, pensa Hiro, non crede di aver mai incontrato persone così bella e ben disposta.
“Non sono un ciccione,” borbotta poco dopo, dando l’ennesima leccatina al cucchiaino di plastica.
“È vero. Non lo sei.”
“Aw.”
Ed è sempre così, bastano poche parole per cambiargli l’umore.
Taehyung lo prende per mano, davanti a tutti, e con una fierezza da leone. Lo accompagna per le bancarelle lungo i vialetti, si stringono come uccellini nelle proprie giacche calde, il vento serale a soffiargli sul collo e tra i capelli.
“Hiroki-hyung!”
“Mhm?”
“Scaldami tu.”
È incredibile con quanta facilità riesca ad imbarazzarlo. Deglutisce a vuoto, un groppo grosso, gli diffonde in bocca il retrogusto di pistacchio e mandorle amare del gelato di prima, ma si lascia ugualmente crogiolare in un caldo abbraccio che da fuori da del tenero.
Taehyung infossa la testa nel suo collo, inspirando profondamente, l’alito caldo al tè al gelsomino gli provoca una scarica di brividi.
“Sono felice di essere qua con te.”
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(Non lo dice, ma anche Hiroki pensa lo stesso.)
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Maggio, Daegu SKR.
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Hiroki desidera solo sprofondare. Ancora non gli è chiaro di come ci sia finito in quella situazione.
Il festival del Compleanno del Buddha è come sempre un evento strapieno di persone. Non ha mai visto così tanta ressa in un giorno come quello.
Purtroppo, è in dolce compagnia della sua famiglia, sollecitato però dalla madre, che lei alle tradizioni ci tiene parecchio, ha persino indossato l’abito tipico: si è acconciata i capelli e prima di truccarsi si è fatta una maschera di fango.
Lui e Takahiro a confronto, sembrano dei barboni (più suo fratello in realtà). Non c’è festa alcuna che gli avrebbe fatto rinunciare alla sua sana dose del suo gel super mega sbrilluccicoso che usa solo ed esclusivamente per la sua chioma di un verde innaturale. Nella mischia sembra un fricchettone dagli orecchini osceni, e quelli che ha addosso sembrano jeans da donna, la barba è incolta, lo sguardo scazzato.
Tuttavia, lui più di tutti, si sente fuori luogo.
La madre è semplicemente un fiore bellissimo, come al solito, si confonde magicamente nella folla, non si può di certo negare il fatto che si sia integrata al cento percento.
Hiroki invece indossa una semplice camicia floreale. Appesa al collo la sua macchina fotografica, come un qualsiasi turista perso lì per caso.
Ma non è la sua espressione spaesata la matrice delle occhiatacce dei passanti rivolte solo ed esclusivamente a lui, non avrebbe mai ammesso di aver acconsentito così facilmente, ma, in testa, erge un cerchietto rigido con due orecchie da gatto (di pelo sintetico rosa) come estensione. Si sente come lo spettro di un lontano parente, il quale è stato caro a molti, ritornato in vita.
“Cou-cou,” dice una voce dietro di lui. “Beccato.”
“Taehyung-ie?”
Chi altri? Il ragazzo lo saluta con un aegyo gattino che ha fatto voltare la figlia di una coppia qualche metro di distanza, che lo addita ridendo, mostrando delle gengive sdentate. Taehyung la saluta sventolando la mano, mostrando quindi un ridicolo bracciale con un sonaglio simile ad un campanello, ad ogni mossa fa un rumore irritante ma sopportabile.
Torna a guardare Hiroki e gli sorride, scuotendo la testa, facendo muovere le sue di orecchie, un paio nere, pelosine.
“Buonasera,” lo saluta.
“Buonasera,” risponde Hiroki con garbo, notando la famiglia del ragazzo affianco a lui, reprimendo quindi di salutarlo con un bacio. “Andiamo a prendere da mangiare?”
“Perché no.”
Congeda la madre, il fratello stava al telefono con non si sa chi, ma non ci dà troppo peso. Afferra invece la mano di Taehyung e lo segue nel marasma.
“È stata un’idea stupida, ha iniziato a fare troppe domande.”
