Chapter Text
Syrákousai, 16 Pyanepsiòn, 15 ΙΕΡΟΝΥΜΟΥ
(Siracusa, 31 Ottobre, 224 A.C)
Il nero figuro comparve in una nuvola di fumo rosa con un "bop", proprio sulla via Minerva.
"Aaaaaah!" disse fra sé, stiracchiandosi. "Devi venire nel Mediterraneo per avere un pò di calduccio a Shamain! Dovrei proprio trasferire la mia base operativa su qualche isoletta tropicale, un giorno!"
E prendendo a calcare il selciato nel cuore della notte, iniziò una tiritera riflessiva.
"Ah, sì.. un bell'arcipelago in mezzo all'oceano! Ma quanti secoli dovrò aspettare perché questi zotici si accorgano che esista!!? Ci sono solo un pugno di mortali in quei posti, e nemmeno si spaventano quando mi vedono! Che gusto c'è?"
E poi, strofinandosi le mani scure e artigliate con fare malvagio: "Hi hi hi.. In questo continente invece trovo pane per i miei denti..! Non sarà un fiasco come l'anno scorso! Mi ricordo perfettamente: l'ultima volta che sono stato qui ho infuso il terrore nel cuore dei poveri pastori ignari! Anche se.."
Il nero individuo coperto di pelo, con una lunga coda demonica e lunghe corna di capro in testa, saettò da un lato all'altro della strada le iridi rosso sangue.
".. non c'è un cane in giro stasera! Ma cos'è, non si rispetta più la Notte dei Morti..? O forse hanno già cambiato tradizione??"
In effetti non c'era un'anima viva. Rimase in mezzo alla via drizzando le orecchie e attendendo un segnale qualunque. Ma passa che ti ripassa il tempo, nemmeno i grilli gli facevano la cortesia di un sottofondo umiliante.
C'era un bel cielo terso, però! Una bella mezzaluna, e così tante stelle in un cielo non ancora toccato dall'inquinamento né oscurato dalla brutta stagione.
"Sta' un pò a vedere che ho beccato l'unica notte in cui fanno lo sciopero delle taverne!" si lamentò, piantando il lungo forcone d'oro per terra. E stava quasi per perdere la pazienza, quando con la coda dell'occhio colse un movimento alla sua destra.
Si trovava ormai precisamente in mezzo a due enormi templi, quando scorse il movimento.
L'antico digrignò soddisfatto: forse dopotutto non avrebbe sprecato quella serata!
Il suo intero essere divenne ombra, per poi strisciare insidioso tra i ciotoli e poi sui gradini, sino ad unirsi al freddo buio del tempio, tra le colonne alte più di venticinque metri..
Sorprese la figura bassa e tonda con occhi rossi nell'oscurità, ingrandendo la sua usuale stazza (cioè un metro e settantasette escluse le corna) di due volte, e con un improvviso grugnito spettrale scoprì più denti di quanti normalmente ne avesse in bocca!!
La figura bassa sobbalzò, sussultò, e poi...
..sorrise felice: "Εξοχότατε Παν!"
"Come prego..? Ah, giusto.." miagolò l'oscuro, settando il proprio vocabolario infinito sulla lingua corretta.
Che per comodità riporteremo in italiano, nonostante i due individui stessero discorrendo in greco antico.
"Ovviamente tra tutti i siracusani disponibili dovevo incontrare l'unico mio adepto.." disse l'antico, riprendendo la sua forma abituale.
"In realtà sono devoto ad Artemide!" disse l'ometto grassoccio (e ohibò.. cornuto a sua volta!) "Ma un incontro col grande Pan non è certo da tutti i giorni! Oh, ragazzi!"
"Ah, sì. E' così che mi chiamano ultimamente.. Scusa, hai detto Artemide..?" fece l'uomo-gatto con corna di caprone, emergendo alla luce della luna.
"Certo! Questo è l'Artemision, il tempio di Artemide, la dea della Luna!" disse quello, indicando l'enorme tempio colonnato dal quale entrambi si erano ormai distaccati.
