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Italiano
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Published:
2025-01-21
Words:
5,588
Chapters:
1/1
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11
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35
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431

Come fai a non capire che ti amo?

Summary:

“E non ti è passato per la mente che magari io volessi essere con te in quei momenti? Che avrei voluto starti vicino? Che avrei voluto gioire con te in caso non fosse stato niente di brutto, o essere un sostegno l’uno per l’altro in caso le cose fossero state più gravi?”

“Io non sono abituata ad essere amata. Non sono abituata ad avere qualcuno che si preoccupi per me, che si prenda cura di me. Mi dispiace.”

Notes:

Ciao a tutti! Ho iniziato a seguire il PDS alla fine dello scorso daily, incuriosita da ciò che su X si diceva di questa coppia.
Leggendo le ultime anticipazioni mi è venuta in mente questa “piccola” storia, che spero vi piaccia.
È la prima volta che scrivo qualcosa del genere, quindi perdonatemi eventuali errori

Ps. Sono un po’ prolissa, e forse ripetitiva, ma migliorerò, promesso! Ogni consiglio o critica sarà ben accetto.

Buona lettura e chissà, a presto!

-e

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Adelaide era stesa nel letto. Ormai si trovava a Londra da dieci giorni, e stava iniziando ad abituarsi a quella nuova routine: al mattino si svegliava, l’autista passava a prenderla e la portava in clinica, dove ad aspettarla c’erano medici pronti a farle una quantità innumerevole di visite e controlli. Ogni giorno monitoravano i suoi progressi, cercavano di comprendere quale fosse la cura più adatta e si accertavano che non ci fossero effetti collaterali più dannosi della cura stessa. Dopodiché, nel pomeriggio veniva riaccompagnata in albergo, dove riposava, leggeva e faceva finta di cenare. Sapeva di dover rimanere in forze, ma il pensiero di quello che aveva lasciato a Milano, nei momenti in cui si ritrovava da sola, coi suoi pensieri, la rendeva così inquieta, spaventata, da desiderare solo di dormire, per far arrivare velocemente il giorno successivo, e così quello dopo ancora, nella speranza di far arrivare il prima possibile il giorno del suo rientro a casa.

Si era rifiutata categoricamente di soggiornare in clinica: aveva parlato coi medici che le avevano spiegato la sua situazione: era importante intervenire, e velocemente, ma non era eccessivamente grave e con le determinate accortezze, avrebbe potuto soggiornare in un luogo più affine ai suoi bisogni. E al suo status.
Perciò, nonostante le leggere insistenze dei medici, che avrebbero preferito monitorarla in modo più ravvicinato, decise che avrebbe soggiornato in un albergo a due passi dalla clinica, ma non là dentro.
Era l’unico compromesso disposta a cedere. Non voleva sentirsi più malata di quanto non si sentisse già.

La scelta di essere partita da sola la faceva soffrire, ma non se ne pentiva: Odile aveva la sua vita a cui pensare. Stavano piano piano creando un rapporto, ma lei non se la sentiva ancora di stravolgere tutto e chiederle di andare con lei a Londra per starle vicino in quello strano momento della sua vita, per quanto lo desiderasse profondamente. Non voleva imporle un “doversi prendere cura” che la ragazza non sentiva in quel momento, lo sapeva. Ma era anche vero che avrebbe tanto voluto averla lì con lei in quel momento: chiacchierare con lei, scambiarsi piccole confidenze, conoscerla sempre di più. In quei mesi si era abituata ad averla intorno, e adesso le mancava.

Poi c’era Marcello.

Lui avrebbe lasciato tutto per partire con lei, non aveva dubbi, ma lei non poteva lasciarglielo fare.
Sapeva che si sarebbe arrabbiato, ma sperava che avrebbe capito: non voleva farlo preoccupare, né gravare su di lui.
E poi non voleva farsi vedere da lui in quelle condizioni: le cure stavano funzionando, ma la rendevano debole, fragile, stanca. La rendevano quello che era: una persona malata, e lei non voleva farsi vedere così da lui. Era troppo da sopportare.

Nonostante fosse infuriato, da quando era partita l’aveva chiamata tutte le sere, per chiederle come stesse e cosa dicessero i medici. Era stato un po’ più freddo al telefono, ma Adelaide non si aspettava niente di meno: sapeva che quel suo partire senza dire lui la verità lo aveva ferito, e a dire il vero, non si aspettava neppure che lui continuasse a chiamarla ogni sera. Sapeva quanto lui l’amasse, eppure continua a stupirsi dell’amore che le rivolgeva. Incondizionato, nonostante tutto.

