Work Text:
Pull me close, wrap me in your aching arms...
I won't let go 'til the end
Adelaide si strinse nel cappotto, mentre camminava a passo spedito verso il locale che si trovava in fondo al vicolo. Era troppo stretto perché l'automobile ci passasse, non aveva avuto altra scelta, se non addentrarsi a piedi.
Era sempre stata attratta dalla Milano notturna, che si riempiva di luci e non dormiva mai, tuttavia dovette ammettere di aver visto sempre solo la faccia migliore della città.
Certi quartieri non erano così piacevoli da attraversare dopo il calar del sole.
Si fece coraggio e cercò di non pensare a tutto quello che poteva andare storto: aveva un obiettivo, che valeva più della sua incolumità, doveva concentrarsi su quello.
Appena mise piede all'interno di quel locale da quattro soldi, la contessa fu investita da un miscuglio di tabacco e alcol che le fece rivoltare lo stomaco: fu sollevata solo dal fatto che non fosse poi così affollato come temeva. Vista l'ora tarda, la maggior parte della gente doveva essersi già ritirata.
Le bastò uno sguardo per individuare colui per il quale era venuta, l'avrebbe riconosciuto anche in mezzo ad una folla, ne era convinta.
Marcello era davanti al bancone, seduto su uno sgabello, le spalle ricurve. La contessa lo raggiunse cauta, cercando di ignorare le occhiate curiose e languide di qualche vecchio ubriacone, e osservò il giovane mentre chiedeva “un altro” di ciò che aveva appena terminato di bere.
Lo bloccò appena prima che si portasse il bicchiere alla bocca, afferrando il vetro robusto e depositandolo a debita distanza.
Barbieri si voltò interdetto e appena la vide spalancò gli occhi: “Adelaide… Che ci fai qui?”
Le parole strascicate non lasciavano dubbi sul suo stato di ebbrezza.
“Potrei farti la stessa domanda.”
“Non dovresti stare qui, non è un bel posto…”
Era incredibile come si preoccupasse per lei anche da ubriaco. “So badare a me stessa, non temere”, replicò, cercando di sembrare il più sicura e convincente possibile, “Ma hai ragione, non è affatto un bel posto e nemmeno tu dovresti stare qui.”
“Ho bisogno di stare da solo.”
La contessa sospirò: “Lo capisco, ma credimi, annegare i problemi nell'alcol non ti farà sentire meglio. Perché non torniamo a casa?”
A casa tua, avrebbe dovuto dire, e invece la domanda le uscì così, come se da qualche parte li aspettasse un posto che fosse “casa” per entrambi.
Marcello scosse la testa: “Non voglio parlare con nessuno.”
“Nemmeno con me?”, chiese lei, appoggiando una mano sulla sua spalla.
Barbieri si limitò a nascondere il volto tra le mani. Quando si girò nuovamente verso di lei, aveva gli occhi lucidi e quell'espressione ferita che le faceva stringere il cuore.
“Mio fratello, Adelaide!”, alzò la voce, tanto da ricevere le occhiate fugaci dei presenti, “Io mi fidavo di lui, e invece mi ha tradito! E non con uno qualunque, con il mio peggior nemico!”
“Non è una guerra, Marcello…”
“Sì che lo è!”, ribatté come un tuono, “E tu più di tutti dovresti combatterla, invece a Guarnieri gliela dai sempre vinta!”
“Adesso basta, calmati!”, si inasprì per cercare di tenere a bada l'ira funesta del giovane, “Lo sai che sono dalla tua parte, non sono venuta fin qui per litigare.”
Marcello indugiò per qualche istante, mentre le fiamme sembravano spegnersi, lasciando un cumulo di cenere. Improvvisamente conscio di ciò che era appena uscito dalla sua bocca, chiuse gli occhi e scosse la testa: “Scusami… Perdonami, non volevo…”
“Lo so”, si affrettò ad interromperlo la contessa, accarezzandogli la guancia umida, “Va tutto bene.”