“Cosa?”
“Queste!” indica le orecchie da gatto. “Mio fratello mi ha preso per il culo da casa fino a qua. Mia madre me le voleva far togliere.”
“Sei abile allora a non fare quello che ti chiede la mamma,” lo prende in giro, dandogli un buffetto. “E poi, te l’ho fatto mettere perché così ti avrei riconosciuto subito.”
“Ci eravamo accordati ieri sull’orario e sul luogo, non mi pare una buona motivazione.”
“Infatti! Volevo semplicemente vedertele addosso.”
Hiroki sorride e non fa nulla per nasconderlo, ma nasconderebbe volentieri l’imbarazzo che ora li avvolge. Si vedono lanterne volare, lanterne gialle rosa e celesti, sembrano piccoli astri danzanti, di tanto in tanto si fermano per acchiapparne una.
“Appartiamoci da qualche parte,” propone poi Taehyung, serio.
Hiroki si ferma, sentendo cedere le gambe. “Dove?”
“Non lo so, cerchiamoci un posto più silenzioso. Allontaniamoci, voglio stare un po’ da solo con te…”
Hiroki deglutisce ma al contempo fa un cenno con la testa, che stupido, passano praticamente ogni momento della giornata in completa intimità. Sono sempre scuse, quelle di Taehyung.
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Per deduzione secondo la logica di Taehyung un posto appartato, isolato e lontano dalla folla è il giardino dietro al tempio, Hiroki si maledice per averlo assecondato.
Taehyung gli fa il solletico, cercando di smorzare l’atmosfera e di renderlo un po’ più flessibile, sembra un palo della luce tanto teso qual è.
Hanno irrigato, il prato è umido, usano come asciugamano la giacca di Taehyung. il quale ha preso a sovrastare il povero Hiroki per poter stare all’asciutto anche lui. Le dita sfrecciano sul suo petto, gli tocca il costato, l’ombelico, gli solletica i fianchi, non riesce a smettere di togliergli le mani di dosso. Di tanto in tanto si odono i botti di qualche stella d’artificio dei bambini che scorrazzano nei dintorni, quando capita Hiroki tira qualche calcio per levarsi Taehyung di dosso, anche se, averlo sopra di lui, lo riparava dal vento e dal freddo.
“Egoista!” sbrocca d’impulso all’ennesimo spintone.
Hiroki è teso ma non per questo non collabora. Taehyung gli bacia i palmi, i polsi, le palpebre. Hiroki ci prova: gli bacia il mento, le labbra, non vuole essere del tutto passivo. Sa solo che al momento, Taehyung lo riempie di attenzioni, è il suo modo per riceverne altrettante.
Quando gli capita sottomano un filo d’erba particolarmente lungo, lo strappa e lo portava alla bocca, masticandolo. Non è piacevole il sapore verde che sente quando scappa qualche bacio un po’ più audace, non prova risentimento, però.
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Taehyung si lamenta se Hiroki gli dava volontariamente del porco, ma come dargli torto.
“Gelateria? Ancora gelato? Ti stai per caso trasformando in un cestino di banana fudge swirl bubble gum cookie doug cotton cany e maple walnut?”
“Manca la raspberry cheesecake.”
“Cosa?”
“Ci frequentiamo da un mese e due settimane e ancora non hai memorizzato i miei gusti preferiti? Deludente, molto,” fa con finta stizza.
“Non l’hai mai presa la raspberry cheesecake, non confondermi.”
“E-R-E-T-I-C-O!! Io vivo per i lamponi. Non parlarmi mai più.”
Fa qualche passo avanti, facendo oscillare la frangia perfettamente liscia e morbida, ci manca poco e lo troviamo pronto a sculettare come Kylie Jenner.
“Va bene, come vuoi tu.”
“Mi stai tenendo il muso?”
“Io? Figurati. Voglio tornare a casa.”
“A fare?”
“Qualsiasi cosa, tranne mangiare gelato.”
“Uhnn, Hiroki-hyung, come puoi dire questo. Mi si spezza il cuore.”
“Certo. Come no.”