Era persa nella sua lettura quando sentì bussare alla porta.
Era tornata dalla clinica da meno di un’ora e si era già cambiata per la notte: la camicia da notte e la vestaglia prima del calare del sole erano diventati una nuova abitudine londinese. Ormai era quello il suo abito serale, e la cosa le faceva un’infinita tristezza. Certe volte le mancavano addirittura le noiose serate di beneficenza al Circolo, serate che, quando si trovava ancora a Milano, avrebbe fatto carte false per evitare.
Lentamente, si alzò, andò a prendere la sua vestaglia che aveva poggiato sulla poltrona e poi si avvicinò alla porta per vedere chi fosse: non aspettava nessuno.

Quando aprì la porta, quasi non voleva credere ai suoi occhi.

Marcello era lì, davanti a lei. Bello come sempre.

Adelaide avrebbe voluto abbracciarlo, stringerlo e chiedergli scusa. Avrebbe voluto fargli capire che tutto quello che aveva fatto, lo aveva fatto per lui. Avrebbe voluto dirgli che lo amava e si fidava di lui, ma voleva proteggerlo.

“Che ci fai qua tu!” Furono le prime parole ad uscirle dalla bocca. Le pronunciò in modo dolce, sorridendo. Sperava, in questo modo, di alleggerire quella tensione che subito aveva percepito aprendo la porta, insieme, naturalmente, alla gioia di esserselo ritrovato davanti.
Era così felice che lui fosse andato da lei.

“Avevo bisogno di vederti. E di parlarti.” Il tono di Marcello era duro, serio, ma nonostante ciò, Adelaide potè notare un piccolo luccichio nei suoi occhi. Anche lui, in fondo, era felice di averla davanti ai suoi occhi, vicina. Ma la sua rabbia gli impediva di esprimerlo.

“Vieni” Adelaide si scostò dalla porta per farlo passare.

La stanza in cui si trovava era piccola ma accogliente, con una bellissima vista su dei giardini di Londra. Con così poco preavviso non aveva potuto trovare niente di meglio, ma non poteva lamentarsi. Il personale era stato estremamente gentile e disponibile con lei. Non efficienti quanto Italo e Brigitte, ma comunque degni di nota. E di laute mance.

Nonostante tutto però, quella stanza, quel posto, non le era mai sembrato così tanto caldo e accogliente come in quel momento. Con la persona che amava al suo fianco.

Marcello le passò accanto e lei poté sentire di nuovo il suo profumo. Quanto le era mancato!

In un attimo si sentì a casa, al sicuro, sensazione che in quei dieci giorni le era mancata terribilmente.

Si fermò ad osservarlo: Marcello sembrava più magro, stanco. Gli occhi sembravano più spenti, la faccia era tesa, contratta. Adelaide si sentì terribilmente in colpa, perché sapeva di esserne la causa.

“Come stai?” Nonostante tutto, era preoccupato per lei. Ciò scaldò il cuore di Adelaide. Sperava di poter chiarire la situazione, di riuscire a chiedergli scusa e fargli capire le sue motivazioni di quella partenza apparentemente improvvisa.

“Bene” Era la verità: non si era mai sentita così bene in quei dieci giorni, fino a quel momento, fino a quando non se lo era ritrovato davanti. Lui e il suo amore erano la sua cura più potenti.

“Non riesci proprio a dirmi la verità?” Marcello si innervosì immediatamente. Non le credeva. Dubitava delle sue parole, pensava volesse nascondergli qualcosa, pensava che non si fidasse di lui. Anzi, data la sua partenza, era certo che lei non si fidasse più di lui. Solo, non capiva perché.

“No davvero, sto bene. Le cure stanno funzionando.” Adelaide lo guardò e cercò di fargli capire che era sincera. Davvero le cose stavano andando bene, e glielo avrebbe raccontato. Gli avrebbe detto tutto.
Prima però voleva chiarire, voleva fargli capire che lo amava. E voleva che lui le credesse.

Ormai lo conosceva meglio di chiunque altro: sapeva che il suo partire senza confidarsi con lui avrebbe fatto nascere nella mente di Marcello pensieri ben lontani dalla realtà: avrebbe pensato di non essere amato abbastanza, o di non amarla abbastanza. Avrebbe iniziato a dubitare del loro amore e Adelaide voleva fermare tutto questo.

Tra i due cadde un silenzio estremamente fragoroso, pieno di cose che entrambi volevano dirsi, ma che non trovavano il coraggio di dire.

Marcello iniziò a girovagare per la stanza, dopo essersi tolto il cappotto, come per prendere coraggio nell’iniziare a parlare.

Adelaide decise di anticiparlo

“Non hai bagagli? Riparti subito?” Non aveva distolto lo sguardo da Marcello neanche un solo secondo da quando era entrato in stanza, ma solo in quel momento si accorse che era arrivato da lei senza neanche una valigia, e lei invece sperava che, nonostante tutto, rimanesse con lei almeno un po’.

