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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2024-12-06
Words:
1,437
Chapters:
1/1
Comments:
4
Kudos:
34
Hits:
343

E avrò la stessa cura anch'io per te

Summary:

Adelaide era stata irremovibile: in ospedale, per la notte, sarebbe potuta rimanere solamente Silvana e lui aveva bisogno di riposare in una casa tranquilla.

Notes:

Perché ci saremmo meritati una scena più domestica in cui Adelaide si prende cura di Marcello anche se lui ha solo donato il sangue.
Il titolo è tratto da “Maneggiami con cura”.

Buona lettura!

Work Text:

«Adelaide, davvero, non c’è bisogno che io dorma qui e non c’è nulla di cui tu debba preoccuparti, Armando e Salvatore possono assicurarsi che non mi succeda nulla per questa notte.»

Per l’ennesima volta in quella tarda serata, Marcello stava cercando di convincerla a portarlo a casa invece che in villa, anche se ormai lei stava parcheggiando esattamente davanti all’ingresso per evitare che Marcello dovesse percorrere un tragitto troppo lungo. Adelaide era stata irremovibile: in ospedale, per la notte, sarebbe potuta rimanere solamente Silvana e lui aveva bisogno di riposare in una casa tranquilla. Non ci aveva nemmeno pensato e gli aveva proposto – imposto, a dire di Marcello – di trascorrere la notte in villa. Lui aveva provato a farle cambiare idea ma lei non aveva sentito ragioni.

«Hai ragione», gli disse, mentre lo aiutava a scendere dall’auto. Lasciò che lui si godesse per un istante la soddisfazione di avere ragione per convincerlo a scendere dalla macchina senza che opponesse resistenza. Resistenza che, in ogni caso, non sarebbe mai riuscito ad opporre vista la debolezza dopo la donazione di sangue e le ore trascorse in ospedale senza mangiare.

«Hai ragione, non solo c’è bisogno, è anche obbligatorio», specificò e lo sentì sorridere per la prima volta dopo giorni. In ogni occasione, Adelaide si rivelava determinata ed incorreggibile e quell’ostinato desiderio di prendersi sempre cura di lui, in ogni modo possibile, lo inteneriva. Sorrise anche lei di riflesso, sentendo il cuore un po’ più leggero in quei giorni che sembravano ingrigirsi sempre più. Marcello si lamentò un altro po’ per la testardaggine di Adelaide ma fece di tutto per non appoggiarsi su di lei nonostante lo stesse invitando a farlo e si limitò a prenderle semplicemente la mano.

Quando entrarono in casa furono accolti da un solerte Italo a cui Adelaide fece un semplice cenno con il capo prima che lui sparisse in direzione della cucina.

«Non ho fame», disse Marcello, giusto per mettere le cose in chiaro fin da subito mentre Adelaide lo aiutava a cambiarsi per la notte. Si sedette sul letto e un improvviso capogiro lo costrinse a stringere le coperte sotto di lui tra i pugni, per riprendere contatto con la realtà ed evitare di cadere a terra. Non fece neanche in tempo a sbattere le palpebre, che trovò Adelaide al suo fianco che lo aiutava a distendersi. D’istinto, sorrise nuovamente.

«Come stai? Va meglio?», gli chiese, cercandone lo sguardo per avere la conferma dai suoi occhi prima ancora che dalla sua voce. Marcello annuì in modo quasi meccanico e Adelaide prese un cuscino per farlo stare più comodo. Presa com’era dallo svolgere quel compito, non si accorse dei passi che si avvicinavano alla stanza e che avrebbe potuto udire distintamente poiché la porta era aperta.

«Adelaide, ho portato -», Odile bloccò a metà la frase e si soffermò ad osservare la delicatezza con la quale sua madre stava sistemando i cuscini per Marcello e la riconoscenza che si leggeva nello sguardo di lui. Sua madre alzò lo sguardo verso di lei e la ringraziò con un caldo sorriso.

«Scusate, non volevo -, questo lo lascio qui», aggiunse, cercando di evitare di mangiarsi qualche lettera, e appoggiò rapidamente il vassoio sul comodino. Quando aveva visto Italo uscire dalla cucina con il piatto di minestra per Marcello, si era offerta di portarlo in camera al posto suo, invitandolo ad andare a riposarsi, ma non aveva pensato che avrebbe potuto disturbarli. Si voltò in fretta per uscire dalla stanza e lasciarli soli ma la voce di Marcello, che la richiamava, glielo impedì e la fece voltare nella sua direzione.

«Grazie», le sussurrò, sorridendole appena. Odile ricambiò il sorriso, mormorò un mi dispiace e poi si dileguò: pensare di essere indirettamente l’artefice anche del dolore di Marcello, oltre che esserlo direttamente di quello di Matteo, le toglieva il fiato.