L’avrebbe lasciato parlare, tanto, già sa che in quella laggiù nel sacchetto a penzoloni sul polso c’è una vaschetta.
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La mattina arriva acida come al solito, di soppiatto, all’improvviso, volendoti ricordare di dovere iniziare un nuovo giorno. L’unico fottuto raggio di sole presente in quella coperta di nuvole ha trafitto la fessura degli scuri, tra le tende di raso ben stirate, andando a colpirlo proprio sugli occhi.
È iniziato così quel giorno, con un possibile mal di testa, il malumore e acidità da vendere.
Si strofina pigramente un occhio, andando a creare uno squittio tra la palpebra e il bulbo che lo fa trasalire. Il braccio destro formicola molto fastidiosamente, causa: un fastidioso ragazzino che ha poggiato il suo testone sul suo avambraccio. La bocca è impastata di schifo e succhi gastrici, lo stomaco brontola reclamando al più presto una sana colazione.
Un movimento di testa, i capelli gli solleticavano il viso.
“Buongiorno,” dice, sforzandosi a sorridere, stiracchiandosi come poteva dalla posizione.
Può farci l’abitudine.
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Taehyung ❤️
BUONGIORNFO
BUONGIORNO
HIRO
HIRO
HIRO
H
I
R
O
BUONa
giornata
Ci vediamo dopo
Ehi
Risp
Ti sono arrivati i messaggi
Ehy
Ci si vede dopo
Buonagiornata
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Hiroki 🌙
buongiorno a te
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MALEDETTO
PERCHÉ NON RISPONDEVI
ME LA LEGO AL DITO
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mi stavo lavando le mani
calma
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No. Non mi calmo.
Mi ero spaventato
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addirittura.
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Sì!!!!
Sei sul cesso da
Venti mimuti
Minuti*
Cazzo
Esco dalla finestra, salutami tua madre 😜
Ci vediamo
a
scuola
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Sì
ma
non
parlare
così
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Fottiti.
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❤️❤️
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Fine giugno, Daegu SKR.
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“Saltiamo la scuola,” mormora Taehyung un giorno, distratto dal sole, il ritorno del caldo, la noia, e gli schiamazzi dei bambini più piccoli nel giardino difronte la nostra scuola.
“Vuoi andare sul tetto?”
“No, andiamo in centro.”
Hiroki sbatte le palpebre prima di immagazzinare ciò che gli ha appena proposto.
“Perché?” chiede poi.
“Ho voglia di passare un po’ di tempo con te.”
Non ci vuole molto, solo tanta, tanta buona volontà. Esala il primo tentativo di un sospiro dall’aria imbronciata e si fa trascinare dal minore giù per la tromba delle scale antincendio, dove passavano inosservati, e scavalcano i tornelli.
Si ritrovano in stazione senza soldi né documenti, solo qualche sigaretta rubata dai sunbae che tengono di nascosto negli zaini, e qualche gomma. Le vendono per pochi spiccioli a qualche persona sedute in attesa del tram, e ci pagano il biglietto dell’andata per il centro.
“Perché vuoi andare in centro?”
“Perché per divertirsi si va in centro, no?”
Hiroki alza un sopracciglio ma non ribatte. Rimangono vicino alle porte per paura di perdere la loro fermata, non la smettono di chiacchierare, non ce la possono fare, Taehyung trova sempre un modo per riempire i silenzi, e Hiroki non è tipo da tirarsi indietro.
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Fa freddo, le mani sono imboscate nelle tasche dei giubbotti, ma le loro braccia sono incrociate e a dividerli è un soffio d’aria. Taehyung saltella di tanto in tanto, Hiroki lo segue sobbalzando, è buffo, sono buffi, innocenti e senza pensieri.
Si fermano davanti alla prima sala giochi che si trovano per strada, dopo aver sorpassato il supermercato e i giardini, a quell’ora è pressoché vuota, non che questo lasci a riflettere, non sono neppure le undici, gli unici clienti sono una manciata di ragazzini come loro che schiamazzano come galli in un’aia, troppo presi dalla macchinetta dei gettoni per prestargli attenzione.
