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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2025-01-03
Words:
3,407
Chapters:
1/1
Comments:
12
Kudos:
27
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383

Let me surprise you

Summary:

Se si fossero soffermati un solo secondo in più ad osservare l’ombra al di là del vetro, Marcello si sarebbe sicuramente accorto in anticipo di chi si celava nel buio della sera.

Notes:

Perché noi Adelaide al matrimonio salvira ce la saremmo meritata e perché ci avevo sperato tanto ma, a quanto pare, al canon non interessa…
Non so se ridere o piangere per il fatto che avevo questo scenario in mente già dalle anticipazioni (e che speravo di vederlo onscreen, anche solo in versione molto ridotta, piuttosto che scriverlo); in ogni caso è e resterà per sempre un AU.

Buona lettura!

Work Text:

«Viva gli sposi», l’urlo di Marcello risuonò forte e chiaro, all’interno della galleria allestita in fretta e furia per il matrimonio del suo migliore amico, mentre sollevava la flûte che stringeva nella mano sinistra. Era stata una lunga giornata per Salvatore ed Elvira: l’indisponibilità improvvisa del circolo aveva gettato lui in uno sconforto senza precedenti ma Marcello e Roberto erano arrivati in suo soccorso e avevano messo a disposizione il grande magazzino. Forse non la migliore delle soluzioni ma comunque una soluzione che aveva riportato il sorriso sul volto degli sposi.

«A Marcello e Roberto, ma anche a tutti voi», ricambiò Salvatore alzando il bicchiere prima di baciare dolcemente Elvira.

I due direttori del Paradiso sorrisero, leggermente imbarazzati. Spostare il ricevimento dal Circolo al Paradiso era stato tutt’altro che semplice ma l’avrebbero rifatto più e più volte per rendere indimenticabile il grande giorno di Salvatore ed Elvira.

«Senza di voi non saremmo mai riusciti a trovare in così poco tempo un luogo in cui festeggiare il nostro matrimonio», aggiunse Elvira, raggiante, sottobraccio a suo marito. Ancora una volta, Marcello e Roberto si ritrovarono a sorridere prima che, in una danza di brindisi e risate, tutti gli invitati iniziassero a prendere posto per dare il via ai festeggiamenti.

«Marcello, grazie davvero, non potrò mai sdebitarmi per tutto ciò che hai fatto per me», disse Salvatore, l’unico ad essere rimasto ancora in piedi assieme all’amico. Si erano spostati nei dintorni dell’ingresso del paradiso per parlare un po’ più tranquillamente, distanti dal chiacchiericcio generale.

«Non avrei mai permesso che il tuo grande giorno potesse essere rovinato da un semplice imprevisto, Salvo; il tuo sorriso e quello di Elvira mi ripagano di ogni sforzo», lo rassicurò Marcello e il giovane Amato lo ricambiò con una pacca sulla spalla prima di stringerlo in un abbraccio.

«Mi dispiace solo che, a causa di quello che è successo al Circolo, non ci sia la –», iniziò a dire Salvatore, quando si separarono, ma fu interrotto da un leggero rumore di nocche sulla porta del Paradiso. Se si fossero soffermati un solo secondo in più ad osservare l’ombra al di là del vetro, Marcello si sarebbe sicuramente accorto in anticipo di chi si celava nel buio della sera. Si guardarono, leggermente smarriti e indecisi sul da farsi: chiunque ci fosse al di là della porta, doveva essere a conoscenza della festa che si stava svolgendo all’interno.

«E chi sarà mai a quest’ora? È chiaro che è chiuso, anche se le luci sono accese; c’è pure il cartello», disse Salvatore, parlando più all’aria che a qualcuno di preciso. Irene si accorse del trambusto ed estrasse le chiavi dalla borsetta, andando ad aprire. Il primo a notare chi c’era al di là della porta fu il giovane Amato mentre gli altri invitati osservavano la scena con attenzione.

