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«Non più di trenta passi fuori dalla strada, e nemmeno torcerete una foglia o un rametto della nostra sacra dimora».
La comandante elfica teneva ferma la pergamena e lo guardava glaciale, occhi come lame pronte a versare altro sangue umano: un desiderio reciprocamente condiviso, ma lo Zhentarim non poteva soddisfarlo, solo cedere e firmare.
Segnò la pergamena sotto al glifo impresso dal nuovo re elfico, vincitore di quella singola guerra che ora si credeva capo anche delle Terre Centrali.
Mentre l’inchiostro nero si asciugava sotto al sigillo della Rete Nera, l’elfa gli sorrideva feroce.
«Non temere: alla fine vincerà la Mano Nera», gli aveva detto Fzoul incaricandolo come intermediario.
Chiese perdono al Signore Nero per quella battuta d’arresto giurando vendetta futura, per quando avrebbero ripreso la Guerra contro il Cormanthor, gli elfi e i loro alleati a Myth Drannor, mentre abbandonava col resto della delegazione l’incontro di pace per tornare a Zhentil Keep.
Erano i primi passi da sconfitti lungo la Strada di Rauthauvyr, e si augurò che fossero anche tra gli ultimi.
Presto gli Zhentarim sarebbero ritornati alla loro gloria, e l’ombra del Trono Nero avrebbe nuovamente oscurato quel tracciato.
Dovevano soltanto avere pazienza.