"Ah, sì.. è così che la chiamano ultimamente.."
"Ed ho portato una bella pagnotta a forma di testa di cervo!! Alla Signora del Chiardiluna piacciono queste cose!"
"Sì, sì, adora andare a cacc- aspetta, sai cucinare?"
"Ma certo, Signore! Il mio capo non ha mai tempo per farlo."
"E Miss Chiardiluna apprezza la tua cucina..?"
"Finora è sempre rimasta soddisfatta!"
"Oh, grazie all'Oscurità! Sai, mi serve proprio qualcuno che sappia cucinare a modo per me, giù nel Tartaro!"
"Daaah.. ha detto giù nel Tartaro..?" fece quello, un filino preoccupato.
"Naturalmente io sono un'ottimo artista della cucina, ma.. sì, certo, nel Tartaro! Cos'è, avete già cambiato nome anche per quello??"
"No, è che.. ehm.. mi chiedevo se fosse lo stesso Tartaro che ho in mente io! Cioé.. quella parte dell'Ade, ancora più profonda dell'Ade, in cui vanno a finire le persone malvage per soffrire in eterno..?"
"Dunque, le anime giù di sotto da me soffrono nei cerchi. Io ho la camera da letto nel settimo, girone tre, che è quello che mi piace di più! Sai un sacco di fuoco e mura pittoresche.. E il mio trono è al sesto. Ma l'amministrazione sta quasi tutta in cima, dove in effetti è piuttosto tranquillo! Lì non ci sono imbecilli che bruciano. Forse quando dici "Ade" ti riferisci a quello..?"
"Oh.. beh, credo dì sì!"
"Tu staresti ovviamente lì. Di sotto scendono solo i diavoletti tormentatori o i demoni più importanti.."
Non è che saresti disponibile per un'assunzione? Ci sarebbe un posto libero come cuoco reale, con possibilità di fare carriera.. Chissà, magari un giorno potrei promuoverti assistente personale!"
"Oh, ragazzi!! Ma dice sul serio?!" Esultò lo strano figuro intonacato, con gli occhioni gialli ingigantiti per la gioia. "Sarebbe un grande onore per me! E sa, so fare anche il bucato, preparare le tisane, cucire.."
"Fantastico, fantastico.. Guarda un pò cosa si trova uscendo a prendere un pò d'aria fresca! Ah, dimenticavo: io non assumo esseri umani. Troppo debolucci, non credo nemmeno reggerebbero il passaggio dall'altra parte!"
"Non c'è problema, Signore!" disse l'altro, sollevando la tunica e mostrando un bel paio di zampe di capro belle grassocce. "Sono un fauno!"
"Magnifico!" fece quello che al momento chiamavano Pan, battendo le mani entusiasta. "Ecco perché gironzolavi nel tempio a quest'ora! Che ci fai così lontano dall'Arcadia? Ero lì giusto l'anno scorso, ma non ho visto neanche uno di voi. Né tantomeno ninfe o graziosi ragazzi semidei.."
"Uhhhmm.. Mi sono trasferito circa un secolo fa. Sa, ce ne siamo andati un pò tutti! La Terra non è più quella di un tempo. Praticamente solo lei continua di tanto in tanto a venire qui! Gli déi sembrano spariti persino dal Monte Olimpo.." raccontò, incamminandosi lungo la via.
"Hmmm.. non mi interessa un'accidenti di cosa fanno quelli.." commentò, seguendo il piccolo fauno quasi automaticamente. "Ho tagliato i ponti con loro ben prima che si appollaiassero su quella montagna a tracannare nettare e abbuffarsi di ambrosia..."
"Certo che è proprio curioso, Signore!"
"Che c'è adesso?"
"Sa, non credevo che anche lei abitasse nell'Oltretomba! Tutti sono convinti che la sua casa sia nei boschi..!"
"Perché mi piacciono i boschi!" rispose Pan, un pò seccato. "E non so a cosa tiriferisci con quell'anche. Io sono il solo Signore del Tartaro, se permetti.."