Taehyung lo trascina nell’area più colorata e dalle luci scenografiche.
“Balliamo?” domanda salendo sulla pedana del Dance Dance Revolution.
Hiroki storse il naso. “Non so ballare.”
“Ma lo facciamo per divertirci, non perché dobbiamo essere bravi.”
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(Ci casca tutte le volte. E come da copione, ne esce sconfitto.)
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“Mamma è fuori e sto morendo di fame,” si lamenta Taehyung, un pomeriggio. Entrambi sdraiati nel mezzo del salotto e sul tappeto di canapa, molto scomodo ma l’unica cosa che potesse proteggerli dal freddo pavimento.
“Ti preparo qualcosa se vuoi,” biascica Hiroki.
È una scusa, questa volta non sarebbe uscito a comprare il gelato. Basta fragole, basta lamponi, basta cheesecake. Ne ha fin sopra ai capelli.
“Sai cosa...”
“... cosa?”
“Cosa potremmo cucinare?”
“Dai, spara.”
“Proviamo a fare il pane alla vodka.”
Hiroki quando non sputa per il risolino che aveva tentato di reprimere. Taehyung lo guardo con fare sospettoso.
Sarebbe? Avrebbe voluto dire.
“Pane... alla vodka?”
“Cosa c’è di male?” sbotta fuori alterato.
“Uhm, niente? Diciamo che non è prescritto nella mia dieta,” risponde a tono e con il mento in su.
“Lo facciamo d’estate io e mio fratello. Mettiamo la vodka nell’impasto, assieme alle olive, prima che lieviti e, dopo aver cotto il pane lo mettiamo in congelatore,” spiega fiero lo chef provetto.
Hiroki si limita a non fare facce. “Questo perché?”
“D’estate fa un caldo boia, e il pane è troppo buono, dato che la vodka non congela, se lo mettiamo in freezer abbiamo sempre il pane fresco ma non ghiacciato.”
Hiroki lo squadra per qualche istante, prima di dargli un cricco in fronte.
“Ma che cazzo—”
“Tu ti sei fumato il cervello.”
“Ma è vero.”
“Sì, sì, ti credo.”
“Sei noioso quando fai così!”
“Lo dici sempre. Trova qualche altro insulto.”
Lasciano cadere il discorso dopo aver frugato nelle credenze ed aver saccheggiato le scatole di biscotti, si rintanano in camera come ladri, con in mano un paio di bicchieri ed un bottiglione di liquore ancora sigillato. Ci impiegano dieci minuti solo per svitare il tappo, decidono poi che il brandy è troppo forte per i loro palati sofisticati, cosa ne possono sapere di liquori?
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Agosto, Daegu SKR.
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Sono quasi sei mesi che si conoscono, ma Hiroki non ha mai visto il lato debole di Taehyung. Dubita quindi della sua esistenza. Poi, lo vede. E non sa cosa fare.
All’imbrunire di un mercoledì particolarmente blando e dall’apparenza inutile, bussa alla sua porta. Ha le sembianze di un cucciolo smarrito, le pupille sono dilatate e ha i capelli umidi di sudore, Hiroki lo accoglie con un’occhiata confusa ed inquisitoria, ma Taehyung gli si fionda addosso e sembra attutire i singhiozzi direttamente sui suoi abiti.
“Sono stanco,” ammette, facendo un bel sospirone. “Sono stanco di tutto, e di tutti. Voglio andarmene via, sparire.”
“Cos’è successo?”
“Non lo so, niente!”
“Che hai?”
“Non lo so, davvero.”
Rimane in silenzio a trastullarsi nel suo imbarazzo e frustrazione: vedere Taehyung piangere gli ha provocato una ferita all’altezza del cuore, e il non poter far nulla lo pena di più.
“Hai litigato con qualcuno?” domanda come se fosse la cosa più ovvia.
Ma Taehyung fa cenno di no con la testa, stringendosi di più a lui, bramando calore.
“Voglio andarmene...” bisbiglia in un solo soffio.