La verità era che aveva più bisogno di lui di quanto riuscisse a immaginare. E a esprimere

“Gli ho lasciati nella mia stanza. Rimango per un paio di giorni.” Il cuore di Adelaide si incrinò un po’ nel sentire quelle parole: adesso che era là, con lei, lei voleva solo stargli vicino, stare con lui e non lasciarlo più andare via, mentre lui sembrava voler mantenere una certa distanza. E per quanto la ferisse tutto ciò, non poteva fargliene una colpa: aveva creato lei quella situazione.

“Saresti potuto stare qua, come me.” Disse dolcemente. “Mi avrebbe fatto piacere.” Era ferita, ma doveva accettare la sua decisione. Voleva solo fargli capire che per lei, la sua presenza e vicinanza erano sempre una cosa gradita.

Lui la guardò scettico. Non sembrava crederle.

“Mi sei mancato, più di quanto tu creda” era sincera. Doveva crederle.

“Ah si? Non sembra, visto come te ne sei andata.” Adelaide incassò quell’accusa. Se lo aspettava, inutile mentire. “Non sapevo se la mia presenza sarebbe stata apprezzata o meno. Magari avresti preferito qualcun altro.” Le sue parole erano taglienti. Voleva farle credere che stava dubitando del suo amore. O forse ne dubitava davvero. La cosa certa è che voleva ferirla, così come era stato ferito lui.

“Che stai dicendo?” Sapeva che si stava riferendo ad Umberto. Non si capacitava di come potesse continuare a credere che lei lo volesse ancora al suo fianco. Come faceva a non capire che nel suo cuore c’era posto solo per lui?
Certo, aveva sbagliato, ma credeva di avergli fatto capire quanto il loro amore per lei fosse profondo, reale, totalizzante. Probabilmente aveva sbagliato anche in quello.

“La verità.”

“Sai benissimo che non è così.” Non poteva non crederle. Non poteva pensare sul serio quelle cose.

“Io in realtà non so più niente!” Adelaide cercò di parlare ma lui la interruppe. “Lasciamo stare.”

Marcello iniziò a camminare su e giù per il piccolo salotto della camera. Voleva dirle qualcosa, era evidente, ma non sapeva come cominciare e Adelaide iniziò a pensare subito al peggio. Non poteva lasciarlo accadere, non lo voleva.

“Vieni qua,” indicò il posto accanto a lei sul divano nel quale si era appena seduta. “lascia che ti spieghi.” Doveva lasciarla spiegare, doveva provare a farsi capire.

Non poteva perderlo.

Lui doveva capire che non era la fiducia il problema, ma il troppo amore che lei aveva nei suoi confronti che l’aveva spinta a nascondergli la verità.

“No, sto bene qua.” Marcello si era fermato dall’altra parte del salotto, vicino ad una finestra. “Ma parla, ti ascolto.”

Era troppo lontano e lei aveva troppo bisogno di averlo vicino, di stringerlo, di sentire il suo calore. Non era riuscita ancora ad abbracciarlo, baciarlo, anche solo sfiorarlo da quando era entrato.

Continuava a sfuggirle.
Si stava proteggendo.

Ma lei voleva fargli capire che non doveva proteggersi da lei. Che poteva continuare a fidarsi, a credere in loro. Che lei non voleva farlo soffrire, ma anzi, tutto il contrario: lei voleva proteggerlo dalla sofferenza, dal dolore.

“Ti prego non essere così freddo. Me lo merito, e hai tutte le ragioni del mondo per esserlo, però ti prego, non farlo.”

Adelaide aveva gli occhi lucidi: si stava mostrando fragile e vulnerabile ma sapeva che con lui poteva farlo, si sentiva al sicuro. Da quando stavano insieme, lei sapeva di poter essere se stessa con lui, sapeva di poter mostrare tutti i suoi lati, da quelli più scomodi e spigolosi a quelli più delicati e indifesi. Lui l’avrebbe sempre accolta, le sarebbe sempre andato incontro.

E anche quella volta fu così.

Nonostante la rabbia, Marcello le si avvicinò, ma si sedette lontano da lei, dall’altra parte del divano.

Adelaide decise allora di avvicinarsi a lui. In altri momenti avrebbe rispettato i suoi spazi, i suoi tempi, ma adesso aveva bisogno averlo vicino. Di stringerlo.

Gli prese la mano. Per un secondo temette che lui la ritirasse, ma non lo fece. Anzi, iniziò inaspettatamente ad accarezzargliela, dolcemente. Per quanto volesse mostrarsi duro e arrabbiato, inconsciamente anche lui non vedeva l’ora di mettere fine a quella loro distanza. Leggeva nei suoi occhi la preoccupazione che aveva provato, e che tutt’ora provava per lei. E anche la mancanza: le era mancata terribilmente.

