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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2025-04-05
Words:
1,776
Chapters:
1/1
Comments:
8
Kudos:
21
Hits:
288

Sempre al tuo fianco

Summary:

Avvicina nuovamente le labbra alla pelle della sua mano e ci deposita un altro bacio: ha perso il conto di quanti ne ha lasciati su quella stessa mano da quando si conoscono […]

Notes:

Sono stata ingiustamente privata di scene di famiglia (ma anche di scene barberasmo) nel momento in cui ce ne sarebbe stato più bisogno e quindi ho provato ad unire le due cose...

Buona lettura!

Work Text:

«Adelaide…»

Per l’ennesima volta in quella notte, Marcello le prende la mano e ne accarezza piano il dorso; sa che ogni movimento può agitarla, che ogni piccola variazione nell’ambiente che la circonda può esserle di disturbo ma non ha mai saputo stare con le mani in mano e vederla così fragile ed indifesa continua a bloccargli il respiro in gola.

Si abbassa a lasciarle un bacio sul dorso della mano ma non riesce a fare a meno di distogliere lo sguardo dal suo petto che si alza e si abbassa – più lentamente del solito, sì, ma lo fa ancora e questo basta a fargli tirare un piccolissimo sospiro di sollievo; al resto penserà tra un po’, quando arriverà l’alba e con lei Enrico. Avvicina nuovamente le labbra alla pelle della sua mano e ci deposita un altro bacio: ha perso il conto di quanti ne ha lasciati su quella stessa mano da quando si conoscono, dapprima baci castigati e regolati dal bon-ton, semplici sfioramenti di pelle sempre separati da un filo d’aria, poi baci scherzosi – un po’ per prenderla in giro, un po’ perché non poteva evitare di baciarle la mano per salutarla quando il bon-ton aveva finalmente lasciato spazio alla quotidianità –, infine baci carichi d’amore. Un’unica lacrima ha l’ardire di scivolargli lungo la guancia ma la scaccia via prima che possa posarsi sulla mano di Adelaide: quei ricordi non possono essere rovinati da una macchia salata, deve preservarli intatti, perfetti nella sua memoria e pronti ad essere nuovamente vissuti.

Sente una mano posarsi leggera ed incerta sulla sua spalla e alza di scatto lo sguardo verso Adelaide: non è stata lei, ha gli occhi chiusi, la mascherina dell’ossigeno che le copre metà viso. Gli occhi si muovono ancora alla ricerca del proprietario, della proprietaria, di quella mano e quando lo sguardo incrocia quello di Odile, Marcello non può fare a meno di sorriderle, un sorriso debole e stanco ma pur sempre un sorriso.

«Scusa, non volevo disturbarti», dice, sedendosi dall’altro lato del letto e facendo attenzione a non essere troppo brusca, «e mi ero anche ripromessa che vi avrei lasciati da soli per questa notte, meritate questo tempo insieme, ma –». Ora che è di fronte a lui, Marcello si accorge che ha gli occhi rossi di pianto.

«Ma dormire è impossibile», conclude al posto suo e Odile non può fare a meno di annuire. Quando, in preda al panico e scossa dai singhiozzi, l’ha chiamato subito dopo aver avvisato Marta, Marcello si è precipitato in villa e poi nella stanza di Adelaide. Le ha stretto la mano per lunghe ore, ha vegliato sul suo sonno mentre controllava con attenzione che il suo respiro non si interrompesse mai, le ha sistemato la mascherina dell’ossigeno quando lei sembrava dare segni di sofferenza. Come le ha promesso in un tempo che sembra lontanissimo: non l’ha mai lasciata sola.

«È solo che mi sembra tutto così…assurdo», spiega, la voce ridotta ad un sussurro di bambina, le mani che gesticolano senza senso e poi afferrano quella della madre con una disperazione che Marcello non le ha mai visto addosso, «ed è successo così in fretta che –».

Ti ricorda tua madre Amanda.

