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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2025-01-17
Words:
1,904
Chapters:
1/1
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4
Kudos:
21
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272

Un weekend di straordinaria normalità

Summary:

La normalità, per Adelaide, aveva coinciso, da che ne aveva memoria, con regole a cui attenersi, eventi a cui presenziare, persone da conoscere e altre persone da assecondare. Da quando Marcello aveva iniziato a trascorrere i weekend in villa, invece, la normalità aveva assunto tutt’altre sfumature.

Notes:

Avevo quest'idea in mente da un po' e vedere Marcello fare colazione per due volte in villa, ha rafforzato il desiderio di scriverla. Il canon sembra non volerci dare le scene domestic (anzi, se vediamo i bb per più di due minuti a settimana possiamo gridare al miracolo) tra questi due ma loro se le meriterebbero proprio (forse in qualche universo le hanno anche, chissà!).

Buona lettura!

Work Text:

La normalità, per Adelaide, aveva coinciso, da che ne aveva memoria, con regole a cui attenersi, eventi a cui presenziare, persone da conoscere e altre persone da assecondare. Da quando Marcello aveva iniziato a trascorrere i weekend in villa, invece, la normalità aveva assunto tutt’altre sfumature. La ritrovava nel primo sorriso del mattino, nelle giornate condivise, in quelle colazioni che li vedevano protagonisti assieme ad Odile e in quella inconfondibile sensazione di calore a cui non si sarebbe mai abituata. La ritrovava persino nei piccoli istanti di follia a cui si lasciava andare sempre più spesso (e volentieri).

Lei e Marcello non convivevano ancora, a dire il vero non ne avevano nemmeno parlato, eppure i venerdì sera erano rapidamente diventati sabati e domeniche trascorsi fianco a fianco. Nei weekend la villa diventava, ufficiosamente, casa loro.

Quel sabato Adelaide si svegliò grazie ad un timido raggio di sole che filtrava dalle tende lasciate scostate. Marcello era uscito all’alba: la sera precedente, a cena, le aveva detto che non avrebbe potuto fare colazione con lei perché aveva del lavoro da ultimare al Paradiso, nonostante fosse chiuso.

Si alzò, percorsa da un’idea che le stava impegnando la mente da un paio di giorni e scese a fare colazione, scoprendo che quella mattina avrebbe potuto godere anche del sottofondo musicale di Odile, impegnata al pianoforte per puro caso – la ragazza aveva ripreso da poco a suonare quello strumento e, quel sabato, non era uscita a fare colazione con Rosa. Si intrattenne con sua figlia per qualche decina di minuti, giusto il tempo di darle qualche dritta sul brano a cui si era approcciata, poi si rifugiò in serra per un paio d’ore. Uscì poco prima di pranzo, al volante della sua auto sportiva, direzione Paradiso delle signore.

Salì rapidamente i gradini che portavano agli uffici del piano superiore e si poggiò contro lo stipite della porta per osservare Marcello che lavorava. Come spesso accadeva, lui, troppo concentrato su ciò che stava facendo, si accorse della sua presenza solo dopo una manciata di minuti. Posò la penna, riordinò i fogli sparsi sulla scrivania, indugiando un po’ più del necessario nel compiere delle azioni abituali, e poi alzò il viso verso di lei prima di mettersi in piedi.

«Contessa, a cosa devo l’onore della visita in questo splendido sabato mattina?», chiese, avvicinandosi a passi lenti ma decisi. Non appena la raggiunse, le passò un braccio attorno alla vita e la attirò a sé per lasciarle un bacio sulle labbra.

«Temo tu ti sia scordato del nostro appuntamento, Barbieri, sono qui per ricordartelo.»

Marcello sembrò sbiancare mentre iniziava a scavare nei luoghi più remoti della sua memoria per fare mente locale. Non si accorse del sorrisino di vittoria di Adelaide finché non alzò gli occhi verso quelli di lei.

«Adelaide!», la riprese mentre lei ormai non faceva nulla per nascondere il sorriso, «adesso vuoi spiegare anche a me, oppure devo giocare ad indovinare?», continuò, scrutandola attentamente e sorridendo a sua volta mentre le rubava un nuovo bacio in segno di piccola rivincita per avergli fatto credere di essersi dimenticato di qualcosa.

Adelaide si mostrò nuovamente divertita e gli porse un foglietto che lui riconobbe all’istante. Armando, tempo addietro, gli aveva preparato un piccolo promemoria per le partite del Milan a cui avrebbero potuto assistere, poi se n’era dovuto andare in fretta e furia per assistere il suo amico malato e Marcello si era quasi scordato dell’esistenza di quel foglietto.

