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«Buongiorno, contessa», la salutò Italo prendendole il soprabito dalle mani per riporlo al suo posto. Anche a Ginevra, lui non aveva abbandonato le vecchie abitudini.
«Buongiorno, Italo», sorrise lei prima che il maggiordomo sparisse in salone.
Era appena rientrata dalla serra dopo aver trascorso tutta la mattina al suo interno, tra i suoi fiori. Da quando lei, Marcello e Odile si erano trasferiti, aveva dovuto studiare attentamente lo sviluppo di tutte le sue piante, osservandone la crescita in un luogo differente da quello in cui erano abituate a vivere. Non era stato semplice ma, dopo qualche mese di lavoro, era sufficientemente soddisfatta del risultato che aveva ottenuto. C’era ancora qualche fiore che aveva bisogno di cercare il suo posto nella serra ma, nel complesso, tutti avevano trovato il modo di adattarsi e le cose sarebbero certamente migliorate in futuro.
In realtà, i fiori non erano stati gli unici ad aver avuto bisogno di un riassestamento: il trasferimento a Ginevra aveva comportato, anche per Adelaide, non solo un cambiamento di città ma anche – e forse soprattutto – un cambiamento drastico delle abitudini. Lasciarsi alle spalle la sua vita di Milano, gli eventi al Circolo, una mondanità che non le apparteneva nemmeno più del tutto, era stato complicato nel primo periodo ma aveva man mano lasciato spazio a nuove piccole scoperte e a sensazioni che le erano appartenute per un tempo troppo breve in una vita che, per lunghissimi anni, aveva faticato anche solo a ricordare. Scegliere di trasferirsi era stata, con il senno di poi, una delle scelte migliori della sua vita. Lì, in quella casa immersa nel verde, circondata da chi le voleva davvero bene, Adelaide aveva terminato la sua rinascita.
Le era dispiaciuto lasciare la villa in cui aveva vissuto per tanti anni, in cui aveva visto crescere Marta e Riccardo ma voltare pagina era stato necessario, soprattutto per il benessere di quella che era diventata la sua famiglia. Era stato Marcello a proporle di lasciare Milano subito dopo il matrimonio, per costruire qualcosa che fosse solo loro, lontano da influenze negative. Adelaide aveva accettato subito sebbene temesse un possibile sconvolgimento degli equilibri dopo il trasferimento; lui, giorno dopo giorno, le aveva dimostrato, ancora una volta, che quello era solo un ulteriore capitolo della loro storia e che l’avrebbero scoperto assieme, fianco a fianco.
Dopo aver incrociato nuovamente il maggiordomo, che ora si dirigeva verso la sua stanza, Adelaide diede una rapida occhiata all’orologio che aveva indossato quella mattina e non le servì altro che quello per capire dove potessero essere Odile e Marcello. Era quasi ora di pranzo e sicuramente li avrebbe trovati in cucina: ultimamente, con suo grande stupore, passavano molto tempo assieme lì dentro, così tanto da non necessitare l’aiuto della cuoca, esattamente come aveva previsto Marcello (quella era stata una delle prime discussioni da marito e moglie e lui ne era uscito vincitore). Si avvicinò a passi lenti e misurati, cercando di fare il minor rumore possibile nonostante indossasse i tacchi e, quando arrivò in prossimità della cucina, si affacciò piano. Erano entrambi occupati e stavano parlando tra loro, quindi avrebbe potuto godere per un po’ di quella vista senza avere paura di essere scoperta da uno dei due.
«Siamo entrambi perfettamente consapevoli del nostro fascino irresistibile e sappiamo che osservarci cucinare è uno spettacolo degno dei migliori teatri, ma per quanto tempo ancora vuoi startene lì senza dire nulla, mamma?», la voce di Odile – impegnata nel taglio di alcune verdure –, seguita da una risata per nulla mascherata di Marcello, la colse completamente di sorpresa e la strappò ai suoi pensieri mentre se ne stava ancora poggiata contro lo stipite della porta a guardarli. Non ci aveva ancora fatto l’abitudine, né a quel mamma che ormai sempre più spesso Odile usava per rivolgersi a lei, né a constatare con quanta facilità Marcello si lasciasse guidare da sua figlia, né a realizzare ogni giorno che quella che aveva davanti agli occhi era davvero la sua famiglia.
