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Il significato di "Amore"

Summary:

"Il corvino si complimentò perfino per il suo passaggio mozzafiato, per non parlare del goal precedente. Ma l’ansia aveva già interamente sommerso la sua testa tanto che il ragazzo non riuscì ad essere destato nemmeno dall'intensa ammirazione dietro le parole dell’altro. Si sentiva alla deriva, nonostante la mano di Yoichi lo tenesse vicino a sé."

Notes:

E chi l'avrebbe mai detto che questa sarebbe stata la mi prima fanfiction, conclusa e pubblicata?
Dedicata al mio ragazzo, senza il quale non avrei mai potuto scrivere una cosa del genere, ed al suo stupendo sorriso.
TW:
-Menzione di sangue (in una metafora lunga una frase)
-Attacco di Panico e sentimenti di ansia
-Pensieri paranoici

Playlist consigliata durante l'ascolto:
https://youtube.com/playlist?list=PLYnlwvrT40XGcz6BEpa1bj9Lw0xG2DNgB&si=sdlBfLomSOK0nXy4

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

             Il giocatore che aveva marcato Isagi sogghignava, sicuro di aver bloccato l'azione d'attacco del Bastard München. Eppure l'altro non l'aveva degnato nemmeno di uno sguardo: la sua espressione rimaneva concentrata sulla porta, come se fosse in trance.

"Aspettavi questo, Yoichi? Ecco l'ultimo pezzo del tuo puzzle, incompetente!" Urlò una voce fuori dal suo campo visivo. 

Stupito, si voltò e rimase come paralizzato alla vista di una pallonata così potente, da sembrare sovrumana. Gli sembrò di scorgere con la coda dell'occhio un sorriso, prima che il ragazzo saltasse e…

Chiuse gli occhi d'istinto, sentendo l'aria mossa contro di lui dal calcio.

 

Il fischio di fine partita lo fece rinvenire.


"I Bastard München questa sera hanno conquistato la loro terza vittoria di fila. Uno schiacciante 3 ad 1! 

Che squadra inarrestabile, non crede?" Entusiasta, il giovane intervistatore si rivolse al telecronista seduto a fianco. 

"Assolutamente -. Annuì -. Non credo di aver mai commentato partite così coinvolgenti durante la mia carriera." 

"Sarà sicuramente dovuto alla sinergia tra i due attaccanti Michael Kaiser e Yoichi Isagi." 

"Decisamente. Nonostante Isagi giochi da quasi 3 anni nei Bastard riesce tutt'ora a reinventarsi ed a creare nuove strategie originali che coinvolgono l'intera squadra!" 

"Ahah, beh, non ci si può aspettare di meno dal vincitore della coppa U-20"

 

Sentendolo, Michael distolse lo sguardo dalla televisione, amareggiato. Cercò Yoichi mentre si alzava dal tavolo: l'altro era ancora in fila alla cassa per pagare, con entrambe le mani in tasca, si dondolava con un sorriso soddisfatto, mentre fissava un punto di fronte a sè. In momenti del genere, seppur quotidiani, Michael trovava Yoichi incantevole (anche se non lo avrebbe mai ammesso). D'improvviso serio il corvino alzò lo sguardo, cercando quello di Michael. Lo fissò intensamente, dritto negli occhi, e riprese a sorridere, radiante, salutandolo con un piccolo cenno della mano.  Michael avvampò, come se fosse stato investito da un caldo raggio di sole in una giornata di nebbia. Ma ben presto il confortevole calore che lo avvolgeva svanì, sostituito da un fastidioso bruciore che si accese nel suo stomaco. Gli si strinse il cuore. Alzò anche lui la mano, ricambiando il saluto con un sorriso forzato, distogliendo lo sguardo. L'aria della taverna stava diventando soffocante. Così, prese la giacca dalla sedia e si affrettò verso l'ingresso.

 

Uscì e sbatté la porta con più forza di quel che avrebbe voluto. Prese una boccata d'aria, ma il bruciore non sembrava volersi placare. Anzi, continuava ad espandersi lungo il suo petto, investendo ora anche i suoi polmoni. Non capiva perchè si sentisse così. Non avrebbe dovuto sentirsi così. Avevano vinto del resto...no?

Eppure si sentiva come una corda in tensione. 

Con la mano destra si massaggiava ansiosamente il collo, mentre picchettava il piede per terra.  Non era riuscito a rilassarsi per niente a cena, a causa dello stress…  Vabbè, era SOLO la stanchezza.  Non vedeva l'ora di tornare a casa per riposarsi.

