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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2025-02-06
Words:
1,626
Chapters:
1/1
Comments:
6
Kudos:
26
Hits:
187

Risvegliarsi insieme a te

Summary:

Cinque volte in cui Marcello si sveglia senza Adelaide e una volta in cui si svegliano assieme.

Notes:

L’idea per questa fic nasce dopo averne letta una ispirata da un prompt di creativepromptsforwriting su tumblr (cinque volte in cui A si sveglia senza B e una volta in cui si svegliano insieme).

I barberasmo si sono sicuramente svegliati assieme tantissime volte durante la loro relazione ma sono state tante anche le volte in cui si sono svegliati soli, ognuno nel suo letto. Per scrivere questa os mi sono soffermata su quei momenti.

Buona lettura!

Work Text:

1.

Un rumore sordo rompe il silenzio della casa. Salvatore è in cucina, sta preparando il caffè. Ha evitato di svegliare Marcello perché l’ha sentito rientrare poco prima dell’alba: la serata al circolo con la contessa deve essere andata molto bene, il che è abbastanza inaspettato visto il motivo di quella festa. Sorride, da solo, non si accorge nemmeno di Armando che mette piede in cucina e si siede sulla sedia. Sorride ancora, spera che il suo migliore amico possa finalmente lasciarsi alle spalle Ludovica, ora che lei è ufficialmente fidanzata con un altro, e si dimentica di quel rumore.

Marcello percepisce il dolore alla mano ben prima di accorgersi di aver urtato il comodino. Allungare il braccio alla sua destra per cercare il corpo della contessa è stato quasi automatico – non indaga sul perché, non è quello il momento. Si sorprende di avere ancora le narici inondate dal suo profumo, la pelle che freme al ricordo delle sue mani che lo sfiorano ora con delicatezza ora con decisione, la mente che indugia senza difficoltà sui ricordi frammentati della notte passata assieme. Si guarda attorno: è a casa, a casa sua, e di Adelaide non c’è traccia – come potrebbe essere altrimenti? Hanno trascorso la notte in villa ma nulla di più. È stato benissimo, come non gli capitava da tempo, la contessa sembrava coinvolta tanto quanto lui ma non è sicuro che significhi qualcosa.

Mentre chiude gli occhi, concedendosi di rincorrere i ricordi per qualche altro istante, si ripromette che le parlerà quanto prima.

 

2.

Marcello si rigira un po’ nel letto: è comodo, molto più comodo di quello della casa vecchia, ma non ci ha ancora fatto l’abitudine. I nuovi spazi lo destabilizzano, non condividere più la stanza con Salvatore è un sollievo ma questo non significa che l’abbia già assimilata come realtà. Pensa alla conversazione che ha avuto con Adelaide al telefono e istintivamente ne cerca la mano sulle lenzuola: è un’abitudine che è nata in modo spontaneo e a cui non rinuncia mai, nemmeno quando lei non è al suo fianco. Percepisce le lenzuola fredde sotto i polpastrelli e si volta in quella direzione, quasi a cercare una conferma di cui non ha realmente bisogno.

«E allora? Quanto ti manca il tuo compagno di stanza?»

Salvatore spalanca la porta senza alcun preavviso.

«Tantissimo, Salvo, tantissimo», risponde, gli occhi che si alzano al cielo, «anzi, grazie per avermi ricordato che viviamo assieme, me ne ero quasi dimenticato», scherza.

«E mamma mia, Marcello! Ci siamo svegliati male questa mattina?», lo riprende Salvatore, a sua volta scherzoso. Gli dà una pacca sul braccio e poi si avvicina alla porta, «vado a fare colazione, va, che è meglio, ci vediamo di là».

Marcello rimane di nuovo solo nella stanza e gli occhi si posano sul comodino, la scrittura elegante di Adelaide che spicca sul bigliettino che gli ha consegnato, timida, assieme ad un piccolo ferro di cavallo, quando lui si è trasferito.

Sorride un po’ malinconico, accarezza distrattamente l’inchiostro sulla carta ruvida, e pensa a quanto la vorrebbe al suo fianco ogni mattina.

 

3.

Marcello apre piano gli occhi, il sorriso stampato sulle labbra, l’espressione imbarazzata di Adelaide che si accinge a mangiare una meringa dalle mani di sua figlia è ancora impressa nella memoria – spera di non dimenticarla mai. Trascorrere quella serata assieme a lei e ad Odile gli ha ricordato che costruire una famiglia con loro è possibile, ed è ciò che desidera.

Si stiracchia piano, come fa chi ha dormito bene e ha la certezza che la giornata che sta iniziando potrebbe anche essere migliore di quella passata. L’ultimo bacio che Adelaide gli ha dato la sera precedente – mentre Rosa e Odile davano loro la schiena fingendosi impegnatissime in una conversazione sul montblanc – gli accarezza ancora le labbra. Sorride inconsapevolmente, come un ragazzino alla prima cotta ma con la consapevolezza di chi sa di voler passare tutta la vita accanto ad una persona.

«Marcello, è pronta la colazione! Se non ti muovi, il caffè lo bevo io», la voce di Armando, proveniente dal corridoio, lo ridesta e lo spinge ad allungare un braccio alla sua destra, tastando le coperte. Solo in quel momento, si ricorda che Adelaide non ha dormito con lui. Gli tornano in mente le parole con cui l’ha salutata ieri, mentre le rivolgeva un sorrisetto soddisfatto prima di rubarle un altro bacio – o forse due.

