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“Vita di merda, città di merda, epidemia di merda…” borbottava Coliandro all'ufficio vuoto. “Che poi, epidemia… il covid ormai è solo un’influenza. O no?” Ma Tavaglini si era messo in malattia! Quel virus era diventato la scusa ufficiale per starsene a casa due settimane a guardare la TV.
“Figuriamoci se un poliziotto vero si farebbe problemi per un colpo di tosse!” Si rigirò un foglio tra le mani con l’aria stanca di chi vorrebbe fare qualunque altra cosa nella vita. Boncompagni, lesse il nome in cima al foglio e scorse la pila di denunce cercando di capire dove metterlo. Ecco qui: dopo Bonarroti e prima di Bonucci. Perché non bastava che lo avessero piazzato a sostituire Tavaglini con le scartoffie, no: quello aveva lasciato mezzo archivio alla rinfusa. “E chi è che deve rimettere in ordine alfabetico tutte le denunce ricevute nell’ultima settimana?” pensò con un'enfasi come se ci fosse qualcuno tra i suoi pensieri ad ascoltarlo “Coliandro, ovviamente!”
Però, un momento… Non è che prima di scoprire di essersi ammalato Tavaglini aveva tossito sulla scrivania? Tra quei fogli? Fece un balzo indietro, spingendosi lontano con la sedia come se il piano fosse infetto. Non è che gli facesse paura il covid, figuriamoci! Poi ormai non era più che un’ influenza. Però, insomma... “Magari sono proprio io quell’1% che finisce ricoverato… o peggio.” D’accordo magari quello no, ma comunque il tampone non è che gli piacesse tanto. “Mi faccio fare pure i prelievi adesso, ma quella roba nel naso… è da criminali!”
–Oh, Ispettore, ma sta parlando da solo?”
Coliandro sollevò gli occhi su Gargiulo, appoggiato allo stipite della porta con la sua inseparabile tazza di caffè in mano. Aveva la solita aria stropicciata del lunedì mattina, una maglietta scura con un disegno che Coliandro non riconobbe, forse un’astronave o un robot, e sopra un giacchetto con il colletto per sbieco, un po' troppo grande per lui, che gli dava un aspetto disordinato e tenero.
–Ma che, ma che, stavo… sistemando ste denunce di merda! Cosa ti sei messo stamattina?– niente di meglio per cambiare argomento di una piccola, innocente, presa in giro –Cos’è, un cartone animato?
Gargiulo accennò un sorriso, ignorando il tono provocatorio dell’ altro.
–È il logo di Space Invaders, Ispettore. Un classico!
Si guardò intorno, osservando il disordine sulla scrivania.
–Tutto bene qui? Sembra che ci sia passato un uragano!
Coliandro sbuffò, lasciandosi andare indietro sulla sedia. –Tavaglini. Ha lasciato tutto in giro! E ora tocca a me sistemare! ...Vieni qui– aggiunse con un tono quasi dolce, mentre in realtà fu lui ad alzarsi e avvicinarsi all'altro –Hai il colletto tutto storto– e così dicendo lo prese e lo tirò e piegò in modo che stesse giù, simmetrico.
Gargiulo sembrò farsi più colorito –Grazie– sorrise, ma intanto si guardava intorno nervosamente e, sì, era decisamente rosso in volto.
Cioè, vabbè, ma Coliandro non aveva fatto niente di strano! Insomma era solo un gesto così, per non farlo andare in giro troppo malconcio. Un amico ti protegge in questi casi, no? E forse era che aveva preso il via a mettere apposto l’ufficio e ora gli era presa un po’ di voglia generale di ordine in tutto quel caos… non c’era bisogno di mettere su quell'espressione fin troppo adorabile!
Gli occhi di Gargiulo fermarono il loro moto in un punto.
–Ispettore…– improvvisamente si fece intento e perplesso. –Quello cos’è?
Coliandro si girò nella direzione in cui l'altro stava guardando, curioso, ma prima di capire cosa avesse visto, quello si era chinato e accucciato sotto lo scrivania.
–Che hai trovato?
Gargiulo sollevò un piccolo oggetto metallico, tenendolo con cura tra due dita lo allungò in alto nella sua direzione.