 

Si rilassò, quando sentì l’ora familiare "Buona serata e buon lavoro!" seguito dal suono della porta che si chiudeva. Yoichi non gli diede nemmeno il tempo di girarsi che lo raggiunse al suo fianco.  Lento e delicato, prese la sua mano sinistra. Ne accarezzò le nocche sfiorandole con il suo pollice, per poi portarla alle labbra e disseminando soffici baci sul dorso.  Dopo un po' Michael alzò gli occhi e sogghignò. 

"Finalmente hai capito il tuo posto, Yoichi?" Chiese in tono canzonatorio, cercando di mascherare il suo imbarazzo. 

Yoichi ricambiò il suo sorriso, abbassando la mano, ma non lasciandola ancora. "Dici, Micha? -. Alzò un sopracciglio -. Oggi in partita mi è sembrato il contrario. Solo un goal ed un assist? Ti sei arrugginito da quando ti ho spodestato, imperatore..." Commentò tagliente.  Sorrideva, ovviamente non lo intendeva per davvero. 

...allora perchè Michael non riusciva più a respirare?

Rilassò la sua stretta intorno alla mano dell'altro, ma Yoichi prese l'occasione per intrecciare le loro dita. 

"Andiamo? Ti accompagno a casa, sembri stanco." Michael lo fissò, confuso. 

"No, non c'è bisogno, davvero!" Provò a ribattere. 

Ma Yoichi prese la mano che ora quasi stringeva il suo collo -, non si era reso conto di star usando così tanta forza -, e la portò sulla sua spalla, abbassando il biondo verso di sé. Fece un passo in avanti, ritrovandosi petto contro petto con Michael ed alzò lo sguardo. Lo trattava con così delicatezza, il suo Yoichi, mentre strofinava il naso contro il suo. Seppur con gli occhi socchiusi, osservava le sue reazioni attento, come se avesse paura di sgualcire anche un solo petalo della delicata rosa senza spine che era Michael Kaiser. 

Era un gigantesco rovo così intricato da risultare sublime, ma al contempo minaccioso ed irraggiungibile dall'esterno. Eppure lo stesso Yoichi, il suo rivale, che in passato non aveva esitato a cercare di distruggerlo, l'aveva pazientemente districato, quasi con una facilità disarmante secondo Michael. Si era sentito come se gli stesse tagliando il ventre, facendo uscire disordinatamente tutte le sue viscere. Aveva provato a trattenerle ed a bloccare l’inarrestabile flusso di sangue invano. Ma il corvino era determinato a conoscere ogni suo lato, senza paura né giudizio. Qualsiasi volta che ne scopriva uno nuovo, lo amava, non curante dell’opinione di Michael a riguardo. Yoichi ora, come per dimostrarlo ancora ed ancora, baciava ogni angolo del suo viso: dalla punta del naso, all'angolo degli occhi, giù per la guancia, percorrendo la mascella, fino all'angolo delle labbra. 

Michael lasciò un respiro che non sapeva di star trattenendo e  chiuse gli occhi. 

Premette le sue labbra contro quelle del corvino. Non era propriamente un bacio: seppur fossero attaccate nessuna delle due si muoveva. Era uno scambio di soffi vitali, pensò, mentre sentiva il respiro di Yoichi tra le sue labbra semiaperte, coordinato al suo, come l’alzarsi e l’abbassarsi dei loro petti. E come il frenetico battere dei loro cuori, immaginò, pur sentendo solo il suo. In questo abbraccio, Michael e Yoichi erano la continuazione naturale l’uno dell’altro, come se i confini fisici dei loro corpi svanissero, lasciando spazio ad un’osmosi di verde e blu. 

Solo quando erano un’unica cosa, il resto del mondo svaniva, comprese le estenuanti voci nella testa di Michael. Con una punta di disperazione, cercò di avvicinarsi impossibilmente di più, aprendo le labbra, inspirando con la bocca, e prendendo tutto ciò che Yoichi poteva dargli. Quello non era solo amore, come quello che aveva cercato per tutta la sua vita, era l’amore di Yoichi: le loro labbra si muovevano insieme in una lenta e dolce danza, in un momento che sperava durasse all’infinito. 

Il corvino aveva sconvolto così tanto la sua vita da diventare il pezzo centrale mancante nel suo puzzle. Indispensabile.  In quei momenti tutto ciò di cui aveva genuinamente bisogno Michael era al suo fianco, che fossero nelle affollate stazioni di Tokyo, fuori da una taverna affacciata sulla Sprea, o…nel campo da calcio. Il pensiero fu un fulmine a ciel sereno e fece  rabbrividire il ragazzo. Fu scosso da un movimento involontario della sua spalla che lo fece staccare da Yoichi. Quest'ultimo, preoccupato, gli strinse un paio di volte la mano.