Prima o poi ti convincerò, contessa, è una promessa. O forse una minaccia, scegli tu. In ogni caso, non credo ti convenga sfidare la mia determinazione.

Ha tutta l’intenzione di mantenere quel proposito.

 

4.

Marcello si rigira nel letto, una, due, tre volte, fino a perderne il conto, sente le voci di Matteo e Rosa riempire il corridoio ma gli appaiono infinitamente distanti. Non vorrebbe essere lì: il pensiero di alzarsi, fare colazione e parlare con loro, gli fa desiderare di tirare più su le coperte, di nascondersi come quando era piccolo e Angela faceva di tutto per buttarlo giù dal letto. Ma non è più un bambino, Angela è lontana e andare a lavorare lo aiuterà a svagare la mente – o almeno lo spera, non può fare altrimenti.

E così da piccolo eri un dormiglione, non l’avrei mai detto, Barbieri.

La voce di Adelaide gli arriva ovattata, il sorriso che fa capolino tra le parole, gli occhi lucidi di gioia mentre glielo dice. Marcello spalanca gli occhi, una mano posata sul cuore a calmare i battiti velocizzati. Senza rendersene conto, ha tirato su le coperte e ripreso sonno e quello è stato solo un sogno, bellissimo, ma un sogno. Si mette a sedere senza fare caso al cuscino che scivola giù dal letto quando si allunga verso il comodino. Prende il telegramma di Adelaide tra le mani, lo osserva un paio di volte, poi lo chiude nel cassetto. Non vuole pensarci ma già sa che non farà altro che quello: paura e delusione si mescolano così bene da non riuscire a distinguerne i confini.

L’amore rimane l’unico raggio di sole a filtrare tra le tende.

 

5.

Ultimamente gli incubi non gli lasciano tregua: generalmente sono sconclusionati, frammenti di paure irrazionali che di notte riemergono senza alcuna difficoltà. Non sapere come stia davvero Adelaide di certo non lo aiuta.

Si gira un altro po’ nel letto, allunga la mano ma sa già che non ci troverà chi desidera disperatamente al suo fianco: Adelaide non è più a Milano da un paio di settimane e, a dirla tutta, non ha nemmeno mai dormito lì – lui non l’ha mai convinta? lei non si è mai fatta convincere? non ha alcuna importanza. Si mette seduto, le mani che premono sugli occhi, la mente che vaga alla ricerca di risposte a domande che non ha il coraggio di porsi.

Gli manca Adelaide, gli manca sentirla accanto a sé, percepire la sua testa che cerca rifugio contro il suo collo, svegliarla con un bacio, accarezzarle i capelli, inspirarne il profumo delicato, far scorrere le mani sulla sua pelle, abbracciarla dalla vita, gli manca persino sentirla lamentarsi del fatto che faranno tardi a colazione salvo poi accettare all’istante la proposta di rimanere un altro po’ a letto. Si guarda attorno: sul comodino c’è ancora una delle sue forcine – l’ha dimenticata l’ultima volta che è stata lì e lui non ne ha mai fatto menzione: è molto più di un semplice oggetto. Sorride ricordando quel momento – Adelaide che libera pian piano l’acconciatura, senza nemmeno chiedergli il perché di quella richiesta e, mentre lo fa, non stacca lo sguardo dal suo –, la prende in mano e la guarda attentamente, come potesse fornirgli un indizio o una spiegazione.

La forcina non parla e lui resta senza risposte. E senza Adelaide.

 

6.

«Adelaide!», l’urlo strozzato gli esce dalle labbra prima che possa fermarlo. Un altro incubo. Stringe un po’ più forte gli occhi: non cambierà nulla, lo sa, ma è così stanco. Si sente una barca in balìa delle onde.

Una mano, posizionata all’altezza del cuore, lo calma istantaneamente, il calore che irradia è un balsamo per la sua mente ancora confusa, parzialmente intrappolata in un mondo che non esiste. Si volta alla sua destra. Lei è lì, a casa sua, al suo fianco, vera, viva. Gli sorride, gli occhi che non riescono a celare la preoccupazione che sente. È la prima volta che lo vede così e il cuore le si stringe in una morsa ferrea.

«È stato solo un incubo», la rassicura, quasi sentisse di non poterla lasciare nel dubbio, la mano destra di lei che si posa sulla sua guancia e la accarezza piano, sentendolo rilassarsi sotto i polpastrelli. Marcello si avvicina, la bacia e riprende a respirare, la realtà che lentamente riacquista spazio, nascondendo quel brutto sogno in un angolo della memoria in cui non vuole più entrare. Mai più.

«Sono qui, sono qui», ripete, prendendo il viso di lui tra le mani per stabilire un contatto visivo, per salvarlo dai pensieri che potrebbero aver già preso il sopravvento. «Mi dispiace così tanto», aggiunge, dopo pochi attimi, il pensiero di essere la causa di quello spaesamento non la abbandona. Con i pollici accarezza in modo circolare le guance di Marcello mentre gli occhi di lui saettano rapidi verso i suoi, rassicurandola ancora una volta. Una lacrima le bagna il viso e si affretta a scacciarla.

Sposta la mano sulla nuca di lui, la accarezza piano, con movimenti lenti che sa che lo calmeranno e Marcello non riesce a smettere di sorridere. Sente le guance quasi doloranti, lascia che il sollievo si faccia strada nel suo cuore.

«Va tutto bene», le sussurra, poggiando piano la fronte su quella di lei, la mano che scende ad accarezzarle il braccio, le labbra che catturano delicatamente quelle di Adelaide.

E, sì, finalmente va davvero tutto bene.