Hiroki ci prova, gli accarezza la schiena come una madre che consola il proprio figlio, e percepisce chiaro e cadenzato il suo battito cardiaco, segno che si sta calmando. Tuttavia, il lamento del suo pianto è ancora lì, forte e gutturale, il catarro formatosi sta ostruendo il respiro forte e doloroso, le sue lacrime fuoriescono a fiumi.
“Non voglio più stare qua, andiamocene,” pronuncia.
“Dove vuoi andare?”
“Non lo so... lontano da qui però.”
Hiroki sorride lievemente posando un bacio sulle ciocche impregnate.
“Un giorno ce ne andremo Taehyung-ie. Ora però smettila di piangere,” si allontanarono il giusto per ammirarlo in viso, Taehyung però fa di tutto per non incontrare i suoi occhi. “Mi spieghi che sta succedendo?”
“Davvero, non lo so,” mugola asciugandosi gli occhi con la manica della giacca. “Avevo un’occasione per andarmene via di qua, e ora non ce l’ho più.”
“Perché vuoi andartene via?”
“Sono stufo di tutto... di tutti...”
“Stufo anche di me?”
Rimane in silenzio, ma il suo sguardo parla per lui. Lo fulmina e lo strattona, colpendogli col pugno una spalla. Hiroki sbuffa e si massaggia la parte lesa, ma poi Taehyung gli si rituffa tra le braccia e la storia continua ancora e ancora.
“Dov’è che volevi andare?”
“A Seoul.”
Non c’è mai stato a Seoul, ma secondo le voci che girano, prima o poi ci sarebbe dovuto andare. Gli passa per la testa la cosa più stupida che potesse mai pensare.
“Hai monete con te?”
“Non ho contanti... ho la prepagata.”
“Ok, io ho qualche spicciolo, prendiamo un treno e andiamo.”
“Cosa? Sei pazzo, ora?”
Esatto, ora?
Hiroki si guarda furtivamente attorno, notando che sua madre è distratta da altro al momento. Fa cenno con la testa. “Me ne pentirò, facciamolo ora che sono convinto.”
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Fine agosto, Seoul SKR.
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Hiroki ha perso il conto di quante volte Taehyung gli abbia detto ‘grazie’, dopo la seconda aveva smesso di rispondergli. Vedere di nuovo il sorriso lambirgli le labbra è stato sufficiente abbastanza da non farsi logorare dai sensi di colpa.
Nel buio della notte, ha provato a contare le stelle, piccoli lumi in quell’orizzonte che pare infinito.
“Non sono stelle, sono luci,” lo corregge Taehyung. guardando dal suo finestrino la vastità di Seoul in tutta la sua bellezza. “Ho passato un paio d’anni qua, prima di tornare a Daegu. Ci ho lasciato una parte del mio cuoricino,” racconta con una vocina piccola e scherzosa, almeno nella parte quando si tocca il cuore.
Hiroki si stringe a lui, socchiudendo gli occhi. Sono le undici e passa, vuole solo farsi un sano sonnellino ristoratore, prima di approdare nella grande metropoli, ma i pizzicotti di Taehyung lo distraggono e lo fanno sussultare.
Disturbano un paio di volte il messere dall’altra parte del corridoio per domandargli l’ora, il viaggio sembra infinitamente lungo, e Taehyung sta trattenendo la pipì da troppo.
“Mi annoio.”
“Lo so, lo so. Grazie per avermelo ricordato.”
“Ehi, Hiro.”
“Mhm? Che c’è?”
“Grazie.”
Non fa molto, si allunga il giusto per lasciargli un bacio sulle labbra, a tradimento, lo prende alla sprovvista. Poi si accascia sulla sua spalla, continuando a pizzicare la sua tenera carne, ride.
Hiroki pensa che sia la risata più bella che abbia mai sentito.
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Fine agosto, Daegu SKR.
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Sono pochi i momenti nei quali si è sentito estremamente coraggioso. Pochi momenti, ma sufficienti per fargli sciogliere il cuore. Quei brevi momenti nei quali Hiroki guarda Taehyung e Taehyung guarda Hiro. Sono questi i momenti i quali pensa che, la sua scelta non è stata vana. Ne è valsa davvero la pena.
“Sei ridicolo.”