“Hey Micha, tutto bene?” mormorò, mentre con l’altra gli massaggiava la spalla. 

“Sì, tranquillo…solo lo stress di oggi -, rispose, poggiando la fronte sulla sua -. Andiamo!” Mentre cercava di soffocare la ridestata agitazione che cresceva dentro di lui.


Per tutta la via del ritorno rimase in silenzio. 

Ascoltò Yoichi che descriveva per l'ennesima volta, ma non con meno entusiasmo e gioia nei suoi occhi, di quanto vivo si fosse sentito negli ultimi minuti decisivi della partita di qualche ora prima e di come questa gli avesse dato delle idee per nuove strategie da sperimentare in futuro. E Michael avrebbe potuto farlo ancora per ore e ore. Non solo perché preferiva lasciare che il suo cervello si riempisse delle parole del suo meraviglioso Yoichi rispetto che lasciare spazio alle sue stesse riflessioni critiche e spietate. Ma anche perchè l’ardore con il quale parlava era stato Galeotto per lui. Come nelle sue azioni sul campo, la sua passione contagiosa accendeva gli altri. Michael compreso, nonostante, infuriato, avesse provato a respingere il sentimento svariate volte in passato. In passato, quando si erano appena conosciuti al Blue Lock. Al Blue Lock…

La notte berlinese sembrava più fredda del solito d’un tratto. E tutto intorno a lui sembrò distante ed ovattato. 

Il corvino si complimentò perfino per il suo passaggio mozzafiato, per non parlare del goal precedente. Ma l’ansia aveva già interamente sommerso la sua testa tanto che il ragazzo non riuscì ad essere destato nemmeno dall'intensa ammirazione dietro le parole dell’altro.  Si sentiva alla deriva, nonostante la mano di Yoichi lo tenesse vicino a sé.


Stringendolo a sé gli diede un ultimo bacio. Michael come se avesse fretta di andarsene, quasi si scostò dall’abbraccio di Yoichi, con un piede già indietro che teneva aperta la porta di casa sua. 

“Buonanotte Micha, ti amo” Entrò.
“Anche io. Buonanotte Yoichi” Rispose, con un tono più freddo del solito. La differenza quasi impercettibile. 

Rimase con la testa fuori dall’uscio a fissare Yoichi. Non voleva di certo far preoccupare l’altro, né guastargli l’umore dopo la sua meritata vittoria, ma d’altro canto….avrebbe voluto che se ne accorgesse.  In risposta il corvino gli sorrise dolcemente, ignaro del tutto. 

Tsk, stupido Yoichi.

“A domani!” esclamò, voltandosi per tornare a casa propria. 

Michael rientrò la testa, quasi deluso, senza rispondere. 

 

Era buio e nessuna luce entrava dalla finestra del salotto. E quando chiuse la porta tutto cadde nell'oscurità.

Sospirò.

Rimase brevemente appoggiato al legno, fissando il vuoto. La mente offuscata. 

Poi si ridestò, aggirandosi traballante e confuso, come uno spettro, per la fredda casa troppo grande per una persona sola. Ironicamente ora il silenzio gli faceva fischiare le orecchie. Chiuse gli occhi, inspirò e cercò di concentrarsi sul dafarsi.

Espirò. 

Lasciò disordinatamente il cappotto e le chiavi sul divano del salotto, poi andò in cucina per bere un bicchiere d’acqua ed infine raggiunse la sua camera. Mise il telefono a caricare sul comodino. Erano l’1:43.  Non si scomodò neppure di cambiarsi. Si tolse solo la felpa e si buttò sotto le coperte.  Era SOLO stanco, si ripeté, fissando la fioca luce della luna che si rifletteva sul tetto dalla finestra sopra il letto. Il giorno dopo sarebbe sparito tutto, ne era convinto! Così, si sistemò il cuscino e chiuse gli occhi.

Il freddo non esitava a crescere però e si ritrovò ad accucciarsi su sé stesso in posizione fetale, come faceva da bambino. Poi si girò dall’altro lato. Dopo un po’ si rese conto che il primo lato era decisamente meno freddo e si rigirò.

 

Se Yoichi fosse stato lì, sarebbe stato decisamente meglio.