«Contessa?!», quasi tossì, sorpreso, Salvatore, chinandosi in una breve riverenza.

«Adelaide», mormorò Marcello, quasi tra sé e sé. Non si aspettava di vederla lì ma non poteva negare a se stesso il tuffo al cuore che aveva avuto nello scorgere la sua figura mentre si addentrava di un paio di passi nel grande magazzino.

Adelaide abbassò leggermente la testa: i festeggiamenti erano già iniziati e per un solo, irrazionale, attimo pensò di ritornare indietro; i suoi occhi però, istintivamente, cercarono Marcello e bastò lo sguardo lucido e sorpreso di lui per tranquillizzarla e farla riprendere a respirare normalmente. Barbieri sorrise mentre si avvicinava a lei; Salvatore sparì per lasciarli soli, dopo aver aiutato Irene a richiudere a chiave la porta. Fu Adelaide la prima a parlare, sussurrando per non farsi udire dai presenti, nonostante fossero tutti apparentemente impegnati in altre attività.

«Mi dispiace per il ritardo, ma –»

«Non pensavo che –»

«Il Circolo è in ottime mani: Parri mi ha assicurato che avrebbe –»

«Sono felice che tu sia qui», le disse, rilasciando finalmente il respiro e la tensione mentre la interrompeva nuovamente a sua volta e metteva infine a tacere qualsiasi pensiero le stesse passando per la mente.

Si guardarono per un istante e risero entrambi, come ragazzini, per essersi interrotti a vicenda ma furono grati per quel piccolo momento che era stato in grado di dissipare la strana tensione data da una situazione non ordinaria. Marcello si avvicinò di un altro passo e le fece una piccola carezza sulla spalla, guardandola intensamente negli occhi. Non servì altro per comunicarle esattamente quanto fosse felice di vederla nel grande magazzino.

«Avevo pensato ad un cambio d’abito ma Odile mi ha convinta che questo fosse l’abito giusto per l’occasione e ho scelto di fidarmi del suo giudizio, anche se inesperto; spero di non –», disse, leggermente timorosa, spezzando il muto dialogo di cui erano stati protagonisti per lunghi attimi. Non aveva mai partecipato ad un ricevimento di matrimonio simile e, al momento di scegliere l’outfit, il suo buongusto e la sua conoscenza della relazione tra eventi ed abiti da indossare, l’avevano abbandonata. Per una serie di coincidenze, Odile era corsa in suo soccorso senza nemmeno accorgersene.

«Ora so chi devo ringraziare: ricordami di farlo non appena la vedrò di nuovo», la interruppe lui, un sorriso a dipingergli il volto, «sei perfetta, incantevole, non avresti potuto indossare abito migliore», concluse sussurrando e prendendole le mani tra le sue, osservando con ancora più attenzione il vestito che aveva scelto di indossare. Adelaide sorrise, quasi imbarazzata, e Marcello si trattenne dall’attirarla a sé dalla vita per lasciarle un bacio sulle labbra, concedendosi però un più semplice baciamano.

«Adulatore», lo riprese lei, lusingata, senza riuscire a smettere di sorridere, mentre Marcello la aiutava a sfilare il soprabito e lo posava sul proprio avambraccio destro.

Se solo non fossero stati così concentrati l’uno sull’altra, si sarebbero accorti che tutti i presenti al ricevimento si erano ammutoliti e li stavano guardando. Marcello, voltandosi verso i tavoli, fu il primo a rendersi conto dell’irreale silenzio che era calato attorno a loro. Sorrise per stemperare la strana sensazione di avere tutti gli occhi puntati su di lui e poggiò una mano sulla schiena di Adelaide per incoraggiarla, abbassandosi al livello del suo orecchio per sussurrarle un andiamo, accompagnandola così nei primi due passi.

Elvira venne loro incontro.

«Le mie più sincere felicitazioni; so che è molto scortese da parte mia essermi presentata in ritardo e non aver preso parte alla –», le disse Adelaide.

