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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2024-12-28
Words:
2,361
Chapters:
1/1
Comments:
4
Kudos:
24
Hits:
331

Non prendere impegni per i prossimi anni

Summary:

Erano ormai diversi minuti che Marcello la osservava, gli occhi ancora socchiusi per non farsi scoprire, e pensava a quanto fosse bello godere di quel momento di pace.

Notes:

Il mio personale primo gennaio in versione barberasmo visto che, in ogni caso, non lo vedremo onscreen.

Il titolo è tratto da “Ragazza paradiso”.

Buona lettura!

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Per l’ennesima volta in quella mattina, Adelaide capovolse la boule de neige che teneva tra le mani. Era ancora a letto – la schiena sostenuta da un cuscino e poggiata contro l’elegante testiera finemente intarsiata – in una inusuale concezione alla pigrizia, mentre Marcello riposava al suo fianco, sereno. Il 1966 era iniziato con l’usuale brindisi, al termine del quale gli ospiti avevano iniziato a lasciare pian piano la villa. Odile si era ritirata per la notte adducendo un incredibile mal di testa come scusa: non le aveva creduto neanche per un istante – il caldo sorriso che sua figlia le aveva rivolto prima di sparire in corridoio era valso più di mille parole – ma le era stata grata per averla lasciata sola con Marcello.

E così si erano ritrovati in camera di Adelaide prima ancora che lei potesse rendersene conto ma troppo stanchi da quella serata perché Marcello potesse davvero rendere giustizia – così le aveva promesso in uno dei tanti momenti in cui erano spariti dalla folla del salone per scambiarsi qualche bacio nella penombra delle stanze non utilizzate in villa – al suo meraviglioso vestito, come si sarebbe meritato. Come spesso accadeva, però, non erano riusciti a rinunciare al contatto fisico e avevano cercato l’uno il corpo e le mani dell’altra per ritrovarvi quella serenità e quella pace che, ne erano certi, non avrebbero trovato in nessun altro luogo del mondo. Adelaide era stata la prima a svegliarsi ma si era presa tutto il tempo necessario per aprire piano gli occhi e lasciare che si adattassero alla tenue luce che filtrava dalle tende lasciate accostate. Un timido raggio di sole aveva colpito quella boule de neige che, da quando era ritornata a Milano dopo i giorni trascorsi a Saint Moritz, aveva trovato posto sul suo comodino, e lei l’aveva presa in mano scrutandone ancora una volta la semplice magia.

Quando aveva scartato il pacchetto che Marcello le aveva teso la domenica prima di Natale, dopo aver fatto colazione con lei e Odile, non sapeva che cosa aspettarsi. Non era una novità che lui le regalasse qualcosa di inusuale ma la semplice forma quadrata della scatola non le aveva dato alcuna anticipazione sul suo contenuto. Al rivelare quell’oggetto, i suoi occhi si erano riempiti di stupore e Marcello avrebbe potuto giurare di non aver mai visto nulla di più bello delle sue iridi chiare che si coloravano di un’emozione quasi fanciullesca. Era bellissima ma ancor più bella era la consapevolezza di averle restituito, con quel regalo, un altro pezzo di infanzia che, nel tempo, si era sbiadito – gli aveva raccontato, in tempi lontani, di quanto amasse la neve e di quanto avesse iniziato a considerarla come un semplice evento atmosferico quando l’età e, soprattutto, le perdite che aveva vissuto nella vita le avevano tolto la magia in cui provava a rifugiarsi da bambina, anche grazie a sua sorella. In quello stesso giorno, lui le aveva parlato a lungo di Angela, dei sorrisi che la accompagnavano ogni volta che aveva l’occasione di lanciargli una piccola palla di neve e di come lui non facesse nulla per schivare quel piccolo missile, facendosi colpire spesso in pieno petto solo per compiacerla. Avevano riso entrambi, scoprendo punti in comune nelle rispettive infanzie apparentemente così differenti.