"Oh.. mi scuso per il fraintedimento, ma sa, si credeva che foste due divinità diverse.." mormorò.
A quel punto, l'antico essere sbottò in una tiritera alquanto isterica.
"E VA BENE, in effetti ce n'è un'altro lì sotto, va bene?? E non capisco come sia possibile che lo sappiano tutti, dal momento che non può fisicamente muoversi da laggiù! E non conta niente.."
"Si calmi, la prego.. non intendevo irritarla.. soprattutto se non conta niente.." lo occhieggiò subdolo, genuinamente curioso.
"Contava, prima, ma adesso è lì a soffrire come tutti gli altri! E non è potente come pensa la gente, non mi capacito di quest'idea balzana! C'è persino chi pensa che sia lui il Re di casa mia!! COME??" delirò, non preoccupandosi di svegliare tutta Siracusa con le sue urla. "E' piantato nel ghiaccio come una carota, ghiaccio sul quale IO ho potere e lui no! Non li dà lui gli ordini, e comunque non gli ubbidirebbe nessuno perché non ha il permesso di fare un'accidenti!"
"In effetti è ben strano che la gente ne parli.." commentò con nonchalance il fauno.
"Vero?? Mi fa arrabbiare in un modo..! E poi la confusione che la gente fa! Hai presente la storia della mela e del serpente..?"
"No!" confessò il fauno, confusissimo.
"Va beh! Comunque ero io, e per qualche ragione sono migliaia di anni che la gente pensa fosse lui! Lui è solo un galeotto nelle mie segrete.."
"Magari c'è confusione perché era molto importante, prima..!"
Pan abbassò le orecchie, infastidito.
"Hmpf! Sì, lo era.." ammise. "Ma non ha fatto niente di quel che la gente gli attribuisce. E' lì sotto perché si è incasinato con.. beh.. con gente sbagliata. Ma è successo ben prima che nascesse l'umanità. Lui non ha mai interagito con un umano vivo, se vuoi saperlo.."
"Oooh.."
"Dove stiamo andando, comunque?" disse, prendendo il forcone e seguendo la creatura.
"A casa del capo! Dovrò dare le dimissioni, se comincio a lavorare per lei!"
"Uh, se proprio ci tieni.." miagolò annoiato. "Cosa sei, il suo servo?"
"Il suo aiutante! O il suo henchman, se preferisce.."
"E ti chiami?"
"Alexis, Signore!"
"Che significa henchman.." ridacchiò.
"Oh, ragazzi, è vero! Non ci avevo mai pensato.."
"Ti dispiace se ti chiamo semplicemente Henchman? Alexis mi suona fin troppo importante.."
"Oh, niente affatto! Il padron Archimede sarà sicuramente sveglio a progettare una delle sue macchine straordinarie!"
"E...funzionano?" Chiese assai scettico l'essere primordiale, con le mani dietro la schiena.
"Oh, sì, funzionano fin troppo bene! Lo sa, ne ha inventata una che permette ad un uomo solo di sollevare centinaia di chili! E ne sta progettando un'altra per andare da un piano all'altro di un palazzo senza dover fare le scale..!"
"Hmmm.. Ecco, quest'ultima mi piace molto! Sai, non è che io possa sempre uscire di casa con la magia, delle volte sono costretto a fare le scale! Immagina la quantità di gradini.. Perciò dimmi, non è che per caso anche questo Archimede è un fauno? Assumerei volentieri anche lui, già che ci siamo.."
"Daaah, no, Signore! Padron Archimede è un umano..!"
"Hmf! Peccato: mi sembrava un tipo piuttosto utile!!"
"Per la giusta somma può venderle qualche progetto, ma l'avviso: a lui importa solo di quello! Finché non completa un'invenzione non si preoccupa di nient'altro, nemmeno di dormire.."
"Hmm.. E non lavorerebbe per me?"
"Non credo, sa. E' anche un tipo molto devoto a Geronimo.."