“Ti prego lasciami spiegare.” Prese un bel respiro e abbassò lo sguardo. Non sarebbe riuscita a spiegarsi guardandolo negli occhi. “Io ho avuto paura. Non sapevo cosa fare, come reagire. Non sapevo quanto la cosa fosse realmente grave e non volevo gravare su nessuno”

“Ma io non sono nessuno Adelaide! Noi stiamo insieme, eppure a volte non lo sembra neanche. Dovresti poter fare affidamento su di me, io dovrei sostenerti, essere una spalla per te, così come tu lo sei per me! E invece scappi, mi escludi dalla tua vita, e cerchi sempre altri. Anzi, un altro in particolare.”

Marcello interruppe in contatto tra loro e si alzò. Era arrabbiato, ma più che arrabbiato, era ferito.

Umberto continuava ad essere di intralcio tra di loro. Continuava ad essere un ostacolo nel loro rapporto, e Marcello non poteva più sopportarlo.
Era una sorta di maledizione dalla quale non riuscivano mai a liberarsi. Avrebbe sempre aleggiato sulla solo felicità.
Sembrava che nessuno riuscisse a fermarlo. Dentro di sé, temeva che Adelaide non volesse fermarlo.

“Non ho cercato Umberto.” Adelaide disse quelle parole in modo duro, sicuro. Come poteva credere che lei avesse cercato Umberto per confidargli una cosa così delicata?

“Eppure non sembra.” Ancora una volta metteva in dubbio le sue parole. Non sapeva cosa dirgli per farsi credere.

“Lui mi ha sentito parlare con un medico, e non avrei mai voluto confidarmi con lui, ma a quel punto non potevo più nasconderlo.” Capiva i suoi dubbi, ma allo stesso tempo la ferivano.

“Però a me si, invece!” Umberto era sempre un passo avanti. Sapeva sempre qualcosa in più, che a lui puntualmente veniva celato, e Marcello non riusciva a capacitarsi di ciò.

“Non volevo farti preoccupare per niente! Te ne avrei parlato al mio ritorno, quando avrei avuto risposte più precise sul mio stato di salute.” Perché non riusciva a capire che lo aveva fatto per lui? Come poteva non essergli chiaro.

“E non ti è passato per la mente che magari io volessi essere con te in quei momenti? Che avrei voluto starti vicino? Che avrei voluto gioire con te in caso non fosse stato niente di brutto, o essere un sostegno l’uno per l’altro in caso le cose fossero state più gravi?” Marcello non capiva come Adelaide non riuscisse a capire che la soluzione era affrontare le cose insieme, belle e brutte che fossero state, non scappare.

“Certo che ci ho pensato!” Adelaide si alzò e gli si avvicinò. “Ma ho pensato anche che non meritavi di portare un peso del genere. Io non volevo essere un peso per te”

“Ma io ti amo! Per me è un peso starti lontano, capire che non ti fidi abbastanza di me da poter fare affidamento su di me! Non prendermi cura di te!” Nel pronunciare quelle parole, Marcello si avvicinò lentamente, quasi inconsapevolmente, ad Adelaide.

“Anche io ti amo, più di quanto tu creda.”Adelaide prese il suo volto tra le mani. “E mi fido ciecamente di te.” Erano fronte contro fronte. Marcello le mise le mani sulla vita, incollandola quasi a sé, e ad Adelaide sembrò di tornare a respirare.

“Io non sono abituata ad essere amata. Non sono abituata ad avere qualcuno che si preoccupi per me, che si prenda cura di me. Mi dispiace.” Le parole scivolavano dalla bocca di Adelaide come un sussurro.

Nella sentire quelle parole, il cuore di Marcello si fece più piccolo: sentiva la sofferenza delle sue parole, e avrebbe voluto abbracciarla, baciarla e fare finta che tutto quello non fosse mai accaduto.

Ma non poteva. Non poteva perché nonostante credesse a quelle parole, nella sua mente un piccolo diavoletto continuava a ripetergli che, in realtà, lei non lo amava abbastanza, perché nel suo cuore avrebbe continuato sempre ad esserci posto anche per un altro uomo, e questo lui non poteva più sopportarlo.

È per questo che quando Adelaide si avvicinò per baciarlo, lui si spostò, facendo un passo indietro.

E fu in quell’istante che lei capì di averlo perso.

Forse per sempre.

Capì che adesso era lui a non fidarsi più di lei ora, a dubitare davvero delle sue parole, del suo amore, come mai aveva fatto prima, e lei non sapeva che fare.

Era totalmente impreparata.

Gli aveva aperto il suo cuore, ma forse era troppo tardi.

Iniziò a girarle la testa, a sentire il respiro accelerato. Attorno a sé, tutto le appariva sfuocato e lento.