«Al contrario, mi fa molto piacere che lei sia qui, contessa», la interruppe Elvira con un sorriso. Adelaide sorrise di riflesso.

«Non tanto quanto fa piacere a Marcello, amore», scherzò il giovane Amato, ricevendo in cambio da sua moglie un’occhiata contrariata per quella battuta. L’alcool dei primi brindisi doveva avergli già sciolto la lingua a sufficienza. Salvatore scelse di ignorare l’espressione di Elvira e si concentrò sul tendere una flûte ad Adelaide che, sorridendo e ringraziando con un cenno del capo, la afferrò dalle sue mani.

«Lo perdoni, contessa, la troppa felicità deve avergli fatto dimenticare le buone maniere», si scusò Elvira, guardando ancora di sbieco Salvatore prima di invitare Adelaide a prendere posto di fianco a Marcello, dove il suo nome, scritto con un’elegante calligrafia, spiccava su un semplice cartoncino ocra. La contessa scosse la testa, minimizzando, poi si fece forza e si addentrò ancora di più nel grande magazzino, salutando i presenti, la mano di Marcello saldamente poggiata a metà della sua schiena. Prima di arrivare al loro posto, Marcello ne cercò lo sguardo più e più volte, un po’ per rassicurarla del fatto che nessuno stava davvero dando peso al suo ritardo e un po’ per confermare a se stesso che lei fosse davvero lì. Ogni volta, trovò i suoi occhi azzurri ad attenderlo.

Anche quando si furono seduti, lei continuò a guardarlo con la certezza di chi non avrebbe voluto essere in nessun altro luogo se non al suo fianco, nonostante il velo di imbarazzo che le colorava gli occhi e rendeva evidente il suo sentirsi un pesce fuor d’acqua. Di tanto in tanto, quando gli era possibile, Marcello posava la mano sulla sua per qualche breve istante che gli concedesse di incrociarne lo sguardo. Lo incantava assistere da vicino al processo che la portava, pian piano, a lasciarsi andare sempre un po’ di più in un contesto differente dal solito. Lontani dal Circolo e da qualsiasi altro luogo a lei più congeniale, Adelaide gli appariva più libera dalle costrizioni nonostante fosse l’unica tra tutti i presenti a mantenere una postura ed un comportamento impeccabili – anni passati a vivere come una contessa, ad essere sempre all’altezza di aspettative elevate, non si cancellano in un solo istante.

«A che pensi?», le chiese, seguendone lo sguardo e sussurrandole vicino all’orecchio per non farsi sentire dagli altri. Adelaide sussultò leggermente e Marcello, istintivamente, poggiò per un solo attimo una mano sulla sua gamba sinistra lasciandoci una carezza leggera, sotto al tavolo per evitare occhiate indiscrete.

«Non ho mai partecipato ad un festeggiamento così caotico», rispose, gli occhi ancora fissi sugli sposi che si sorridevano complici dopo un brindisi piuttosto rocambolesco, «ma nemmeno così divertente», concluse spostando lo sguardo su quello di lui, gli occhi scuri di Marcello che già la aspettavano. Barbieri si lasciò andare ad un sorriso.

«Sono felice che tu ti stia divertendo; Salvatore era terrorizzato all’idea di avere una contessa al suo ricevimento, gli farà piacere sapere di aver superato indenne il giudizio della temibile Adelaide di Sant’Erasmo.»

Adelaide alzò gli occhi al cielo scuotendo la testa con fare divertito, grata che Marcello stesse continuando nel suo proposito di metterla a suo agio.

Lo guardò un’ultima volta negli occhi, riconoscente, prima che entrambi spostassero lo sguardo sugli sposi e concentrassero l’attenzione sul discorso che Salvatore era in procinto di fare.