"Chi?"
"Il basileo!"
"Il cosa??"
"Il re di Siracusa!"
"Ah.."
"E lei invece come mai si trova qui?"
"Se devo essere sincero, Henchman, stavo scappando!"
"Lei, scappare?! Da che cosa può scappare il grande Pan?"
"Uff.. ti soprenderà sapere che anche uno come me può trovare temibile qualcosa. Nello specifico un piccolo, fastidiosissimo diavoletto che mi fa da contabile!"
"Uuuh, come la capisco! Li odio anch'io.. E la stava infastidendo molto?"
"E' riduttivo! Mi stava facendo una testa così perché andassi di nuovo al nord! Sai, c'è il capodanno in quei paesi, e le porte dell'Erebo si aprono, così demoni e fantasmi possono camminare sulla terra.."
"Perché mai dovrebbe volere questo da lei?"
"Perché ha delle fisime!" sbottò seccato. "Ogni tanto se ne esce con una scemenza assurda! Tipo quando presumeva che dovessi sempre presentarmi in forma colossale. Ed ora sono un paio d'anni che mi martella con questa storia che dovrei trovarmi una consorte!"
"Oh.."
"E' buoncostume sfoggiare una Regina, mi fa!" gracchiò, imitando alla perfezione la voce insopportabile del diavoletto. "Perché dice che gli altri ce l'hanno tutti! Così me la sono filata e ora cercavo qualcosa di divertente da fare, tipo terrorizzare qualcuno.. Ma non temere, gli passerà anche questa! Quando si renderà conto che può blaterare fino al dopomai.."
"Che fisima molesta!"
"Sì! Ma ti rendi conto? Come se avessi la necessità di riprodurmi. Sono immortale, per il Tartaro!"
"E poi avrà già moltissimi amori, si dice in giro!"
"Chi, io?! Pffft! Disprezzo i miei colleghi altolocati quanto loro disprezzano me! Se sparissero dall'esistenza non mi importerebbe affatto."
Henchman lo sbirciò. "Certamente, credo che si sarebbe saputo se fossero stati amori famosi.. In realtà parlavo di ninfe, fauni..!"
"Hmmm.. sì, ho visto molte creature parecchio graziose nei millenni.. E qualche volta ho provato a trarne.. hum.. diletto, ma non... ehm.. non ha funzionato. Così ho rinunciato." miagolò. "Francamente non capisco l'appeal di stare in coppia. Quando vedo due imbecilli perdere la testa l'uno per l'altro, mi sembra solo di avere davanti due ossessi! Credo di essere semplicemente troppo superiore per questa baggianata dell'amore!"
"...E quindi neanche alcun mortale, immagino!"
"OH, PER CARITA', quelli sono utili idioti al meglio e cibo al peggio!" si raccapricciò, sporgendo la lingua per il disgusto in modo assai poco signorile. "Inoltre non ne ho mai visto uno che valga la metà della bellezza di un semidio.."
"O di una semidea..?"
"Di un semidio."
"Oooooooooooooh, capisco.." Henchmen soppresse un ghignetto per educazione. Quel contabile aveva il suo bel da fare se sperava di trovargli una moglie.
"Per quanto riguarda me, invece, ho amato moltissime ninfe da ragazzo! Ma non direi che è un'ossessione, sa? Invece, per me è stata una cosa molto bella.."
"Sì, ma è stato solo per dilettarti, giusto?"
"No, Signore! Eravamo molto innamorati.."
"E tuttavia non sei sposato.."
"Beh, ma questa è la mia natura! Fauni e ninfe non sono amanti per la vita! Siamo fatti così! Oh, guardi, siamo arrivati.."
"Buon per voi. Io non ho nessuna intenzione di diventare ossessionato da un tizio inferiore. Ho visto cosa succede: diventi un'imbecille!"
"Ma no, su, non dica così!"
"E invece sì!" In vista dell'incontro con Archimede, con un tocco del forcone, l'Oscuro assunse l'aspetto di un comune siracusano dai capelli neri. L'età era indefinibile, ma la sua toga suggeriva una levatura quantomeno aristocratica.