«Perché è nelle tue mani? Ero sicuro di averlo riposto nel primo cassetto della scrivania quando Armando me l’aveva portato», le disse, genuinamente sorpreso.

«La domestica l’ha trovato sotto il letto della mia stanza, deve esserti scivolato dalle tasche in una delle ultime occasioni», spiegò lei senza riuscire a staccare gli occhi da quelli di lui, che ora si erano accesi di una nuova luce.

«Quindi è questo il nostro appuntamento», disse, quasi sussurrando e parlando più a se stesso che a lei, faticando a trattenere la gioia per quella sorpresa.

Adelaide annuì abbassando lo sguardo, improvvisamente insicura, come credesse di aver fatto qualcosa di sbagliato. Marcello le sorrise rassicurante prima ancora che lei iniziasse a dare credito a chissà quali pensieri che le stavano impegnando la mente.

«E tu sei sicura di voler tornare allo stadio?», chiese, evidentemente stupito e incapace di realizzare che lei non solo sembrava intenzionata ad andare nuovamente allo stadio con lui ma ne sembrava anche felice, «oppure è stato Armando a chiedertelo? Ti ha chiamata a mia insaputa? So quanto possa essere persuasivo», aggiunse scherzando. Adelaide rise a sua volta, scuotendo la testa e rilassandosi all’istante.

«Nulla di tutto questo», rispose e Marcello la guardò interrogativo. Deglutì a vuoto, prendendo coraggio per pronunciare le parole successive, un filo di emozione a dipingerle lo sguardo: «ho semplicemente pensato che ti potesse far piacere proseguire una tradizione che condividevi con il signor Ferraris, ora che lui non c’è». Si arrestò nuovamente, giusto il tempo necessario per scorgere la stessa emozione anche nello sguardo di lui, poi aggiunse: «ma se preferisci, Lavinia mi ha parlato qualche giorno fa di una mostra inaugurata da poco a cui potrem-».

Marcello la interruppe con un bacio e la prese per mano subito dopo, conducendola fuori dal Paradiso, dimenticando in un battito di ciglia il lavoro che avrebbe dovuto portare a termine. Ad Adelaide non servì altro per capire che la sua sorpresa era riuscita alla perfezione.

Quelle che seguirono furono le ore più caotiche che lei avesse vissuto da diverse settimane a quella parte. Ormai avrebbe dovuto essere abituata al baccano dello stadio, pur essendoci stata una sola volta prima di quel giorno, ma l’entusiasmo di Marcello le sembrava sempre travolgente. Continuava ad interrogarsi sul perché di quell’entusiasmo ma l’idea di poter condividere con lui momenti simili, le piaceva e le faceva scoprire nuove sensazioni. Li, mente osservava da vicino le espressioni di Marcello, si sentiva al posto giusto seppur lo stadio fosse uno dei luoghi in cui non avrebbe mai pensato di entrare in tutta la sua vita.

Ne era uscita frastornata, il principio di un mal di testa che premeva sulle tempie, ma felice come non lo era da giorni.

Sulla via del ritorno, Marcello aveva insistito per fermarsi in una piccola libreria nascosta in una stradina – per ringraziarla per la vittoria del Milan, aveva detto. Ignorava come lui fosse venuto a conoscenza della presenza di quel piccolo negozio, che lei non aveva mai visto prima di quel momento, ma fu felice di quella sosta. Perdersi tra il caratteristico odore di carta stampata, far scorrere gli occhi sulle copertine e sfogliare un libro di cui avrebbe potuto scoprire la storia di lì a poco, le regalava una pace senza uguali. Marcello si era limitato ad osservarla: mentre lei girovagava tra gli scaffali, alla ricerca del colpo di fulmine per un determinato libro piuttosto che per un altro, gli sembrava di poterla vedere in una veste del tutto inedita. L’aveva strappata alle sue mute riflessioni posandole una mano sul fianco e le aveva indicato un volumetto che aveva tutta l’aria di essere stato abbandonato da qualcuno. Lei si era lasciata trascinare dal suo consiglio ed erano usciti dalla libreria mano nella mano, come due semplici innamorati.


Marcello si risvegliò con i primi raggi di sole che filtravano tra le tende e si rese subito conto di essere accompagnato dalla voce di Adelaide che stava leggendo. Sorrise inconsapevolmente e si sistemò meglio sul letto, sperando che lei non si accorgesse di nulla.

