Work Text:
«Dopo la finale sarà meglio chiuderla qui.» mi dici con sguardo colpevole, eppure non esiti nemmeno un istante a gettarmi via dopo tutto quello che abbiamo vissuto insieme.
Resto a guardarti immobile, solo un sussulto impercettibile delle spalle a mostrare i segni sul viso della mia incredulità.
«Hai fatto più che abbastanza per me Victor.»
Come fai a restare così calmo, Yuuri, mentre il nostro mondo si sgretola?
«Grazie a te sono riuscito a mettere tutto me stesso nella mia ultima stagione.»
Continui, ignorando i miei sentimenti. Non importa se sono un re per il mondo intero, mi basta esserlo solo per te ma ora non conto più nulla e di nuovo tutto è grigio e spento.
Hai la testa bassa, eviti il mio sguardo per paura. Troppo vigliacco e debole da proteggere te stesso dal dolore, perfino quando lo infliggi a chi hai sempre amato o dovrei dire... idolatrato?
Perché sono questo per te, vero?
Un sogno romantico da vivere attimo per attimo fino allo scontro con la realtà. Il ricordo da custodire per tutta la vita e a cui tornare con la memoria ripensando alla tua gioventù.
Solo questo.
Ma non accetto di essere il sogno divenuto realtà di un semplice fan.
Perché tu non sei o non potrai mai essere uno dei tanti che è passato nella mia vita senza lasciarmi altro di un ricordo confuso.
Nemmeno il mio primo amore mi ha scosso dentro come fai tu ogni giorno. Tu che mi mandi sempre in confusione con questo tuo modo di fare di tenerti tutto dentro.
Vorrei essere capace di leggere i tuoi pensieri con una sola occhiata ma non ne sono capace, forse perché non ti amo abbastanza?
Ma io ti amo.
Ti ho amato fin dalla prima volta che ti ho intravisto, ubriaco e pieno di vita a quella noiosa serata di gala a Sochi.
Sei piombato di fronte a me con la tua luce sfacciata, chiedendomi di ballare.
Sai? Non te ne ricordi più, ma nei tuoi occhi castani così pieni di amore mi sono perso e mi ci perderei ancora perché, in pochi istanti, tra le tue braccia, sono rinato.
Non ti facevo così inutile: vuoi ritirarti davvero dopo la medaglia d'oro. Nemmeno vuoi provare a superare i tuoi limiti se non hai qualcuno alle spalle a sorreggerti.
Ce l'hai una dignità o la tua insicurezza l'ha divorata?!
Vorrei urlarti in faccia cosa penso davvero di te in questo istante ma ho un peso al centro del petto, mi rende incapace di distruggerti, perché provo ancora affetto per quel cuore fragile come vetro che non si dispiace di aver appena frantumato il mio con poche parole:
«Grazie di essere stato il mio coach.».
Sono stato solo questo per te?
Do un'occhiata fugace all'anello al mio anulare destro.
Ripenso alle tue parole quel giorno all'aeroporto.
Fummo separati solo due giorni ma le nostre anime non possono restare divise troppo a lungo.
Appena ti vidi il mio cuore sussultò, ti corsi incontro senza pensare a nulla, il cuore batteva sempre più forte ad ogni mio passo, incrociavo il tuo sguardo attraverso la spessa lastra di vetro che ci separava, attento a non abbassare mai gli occhi da te che mi seguivi affrettando il passo. Fu una benedizione quando la porta del terminal si aprì e ne uscissi venendomi incontro in cerca di un mio abbraccio. D'istinto spalancai le braccia perché tu potessi trovare conforto in un gesto ormai nostro.
Però, chi aveva più bisogno di abbandonarsi a te, ero io.
Pensavo tanto a cosa poter fare di più come tuo coach; volevo darti tutto me stesso ma aspettavo, perché ti amavo così tanto da non accorgermi, quando mi prendesti per le spalle, scostandomi per un breve istante, specchiandoti nei miei occhi per mostrarmi tutta la tua determinazione in una dichiarazione accorata:
«Ti prego, prenditi cura di me finché non mi ritiro.»
Ti baciai la mano e ti risposi: «Vorrei non ti ritirasti mai.» ignaro fosse un modo ingenuo di tenermi legato a te fin quando il senso di colpa non ti avrebbe oppresso.
Ripenso a quella sera a Barcellona quando ci siamo scambiati gli anelli.
«Grazie per tutto ciò che hai fatto per me.» mi hai detto timido aspettandoti una risposta, te ne diedi una su cui non avere dubbi:
«Sii onesto con te stesso e mostrami il pattinaggio che ti piace di più.».
Ho riposto tutta la mia fiducia in te.
La voglia di far uscire fuori l'animo che mi conquistò quella notte è una sfida che mi fa sentire di nuovo vivo.
Stavo fermo in cerca d'ispirazione e in un attimo, grazie a quel video, ti rividi con il tuo fascino innocente, il tuo amore puro e la tua devozione. Un messaggio per me e ho seguito il tuo richiamo. Anche se non ricordi più.
Sono stato serio quando ti ho chiesto di sposarmi dopo le finali; non l'ho detto certo per pararti le spalle.