 

Il pensiero fece breccia prima nel suo cuore e poi nella sua mente, agitando nuovamente i suoi pensieri, come uno stormo di uccelli che prendono improvvisamente il volo, spaventati dallo sparo del cacciatore.  Gli avrebbe dovuto chiedere di rimanere la notte. Anzi, se ora lo chiamasse, Michael era sicuro che sarebbe tornato indietro senza esitazione e senza fare domande. Lo amava così tanto del resto.

Oh, povero stupido Yoichi. Se solo scoprisse il rancore e l’invidia che, sebbene non volendo, provava per lui. 

Lo avrebbe amato allo stesso modo? Forse avrebbe cominciato a trattarlo con ancora più delicatezza, temendo di ferire i suoi sentimenti. Magari si sarebbe perfino trattenuto durante le partite o con i suoi commenti, mettendo freno al loro spirito competitivo e di rivalità, pur di dare più spazio al grande Michael Kaiser per splendere. 

O lo avrebbe cominciato a guardare con disgusto? Penserebbe  che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in lui, proprio come faceva suo padre. Marcio ed incurabile.  Al solo pensiero, cominciò a massaggiarsi il collo e la scapola, sopra il tatuaggio. Del resto, non era colpa sua se l’imperatore spodestato non era abbastanza, non più capace di adattarsi al suo calcio nella sua squadra. Aveva perso la sua utilità ormai e Yoichi non poteva permettersi di essere frenato da una persona del genere. Michael ripensò ancora a quando aveva sfacciatamente abbandonato Ness per la medesima ragione (può essere che sua madre avesse pensato la stessa cosa quando era scappata?). 

 

Forse l’avrebbe lasciato. 

 

Si sentiva gli occhi lucidi. Il panico lo pervase: i rovi ricoprirono tutto il suo corpo e le spine, come la sua mano ormai stretta intorno al collo, infilzarono la sua carne, stringevano il suo cuore, soffocandolo, e la sua mente gli implorava di urlare per il dolore.

 

Doveva lasciarlo prima di lui, pensò. 

Senza esitazione.

 

Il pensiero troneggiava ora nella sua testa, inaspettatamente mettendo a tacere tutti gli altri. 

 

Singhiozzò.

 

Il suono rimbombò nella casa vuota. Seguito da un altro. E poi un altro ancora. E Michael li ascoltava come se non fossero i propri, mentre si susseguivano uno dietro l’altro, sempre più velocemente, in un ritmo sgraziato ed inconsistente. Si portò le mani agli occhi, cercando invano di asciugare le lacrime. No, no…ma cosa stava dicendo?

Per una volta nel quale tutto stava andando bene nella sua vita, doveva per forza rovinarlo con le sue stesse mani? 

O meglio, per ora solo con i suoi pensieri, per fortuna. 

Aveva provato a reprimerli, ma tornavano perennemente.  Ogni. Singola. Volta. Portando con loro ansia, paranoia e preoccupazione persino nei momenti più sereni, come quella stessa sera. 

Si tolse le coperte e si sedette sul letto, intento a scendere per prendere un pacchetto di fazzoletti.  Afferrò il suo telefono per accendere la torcia e scorse l’ora. 3:06. 

Mentre si aggirava per la casa continuò a pensare.

Qual era il problema? Qual era la loro origine? 

Non lo sapeva. 

O meglio, ogni volta che ci aveva pensato, la sua mente l’aveva instradato verso la sua parte più intima, alla quale teneva di più. E non aveva mai avuto il coraggio di addentrarvisi, poiché ragione dell’esistenza e nascita del nuovo sé: la persona ideale che aveva attivamente perseguito e scelto di essere diversi anni prima. 

Ed il grande Michael Kaiser, per come era stato pensato da sé,  non avrebbe dovuto aver bisogno di Isagi Yoichi. 

Di nessuno, in realtà. Ma ancor di meno di quello spocchioso pagliaccio che era stato Yoichi. 

“Cazzo che male-”.

Mormorò a denti stretti per il dolore, portandosi la mano che non teneva il telefono alla fronte.  Aveva sbattuto la testa contro lo stipite della porta del bagno. Pensò che forse era una punizione adeguata per le cazzate , - perché solo questo potevano essere -, che aveva pensato poco prima.

Prese i fazzoletti dall’armadio e si ripromise di ricominciare eventualmente a pensarci appena sotto le coperte, stando attento a dove camminava. 

Dopo essersi soffiato il naso ed asciugato gli occhi, rimise il telefono a posto e si infilò nuovamente sotto le coperte. Il letto era ancora caldo per fortuna. Sospirò soddisfatto, riaccucciandosi, determinato ad affrontare i pensieri che rischiavano di rovinargli la vita.

 

Michael, del resto, era abituato a cambiare: l'aveva fatto fin da bambino. 