–Sembra un bossolo.
–Un bossolo?– Coliandro lo prese in mano, osservandolo a propria volta. –E che ci fa un bossolo nell'ufficio di Tavaglini? E sembra anche recente!
Gargiulo si chinò di nuovo, la testa tra le gambe del mobile.
–Non lo so, ma… ce n’è un altro. E un altro ancora!
Coliandro si grattò dietro un orecchio, pensieroso.
Gargiulo si era rialzato in piedi: –Credo siano tutti…
–Tre bossoli– la voce di Coliandro si era fatta suggestiva e misteriosa, mentre li prendeva tutti in una mano e li soppesava.
Gargiulo però non sembrava colpito –Forse Tavaglini si sarà scordato di portarli nell'archivio delle prove?
–Aspetta un attimo, Gargiù– insistette Coliandro –Qui c’è qualcosa che non quadra. Non ci sono state segnalazioni di sparatorie in zona. Stavo sistemando le pratiche proprio ora, ne sono sicuro!
Il collega si strinse nelle spalle: –Magari sono lì da anni.
–No, guarda, sono lucidi. Sembrano sparati non più di un'ora fa– replicò Coliandro, annusando teatralmente i bossoli come per cercare l’odore di polvere da sparo.
Gargiulo sorrise a quella vista. Non era un sorriso derisorio però, e comunque a Coliandro fece piacere di averlo divertito, ma non bastava.
–Vieni!– Lo spinse con una mano tra le scapole, deciso a non lasciar andare la questione. Uscì dall’ufficio e si diresse verso la stanza dove stavano lavorando gli altri colleghi.
–Oh! Ragazzi! Chi è che ha sparato in questura? Ho trovato dei bossoli di là.
Gli altri si girarono appena, lanciandogli occhiate distratte.
Bertaccini, senza nemmeno alzare lo sguardo dallo schermo: –Coliandro, ma che stai dicendo? Nessuno ha sparato– rispose, con il tono svogliato di chi ha cose più importanti a cui pensare.
–Ma che nessuno ha sparato, Bertuccia! Ho qui tre bossoli. Tre! E sono belli freschi!– insistette Coliandro.
–Stai cercando di venderli al mercato?– disse Bertaccini, e tutti risero.
–Ma possibile che sparano in questura e non importa a nessuno?!
Gamberini, ancora ridacchiando, aggiunse –Magari te li sei portati dietro tu, Colià. Sai com’è, a furia di fare il Rambo de’ noialtri…
–Rambo? Io? Ma state scherzando? Guardate che qui c’è qualcosa di strano! Nessuno ha sentito colpi di pistola, eppure i bossoli sono qui! Li ha trovati Gargiulo.
–Erano sotto la scrivania di Tavaglini– confermò Gargiulo, non troppo convinto –forse sono caduti dalle prove di qualcosa.
–Esatto!– Gamberini colse al volo –dai Colià. Torna a fare il tuo lavoro!
–Oh, Gambero! Io sto facendo il mio lavoro!– protestò Coliandro
Bertaccini alzò gli occhi al cielo: –Pure oggi c’è il caso di Coliandro!– agitò una mano in aria.
Gambero rise.
–E sfiata, sfiata!– commentò Coliandro, fissò trucemente prima lui che rideva e poi lei –Ma io non mi fermo qua. Gargiù, andiamo!
Tornarono nello studio e Coliandro si chiuse la porta alle spalle cercando di mettere un filtro fra loro e gli altri colleghi, sempre pronti a dargli addosso, lui che risolveva sempre tutto e non veniva creduto mai. Tranne da Gargiulo, lui c'era sempre.
–Gargiù, qui non si tratta di roba vecchia– sentenziò con l’aria di chi ha già capito tutto. –Tre bossoli freschi, non catalogati, trovati sotto la scrivania di un collega. Io dico che ci sono due possibilità: o qualcuno ha sparato qui dentro e sta cercando di nascondere qualcosa… oppure qualcuno ha portato i bossoli da fuori.
Gargiulo aggrottò le sopracciglia, guardandolo perplesso: –E perché qualcuno dovrebbe portare dei bossoli in questura senza registrarli?