Irene, seduta di fronte alla contessa, sembrava non riuscire a staccarle gli occhi di dosso – nonostante fingesse di intrattenersi con le chiacchiere delle altre veneri – e, fin dall’inizio della cena, ne stava studiando i movimenti, l’eleganza nel portare le posate alla bocca, la disciplina che la spingeva ad utilizzare il tovagliolo sempre con un tempismo perfetto. Era ammaliata dalla forza che emanava e che, in quegli istanti, si mescolava a quella che le sembrava un’atipica dolcezza nel rivolgersi all’uomo al suo fianco. Dopo il taglio della torta, che gli sposi avevano insolitamente deciso di mangiare in piedi (in modo da liberare con più rapidità la galleria per i balli che sarebbero seguiti), prese coraggio e le si avvicinò.

«Contessa», la richiamò, ottenendone l’immediata attenzione.

«Signorina Cipriani», ricambiò, prima di poggiare il piattino sul tavolo e picchiettarsi elegantemente la bocca con il tovagliolo. Irene, ancora una volta, seguì ogni passaggio con attenzione, cercando di non perdersi nemmeno il più piccolo istante ma stando attenta a non dare nell’occhio.

«Volevo farle i complimenti per la scelta dell’abito e della spilla: è elegantissima», le disse, un luccichio più che evidente nello sguardo. Adelaide sorrise, dolce.

«Grazie, mia cara; anche voi siete tutte molto eleganti.»

Irene fece per commentare qualcos’altro ma si ammutolirono entrambe quando una musica lenta iniziò a diffondersi nell’aria, segno che era arrivato il momento del primo ballo degli sposi. Seguirono ogni passo con attenzione, un sorriso che via via si dipingeva sul volto di entrambe nell’ammirare la sintonia di Salvatore ed Elvira. Si scambiarono anche qualche occhiata complice e Irene notò con stupore quanto la contessa, osservata in quel contesto, apparisse ancor più distante dall’immagine che tutti ne avevano e ancor più ammorbidita rispetto all’immagine che lei stessa ne aveva avuto durante tutta la cena. Quando la musica finì e gli sposi si scambiarono un breve bacio, nell’aria si diffuse un leggero applauso e le due si scambiarono un’ennesima occhiata, quasi lucida. Fu Roberto ad interrompere quella specie di strano dialogo muto che si era instaurato tra contessa e capocommessa.

«Contessa, posso rubarle la nostra splendida Irene?», chiese, una mano tesa verso la diretta interessata che lo guardava attenta. Era giunto, per tutti, il momento di dare il via alle danze e Roberto aveva deciso di iniziare con la capocommessa.

«Prego», disse, acconsentendo anche con un leggero gesto della mano sinistra prima di riprendere possesso della sua flûte e terminarne il contenuto. Roberto fece segno ad Irene di avviarsi verso l’improvvisata pista da ballo e si trattenne qualche altro istante con Adelaide.

«Spero di non essere indiscreto nel dirle che credo ci sia un cavaliere che la attende, sebbene finga di non guardare nella sua direzione», sussurrò, quasi più per timore della reazione della contessa che per non farsi udire da possibili orecchie circostanti. Adelaide seguì con lo sguardo la direzione indicata da Roberto con il capo e vi incontrò un raggiante Marcello. Si voltò nuovamente per ringraziare Landi ma lui era già sparito tra la folla, probabilmente alla ricerca di Irene. La contessa sorrise, poggiò la flûte che reggeva ancora tra le mani e si avviò verso Marcello, camminando al di fuori delle coppie che stavano ballando per non intralciarle. Arrivò alle spalle di Barbieri mentre la prima canzone si stava esaurendo e, rapidamente, una nuova prendeva a diffondersi nell’aria densa di chiacchiere e risate.

«Scusi», mormorò, insolitamente timorosa ma sorridente mentre osservava Marcello poggiato contro una colonna, lo sguardo perso ad osservare ora l’una ora l’altra coppia. Dovette tossire leggermente per far sì che lui si accorgesse della sua presenza ma, quando lo fece, il sorriso che gli si aprì sulle labbra fu quasi una carezza per il cuore di Adelaide.