Si appoggiò al muro accanto a lei, ma in un secondo sentì, per fortuna, le braccia di Marcello circondarla. Probabilmente sarebbe caduta se non fosse stato per la sua prontezza.

“Che hai? Cosa ti senti?”

“Va tutto bene, mi gira solo un po’ la testa.” Si appoggiò completamente su di lui. Si sentiva le gambe pesanti, come se queste fossero incollate al terreno.

“Lascia che ti accompagni a letto.”

“No aspetta. Mi serve un attimo.” Era affannata, all’improvviso estremamente stanca.

Marcello capì che non riusciva a muoversi, perciò la sollevò e la portò verso la sua stanza.

Adelaide gli circondò il collo con le braccia. La sua vicinanza subito la calmò e confortò.

Per un ultima volta.

Sapeva che lui presto se ne sarebbe andato, e lei non poteva più fare niente per fermarlo.

Sentiva di non meritare un amore così incondizionato. Lo aveva sempre saputo.

Qualche mese prima lo aveva ringraziato per non essersi mai arreso con lei, ma adesso lo stava facendo e lei non poteva fagliene una colpa. Lo aveva spinto troppo oltre. Aveva portato il loro rapporto al limite troppe volte.

Il cuore le ricominciò a battere veloce nel petto e lei si strinse ancora più forte a Marcello.

“C’è qualcosa che posso fare? C’è un medico che posso contattare?.” Disse Marcello dopo averla adagiata sul letto e averle rimboccato le coperte

“No no, non c’è bisogno. Passami solo dell’acqua per favore.”
Adelaide prese delle pasticche dal comodino, che buttò giù una volta che Marcello tornò con l’acqua.

Lui era fermo, impietrito davanti a lei.

“Mi dispiace. Non volevo farti agitare.” Si sentiva terribilmente in colpa. Non era venuto per farla stare male, ma non era riuscito a stare zitto una volta essersela ritrovato davanti.

“Non è colpa tua. Davvero.” Nonostante tutto, nonostante la discussione, la sua presenza l’aveva curata più di quanto lui riuscisse a immaginare.

“Se non hai bisogno di altro ti lascio riposare.”
Se ne sarebbe andato. Non glielo aveva detto apertamente, ma sentiva, in cuor suo, che era tutto finito, che proprio in quel momento tutto sarebbe scomparso, e lei avrebbe dovuto rimettere a posto i cocci del suo cuore.
Stavolta però non poteva incolpare nessuno se non se stessa.

“La mia stanza è alla fine del corridoio. Passerò prima di cena per vedere come stai, se per te va bene.”
Aveva preso la stanza nel suo stesso albergo.

Sul suo stesso piano.

Voleva starle vicino.

Più lei continuava a credere che lui se ne volesse andare, che volesse allontanarsi da lei, più lui continuava a non muoversi di un passo, a farle capire che il suo posto era vicino a lei, che nonostante tutto, nonostante la rabbia, lui sarebbe rimasto.

Nel suo letto, il suo debole cuore cominciò a sentirsi forte di nuovo, a battere velocemente. Forse aveva ancora una piccola possibilità.

“Puoi restare.” Adelaide avanzò timidamente la richiesta “Se vuoi intendo.” Doveva fargli capire che aveva una via d’uscita se voleva, ma che sperava che lui avrebbe scelto di rimanere con lei. Che lo desiderava più di ogni altra cosa.

Lui parve tentennare. Era dubbioso, era evidente.

“Resta. Ti prego.” Mai aveva pregato qualcuno di rimanere con lei nella sua vita. Il suo orgoglio era sempre stato più forte di ogni altra cosa. Eppure, con lui, l’amore che provava nei suoi confronti vinceva ogni volta.

Quel “resta” non si riferiva solo al rimanere con lei, in quella camera, ma a rimanere con lei, al suo fianco, sempre.
Lo guardò intensamente, e fu certa che lui comprese ciò.

“Lo sai che riposo bene solo quando ti ho accanto. E hai detto tu che devo riposare” Lo disse con un sorriso, cercando di andare oltre quel momento carico di intensità che stava bloccando entrambi.

“Quando hai deciso di partire senza avvisare però non ci hai pensato” ogni tentativo di Adelaide di alleggerire la tensione, riceveva per tutta risposta un rifiuto di Marcello. Ma era un rifiuto non realmente sentito, lo percepiva.

E lo capiva anche dal fatto che lui non si fosse ancora mosso dalla sua camera da letto.

“Vieni accanto a me.” Adelaide ignorò la sua boutade e picchiettò il posto accanto al suo, nel letto.