Voglio davvero passare tutta la mia vita con te.
Non me ne accorgo ma alcune lacrime escono senza sosta. Una goccia cade sul piede attirando la tua attenzione.
«Victor» mormori dispiaciuto.
Perché ti preoccupi per me?
Cerco di mantenermi impassibile, forzando un tono allegro ti dò dell'egoista, ti chiamo perfino per cognome. Vedi come sono bravo a mantenere le distanze?
Sembra una situazione così irreale, una calma apparente in cui ammetti le tue colpe per poi, a tradimento, dirmi:
«Mi voglio ritirare.»
Questo sì che è un colpo basso: non puoi chiedermi di non essere più il tuo coach perché mi vuoi restituire alla cosa che più amo per poi non avere il coraggio di misurarti con me.
Non vuoi che un giorno ti odi perché mi hai ucciso piano piano ma non capisci: cosa amo di più sei tu. Nulla ha senso se non posso essere nemmeno un tuo rivale sul ghiaccio.
Allunghi la mano verso di me, mi scosti la frangia con un tocco timido e curioso.
Cos'è, sei sorpreso di vedermi piangere?
Sì, piango, sono un essere umano anch'io.
Il mio amore per te è sincero, una promessa per la vita, non un impegno con la data di scadenza alla finale del Grand Prix.
Mi alzo in piedi di scatto, ti afferro per le spalle con violenza, le unghie affondano nella stoffa per lasciarti segni sulla carne.
Con foga ti spingo sul letto lasciando i tuoi occhi impauriti si specchino di nuovo nei miei.
«Victor, perdonami. Ti ho sempre amato. Per questo non voglio che tu muoia con me.»
Il cuore mi si ferma per un attimo davanti ai tuoi occhi lucidi di pianto. Vorrei dirti che il tempo passato come tuo coach è stato il periodo più intenso e divertente della mia vita ma le parole mi si fermano in gola.
Non abbiamo mai pensato a quel giorno, al giorno della fine. Ci siamo promessi di rimandare tutto a dopo il libero perché non avevamo idea di come affrontarlo e così ci siamo persi nella speranza infantile di un per sempre.
A questo punto, lascia diventi, per la prima e unica volta, una cosa sola con te.
Non abbiamo mai litigato davvero.
Sarà per questo o perché finora credessi bastasse un semplice: «Mi dispiace», forse detto con poca convinzione, per cancellare ogni problema se sento questo bacio umido e salato come un preludio a una promessa di eternità. Ridicolo e malinconico nella sua utopia.
Scendo piano con le labbra verso il tuo collo mentre le mie mani scivolano sotto la maglietta provocandoti un brivido.
Quanto vorrei marchiare la tua pelle con un morso, far sapere a tutti che sei solo mio.
A cosa serve, se inevitabile, verrà il giorno in cui dovremmo dirci addio?
Perché ci sono confini da non superare in una relazione coach - allievo ma io non sono fatto per tutto questo, perciò mi sono divertito a superarli.
È stato tutto un bel sogno romantico e a me piacciono le cose romantiche. Mi fanno stare bene quasi quanto spogliarti tutto, vedendoti arrossire con quegli occhi lucidi e innamorati così diversi da quelli tristi e impauriti di prima.
Basta! Non voglio più pensarci. Per ora voglio solo godermi il momento, contemplando la perfezione del tuo corpo. Imprimendo sulle mie labbra, nella mia bocca, sulla mia pelle, ogni centimetro della tua essenza che grida, ansimando, il mio nome.
Sono io il principe che col suo amore ti ha trasformato. Ricordatelo quando domani ti esibirai per l'ultima volta. Ricordati la nostra promessa, ti prego...
Il respiro si fa corto, ti stringo a me disperato in un abbraccio così diverso dai soliti.
Quelli che ci scambiavano prima erano fatti di passione, fiducia, amore... mentre quello di adesso è il grido disperato di chi vuole averti tutto per sé.
Siamo così simili.
Senza accorgermene ti sono entrato dentro e non intendo in senso metaforico. Un gesto rude e inconsapevole appoggiandomi su di te.
Sento il tuo urlo soffocato, guardo i tuoi occhi lucidi di lacrime, l'espressione di dolore sul tuo viso arrossato. È un colpo nello stomaco, mi stuzzica ancora di più a spingermi in te.
Sono sempre stato accorto con i miei amanti, mi sono sempre preoccupato di lasciare un bel ricordo. Forse è stato questo il mio errore: non accorgermi di non provare niente fin dall'inizio se sono più preoccupato di essere sempre l'amante perfetto. Per questo non ho mai contemplato l'idea del sesso dopo essersi lasciati. Lo trovo squallido.
Eppure sono qui, sopra di te, in questo letto che abbiamo unito come le due parti dei nostri cuori, a sciogliermi nel tuo calore pensando: questo non è un addio ma un arrivederci.
Perché proviamo qualcosa di così unico e prezioso da non riuscire a descrivere a parole.
Proprio perché non esiste una parola per definirlo che non puoi metterci la parola "fine".