Adelaide osservò la neve cadere sul piccolo paesaggio ginevrino contenuto nella boule e poi la girò nuovamente, facendo ricominciare da capo il processo. Sembrava quasi ipnotizzata dal movimento del liquido e studiava da vicino il modo in cui i piccoli fiocchi artificiali fluttuavano in esso come chi, con il naso quasi schiacciato contro la finestra, assiste per la prima volta al depositarsi dei candidi fiocchi sul terreno. Erano ormai diversi minuti che Marcello la osservava, gli occhi ancora socchiusi per non farsi scoprire, e pensava a quanto fosse bello godere di quel momento di pace. Nelle giornate comuni c’era sempre qualcosa che impediva ad uno dei due o ad entrambi di rimanere più tempo a letto – che gli impediva di poltrire, avrebbe scherzato Adelaide senza troppi giri di parole nonostante entrambi sapessero quanto apprezzasse le mattinate condivise, soprattutto se prevedevano di rimanere qualche minuto in più a letto.

«Buon anno, amore mio», sussurrò, la voce intrisa dell’usuale calore che accompagnava quelle due parole, mentre si sollevava su un gomito per essere più in linea con il viso di lei, incapace di contenersi ancora. Aveva voglia di incontrarne lo sguardo ed era certo che, se non ne avesse richiamato l’attenzione, Adelaide avrebbe potuto osservare quella boule de neige ancora per minuti interi, ignorando che anche lui si era svegliato.

«Marcello!», Adelaide portò una mano al cuore, sussultando per lo spavento e lui proruppe in una piccola risata, guadagnandosi un’occhiata contrariata da parte della contessa, il sopracciglio immancabilmente sollevato. Si avvicinò per lasciarle un piccolo bacio sulla guancia, festante. Gli sembrava ancora surreale che fossero riusciti a festeggiare assieme l’arrivo del nuovo anno e che ora fossero lì, nel letto della stanza di Adelaide a beneficiare semplicemente della presenza reciproca.

«Ero convinta che ci fossimo scambiati gli auguri già ieri sera, più di una volta; ho perso il conto dei brindisi che abbiamo fatto e dello champagne che abbiamo bevuto», disse lei non appena si riprese. Marcello ne approfittò per baciarla più a lungo sulle labbra, tenendo gli occhi chiusi per assaporare fino in fondo quel momento, anche quando si staccò. Adelaide gli accarezzò il viso con dolcezza: leggeva chiaramente nel suo sguardo tutto il suo entusiasmo.

«Sì, ma non così, non qui, da soli, senza nessuno attorno, senza possibili occhi ed orecchie indiscreti», replicò in un climax ascendente e con un sorriso allusivo ad adornargli il viso. Poggiò per un attimo la fronte su quella di lei e si staccò con un lieve bacio sulle labbra a cui Adelaide, ancora frastornata per tutta quella gioia di lui, rispose con una risata leggera. L’ultima volta che aveva iniziato un anno in modo così semplice e con un sorriso sulle labbra, risaliva a moltissimi anni prima; quante cose erano cambiate da allora.

«Ehi, va tutto bene?», chiese Marcello che doveva essersi accorto del suo momento di estraniamento. Adelaide annuì, quasi meccanicamente.

«Pensavo ai miei nipoti e a mia sorella, una lunga storia che sembra appartenere ad un’altra epoca», rispose, lievemente malinconica mentre lasciava un’altra carezza sul suo viso e si avvicinava per depositargli un bacio leggero sulle labbra, rassicurandolo che , ora andava tutto bene. Si riprese da quel momento e concentrò nuovamente la sua attenzione sulla boule de neige che aveva abbandonato in grembo, lasciando che il leggero cadere della neve le infondesse pace. Lui si prese qualche attimo per guardarla a sua volta, ancora stupito che avesse gradito così tanto quel semplice regalo, poi parlò.

«Non credo di avere appuntamenti in programma per questa mattina, quindi ti ascolto con molto piacere», le disse, mettendosi più comodo e passandole un braccio attorno alla vita per attirarla vicina a sé. Lei non riuscì a reprimere un sorriso – il pensiero che lui volesse ascoltare un semplice racconto appartenente ad un tempo lontano le scaldava il cuore in ogni circostanza – e si sistemò contro la sua spalla, la boule de neige stretta tra le mani, come fosse qualcosa dal valore inestimabile.