Non aveva senso spaventare un probabile futuro strumento. "Li ho osservati bene e ho letto un sacco di racconti! Cominci a fare cose stupide e senza senso, a canticchiare e ridere come uno scemo, e non capisci più niente! Ma dico, mi ci vedi in una situazione talmente assurda??"
13 Settembre 1937, Inferno di Calamaio
Satanasso canticchiava e rideva come uno scemo con le mani in pasta nel suo grembiulino rosa da casalinga, giocando a rispondere a tono sulle note di una canzone inventata dal suo Primo Demone mentre entrambi gareggiavano in cucina.
Quanto a Re Dado, questo il nome del suo braccio destro, conduceva il botta e risposta tra passi di danza talmente perfetti da far credere che la coreografia fosse studiata.
Ma il Diavolo ormai lo conosceva bene, quel folle genio, e sapeva che tutto era rigorosamente improvvisato.
Funzionava così: il demone dalla testa di dado iniziava la frase, e Satanasso la finiva con un nome di persona in rima.
Ne venne fuori un duo giocoso e ritmato, un numero musicale che nasceva dalla loro ispirazione congiunta. Così come i dolci che stavano producendo.
"Vuoi una banana..
Tiziana?
Vuoi del salame..
Pasquale?
Prendi del sugo..
Ugo?
Ad ogni ospite un piatto si dà!
C'è il pomodoro..
Teodoro!
La casseruola..
Mariola!
La mortadella..
Graziella!
Ad ogni ospite un piatto si dà!
C'è tutto quel che ami,
spero che ti sazierà!
Mi son consumato le mani,
mangialo o ti mangerà!
Passami il pancake..
Mandrake!
Metti la panna..
Susanna!
Ed un sorbetto,
Carletto?
Ad ogni ospite un piatto si dà!"
Ed entrambi scoppiarono a ridere, facendo attenzione a non sporcarsi troppo con gli schizzi di glassa e panna.
"Oh, ma come ti vengono?"
"Come vengono a lei, Grande S! Uh, il forno!!"
"Accidenti, per un pelo!!"
Entrambi si fiondarono a spegnere l'elettrodomestico e ad aprire lo sportello, ma fortunatamente ne uscì solo un fumo delizioso.
"Meno male! Era un pelo dei suoi a grandezza naturale!" scherzò Re Dado con un sorriso smagliante, strappandogli una risatina.
"A quanto pare il tempismo non lo limiti alla musica.." disse lui, tentato come non mai di chiudere quei due centimetri tra di loro e poggiarsi senza vergogna sul suo ampio petto.
Sfida particolarmente insidiosa, dal momento che il maliardo se ne stava in camicia, senza gilet né giacca, con le maniche tirate su fino ai gomiti e un grembiule bianco legato ai fianchi stretti.
Per non parlare di quegli occhi neri, a metà tra il sognante ed il perforante. E cosa c'era di meglio di un uomo affascinante, talentuoso e carismatico? Ovviamente, un uomo affascinante, talentuoso, carismatico e simpatico.
In sostanza, Satanasso non aveva mai visto un semidio che valesse la metà della bellezza di quell'ex-mortale.
"Il tempismo è essenziale in qualunque cosa.. compresa una buona torta alla zucca!" fece quello, sfornando il dolce casalingo con un paio di pattine, e facendosi da parte perché il suo Oscuro Capo infornasse i cupcake.
"Mi sa che non c'era nel tuo elenco dell'altra volta!"
"Non è poi tanto diversa dalla torta di patate dolci! Ci vuole solo più ... cioccolato fondente..."
Satanasso richiuse il forno con un pò troppa foga, deglutendo.
Fino allo scorso Ferragosto era sicuro che lo facesse apposta. Perché in aggiunta a tutto il resto, quello lì più che una voce aveva un'arma elettromagnetica, e puntualmente la modulava come se dovesse ultrastimolare qualunque ghiandola fosse in qualche modo collegata con la libido.
