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Fina si risvegliò grazie ad un raggio di sole che filtrava tra le tende ancora accostate nonostante fosse mattina tardi, forse le dieci o le undici. Era stata una notte complicata: la piccola Sol Catalina Adela aveva preso sonno solo dopo innumerevoli ore passate a cullarla dolcemente, dandosi il cambio. Probabilmente era ancora troppo entusiasta per il suo primo piccolo viaggio da quando era nata, ormai due mesi fa. Fina e Marta erano arrivate ad Illescas nel primo pomeriggio del giorno precedente e si erano sistemate nella loro camera d’albergo insieme a loro figlia.
“Sol, tesoro, mamma Fina sta dormendo e dovresti dormire un po’ anche tu”, sentì sussurrare da Marta che era in piedi vicino alla finestra con la bambina in braccio. Avevano scoperto fin da subito che la piccola di casa amava guardare il paesaggio e, proprio per questo, cercavano sempre di portarla all’aperto o di farle scoprire il mondo attraverso le finestre. Marta la cullò tra le braccia per provare a calmarla un po’ e lasciare che Fina potesse riposare ancora senza essere svegliata dai versetti della figlia mentre le cantava una ninna nanna, quella che sua mamma le cantava spesso prima di metterla a dormire. Pensare di avere tra le braccia quel piccolo miracolo, reso possibile dalla scienza ma così somigliante sia a lei sia a Fina le fece sorgere l’ennesimo sorriso. Era stanca ma non era mai stata così felice nella sua vita.
“Hai una voce bellissima, Marta de la Reina, è un peccato che io non ti abbia mai sentita cantare” la sorprese Fina, prendendola un po’ in giro con il suo nome completo e sollevandosi per guardare le donne della sua vita con infinito amore. Marta si girò nella sua direzione e Sol aumentò il volume dei versetti mentre sua madre si avvicinava al letto e ci si sedeva prima di avvicinarsi a Fina per lasciarle un bacio sulle labbra.
“Siete perfette, Marta”
Fina non riuscì a reprimere quel semplice commento e si avvicinò per lasciare un altro bacio leggero sulle labbra di sua moglie. Quando avevano deciso di diventare madri, non avevano avuto dubbi che Fina avrebbe portato avanti la gravidanza ma Marta le era stata così accanto che Claudia e Carmen, scherzando, avevano fatto notare a Fina che sembrava che entrambe fossero incinte.
“Non volevo svegliarti”, commentò Marta, “stavo cercando di calmarla ma questa signorina è tale e quale alla sua mamma: non smette mai di parlare”.
Fina sorrise mentre allungava la mano destra per accarezzare con l’indice il viso di Sol, gli occhi azzurri della bambina che si rivelavano in tutto il loro splendore grazie alla luce del sole che le illuminava delicatamente il volto.
“Questi occhi bellissimi però sono tutti merito di mamma Marta”, disse, rivolta a loro figlia che, con un piccolo versetto, assentì, mentre scalciava un po’ con le gambette. Fina alzò gli occhi verso Marta, la scoprì asciugarsi l’unica lacrima che aveva avuto l’ardire di lasciare i suoi occhi e le sorrise.
“Ti amo”, le disse, senza alcun preavviso, sostituendo la mano di Marta con il suo pollice e portando via la lacrima dal viso della donna.
“Ti amo anch’io, sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita, Fina Valero”, replicò Marta mentre si avvicinava al suo viso per lasciarle l’ennesimo bacio sulle labbra, facendo attenzione a non disturbare Sol che sembrava essersi calmata grazie al tocco di Fina.
Ritornarono entrambe distese, la schiena poggiata alla spalliera del letto, e si persero nei loro pensieri mentre Sol finalmente prendeva sonno sull’onda di una melodia appena sussurrata da Marta.
“Me la cantava sempre mia mamma”, disse, voltandosi verso Fina, “ho temuto che questo giorno non sarebbe mai arrivato”, continuò mentre giocava con la manina della loro bambina, “che non avrei mai potuto cantare questa ninna nanna a qualcuno che-”.
“Ehi”, sussurrò Fina, guardando le lacrime che ora scendevano copiose sul volto di Marta. Non era stato facile per Marta accettare la sua stessa sessualità, capire che si era innamorata di Fina e che ciò che sentiva per Jaime non era davvero amore. Con lui i figli non erano arrivati: dapprima li avrebbe voluti ma lui non c’era mai, poi aveva semplicemente smesso di desiderarli da un uomo che, per quanto importante nella sua vita, non era l’amore della sua vita. Con Fina, però, tutto era cambiato.
“Scusami”, sussurrò di rimando Marta. Era da tempo che non sentiva più il bisogno di trattenere le emozioni e che aveva scoperto quanto fosse bello esprimerle ma, quella che credeva essere la sua fragilità più grande, ogni tanto continuava a spaventarla.
“Va tutto bene”, le disse Fina, avvicinandosi a lei per lasciarle un bacio sulla guancia. In quel momento Sol si risvegliò con un pianto acuto e Marta non poté trattenere il sorriso.
“È un piccolo capolavoro ed è tutta sua madre”, commentò Marta mentre spostava lo sguardo tra lei e loro figlia, “la determinazione non le manca affatto e sa sempre quello che vuole e, soprattutto, che non vuole fare”. Fina sorrise di rimando e le schioccò un bacio sulle labbra.
“E ti fa anche sorridere, esattamente come me”, disse, ad un millimetro dalle sue labbra, “te l’ho mai detto che amo il tuo sorriso, Marta?”, domandò retorica prima di baciarla ripetutamente su varie parti del viso, aumentando ancora di più la risata della moglie.
“A volte”, replicò, il sorriso che si allargava sempre più.