Marcello lo pensa, non lo dice, non è quello il momento per riaprire ferite del passato che non si sono completamente riassorbite e non lo faranno mai.

La ragazza lo guarda per un po’, il tempo scandito solo dall’alzarsi e abbassarsi del petto di sua madre. Marcello ha il volto rivolto verso Adelaide, ne studia le variazioni dell’espressione, ma la mente è persa dietro a chissà quali ricordi: per quanto sia impossibile, hanno entrambi bisogno di distrarsi. Odile non è sicura di sapere come fare, si conoscono ancora così poco, però ci vuole provare.

«Mi ha parlato molto di te in questi giorni, sai?», la voce della ragazza lo distoglie da pensieri ingombranti, pensieri che hanno a che fare con la perdita, che portano il nome di sua madre, che hanno il suono della sua voce, quello che riesce a riafferrare solo durante i sogni più profondi e che dimentica un istante dopo essersi svegliato.

«Spero ti abbia detto solo cose belle», scherza Marcello, un groppo in gola al pensiero di quanto tempo hanno perso mentre Adelaide era lontana. Non gliene fa una colpa, non potrebbe mai, ma non per questo il pensiero fa meno male – vale lo stesso per lei, ne hanno parlato due giorni dopo il suo ritorno, quando la colazione a letto era un’ottima scusa per trascorrere del tempo assieme a parlare di tutto e di niente, quando stare accoccolati sotto le coperte era il modo migliore per iniziare una nuova, lunga, giornata piena di incognite.

«Credo non spetti a me dirlo, e spero che mia madre non si arrabbi mai per questo, ma pensi che potrebbe mai dirmi qualcosa di brutto su di te? Era tutto così chiaro fin da quando sei venuto a trovarla a Ginevra la prima volta», obietta, la voce scherzosa, un sorriso candido sul volto e un sopracciglio alzato che gli ricorda così tanto Adelaide. Ha una nuova luce negli occhi mentre rincorre e ricompone i frammenti di quel giorno: quell’uomo che si presenta alla porta, sua madre che cela lo stupore dietro una cortesia così dolce da farla dubitare all’istante della scusa dei soci e degli affari in comune e lei che decide di indagare un po’, con discrezione, non appena lui ritorna a Milano. Marcello, perso dietro allo stesso ricordo, alle domande curiose che Odile gli rivolgeva con furbizia, non si accorge di star sorridendo – non ricorda nemmeno l’ultima volta che ha sorriso da troppe settimane a questa parte – finché Odile non aggrotta ancora di più le sopracciglia e lo fissa con un’espressione inequivocabile.

«C’è qualcosa che non va?», gli chiede, quando nota un suo repentino cambio di espressione, preoccupata di essere stata invadente, di aver compiuto un passo falso e, ancora una volta, lui non riesce a fare a meno di notare quanto siano simili madre e figlia.

«Nulla in particolare, è solo che» – vi assomigliate molto – «sono felice che vi siate ritrovate. Adelaide mi ha detto che quando è tornata–», e non c’è bisogno di continuare la frase perché è chiaro a cosa si riferisce. Adelaide gliel’ha raccontato con una sera di ritardo, l’emozione che minacciava di toglierle il respiro più di quanto avesse già fatto la malattia, gli occhi lucidi e un sorriso bellissimo ad adornarle il viso. Non è riuscito a trattenersi dall’abbracciarla stretta, dal baciarle il volto, dal dirle quanto fosse felice. Adelaide l’ha ringraziato per esserle stato accanto, si è scusata per averlo costretto ad accompagnarla anche nei momenti più bui, lui l’ha rassicurata ancora una volta e si sono addormentati con il sorriso sulle labbra e le mani intrecciate, la promessa di costruire qualcosa, loro tre assieme, lasciata al silenzio della notte.

Odile sorride, un sorriso un po’ amaro ma sincero, la risata emozionata di sua madre dopo quel primo mamma le rimbomba ancora nelle orecchie; il pulsare del suo cuore contro il proprio è impresso dentro di lei.