Ma poi aveva fatto una bella chiacchierata con Henchman. Il suo fedele Henchman. E aveva capito che molto probabilmente quel cubico bastardo era semplicemente nato con una fortunatissima combinazione astrale di seduttività innata, e non aveva realmente idea dell'effetto devastante che aveva su chi lo circondava.
E anche adesso, a guardarlo bene si capiva: se ne stava lì, sornione e contento, con occhi socchiusi come chi sta vivendo un'estasi personale, un sorriso sereno e mani guantate sui bei fianchi: non si aspettava alcuna reazione particolare da parte di Satanasso.
"Beh.. te la cavi!" riuscì a dire il Diavolo, dopo un pò. "Mezz'oretta e sono pronti! Ah, poi mettiamo la giuria in sala riunioni! Sono sicuro di stracciarti, bimbo.."
"Mi piacerebbe moltissimo rimanere fino allo sfornamento, Grande S! Ma sa, il tempo corre! E' quasi il tramonto. Ho appuntamento coi due mocciosi al Palazzo Dado Uno, poi devo dare il cambio a Hocus Pocus!" disse lui, sfilandosi il grembiule con rammarico. "E' tutto il giorno che mi sostituisce, la gente dovrà vedere anche me.."
Le orecchie di Satanasso si abbassarono contro la sua volontà.
"Ma.. il verdetto finale.."
"Magari oggi posso chiudere il Casinò mezzoretta prima! Così facciamo anche la degustazione, che ne dice?" propose, allacciandosi il gilet e abbassando (con gran rimpianto di Satanasso) le maniche della camicia. "Pensi, faremo colazione coi nostri dolci!"
"Ma.. così di punto in bianco..?"
A quelle parole, Re Dado finì di infilarsi la bella giacca viola a coda di rondine e lo guardò intensamente.
"...Mi sta dicendo che desidera che io rimanga con lei..? Anche a scapito delle anime di quei due..?"
SI, urlò dentro di sé. Ma quello che uscì dalla sua bocca fu:
"NAaaaaaah, bisogna tenere d'occhio quei pidocchi! Non c'è niente che mi interessi di più della raccolta d'anime! Vai pure, caro.. Riprenderemo più tardi!" fece con un gesto casuale.
Re Dado sorrise debolmente, un pò malinconico.
"Sa, quello che stiamo facendo richiede molto impegno e tattica di gioco.. E detesto doverglielo rinfacciare, ma è stata sua l'idea di affidare un compito del genere a due ragazzini. Vanno sorvegliati: pensi, se il loro contratto scade e le sfuggono di mano.."
"Sì, sì, lo so, ma.. Se non facevo così dovevi occupartene tu, visto che non posso più entrare e uscire dall'Inferno senza ascensore! E già hai poco tempo da dedicarm-HUM!!-dedicare alle esibizioni, perciò.."
Re Dado sorrise.
"Facciamo così: chiudo un'ora prima, alle cinque di mattina! E' l'orario perfetto per un caffé e una fetta di torta! Che ne dice?"
Satanasso fece sparire il grembiule con uno schiocco di dita, incrociando le braccia sul petto con fare seccato. "Hmf.. suppongo che sia ok.."
"Posso cantare la canzone che abbiamo composto, al casinò?"
"Pfff! ma dai, quella sciocchezzuola? Dici che piacerà alla gente..?"
"Sta scherzando?! E' una bomba! L'ho immaginata subito con la base musicale sotto! Oh, ho sempre sognato di creare qualcosa insieme a lei e questa.. questa.."
Guardò la tavola piena di tartine, mousse e pancake colorati, commosso.
"E' stata una bellissima giornata, Grande S! Grazie, grazie di cuore! Mi mancava tanto una cosa del genere!"
Sotto il pelo nero, il Diavolo arrossì di piacere, ma come era solito fare ingoiò le fusa e sfoggiò nonchalance, permettendo che solo le pupille dilatate costituissero una traccia di quanto stava accadendo dentro il suo petto.