«Mi chiedevo se avesse per caso bisogno di una compagna di ballo», sussurrò Adelaide, anticipando qualsiasi cosa lui stesse per dire e sfruttando il disorientamento momentaneo di Marcello per essersela trovata alle spalle. Se si fosse avvicinato un po’ di più a lei, avrebbe potuto notare senza alcuna difficoltà il rossore che pian piano le si stava espandendo sulle guance.

«E lei concederebbe un ballo a me, contessa? Trovando anche il coraggio di contravvenire a tutte le regole dell’alta società e del buongusto che impongono che sia l’uomo ad invitare la donna?», scherzò lui, fingendo uno stupore esagerato e reggendole finalmente il gioco. Adelaide si sciolse in un sorriso e lasciò la borsetta dietro di sé, su una sedia che qualcuno doveva aver spostato in precedenza.

«Anne Brontë scriveva che chi non osa afferrare la spina non dovrebbe mai desiderare la rosa e, in ogni caso, io non potrei chiedere compagno migliore, mi creda», replicò, perfettamente a suo agio in quello scambio improvvisato, mentre un braccio di Marcello finalmente la tirava a sé, cogliendola di sorpresa e spezzandole il fiato.

«Non credevo lei fosse così intraprendente, contessa, deduco quindi che le voci che mi erano giunte sul suo conto fossero errate», la prese in giro un altro po’ lui, mentre iniziavano a dare i primi passi di danza, ritrovando la consueta sintonia che aveva contraddistinto ogni loro ballo fin dal primo che li aveva visti protagonisti.

«Sciocco», mormorò Adelaide, rilassandosi del tutto e stringendosi un po’ di più al suo corpo anche se il ballo non lo richiedeva. Marcello sorrise e le lasciò distrattamente un bacio leggero sui capelli prima di riprendere la posizione corretta e portare a termine con successo quel primo ballo. Si scambiarono un’occhiata complice quando le note di una musica che conoscevano entrambi molto bene presero a diffondersi in galleria. Le coppie intorno a loro, quasi per istinto, cercarono di imitare i loro stessi passi: dovevano essersi accorti di quanto i due fossero a loro agio su quella melodia.

«Mi hai sorpreso, sai? Non pensavo saresti riuscita a venire», le disse Marcello, d’improvviso, con spiazzante sincerità, continuando a guidarla su quelle note. In realtà non dubitava delle sue capacità di sorprenderlo né di quelle di gestione degli imprevisti ma, mentre le lancette scorrevano inesorabili nel suo orologio da polso, aveva temuto di non vederla mai entrare da quella porta.

«La signorina Gallo, ora signora Amato, è pur sempre una dipendente del grande magazzino di cui sono coproprietaria, sarebbe stato scortese non presentarmi nemmeno per un saluto», rispose lei, lasciandosi trascinare in quel ballo, ma trincerandosi per un istante dietro ad una scusa fornita dal bon ton, gli occhi che vagavano verso le altre coppie presenti attorno a loro. Era certa che lui non avrebbe mai creduto a quella scusa e non ci sperava nemmeno, era semplicemente un modo per dare tempo a ciò che sentiva di prendere forma e trasformarsi in parole.

«Quindi il pensiero che fossi qui, da solo, in tua attesa, non ha nulla a che vedere con questa decisione, contessa?», la stuzzicò Marcello, fintamente contrariato, mentre la faceva volteggiare. Adelaide rise, leggera, dimenticandosi del luogo in cui erano: era incredibile con quanta facilità lo sguardo sicuro di Marcello fosse in grado di metterla a suo agio.