“No, non va tutto bene, non va bene per niente… Sono solo uno stupido!”
“Non dire così…”
“Dovevo dare ascolto a quelli che mi dicevano di non fidarmi di lui, che voleva solo i miei soldi!”
Era tutto così familiare, per Adelaide, che le parve di rivivere sulla sua pelle ciò che Marcello stava provando in quel momento: tradimento, rabbia, delusione, desolazione. Ricordava bene quella devastante sensazione di vuoto… Ma ricordava anche che, quando aveva toccato il fondo, un uomo meraviglioso le aveva teso la mano, pronto a sollevarla.
“Marcello, ascolta”, gli prese il volto con delicatezza, come fosse un vaso prezioso, ma lo costrinse a guardarla negli occhi, “Quello che stai passando è terribile, chi meglio di me può comprenderti? Per questo sono qui, perché la solitudine non può guarire certe ferite…”
Solo l’amore può.
Barbieri appoggiò la fronte sulla sua, prima di seppellire il volto nell'incavo del suo collo e stringersi a lei. La contessa ricambiò l'abbraccio, massaggiandogli la schiena.
“Forza, andiamo a casa.”
Salire le scale con uomo robusto ma instabile sarebbe stata un'impresa a dir poco ardua, perciò aveva chiesto all'autista di darle una mano, ignorando le lamentele di Marcello, che era convinto di potercela fare da solo. L'orgoglio non era una prerogativa solo della contessa, dopotutto.
Appena misero piede in casa, trovarono il signor Ferraris ancora in piedi.
“Marcello, mi hai fatto preoccupare!”, fece per avvicinarsi, ma Adelaide con la mano gli fece cenno di non proseguire e l'uomo capì.
“Contessa”, continuò abbassando la voce, “Sarei potuto andare io a prenderlo, mi dispiace che abbia dovuto scomodarsi così…”
“Non si preoccupi, sono stata io ad insistere. Ora è meglio lasciarlo riposare.”
“Certo… Allora io vado di là, Marcello per qualsiasi cosa sai dove trovarmi.”
Barbieri annuì, mormorando un “grazie”, per poi lasciarsi accompagnare alla sua stanza. Lanciò le sue cose sul pavimento e prese a sbottonarsi la camicia, ma la scarsa coordinazione non lo aiutava molto.
Adelaide gli prestò il suo aiuto e in quel momento pensò alle sue rose, tanto belle quanto fragili e bisognose di cure. Le persone non erano poi così diverse dai fiori.
Mentre la contessa cercava di passargli accanto per appoggiare gli indumenti sulla sedia, Marcello la fermò, cingendola per la vita: “Resta qui con me”, le sussurrò all'orecchio. Non c'era nessuna malizia nella sua voce, solo un bisogno di compagnia, di affetto.
“L'autista mi sta aspettand…”
La interruppe stampandole un bacio sulle labbra: “Resta qui, solo per stanotte."
Sembrava la richiesta di un bambino che non riusciva a dormire, spaventato dal buio, e il suo ritrovato cuore di madre non poteva che assecondarlo.
Quando tornò nella stanza, dopo aver avvisato Alfredo, lo trovò disteso sul letto e credette che si fosse addormentato. In silenzio, si levò le scarpe e si accomodò al suo fianco, sul materasso che già molte volte l'aveva ospitata.
Marcello, che era invece ancora sveglio, si strinse a lei: “Lo sai che ti amo da morire?”
Lo disse talmente di getto, con quel tono ancora impastato dall'alcol, che Adelaide non poté che sorridere: “Lo so...”, gli accarezzò i capelli, mentre lui appoggiava la testa sul suo petto, “E ti amo anch'io, più di quanto immagini. Non dimenticarlo mai.”
Con quella rassicurazione, il respiro di Marcello si fece a poco a poco più pesante. La contessa continuò ad accarezzarlo, finché anche lei, finalmente più serena, scivolò con lui nel sonno.