«Marta e Riccardo erano bambini e Riccardo si era impegnato per convincere me e mia sorella affinché andassi a trascorrere le feste in montagna con loro; erano passati solo pochi anni da…», Adelaide deglutì senza nemmeno farci caso e Marcello le accarezzò piano il fianco. Gli aveva raccontato solo in poche occasioni qualcosa degli anni subito dopo la morte di Odile ma, da quando aveva saputo dell’inganno di suo padre, non poteva fare a meno di rivolgere un pensiero a quanti anni avrebbe avuto la sua bambina in ogni ricordo del suo passato, se solo non le fosse stata sottratta. Adelaide prese un respiro profondo e continuò «in quell’anno aveva nevicato molto e Marta e Riccardo erano felicissimi; era impossibile riuscire ad impedirgli di andare fuori a giocare, nonostante facesse freddo. Il primo dell’anno ero così esausta che ero rimasta a letto a lungo e mia sorella aveva mandato loro due a svegliarmi. Erano entrati in camera come due piccoli uragani e si erano messi a saltellare sul letto; credo di averli visti raramente così tanto felici come nell’attimo in cui si erano resi conto di essere riusciti a portare a termine la loro missione», concluse, accarezzando piano il petto di Marcello, in un gesto di puro affetto che lui inizialmente aveva trovato insolito ma che, con il tempo, aveva imparato ad apprezzare sempre più.

«Lo faceva spesso anche mia sorella, sai?», chiese Marcello, in una domanda evidentemente retorica dopo averle lasciato un bacio sui capelli. Adelaide sollevò la testa per guardarlo in viso, incuriosita da ciò che lui stava per raccontarle. Non capitava spesso che Marcello si aprisse sul suo passato ma, quando lo faceva, Adelaide era felice di scoprire qualcosa in più su di lui.

«Da piccolo ero un gran dormiglione e nostra madre le aveva insegnato che, se tardavo ad alzarmi, a lei spettava il compito di venirmi a svegliare», si fermò un attimo per sorridere, perso dietro a quel ricordo, poi proseguì, «una volta, quando ancora non parlava bene, mi aveva preso i capelli nel pugnetto e aveva iniziato a tirarli, prima piano e poi più forte, battendo le mani soddisfatta quando finalmente avevo aperto gli occhi». Adelaide rise leggera.

«Che cosa c’è?», chiese Marcello, voltandosi verso di lei, incuriosito dalla sua reazione.

«Nulla in particolare, è solo che ti immagino molto chiaramente mentre cerchi di riprenderla ma stando attento a non ferirla nemmeno a parole», gli disse, intenerita da quell’immagine.

«Ti ricordo che non sono mai stato un cavaliere senza macchia, contessa», replicò, quasi nascondendosi dietro a quella battuta. Adelaide capì immediatamente a cosa si riferiva.

«È stato anche il tuo passato a renderti l’uomo che sei, Marcello, e hai sempre avuto un gran cuore, soprattutto quando si tratta di proteggere le persone che ami. Nessuno di noi è perfetto ma, per quanto tu possa negarlo, ho visto come parli a tua sorella quando ti chiama», replicò, mettendo a tacere qualsiasi pensiero stesse occupando la mente di lui. Marcello sembrò sul punto di ringraziarla ma si limitò a guardarla negli occhi, sperando che lei vi cogliesse tutto ciò che avrebbe voluto dirle.

Sigillarono quel momento di condivisione con un bacio lento, in cui si riscoprirono piano, una mano di Marcello che le accarezzava la guancia mentre l’altra si adagiava sulla sua schiena per tenerla vicina a sé. Si dimenticarono per qualche istante di tutto; l’unica cosa che contava in quel momento erano i propri respiri sincronizzati e il sorriso che continuava a dipingere i loro volti tra un bacio e l’altro.