Una volta ritornata tra le sue braccia, lo guardò negli occhi, prestando molta meno attenzione ai passi, forse anche pestandogli inavvertitamente un piede. Nessuno dei due ci diede peso. «Non avrei mai disertato questa occasione, Marcello», gli disse, incredibilmente seria, e lo vide sorridere con lo sguardo prima ancora che un sorriso gli si dipingesse sulle labbra. Barbieri fece per parlare nuovamente ma Adelaide lo interruppe, semplicemente guardandolo. Sembrava avere bisogno di dire ciò che le occupava i pensieri e Marcello la conosceva abbastanza da sapere che quello che avrebbe ascoltato di lì a poco sarebbe rimasto per sempre impresso nella sua memoria.

«E non solo perché so quanto tu mi volessi qui e quanto fosse importante per te il matrimonio del signor Amato», disse, la musica che via via andava scemando mentre nessuno dei due dava cenno di essersene accorto ed entrambi continuavano a muoversi su una melodia quasi immaginaria. «Ma soprattutto perché ti amo e perché quella che è la tua famiglia, un giorno potrebbe diventare anche la mia», concluse, gli occhi che, inaspettatamente, le si velavano di lacrime. Marcello le portò una mano al viso e scacciò con il pollice l’unica che aveva avuto l’ardire di scivolarle lungo la guancia e di bagnarne il sorriso, approfittando di quel contatto per accarezzarle teneramente il viso. Quanto era bella nella semplicità di quel momento, nel bisogno quasi viscerale che l’aveva portata a fargli quella dichiarazione. Si sentiva immensamente grato di poter vivere attimi simili e di aver assistito, passo dopo passo, all’evoluzione di Adelaide.

Lo è già, è già la tua famiglia, pensò, senza però riuscire a dirglielo, sopraffatto da quel pensiero. La presenza di Adelaide nella sua vita l’aveva reso felice in molti modi ma nulla avrebbe potuto eguagliare la felicità che sentiva in quel momento, mentre la stringeva tra le braccia con la certezza che lei, ancora una volta, aveva scelto di essere al suo fianco – e che l’avrebbe rifatto senza esitazione, a prescindere da quanto importanti fossero i problemi al Circolo. Le accarezzò ancora una volta il viso; Adelaide si appoggiò sulla carezza, sorridendogli, e Marcello irrazionalmente pensò a quanto gli sarebbe piaciuto poter unire le loro labbra anche solo per un istante.

«Spero tu sappia che mi stai rendendo tutto questo molto, molto difficile», scherzò Marcello, stringendola appena per ondeggiare assieme e cercando di celare l’evidente commozione dipinta nello sguardo, salvando anche lei da un momento emotivamente intenso. Adelaide lo guardò, fingendo di non aver capito a cosa si riferisse: poter giocare con lui su quelle piccole cose era liberatorio.

«Che cosa, di preciso? Credo di non aver capito a cosa ti riferisci», disse, con finta innocenza, mentre lo guardava, curiosa, il sopracciglio immancabilmente alzato e un leggero velo di malizia che le si dipingeva via via nello sguardo.

«Lo sai benissimo», rispose semplicemente, lasciando ancora una volta a lei il controllo. Per quanto fosse felice e desiderasse avvicinarsi ancora di più a lei, non avrebbe mai potuto imporle qualcosa di simile lì, davanti a tutti. Ciò che c’era tra loro non era più un segreto per nessuno ma quella era una decisione che spettava a lei. Adelaide lo guardò per qualche altro istante, spostando impercettibilmente gli occhi sulle sue labbra mentre sorrideva, rendendogli chiaro quanto condividesse il suo stesso bisogno. Marcello colse il movimento del suo sguardo e si abbassò quel tanto che bastava per far incontrare le loro labbra in un rapido bacio, il sorriso che si scontrava con quello di lei. Stupendolo, Adelaide salì ad afferrargli il viso con una mano, prolungando di qualche altro attimo il contatto e riavvicinandolo poi a sé per un bacio delicato ma molto più rapido, volto a sigillare quel momento.

«Ti amo anche io», le disse, quando si staccò, baciandola lievemente sulla fronte e stringendola di nuovo a sé per continuare a ballare sulla nuova melodia che aveva preso a diffondersi in galleria da qualche istante.