"Mancava tanto anche a me, caro.."
"Peeeeermesso!! Wow, che profumino!! E' giusto l'ora del té!" fece baldanzoso Henchman, ora nelle sue apparenze di diavoletto viola, arrivando dal cucinotto con un carrello carico. "Un earl grey per lei, Capo, e un Jimmy McCollins per il signor Re Dado! Ci ho messo dentro-"
E si interruppe, perché nessuno dei due lo stava ascoltando. Guardò prima Satanasso e il modo in cui fissava Re Dado, poi Re Dado e il modo in cui fissava Satanasso, dopodiché sfoggiò un ghignetto furbastro.
"OOOOOOOOOOooooooooooooohhh, ragazzi... Ho interrotto qualcosa..?"
"NO! No, assolutamente, Henchman!! Stavo proprio per andare!! AHEM!!" Re Dado, riscuotendosi dalla trance, ingollò il cocktail con un poderoso "GULP".
"Hey, piano! Le darà alla testa.." disse più per gentilezza che per altro. Difficile che un cocktail leggero come quello impattasse su un uomo della sua stazza a meno che non fosse astemio.
"Macché, tanto non devo guidare! Una volta a Palazzo Dado, prendo un taxi! Se arrivo al Casinò con la Limousine, la Cadillac o il Mercedes non mi lasciano più arrivare all'entrata!" disse quello, e con una piroetta studiata sparì in un misterioso buco nero nel soffitto, che si aprì e si richiuse al suo passaggio. "Adios!!"
Henchman sorrise cospiratorio all'indirizzo del suo Capo.
"Allooooooooora, avete cucinato un sacco..?"
"Tsk! Se n'è andato sul più bello.." sospirò lui, poggiandosi sul tavolo e rigirandosi una crostatina di mele.
Henchman versò una tazza di té. "Beh, il tempo vola sempre quando ci si.. diletta, non è vero, Capo..?"
"Fingerò di non aver colto la sfumatura tra le righe, Henchman!" Bleffò spaventosamente, afferrando a naso in sù la tazza di liquido caldo.
"Non ci sarebbe nulla di male.." provò ad azzardare il diavoletto.
"Cosa ti fa pensare che quell'accrocchio di grazie divine valga la mia attenzione a quel livello?"
La domanda era uscita talmente falsa che Henchman non si sforzò nemmeno di nascondere la sua espressione scettica. Tuttavia, essendo dotato di un incommensurabile buonsenso, educatamente, rispose: "Non mi permetterei mai di insinuare nulla del genere, Capo.. Però, se fosse, non ci sarebbe nulla di male.."
Satanasso sorbì il suo té con una solennità quasi comica.
"Henchman, tu sai che cosa le relazioni hanno in comune con le battaglie..?"
"Oh, certo, Capo: sia in amore che in guerra tutto è lecito!"
"Sbagliato." disse, poggiando la tazza sul piattino. "In entrambi i casi, se lasci intravedere il tuo punto debole sei spacciato."
Henchman rifletté sulla cosa, poggiando il bicchiere da cocktail vuoto sul vassoio, tra i sorseggi rumorosi del suo capo.
"In guerra è normale avere paura del nemico, però.. La guerra si fa per uccidersi! In amore non si dovrebbe avere paura.."
"Non avere paura è da sciocchi!" sentenziò, fissando la propria immagine nel liquido esotico. "Quella roba lì, l'amore, è l'arma più letale e distruttiva che io conosca! Dalla in mano a qualcun altro, e il potere che avrà su di te sarà spietato!"
Henchman fece finta che il rapporto tra i propri trascorsi amorosi e quelli del suo boss non fossero 460 a 0, e laconicamente sospirò provando a immaginare come dev'essere il mitico "Vero Amore" che solo pochissime creature nell'universo potevano sperimentare.
Forse, pensò, se non fossi nato fauno, avrei avuto un pò di paura anch'io..
CONTINUA..............