«Avrei dovuto farlo prima, avrei dovuto capire prima, se penso a quanto tempo abbiamo – ho perso e che potrei non recuperare mai», il sussurro spezza il ricordo in cui Marcello si stava cullando e lo riporta con gli occhi in quelli lucidi di Odile che liberano una lacrima. La scaccia con un gesto secco e distoglie lo sguardo da quello di lui: detesta farsi vedere debole, piangere davanti agli altri. Un’altra similitudine con sua madre; Marcello spera di avere il tempo di spiegare anche a lei che non c’è nulla di male nel farsi accudire. Per ora, si limita a stringere la mano che Odile ha poggiato sul ginocchio di Adelaide per farle una carezza, gli occhi della ragazza che si alzano verso i suoi, a ringraziarlo; Marcello prende coraggio, apre la bocca con l’intenzione di dirle qualcosa ma –

«Marcello…»

«Amore mio»

«Mamma»

Gli appellativi si accavallano mentre Marcello e Odile si trattengono a stento dall’abbracciarla: per quanto lo desiderino più di ogni altra cosa al mondo, sarebbe controproducente. La osservano con attenzione, alla ricerca di un qualsiasi segno che possa preannunciare una nuova crisi, un problema o anche solo un fastidio.

«Scusaci, non avremmo dovuto svegliarti, il medico si è raccomandato di –»

Adelaide scuote la testa e solleva appena una mano, bloccando le scuse di Odile, poi sorride e respira profondamente all’interno della mascherina, incamerando l’ossigeno necessario.

«Sarebbe stato scortese da parte mia non partecipare ad una conversazione che mi includeva», dice, il sarcasmo di sempre – quello che entrambi hanno imparato ad amare tanto quanto amano lei – permeato però dalla stanchezza degli ultimi giorni, un colpo di tosse ad accompagnare le parole. Odile sorride tra le lacrime che hanno ricominciato a cadere, Marcello rilascia un respiro, si avvicina alla sua fronte per lasciarci un bacio e Adelaide lo trattiene un altro po’ per guardarlo negli occhi, la mano che si insinua nei suoi capelli e gli accarezza la nuca con movimenti lenti e delicati. Da quando ha scoperto che lo rilassa, non ha mai rinunciato a quel contatto.

«Non dovresti stancarti», le ricorda Marcello prima di posare la mano sul suo polso e voltare il viso per lasciarle un bacio sul palmo.

«Ti amo», gli sussurra, quando gli occhi ritornano gli uni negli altri, come se quelle due parole fossero più importanti della sua stessa vita e questa volta Marcello non riesce ad evitare che una lacrima si posi sulla fronte di Adelaide quando si avvicina per un altro bacio, la mano di lei stretta nella sua. Sorride e ricambia quella dichiarazione con un filo di voce, prima che Adelaide chiuda gli occhi per la stanchezza; poi solleva le coperte, fa attenzione all’ossigeno, si stende di fianco a lei e le circonda piano le spalle con un braccio, accarezzandola. È troppo stanca per scusarsi, per provare a continuare a preservare lui e Odile da quella visione ma Marcello sa che vorrebbe farlo, anche se non ce n’è bisogno, anche se loro le dimostreranno sempre di esserle accanto, in salute e in malattia, come le ha detto Odile – per il resto ci sarà tempo.

«Io non mi muovo da qui, Adelaide», la rassicura, sussurrando piano e lasciandole un bacio tra i capelli mentre la accompagna verso il sonno, il petto che riprende ad alzarsi e abbassarsi ad un ritmo lento ma costante, un sorriso appena accennato sulle labbra. Si scambia uno sguardo con Odile, la stanchezza che si riflette nelle occhiaie di entrambi. Sarà una lunga notte ma, se Adelaide riuscirà a dormire tranquilla, il mattino avrà una nuova luce: non quella della guarigione ma quella della speranza – debole, fioca, ma presente.