Alla ragazza non era stato nemmeno necessario voltarsi nella sua direzione per accorgersi della sua presenza: Adelaide iniziava a sospettare che il tempo che Odile trascorreva accanto a Marcello le stesse trasferendo le sue stesse capacità di notare quando lei arrivava alle loro spalle. Anche il modo di prenderla in giro le ricordava in parte quello di Marcello (curioso che lui, invece, dicesse che erano lei ed Odile ad assomigliarsi quando si rivolgevano a lui in modo scherzoso).
«Sai che, quando vuoi cucinare, qui sei sempre la benvenuta, non serve che tu chieda permesso», aggiunse Marcello avvicinandosi a lei con un grembiule tra le mani, «questa è pur sempre anche la tua cucina», concluse con un adorabile sorrisino. Si chinò appena per lasciarle un bacio leggero sulle labbra e si staccò accarezzandole il viso con l’indice della mano destra. Adelaide sorrise quasi arresa, inspirando piano il profumo di lui che, mescolandosi con i profumi della cucina, rendeva il tutto ancor più piacevole, per qualche strano motivo.
«Certo», replicò, allungando un po’ la e, evidentemente divertita da tutta la situazione nonostante non fosse la prima volta che la viveva, «così come voi sapete che, in questo caso, preferisco osservare: ognuno ricopre il ruolo che più gli si addice e questo è il mio», aggiunse, un sorrisetto che sapeva di vittoria dipinto sul volto. Scorse Marcello e Odile scambiarsi un’occhiata complice e, in quel momento, realizzò che non sarebbe mai riuscita a vincere contro di loro. Raramente ci riusciva affrontandoli separatamente; quando loro univano le forze, era semplicemente impossibile.
«Come preferisci», concesse Marcello, poggiando il grembiule sul ripiano più vicino ad Adelaide e allontanandosi da lei con un’adorabile espressione fintamente ferita, come quella di un bambino a cui viene negata una caramella. Se non fosse stata certa che quella era tutt’altro che una resa, Adelaide l’avrebbe persino ringraziato per aver abbandonato così presto il campo.
Marcello ritornò vicino ad Odile, riprese a mescolare il risotto sul fuoco e Adelaide scorse senza alcuna difficoltà un occhiolino di intesa tra i due: era come se Marcello ora avesse lasciato il testimone in mano a sua figlia.
«Mia madre ha ragione, Marcello. Dopotutto, in ogni famiglia ci sono dei ruoli e delle tradizioni, non è vero?»
La domanda di Odile cadde nel silenzio come qualcosa di casuale ma ad Adelaide non sfuggì il chiaro sorriso che aveva accompagnato quelle parole, anche se non lo aveva visto. Sollevò gli occhi al cielo e scosse la testa: Odile sapeva ormai fin troppo bene quali carte utilizzare e lei la conosceva abbastanza da scorgere nella domanda un invito – o forse una sfida – a rompere finalmente quell’abitudine, per crearne una nuova, che fosse davvero loro. Prese il grembiule, lo squadrò attentamente e, infine, lo indossò, senza stupirsi di quanto fossero cambiate le cose, di quanto lei stessa fosse cambiata e di quanto le piacesse quella nuova Adelaide – che forse era sempre esistita e stava semplicemente cercando le persone con cui sentirsi al sicuro prima di svelarsi.
«In cosa posso aiutarvi?», chiese, mentre concedeva loro quella vittoria. Marcello e Odile si voltarono nella sua direzione con due dei sorrisi più belli e luminosi che avesse mai visto.
E così, mentre Marcello la imboccava per chiederle il suo qualificato parere sul risotto, in quella cucina di una casa molto più semplice di qualsiasi casa avesse frequentato come contessa, Adelaide realizzò, ancora una volta, che quella era la sua realtà. Una realtà che aveva segretamente sognato per tutta la vita e che ora, finalmente, poteva vivere davvero. Non ci si sarebbe mai abituata.