“Lo so,” volteggia su sé stesso una, due, tre volte, facendo svolazzare la gonnellina di raso nera, comprata a pochi centesimi in una bancarella di commercianti ambulanti. “Ma è anche per questo che ti piaccio.”
“Può darsi,” risponde vago, anche se, doveva ammetterlo, la vista di quel trionfo di gambe non è proprio così malaccio. “Per quanto tempo te la terrai addosso?”
“Per-sem-pre!” ridacchia.
Forse è ubriaco, è difficile stabilirlo.
Sono scesi dal treno meno di un’ora fa, ed il telefono è stato bombardato di telefonate da entrambe le famiglie.
“Oops,” biascica Taehyung. “Forse è meglio smaltire un po’ prima di tornare a casa,” dice come se lo stesse pensando sul serio. “Ci faranno una ramanzina.”
Le pupille di Hiroki si dilatano alla luce dei lampioni. Scrolla le spalle. “Forse.”
Non gliene importa granché.
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Ottobre, Daegu SKR.
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Si sta rincitrullendo, lo sa bene, se lo sente. Sua madre non gli ha rivolto parola per mezza giornata dopo la sua bravata — ma chissene, l’aveva ovviamente riaccolto in casa a braccia aperte e con un broncio bambinesco. Gli ha chiesto cosa volesse per cena, e la sua risposta è stata ‘niente’.
È uscito di casa con l’obbiettivo di andare al convenience store a prendere qualcosa che la tirasse su, saperla con un ragazzo, dopo essersi aperto, l’ha un po’ destabilizzata, e lui è diventato un emerito cretino.
Salterella nelle due corsie di cibarie come se fosse un bambino, il commesso non lo sta degnando di uno sguardo, si infila nella tasca interna della giacca un pacchetto di cicche ed una barretta al cioccolato. Poi vira nel banco dei surgelati, e lo vede, come se lo stesse chiamando, oh sì, proprio tu ragazzotto dalla faccia tosta, chiamo proprio te, col berretto da muratore e lo sguardo perennemente scazzato.
Finisce in cassa con due confezioni di cornetti gelato e una vaschetta di cookie dough estremamente appiccicosa. Dopo aver pagato cammina in direzione dei Kim.
Ad aprirgli la porta, la signora di casa. Lo saluta con un cenno di testa ed un sorriso, entra in casa, in direzione della sua cameretta. Bussa. “Posso entrare?”
Taehyung alza lo sguardo. È sdraiato a terra, come sempre, tra le mani un volumetto di qualche fumetto rubato da suo fratello. “Ma certo, my love,” lo prende in giro.
Hiroki alza gli occhi e lo segue a terra, semi sdraiandosi sul tappeto, allungando invece la vaschetta del gelato. Sbuffa. “Per te.”
Taehyung sembra confuso.
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Fine dicembre, Daegu SKR.
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Taehyung si rotola sul letto avanti e indietro da venti minuti, infagottato nel suo piumino sintetico, attorno a sé le coperte di plaid.
“Uffa,” borbotta di tanto in tanto.
Fa uno starnuto. Sbadiglia. Chiude gli occhi e cade in un sonno leggero, disturbato dalle chiacchiere di suo padre al telefono nella stanza accanto. Si ritrova di tanto in tanto con la bocca aperta e la saliva ai bordi. Si crogiola docilmente nel suo calore, ma, sente qualche tipo di insoddisfazione solleticarlo.
Il cellulare non dà segni di vita dall’inizio della mattinata, dove aveva ricevuto solo uno scialbo ed insipido ‘tanti auguri di buon compleanno’ seguito da un ‘non ricordo se ti piace la cannella’.
Ha risposto con un ‘grazie’ ed una faccina imbronciata, e non gli è ancora arrivata risposta. Non può far altro che rigirarsi nel letto, domandandosi se fosse successo qualcosa.
Abitano a pochi metri di distanza e il giardino è separato da una staccionata piuttosto debole, con un colpo d’ascia sarebbe caduta a terra penosamente, eppure, quel giorno non si sono riusciti a vedere.