Lui non voleva. Sapeva che se si fosse sdraiato accanto a lei, in un secondo avrebbe dimenticato tutto, che avrebbe prevalso ancora una volta il suo amore per lei rispetto a quello per se stesso. Ma stavolta non poteva, nè voleva farlo ancora.
Eppure lei era così fragile, così indifesa, così piccola in quel letto grande, che non riuscì a dirle di no.

Lei era una delle pochissime persone, anzi, lei era l’unica persona alla quale lui non avrebbe mai potuto negare niente, men che meno il suo amore, la sua vicinanza. Specialmente in un momento del genere. Nonostante tutto.
Capì, inoltre, che negando a lei il suo amore, stava negando la felicità anche a se stesso, malgrado la sofferenza degli ultimi giorni.

Si sdraiò nel letto vicino a lei, sopra le coperte, come a creare una piccola barriera tra di loro.

Incurante di quel piccolo ostacolo, Adelaide in un secondo gli fu vicino, quasi incollata. Nascose la stessa nel suo collo e tornò a respirare, come davvero non faceva da tempo.

Era quello il suo posto, vicino a lui, e voleva smettere di privarsene. Non aveva senso. Lei pensava di proteggerlo, invece stava solo facendo del male ad entrambi.
L’unica cura reale era la sua vicinanza, e lei non voleva più privarsi di ciò.

Adesso lo aveva compreso, come mai prima d’ora. Sperava solo che non fosse troppo tardi.

“Mi dispiace” un sussurro, quasi impercettibile, ma che a lui non sfuggì. A lui non sfuggiva mai niente quando si trattava di lei.

“Adesso riposa” Non era il momento di parlarne. Marcello pensò che sarebbe stato meglio parlarne di nuovo una volta tornati in Italia, una volta che Adelaide fosse stata meglio.

“No davvero.” Adelaide non poteva portarsi un peso del genere ancora sul cuore “Mi dispiace così tanto.” Prese un bel respiro prima di pronunciare le parole successive. Sapeva che una volta pronunciate non sarebbe più potuta tornare indietro. Avrebbe esposto tutte le sue carte, tutto il suo cuore “Ma ti prego non cedere proprio adesso. Non lasciarmi ora. Non smettere di credere nel nostro futuro insieme proprio adesso.”

Adelaide aveva ancora il volto nascosto nel suo collo, ma Marcello sentì un qualcosa bagnargli il collo e capì che lei stava piangendo

Marcello la allontanò il poco che bastava per guardarla negli occhi. Adelaide cercò di opporre un minimo di resistenza, ma inutilmente.

“Ehi. Ehi ehi calmati. Non puoi agitarti così nelle tue condizioni” iniziò ad accarezzarle la schiena con movimenti dolci e lenti.

“Sono qua. Non vado da nessuna parte”

Adelaide tornò a rintanarsi nel suo collo. Non riusciva a reggere il suo sguardo. Non riusciva a guardarlo in faccia mentre gli apriva il suo cuore come mai aveva fatto prima.

“E invece dovresti. Però non farlo, ti prego” Non era la prima volta che gli consigliava di lasciarla. Era la prima volta, però, che in modo esplicito gli diceva di non farlo.

“Io voglio solo starti accanto. Non privarmi di questo” Marcello iniziò a darle dei baci leggeri sui capelli e a ispirare il suo profumo. Quanto le era mancata! Era impossibile da spiegare a parole.

Ormai passavano sempre più tempo insieme, e vederla sparire da un giorno all’altro aveva provocato in lui un dolore così forte da riportarlo indietro nel tempo, a quando lei scomparve una volta scoperto di Odile. Però era passato tanto tempo, loro erano diventati ancora più uniti.
Non si capacitava di come avesse scelto di nuovo di scappare al posto di confidarsi con lui.

“Mi dispiace tanto” Adelaide smise di sentire i suoi baci leggeri, e notò che Marcello, perso nei suoi pensieri, si era irrigidito.

Piano, gli accarezzò una guancia e si allontanò il poco che bastava per guardarlo negli occhi.

“Parlami” Adelaide voleva che gli esprimesse i suoi dubbi, così da poterli cancellare. I suoi pensieri lo stavano tormentando, lo vedeva, e lei aveva bisogno di rassicuralo, così come lui aveva fatto con lei, quando le circostanze avevano portato le loro posizioni ad invertirsi.

Marcello prese un respiro profondo. Quello che voleva dirle non era facile. Probabilmente l’avrebbe ferita. Anche lui però aveva bisogno di togliersi un peso da cuore.
“Certe volte mi sento come se tu non ti fidassi abbastanza di me da poter fare affidamento su di me.” Fece una piccola pausa. “Altre, invece, è come se dessi per scontato il mio amore, perché tanto sai che alla fine torno sempre da te. Altre ancora…” Marcello non riusciva a dirlo ad alta voce. Se lei avesse confermato queste sue paure? “…altre ancora penso che nonostante tutto, tu lo ami ancora. Che lo amerai per sempre malgrado tutto il male che ti ha fatto. E la cosa mi fa impazzire”

Adelaide si mise seduta accanto a lui, non abbandonando mai i suoi occhi.