O forse, pensandoci bene, l’aveva fatto veramente solo una volta, quando decise di conservare dei soldi per comprare il suo primo pallone da calcio. Allora, finalmente, si mise al primo posto nella sua vita. Da lì, seppur con le sue sfide e difficoltà -,la parte che si ritrovò ad amare di più, che gli riempiva le vene di adrenalina -, fu sempre al primo posto per tutti coloro che incontrava. A partire da Ray Dark, che aveva creduto in lui,  Alexis Ness, il suo fedele “amico”, e Noel Noa, il suo mentore. Poi come asso del Bastard München, unico ed indiscusso imperatore della squadra, nemesi di molti, ma divinità di altrettanti. E per ultimo, ma non per importanza, primo alla classifica delle offerte al Blue Lock!

Mai secondo a nessuno. 

Beh…fino all’arrivo di Isagi Yoichi, che costrinse tutto il resto al secondo posto, comprese le due cose più importanti della sua vita: il calcio e sé stesso.

Lui e Yoichi stavano insieme da diversi mesi, e da altrettanti giocavano.

Michael si era abituato, prima di effettivamente accoglierlo e con lui i suoi sentimenti, a giocare con il ragazzo: prima tollerandolo, poi affrontandolo come suo rivale ed infine sincronizzandosi con lui, creando vera e propria arte.

Ciò a cui non era abituato, o meglio, che non aveva mai accettato, era il divario che si allargava tra lui ed il suo ragazzo. Inizialmente al Blue Lock, nella classifica l’offerta di Yoichi era sempre stata più in basso rispetto alla sua, ma Michael non dimenticò mai l’ umiliazione provata quando i giocatori avversari cominciarono a marcare solo il corvino durante le partite, lasciandolo libero di segnare. Notò anche il lento cambiamento della sua squadra dal Blue Lock fino alla data odierna: non era più il loro centro di riferimento, il loro capitano. Per non parlare di Noa, che aveva aderito al progetto del suo ex rivale solo per far evolvere Michael e che poi era rimasto in Giappone con il suo nuovo pupillo.  Anche i media contribuirono: le interviste e gli articoli su di lui furono ben presto sostituiti da quelli su Yoichi, specialmente dopo esser diventato l’attaccante numero uno al mondo, guidando il Giappone a vincere i mondiali Under 20, per poi entrare subito dopo nei Bastard München, sotto l’ala di Noa. 

Da quando Yoichi si era fatto spazio nella vita di Michael, lui non si sentiva abbastanza perché non lo era più per gli altri.

Ed amava senza dubbio la scossa che Yoichi aveva dato alla sua vita, amava la loro rivalità ed amava Yoichi più del suo stesso sogno . Ma la distanza tra di loro era un burrone che si allargava inarrestabilmente. 

Michael voleva anche essere amato a sua volta però, del resto era la ragione per cui aveva cominciato a giocare a calcio. Certo, le attenzioni che gli davano i suoi fan, i suoi rivali, i telecronisti, i suoi compagni di squadra, i suoi superiori, non erano per niente comparabili all'immenso amore che gli dava il suo Yoichi. Eppure, sentiva la mancanza di qualcosa...

C’erano attimi nel quale quasi comprendeva la passionale, quasi ossessiva, reverenza e cura con la quale il padre manteneva la rosa regalatogli da sua madre. Imparò come l’amore per qualcuno potesse mettere tutto il resto al secondo posto, compreso il rispetto per sé stessi e per gli altri. Quello era però un altro eccesso dal quale si guardò bene di arrivare. 

Forse amore significava anche dover cambiare, per una seconda volta, rinunciando a ciò che lo teneva legato al suo passato, uscendo dalla propria comfort zone.  E se l’unico ostacolo tra lui e il futuro che desiderava fosse stato sè stesso, non avrebbe esitato a schiaccialo, trionfando su di lui, come aveva fatto con il resto dei suoi rivali.

Sogghignò. Dopo sarebbe toccato a Yoichi. 

Proprio come il sole sorgente, i cui raggi cominciarono ad illuminare il tetto della sua stanza, Michael si sentiva rinato. I primi uccellini mattutini cominciarono a cantare.  Confuso afferrò il suo telefono controllando l’ora: le 6:14. Quando una notifica apparve sul suo schermo:

“Buongiornissimo, mia dolce rosa blu! ^^ 💙

Notes:

"Oh, eri già sveglio Micha?" Scrisse poco dopo Yoichi, notando le spunte blu apparse quasi immediatamente.
"Come hai dormito? Io oggi ti ho sognato :3"