Non era la prima volta che viveva un momento simile: oltre alle gite in barca in cui lei era solita leggere su sua richiesta, Adelaide aveva iniziato a leggere, quasi sussurrando, sempre più spesso quando si svegliava all’alba – un giorno le avrebbe chiesto il perché. Marcello ogni volta rimaneva in silenzio, gli occhi chiusi, per godersi appieno quel momento senza disturbare Adelaide. Quella domenica mattina, però, fece passare solo un paio di minuti e poi non riuscì a trattenersi. Si avvicinò piano a lei per posare le labbra sul suo braccio quasi nudo, lasciandole una scia di baci leggeri sulla pelle. Adelaide spalancò gli occhi, sorpresa, ed arrossì in una manciata di secondi, chiudendo il libro quasi di scatto.

«Marcello! Non mi ero accorta che fossi sveglio, avresti potuto dirmelo», gli disse, trovando la forza di incrociare il suo sguardo mentre chiudeva il libro e lo teneva in grembo. L’aspetto adorabilmente spettinato di Marcello le fece spuntare un sorriso spontaneo sulle labbra.

«Buongiorno anche a te, Adelaide», replicò, avvicinandosi a lei per cercare le sue labbra e lasciarci un rapido bacio di buongiorno, come era solito fare ogni volta che si svegliavano assieme.

«Mi dispiace averti svegliato, non era mia intenzione», gli disse, «non mi sono resa conto di star leggendo a voce alta. È ancora molto presto, puoi riposare un altro po’: te lo meriti, sono giorni che finisci di lavorare ben oltre l’orario di chiusura; ti prometto che riprenderò a leggere in silenzio», aggiunse accarezzandogli piano il viso con la mano destra e sfiorando dolcemente l’accenno di occhiaie con il pollice. Lo guardò negli occhi per qualche altro istante e sorrise senza nemmeno rendersene conto.

Marcello scosse la testa.

«In realtà adoro ascoltarti: hai una bellissima voce e sai come utilizzarla al meglio», le disse, spiazzandola completamente. L’ultima persona ad averle fatto un complimento simile era stata sua madre, in un tempo che ormai faticava anche solo a ricordare.

«Credo dovresti permettere anche agli altri di apprezzare questo tuo talento», aggiunse, la voce più lieve, «anche se…ammetto che non mi dispiace pensare di essere l’unico a poter godere di questi momenti», sussurrò, leggermente malizioso, avvicinandosi per lasciarle un lungo bacio sul collo, seguito da un altro paio di baci più brevi. Inspirò un’ultima volta il suo profumo e poi si staccò con un ennesimo bacio.

«Sciocco», mormorò Adelaide, dandogli anche un buffetto sul braccio con il dorso della mano mentre sorrideva divertita.

«Dico davvero, Adelaide: sei molto brava», riprese lui, determinato a farle capire quanto apprezzasse quegli attimi. La contessa rimase completamente senza parole, arresa di fronte alla naturalezza con cui le aveva fatto quella piccola confessione. Faticava a credere che tutto quello che stava succedendo fosse reale, ma il martellare incessante del cuore nel petto le rendeva più che evidente che era tutto vero, che era finalmente diventata protagonista della sua storia.

«Ho detto qualcosa di sbagliato?», chiese timoroso, osservando attentamente il volto di lei. Si avvicinò quel tanto che bastava per incrociarne lo sguardo e si chinò per lasciarle una nuova piccola scia di baci sul braccio mentre continuava a guardarla.

«Al contrario…grazie», rispose, arrossendo visibilmente e portando una mano al viso di lui per accarezzarlo prima di avvicinarlo a sé per lasciargli un bacio leggero sulle labbra.

«Se ti va di continuare, mi fa molto piacere ascoltarti», disse, ritornando al suo posto e stendendosi sul fianco, la testa sorretta dal braccio destro. Adelaide si riscosse ancora una volta dallo stupore, sorrise e ritrovò il segno grazie al dito che aveva inconsapevolmente tenuto tra le pagine del libro. Lui sorrise a sua volta, pienamente in pace.

Lì, disteso sul letto di una camera che ormai conosceva a menadito, con la donna che amava al suo fianco, Marcello si ritrovò a pensare ancora una volta a quanto avrebbe voluto rendere quei weekend delle settimane e quelle settimane degli anni da passare accanto ad Adelaide, in un per sempre fatto di promesse da rinnovare ogni giorno.