«Ho sognato a lungo questo momento, sai? Essere qui con te, potermi svegliare al tuo fianco, farti gli auguri guardandoti negli occhi e non attraverso la cornetta di un telefono, poterti baciare ogni volta che voglio per inaugurare al meglio il nuovo anno…», le disse lui, guardandola quando si staccarono e accompagnando quella confessione con una piccola carezza con il dorso delle dita sulla sua guancia.

Adelaide distolse lo sguardo: un anno prima una parte di lei non le avrebbe nemmeno permesso di immaginare uno scenario simile. La cosa giusta da fare le sembrava solo una, e per qualche mese era riuscita a portarla a termine, nonostante il suo cuore remasse in direzione ostinatamente contraria. Per fortuna, alla fine Marcello aveva avuto ragione: il loro amore era stato più forte e lei aveva trovato il coraggio di crederci fino in fondo e di ascoltare solo il suo cuore.

Marcello le prese il mento con due dita e la riportò con gli occhi nei suoi.

«…era tutto ciò che desideravo e», si fermò il tempo necessario per assicurarsi di avere tutta la sua attenzione, «vorrei che fosse sempre così, Adelaide», il significato di quel sempre che aleggiava chiaramente tra loro.

«Lo vorrei anche io, Marcello», si fermò per accarezzargli il viso, «lo voglio anche io», specificò, gli occhi che si facevano leggermente lucidi. Da tempo aveva imparato a lasciarsi andare ai sentimenti, a pensare che giorno dopo giorno lei e Marcello avrebbero potuto far fronte ad ogni ostacolo, cercando sempre il modo migliore per sconfiggere le reciproche paure. Insieme.

«Ti amo»

«Anche io, non immagini nemmeno quan-»

«Lo so», le disse, mettendola a tacere con un bacio che non ammetteva repliche e trascinandola verso di sé, le braccia attorno alla sua vita, mentre il mondo, ancora una volta, smetteva di esistere. Si presero qualche altro attimo per rimanere con le fronti poggiate l’una sull’altra, scambiandosi di tanto in tanto qualche piccolo bacio. Quando si staccarono, decisi a prepararsi per scendere a fare colazione, un leggero rumore di nocche sulla porta della camera anticipò i loro piani.

«Adelaide, Marcello, posso entrare? Non vi ho visti a tavola e così ho pensato di portarvi la colazione, ma posso anche lasciarla qui fuori», la voce di Odile risuonò chiara al di là del legno. I due all’interno della stanza si guardarono, complici, e si sistemarono meglio sul letto.

«Vieni pure», dissero, quasi all’unisono e Odile entrò, come aveva preannunciato, con un vassoio con la colazione per loro due. Lo poggiò sul tavolino e poi si dileguò, per lasciarli nuovamente soli.

«Così finirai per viziarci e potremmo abituarci rapidamente a tutto questo», le disse Marcello, sorridendo e richiamando la sua attenzione poco prima che mettesse piede in corridoio, stupito da quel gesto tanto quanto Adelaide.

«Vorrà dire che cercherò di fare il possibile per garantire un ottimo servizio ed essere sempre all’altezza delle aspettative, signor Barbieri», rispose Odile, scherzando a sua volta mentre si richiudeva la porta alle spalle, una risata cristallina ad accompagnarla.

«La prendo in parola, signorina Sant’Erasmo», urlò Marcello, nella speranza che lei potesse sentirlo anche al di là della porta, poi ritornò con lo sguardo su quello della donna al suo fianco e la baciò nuovamente, semplicemente felice.

Adelaide sorrise contro le sue labbra e pensò che, se avesse potuto, avrebbe dato gran parte della sua ricchezza materiale pur di iniziare ogni singolo giorno del nuovo anno e della sua intera vita in quel modo, con Marcello – e Odile – al suo fianco.

Notes:

So che, guardando il canon, Odile è ooc ed ero anche indecisa se pubblicare la os mantenendo o meno la sua presenza, ma è un po’ una licenza poetica, il mio personale modo di manifestare una scrittura prima o poi giusta per questi tre come una famiglia.