“Ti prego non dirlo mai più. Non c’è cosa più lontana dalla verità. Niente di quello che hai detto è reale.” Prese la sua mano e la poggiò sul suo cuore. “Il mio cuore. La mia fiducia. La mia gratitudine. Tutto è riposto in te. Devi credermi. Ti prego”

“Posso anche crederti, ma non riesco a capirti. Ultimamente non riesco a capire nessuna delle tue scelte” Marcello tornò a sdraiarsi, poggiando la testa sul cuscino, e lei lo seguì, poggiando la testa sul suo petto.

Non erano mai stati così fragili, così sinceri, l’uno con l’altra. Nonostante tutto c’era sempre stato una sorta di pudore dei propri sentimenti più intimi, che adesso stavano abbattendo del tutto.
Si stavano amando in modo ancora più profondo.

“Io ti amo troppo. Come non ho mai amato nessuno Marcello. A volte ho paura di quanto questo sentimento sia profondo. Totalizzante. E non so come reagire.”

“E pensi che per me non sia lo stesso?”

“Io volevo solo proteggerti dalla sofferenza. Credevo avresti sofferto di meno nel vedermi andare via in quel modo”

“E nel sentirmi dire come stavano le cose da Umberto invece, che ne dici? Come poteva non farmi soffrire una cosa del genere?” Marcello non solo non aveva scoperto tutta la verità da lei, ma la aveva scoperta dal suo peggior nemico, che non perdeva mai occasione di rimarcare lo stretto rapporto che lo legava ad Adelaide: la famiglia.

“Lui non avrebbe dovuto” quell’uomo non la smetteva mai di cadere sempre più in basso.
Non gli era bastato ascoltare una sua conversazione privata, aveva anche dovuto dire a tutti i fatti suoi.

Ma soprattutto, aveva dovuto di nuovo mettere sfiducia, dubbi e incomprensioni nella sua relazione. Ma neanche stavolta ci sarebbe riuscito. Lei non lo avrebbe permesso.

“Beh, pensa…io gli sono grato” per quanto sembrasse assurdo, era la verità.

“Che stai dicendo?” Adelaide sollevò la testa per guardarlo negli occhi. Come poteva essergli grato della situazione che aveva provocato tra loro? Del dolore che gli aveva causato?

“Almeno in questo modo sono venuto a conoscenza della verità. E ho potuto starti accanto in qualche modo”

Adelaide tornò a poggiarsi sul suo petto.

“Lui non doveva permettersi. Avrei spiegato io la situazione a tutti voi a tempo debito. Nel modo giusto!”

“E quale sarebbe stato il modo giusto? Scappare? Mentire?” Marcello si stava innervosendo, lo sentiva dal battere accelerato del suo cuore, oltre che dal suo tono. Lui non riusciva a comprendere come lei potesse davvero credere a quello che stava dicendo.

“Avreste sofferto meno nel sapermi lontana, certo, ma per motivi futili, che per motivi più gravi. Adesso invece siete tutti preoccupati, e io non posso fare niente”

Marcello si spostò leggermente e si mise su un fianco, così da poterla guardare negli occhi.

“E alla tua di sofferenza chi ci pensa Adelaide?” Lei continuava a preoccuparsi per tutti, ad evitare che gli altri soffrissero per lei, non capendo che tutto ciò che la sua famiglia desiderava, tutto ciò che LUI desiderava, era starle vicino. “Parli come se avessi una sciocca febbre, ma sappiamo entrambi che non è così! Hai detto prima di essere spaventata, di non sapere cosa fare, come reagire. Lascia che io mi prenda cura di te. Permettimi di essere un sostegno per te. È così che si fa in una famiglia”

Famiglia.

Loro erano una famiglia.

Lei e Marcello erano una famiglia.

Lei, Marcello e Odile erano la SUA famiglia, e volevano starle vicino.

“Siamo una famiglia” Non era una domanda, ma una affermazione.

Gli occhi di Adelaide si fecero lucidi. Tutto quello che aveva sempre desiderato era davanti ai suoi occhi. Tutto quell’amore era lì, per lei.

“Certo che lo siamo. Non allontanarmi più. Non scappare più. Ti prego” Marcello le stava esprimendo tutte le sue paure, le stava donando tutto il suo cuore. Di nuovo.

Si ritrovarono naso contro naso. Appiccicati. Marcello le accarezzava dolcemente i capelli, gli occhi, le guance, le labbra.
Il suo tocco leggero, caldo, amorevole le era mancato come ad una persona in apnea ad un certo punto manca l’aria.