Glie l’ha anticipato giorni fa, è dicembre, forse lui e la sua famiglia avrebbero fatto i bagagli e sarebbero tornati in madrepatria per le festività. Non sapere dove si trovi gli fa ribollire il sangue dalla frustrazione.
Non potergli parlare lo ferisce, ma si è ripromesso di non fare il fidanzatino geloso e di non tediarlo con troppe domande — anche perché Hiroki non ha proprio ricevuto i messaggi.
Che palle, il compleanno più noioso della sua intera vita. Averlo saputo prima avrebbe preso impegni con la famiglia, andare al cinema e cenare al ristorante.
Avrebbero pagato loro, sia chiaro, come regalo.
O magari anche no, si sarebbe fatto comprare qualcosa di costoso, tipo qualche ciondolo per il suo Pandora, o quelle scarpe stratosferiche che ha visto da Zara.
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Toc. Riapre gli occhi come una molla, vede sfocato e odora qualcosa di bruciato, forse biscotti, o forse è altro.
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Toc. Aggrotta la fronte. Proviene da fuori. Dalla finestra c’è una patina di condensa dall’escursione dal gelo invernale al caldino precario della stanza.
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Toc. Si sta innervosendo. A grandi falcate riduce la distanza e spalanca le ante, e poi, dritto in fronte gli si scaglia un sassolino.
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“PORCA PUTTANA!!” urla strofinandosi la fronte.
“Scusa!!” sente da giù.
Abbassa lo sguardo, e vede quel cretino del suo ragazzo fuori al gelo dalle guance rosse ed i capelli spettinati. “Cosa cavolo ci fai qui?”
“Uhm, buon compleanno?” sussurra alzando quello che sembra un cabaret coperto da carta argentata. “Tua madre non deve sapere che sono qua, mi fai entrare?”
Taehyung fa cenno con la testa, e scende a punta di piedi le scale, cercando di non farsi notare. Apre il portone con garbo, trovandovi dinanzi Hiroki con un piccolo sorriso. Si avvicina per posargli un bacio sull’angolo della bocca. “Tanti auguri a te,” canticchia.
“Tanti auguri? Mi hai ignorato tutto il giorno, razza di ingrato,” sbuffa.
“Lo so, hai ragione, ma dovevo lavorare.”
Taehyung lo accompagna in camera e lo intima a far piano. Alza un sopracciglio. “Lavori?”
“Sì, ma non te l’ho detto.”
“E... perché lavori?”
“Perché così ho una scusa per ignorarti,” lo sbeffeggia, allungandogli tra le mani il vassoio leggero. “Ma che domande fai. Dovevo mettere un po’ di soldi da parte.”
“Ah-ah. Che simpatico. Perché non ti vuoi far vedere dalla mamma?”
Si guarda intorno con fare colpevole. “Perché ha chiesto alla mia la ricetta per la torta al miele, ma per sbaglio le abbiamo dato la ricetta sbagliata. I tempi di cottura dovevamo correggerli, e anche il dosaggio della farina. Uscirà un mattone bruciato, e non voglio che si arrabbi se scopre che ti ho fatto mangiare una torta più buona della sua.”
“Aspetta, mi hai fatto una torta?”
“Apri.”
Lo scarta come un pacco regalo: la carta argentata si strappa con facilità, e gli arriva direttamente in viso un’ondata fresca di cannella e mele.
“Torta di mele con cannella, la ciliegina è un tocco di classe. Se non ti piace, ritieniti morto.”
“Mi hai fatto una torta...per il mio compleanno?”
“Lo dici come se fosse la cosa più schifosa del mondo,” lo spintona dalle spalle. “Ti devo prendere per la gola, prima di darti il tuo regalo.”
“Un regalo?”
“Certo, so quanto ci tieni e so anche quanto sei materialista,” borbotta alzando gli occhi ed estraendo da una tasca un piccolo pacchetto. “Ma ti conviene non perderlo. Ci ho speso il mio stipendio.”
“Lo devo aprire ora?”
“Nah, prima mangia la torta. Guarda che mi offendo se non la finisci tutta.”
E l’avrebbe finita tutta, avrebbe leccato le briciole dal dito.