«Quando tutto questo sarà finito, quando tuo fratello si sarà ripreso, se vorrai le parlerai», disse Adelaide portando una mano al suo viso per accarezzarlo. Aveva notato il cambio di espressione di Marcello e vi aveva letto il suo desiderio di provare a rassicurare Odile ma lei era scappata via prima che lui potesse dire alcunché. Marcello lasciò che il suo sguardo le comunicasse quel grazie e si sistemò meglio sui cuscini, toccandosi appena il braccio nel punto del prelievo.

«Ora però è importante che tu ti rimetta in forze, non hai mangiato nulla e sei stato fin troppo tempo in piedi e a camminare nel corridoio dell’ospedale», aggiunse, versando un po’ d’acqua nel bicchiere e porgendoglielo.

«Non ho fame, te l’ho detto, e, in ogni caso, non riuscirei a mangiare nemmeno se lo volessi; voglio solo cercare di riposare e svegliarmi presto per andare da Matteo e Silvana non appena sarà possibile», replicò, dopo aver bevuto l’acqua.

Adelaide si sedette sul letto, vicina ai suoi piedi e gli accarezzò una gamba con la punta delle dita.

«La cuoca ha messo la tua pasta preferita nella minestra», provò a tentarlo e Marcello sorrise.

«Sei incorreggibile, lo sai?», le chiese, mentre prendeva il vassoio e lo poggiava sulle gambe, cercando la posizione migliore per stare comodo. Mangiò un paio di cucchiai e Adelaide rilasciò il respiro che non sapeva di star trattenendo.

«Non è per questo che ti sei innamorato di me?», scherzò, mentre Marcello dava prova di avere fame, esattamente come aveva detto il medico ad Adelaide quando lei, senza farsi vedere, gli aveva chiesto qualche indicazione su come prendersi cura al meglio di lui.

Marcello mugugnò qualcosa di incomprensibile, probabilmente troppo stanco per risponderle a tono e poggiò nuovamente il vassoio sul comodino, dopodiché si sistemò meglio sui cuscini e socchiuse gli occhi.

Adelaide lo osservò per qualche istante, poi si alzò per scostargli un ciuffo di capelli dalla fronte prima di posarvi un bacio leggero. Si staccò da lui con una carezza sul viso e si avvicinò alla porta.

«Adelaide», si sentì richiamare mentre usciva dalla stanza. Vi rientrò e chiuse la porta alle sue spalle, appoggiandocisi sopra di peso. Voleva semplicemente prendere una coperta, portarla in camera e mettere fine a quella giornata, chiudere gli occhi e sperare che il sonno – che sarebbe stato poco e frammentato, ne era certa – portasse via, almeno in parte, il dolore di entrambi.

«Vado solo a prenderti un’altra coperta, nel caso in cui dovessi avere freddo; in quest’ala della casa la temperatura non è mai favorevole, specialmente alle porte dell’inverno», disse, prima di dirigersi nuovamente verso la porta. Erano anni che quella stanza al piano terra non veniva utilizzata e, nel chiedere ad Italo di prepararla, si era dimenticata di chiedere anche qualche coperta in più e gli aveva chiesto solamente un cambio per sé e uno per Marcello.

«Resta qui, ti prego, non mi serve un’altra coperta», mormorò lui, la voce impastata dalla stanchezza, gli occhi appena socchiusi. Raramente l’aveva visto così fragile.

«Tra qualche ora, quando ti sveglierai a causa dei brividi, non la penserai allo stesso modo, credimi; abbiamo smesso di utilizzare questa stanza proprio perché è estremamente fredda di notte ma era anche quella più rapida da preparare nonché quella più comoda», rispose, quasi distrattamente. Marcello sorrise: era tipico di Adelaide concentrarsi su qualcosa di tangibile per evitare di farsi travolgere da altri pensieri che, in ogni caso, le stavano sicuramente già impegnando la mente.

Allungò silenziosamente la mano verso di lei, in un chiaro invito a non lasciarlo solo e lei cercò il suo sguardo. Negare la sua vicinanza a Marcello, anche se solo per un paio di minuti, soprattutto in un momento simile, le risultava impossibile. Afferrò la mano tesa verso la sua direzione e la strinse appena, prima di lasciarla e cambiarsi rapidamente per la notte; poi si infilò nel letto, di fianco a Marcello.

Si sistemò a sua volta sul cuscino e allungò la mano verso la nuca di Marcello, invitandolo a cercare rifugio nel suo abbraccio; lui non si fece pregare e lei gli passò piano la mano tra i capelli, accarezzandoglieli. Lo sentì rilassarsi all’istante, mentre si sistemava meglio contro il suo corpo in modo che nessuno dei due stesse scomodo.

«Andrà tutto bene», gli sussurrò, posandogli anche un bacio leggero sul collo e Marcello la strinse un po’ di più a sé, passandole la mano sulla schiena e cercando in quel contatto la forza di cui sentiva di aver bisogno.

Si addormentarono così, stretti in un abbraccio simile a quello in cui Marcello l’aveva accolta due anni prima ma, allo stesso tempo, diverso. In un curioso scambio di ruoli, questa volta era Adelaide a stringerlo a sé per rassicurarlo mentre lui trovava nel suo respiro la calma necessaria a prendere sonno.