Lei aveva vissuto quei dieci giorni senza aria.

Il suo tocco gentile le fece capire ancora una volta che avrebbero potuto litigare migliaia di volte. Lui le avrebbe sempre affidato in mano il suo cuore. E tutto il suo amore.

“Una relazione è nel bene e nel male. Possono esserci momenti bui, altri felici, ma vale la pena viverli entrambi, purché stiamo insieme.”

Marcello sapeva sempre cosa dire. Sapeva sempre tranquillizzarla, sempre emozionarla.

Proprio come in quel momento

“Queste sembrano promesse di matrimonio, Barbieri”

“Pensa a rimetterti in fretta allora” le fece un occhiolino.

Forse quella era una proposta, forse un piccolo scherzo tra loro.
Adelaide sperò più nella prima opzione, ma si ripromise di indagare più tardi.
Adesso doveva riposare almeno un po’. E con lui al suo fianco era sicura che sarebbe riuscita a farlo.

Si baciarono. Un bacio delicato, ma pieno di passione e di mancanza reciproca.
Era un bacio pieno di amore, di promesse. Pieno di futuro.

Poi Marcello tornò a sdraiarsi con la schiena sul materasso e Adelaide tornò a nascondersi nel suo collo. Il suo rifugio dal mondo.

“Non vai via, vero?” Aveva bisogno di sentirselo dire un’ultima volta

“Non vado da nessuna parte. Anzi” Marcello si alzò dal letto solo per un secondo, si tolse la camicia e i pantaloni, sollevò le coperte e si sdraiò vicino a lei, per starle ancora più vicino, per azzerare qualsiasi barriera tra loro, anche uno sciocco copriletto, e per farle capire che non si sarebbe più mosso da quel letto per nessun motivo al mondo.

Adelaide lo strinse così forte, che a Marcello per un secondo mancò il respiro. I loro corpi sembravano fusi l’uno con l’altro.

“Da quando hai tutta questa forza?” Disse Marcello ridendo.

“Mi sei semplicemente mancato molto.” Adelaide si strinse a lui ancora di più, per quanto fosse possibile.

“Anche tu” le diede un piccolo bacio, che Adelaide subito approfondì.

Sembrava non riuscire più ad allontanarsi da lui. A fare a meno di lui. E Marcello non poteva che esserne felice.

“Dopo portiamo qua le tue valige” Non era una domanda, anche se sapeva che non c’era bisogno di specificarlo.

“Non lo so, sai? Mi piace molto la mia camera”

Adelaide gli diede un buffetto sulla spalla

“Scordatelo!” Adelaide lo guardò in un modo così serio e buffo allo stesso tempo, che Marcello scoppiò di nuovo a ridere.

“Tu non ti muovi più da qua” Adelaide incastrò le sue gambe tra quelle di lui, così come facevano ogni notte che passavano insieme in villa.
Anche nel sonno, aveva bisogno di sapere che era in qualche modo legata a lui.

“Contessa, questo è considerato rapimento, sa?”

Fu il turno di Adelaide di scoppiare a ridere.

Quanto le era mancato scherzare così con lui.
Quanto le era mancato ridere, come faceva solo quando era con lui.

“Quanto rimani?” Sapeva che non sarebbe potuto rimanere per tutto il tempo della sua permanenza a Londra, anche se una piccola parte di lei lo sperava.

“Tutto il tempo che sarà necessario. Sai, non credo che il mio capo abbia niente in contrario” Adelaide sorrise.

“Credo che il tuo capo sarà molto felice di questa tua decisione, ma non posso dire lo stesso dell’altro direttore”

“Non devi preoccuparti. Ho avvisato Roberto della situazione, e posso svolgere il mio lavoro anche da qua. Poi se necessario, posso andare a Milano e tornare in meno di due giorni”

“Mi piace molto questa soluzione” Non voleva più passare del tempo senza di lui. Non riusciva neanche ad immaginarlo.

“Lo sospettavo”

“Impertinente!” Marcello, ridendo, le dette un bacio sul naso.

Metteva sempre il suo amore per lei prima di ogni altra cosa, e ciò non era un peso per lui. Era semplicemente amore.

Finalmente lo aveva compreso, come mai prima d’ora.

Si dettero un ultimo bacio

“Adesso riposa. Io ti aspetto qua”

Marcello le accarezzò la schiena, come spesso faceva quando lei non riusciva a dormire. Quei dolci gesti, uniti alla sua presenza confortevole, riuscivano sempre a farla riposare in poco tempo.

Si addormentò così in un batter d’occhio, felice, come non lo era da giorni.

Serena.

Innamorata più di prima.

Al sicuro tra le sue braccia.

Circondata d’amore.

Notes:

Grazie per aver letto😘