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PALAZZETTO DELLO SPORT DELLA SQUADRA NAZIONALE DI PALLAVOLO GIAPPONESE
«Sembra fatto di cemento…»
Atsumu gli lanciò un'occhiata perplessa: «volevi dire di marmo.»
«Beh, sì…» Disse Bokuto imbambolato come difronte una visione mistica, «non mi ero mai accorto che fosse così rotondo.»
Kageyama era seduto accanto al loro sulla panchina; si stava asciugando il sudore dal viso. Sembrava quasi non ascoltare, invece commenta: «il David ce l'ha uguale.»
«Chi?» Chiesero i suoi compagni in coro.
«Sono andato a vedere il David di Michelangelo a Firenze,» spiegò, «il suo sedere è uguale.»
Atsumu e Bokuto si voltarono di nuovo verso la fonte dell'interesse, limitandosi ad annuire alle parole di Kageyama.
«Volete smetterla, razza di idioti?» Sbottò allora Sakusa. Aveva appena finito di fare lo stretching e la sua pazienza aveva raggiunto il suo limite massimo.
«Ma lo hai visto, no?!» Esclamò Tsumu con gli occhi fuori dalle orbite, «Shoyo-kun era un piccoletto energico e dall'oggi al domandi mi diventa una bomba sexy? Non lo posso accettare!»
Bokuto annuì lacrimoso: «il mio discepolo è diventato un uomo!»
«Le vostre stupidaggini mi manderanno fuori di testa…» Disse Sakusa.
Ushijima Wakatoshi, invece, era rimasto in religioso silenzio contemplando, anche lui la fonte di tutto quel trambusto.
Hinata Shoyo stava chiacchierando allegramente con Hoshumi parlando di pallavolo e raccontandosi le ultime novità.
Non era diverso dal solito: i capelli scompigliati rossi, gli occhi grandi con le ciglia lunghe, il viso aperto e allegro, le spalle più larghe, la vita stretta e sì anche un fondo schiena niente male. Talmente tanto che era arrivato primo in classifica in uno di quei sondaggi fatte dalle riviste famose di moda.
Ovviamente, miei cari lettori, la squadra nazionale di pallavolo non era andata in fibrillazione per una banale, e opinabile, classificata, bensì per la nuova pubblicità di un famoso marchio di intimo per uomo. Non stiamo parando di qualcosa di piccolo, ma di una campagna pubblicitaria di quelle bibliche, composta da spot per la TV, per il cinema, foto sulle riviste, cartelloni appesi sui grattacieli o che compariva sui maxischermi.
Roba grossa insomma.
Tutto era incominciano in sordina: prima era stata data alla stampa l'immagine di un modello, di cui non si mostrava il volto, disteso prono sopra un divano scassato, con il vedere fasciato da un paio di boxer della sopracitata griffe. E Che pugile! Avete presente l'intimo sexy? Quei bei paia di mutande fascianti che lasciano poco spazio all'immaginazione? Ecco, quel tipo di indumento.
L'agenzia pubblicitaria, gli stronzi, avevano tenuto il nome del modello nel più totale riserbo; nessuno sapeva chi fosse, fino quando non hanno lasciato lo spot completo. Quello, cioè, che mostrava la foto con il busto e il viso.
Lungo disteso su quel popò di divano, c'era Ninja Shoyo in tutta la sua gloriosa bellezza.
La cosa non poteva mica finire lì: via via uscivano scatti in cui Hinata era disteso supino mostrando gli addominali, o in piedi con pantaloni a vita bassa o per mostrare la scritta sulle mutande bianche, o seduto a gambe incrociate, con una maglietta e dei boxer colorati mentre sorride, impertinente, all'obbiettivo.
«Non bastava la pubblicità della crema solare?!» Esclamò Tsumu in preda a una crisi di nervi, «ci mancava pure le mutande!»
«Non riesco a capire se la tua sia invidia oppure gelosia», disse Ushijima ponendo la domanda di cui tutti volevano parlare ma che nessuno osava affrontare.
Beh, tutti eccetto Sakusa.
«Lo stai chiedendo alla persona sbagliata», rispose lanciando un'occhiata significativa a Kageyama, «è gelosia o invidia Tobio-kun?»
«Che diavolo vuoi che ne sappia io?» Si difese Kageyama.
«Ma se sei quasi imploso quando ti ho messo sotto gli occhi Men's club!»
«Non è vero!»
Bokuto non poté non dire la sua. «Sono davvero orgoglioso invece!»
Sakusa esplose esterrefatto: «Non sei mica suo padre!»
Il deliro era totale e completo starete pensando, e invece no.
La sfiga non viene mai sola, proprio sul più bello della discussione Korai e il diretto interessato si avvicinarono ai loro compiangi di squadra.
«Di cosa state parlando?» Chiese Shoyo.
Nel gruppetto di giocatori calò un silenzio gelido; non potevo mica rispondere “del tuo maledetto culo sexy!” Perciò rimasero zitti.
Hoshumi fissò i suoi amici a uno a uno prima di sorridere beffardo. «Oh, un'idea ce l'ho.»
La nazionale di pallavolo maschile giapponese non è famosa soltanto per il loro gioco spettacolare e interessante ma anche perché, al suo interno ci sono molti giocatori appartenenti alla famosa generazione dei mostri. Giocatori eccezionali che si sono spesso scontrati ai tornei liceali.
Bokuto, Hinata, Kageyama, Tsumu, Ushijima, Sakusa, Hoshiumi sono alcuni dei ragazzi di quella generazione. Tra mostri ci si intende e tra loro è nata una solida amicizia. Hanno dei nomignoli segreti che usano per scherzare tra loro.
Korai e Shoyo furono chiamati i gemelli diversi: due piccoli giganti dal carattere vivace ed energico ma fisicamente diversi. Come ogni coppia di gemelli che si rispetti c'è il gemello buono e il gemello cattivo. Indovinare chi è chi?
Hoshiumi si voltò verso Hinata e spifferò la verità.
«Credo stiano parlando della tua ultima campagna pubblicitaria.»
«Oooh,» esclamò Shoyo capendo finalmente il rossore di Kageyama e il pallore di Sakusa. La sua espressione cambiò, gli occhi si socchiusero leggermente, gli angoli della bocca si sollevarono all'insù, in un'espressione malefica e suadente al tempo stesso.
«È bella vero?» Chiese l'orco arancione, «vi è piaciuto?»
Da quanto ne so, né Tsumu né Tobio si sono più riavuti. Ma una lezione l'hanno di certo imparata, non esistono gemelli buoni, sono tutti e due cattivi.
Non esistono gemelli buoni, sono tutti e due cattivi.