–E se fosse una minaccia? Una roba tipo: Guarda che ti tengo nel mirino, ti sparo?
–A chi sarebbe indirizzata questa minaccia, ispettore? A Tavaglini?
–Beh, non lo so!– Coliandro iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. –Forse sì, forse no. Magari qualcuno voleva mandare un messaggio… a noi tutti!– per un momento sembrò quasi esaltato dalla possibilità. Ammirato da chi potesse aver ideato un tale piano –Come nel Padrino. Bestiale!
Gargiulo si morse un labbro, preoccupato –Pensi che siamo in pericolo?
Coliandro gli passò un braccio intorno alle spalle: –Ma ci penso io, tranquillo…– si interruppe.
Se l’altro fosse stato una bella ragazza avrebbe detto “tranquilla, bambina”, ma non poteva certo chiamare Gargiulo “bambino”! Anche se in qualche modo gli sembrava che la situazione fosse non troppo diversa. Vabbé che strano pensiero: ovvio che la situazione era diversa. Soltanto che di solito erano delle belle ragazze che venivano a chiedere l'aiuto di Coliandro per qualcosa di strano che gli era capitato e adesso Gargiulo aveva trovato quei bossoli ed era preoccupato e Coliandro lo avrebbe aiutato e protetto… La similitudine finiva lì.
L’altro si accomodò nel suo abbraccio e lo stava guardando, la testa voltata verso di lui, la nuca sulla sua spalla e gli occhi spalancati, enormi.
–E quindi cosa facciamo, Ispettore?– Sussurrò.
–E che vuoi che facciamo Gargiù?!– disse Coliandro, come fosse un' ovvietà, per prendere tempo mentre ci rifletteva. Anche se era sempre difficile in certi momenti riflettere.
Prima che uno dei due dicesse o facesse altro, la porta dell'ufficio si aprì di nuovo. Paffoni sembrava indaffarata e di fretta poi si bloccò: –Oh– rimase un momento interdetta, vedendoli.
“Vabbé ma che minchia vuole questa? Non era mica un abbraccio così stretto o strano! No?” pensò, ad ogni buon conto rimise le braccia lungo i fianchi e si allontanò di un paio di passi.
–Non c’è Tavaglini?– disse invece lei.
–È in malattia. Ha un po' di tosse.
–Oh, ecco– la medica legale si era messa una mano davanti alla bocca –Mi sembrava che avesse la faccia un po' smunta l'ultima volta, di solito ha un sorriso così gioviale! Comunque, sapete se ha catalogato i bossoli dell'esperimento di balistica che abbiamo fatto?
Coliandro e Gargiulo si scambiarono uno sguardo sorpreso e per un momento restarono in silenzio. Coliandro, con un leggero sorriso forzato, rispose per primo.
–No di sicuro non li ha catalogati, anzi li abbiamo trovati sotto la scrivania…– e con quelle parole allungò la mano con i bossoli, porgendoglieli.
Paffoni li prese con un sorriso sollevato: –Oh accidenti, che sbadato che è quel ragazzo, glieli avevo dati dalla mattina! Beh immagino che con quel visino si è abituato a farsi perdonare tutto!
Quando la dottoressa fu uscita i due poliziotti si guardarono.
–Quindi non era niente– Gargiulo rivolse a Coliandro un mezzo sorriso desolato.
L'altro imprecò mentalmente, già immaginando le prese in giro dei colleghi ora che avrebbe dovuto dar loro ragione. Perché in quel postaccio solo Gargiulo era abbastanza signore da farsi mancare un "te lo avevo detto"! Come se Coliandro poi non avesse un bel credito di quelli.
–Vabbè dai, Gargiù, chi se ne frega. Lavoro in meno!
In fondo che gli importava, non c'era nessuna bella ragazza da impressionare. Anzi avrebbe dovuto aspettarselo che non avrebbe portato a niente, quando mai un caso interessante gli capitava tra le mani in quel modo. Eppure non poteva fare a meno di sentirsi un po' insoddisfatto. Non gli sarebbe dispiaciuta una bella indagine come si deve, anche solo per spezzare la monotonia, e magari impressionare Gargiulo.
