Work Text:
Mentre i suoi compagni intrattenevano quel pagliaccio di Avery Sonshal al piano di sotto, Astarion sgusciò al piano superiore fingendosi un alleato di quei pazzi bombaroli al soldo di Gortash. Non era stato difficile scoprire che qualcosa non quadrava, ma più si calavano dentro ai piani assassini che rimandavano a Gortash, più scoprivano risvolti inquietanti e mortali.
Quello che all’inizio era parso un attentato isolato da compiere come vendetta contro i rifugiati che avevano occupato la casa di Arfur Gregorio si era ben presto rivelato un piano di più vasta portata, che li aveva condotti dritti alla bottega del fantomatico Felogyr in cerca di risposte ulteriori. Gregorio aveva confessato di essere stato ricattato da Sonshal, coperto da chissà quale potente politico di Baldur’s Gate e intenzionato a far esplodere le scorte stesse destinate alla popolazione rifugiata – o peggio, a far saltare per aria l’intero campo profughi fuori Rivington.
Ora che avevano confrontato anche Avery direttamente nel suo negozio, avevano scoperto che il venditore di fuochi artificiali era in realtà un’Anima Pura convintamente devota a Gortash, che portava avanti il piano criminale del potenziale Arciduca senza domande; anzi, il bottegaio non aveva esitato a fornire loro sottobanco delle armi esplosive, e a permettere a uno di loro – Astarion, appunto – di salire al piano di sopra “dallo zio Felogyr”. Un soggetto inesistente, visto che lassù non c’era nessuno zio, bensì due guardie armate che sbarravano le scale verso il terzo piano dell’edificio e nel contempo controllavano svariate casse sospette perfettamente impilate le une sulle altre e pronte a essere consegnate all’esterno dal montacarichi che si apriva nella parete occidentale della stanza.
L’elfo scambiò alcune parole con le due donne – una drow incaricata di vendere esplosivi più potenti di quelli offerti da Sonshal dabbasso, e una mezzelfa arcigna che non lo perdeva mai d’occhio e non parlava; poi, dopo aver acquistato qualche esplosivo di ottima fattura, giusto per non insospettire tale Tamara, Astarion si ritirò nuovamente al piano inferiore, radunando a sé il resto del gruppo una volta abbandonato l’edificio.
«Nascondono qualcosa di grosso, là dentro», confermò ai suoi compagni, senza che nessuno si stupisse visto quanto avevano già scoperto.
«Più grosso degli esplosivi che nascondono in mezzo ai fuochi d’artificio?», si informò Gale, e all’annuire del ladro la situazione si fece più cupa.
«Decisamente. Dovremmo scoprire cosa nascondono al terzo piano, ma è impossibile proseguire oltre senza scatenare un bagno di sangue».
«Credi di poter sgusciare oltre le loro guardie?», chiese Cuorescuro, mentre Karlach cercava di trattenere la propria furia nell’aver conosciuto i responsabili della creazione dei pupazzi esplosivi che avrebbero potuto fare una strage tra i bambini della città.
«Dei grandi e grossi come voi no, ma io con l’invisibilità sicuramente posso superare le due guardie del secondo piano», ammise Astarion, aggiungendo subito dopo: «Ma non so cosa ci aspetta al piano superiore. E se mi scoprono, dubito di riuscire a cavarmela con due paroline come abbiamo fatto con quello scemo di Avery. Sembrano molto più combattive, al piano di sopra».
I quattro continuarono a riflettere su come mettere in piedi un piano per fermare quanto stava accadendo là dentro, fingendo di godersi la bella giornata seduti sulle panchine della piccola piazzetta vicina all’accesso del negozio. Ma il continuo via vai di bambini dentro e fuori il negozio, nonché le pattuglie di Sentinelle d’Acciaio e Pugni Fiammanti che sostavano non molto lontano, rendevano impossibile effettuare un assalto diretto alla bottega: avrebbero rischiato di ammazzare i più piccoli, e le guardie non avrebbero mai ascoltato la loro versione, se davvero Gortash aveva ordinato tutto quel piano diabolico.
Di fronte a quelle poche possibilità di azione e a tutte quelle parole senza soluzione, Karlach infine sbottò.
«Ma a cosa serve tutto questo? Me lo spiegate? Perché non li facciamo saltare tutti per aria, e basta?»
L’aveva quasi urlato, attirando gli sguardi della pattuglia lontana che li squadrarono per via degli schiamazzi – ma al netto di quella leggerezza, la tiefling non aveva tutti i torti.
«Potremmo farlo in effetti», ammise Gale, osservando Astarion. «Con un mio incantesimo o anche solo una freccia esplosiva, potremmo far saltare tutta la baracca in un istante. E con invisibilità non ci vedranno nemmeno scagliare il proiettile colpevole».
«E io a cosa ti servo allora? Conosco il tuo sguardo, Dekarios», domandò a quel punto l’elfo, cui il mago non aveva staccato gli occhi di dosso.
«Ci serve una finestra aperta, suppongo», tentò di indovinare Cuorescuro, che intanto aveva ripreso a osservare l’edificio da fuori. «Tengono tutto sbarrato, ma forse basterebbe una piccola apertura e…»
«E io dovrei rientrare lì dentro, salire al terzo piano, aprirvi una finestra e farmi nel frattempo saltare per aria con tutto il resto del negozio?», chiese quasi paonazzo l’elfo, incredulo davanti a quel folle piano.
«Beh, noi siamo tutti grandi e grossi, soldato…» ribatté Karlach tirandogli una gomitata. «Ma sono sicura che Gale qui non ti farà andare arrosto».
«Cerca giusto di essere sufficientemente veloce…» provò a rassicurarlo l’incantatore, mentre Astarion sollevava gli occhi al cielo chiedendosi perché avesse scelto di aiutare quei pazzi a fare gli eroi della città.
Nessuno sapeva quale fosse stata la scintilla ad aver provocato la reazione a catena, fatto sta che i Fuochi d’Artificio Felogyr erano ora solamente un cratere fumante da cui a tratti ancora partivano piccoli fuochi artificiali colorati – seppure di impatto minore rispetto al grande spettacolo pirotecnico di qualche ora prima. I Pugni Fiammanti si erano già messi all’opera per cercare una spiegazione per il fenomeno, anche se l’errore accidentale restava il motivo più probabile per quel disastro.
Solamente una bambina che giocava lì vicino si ricordava dell’elfo pallido che le aveva regalato delle caramelle, nel primo pomeriggio, chiedendole di starsene lontana dal negozio e promettendogli “uno spettacolo molto divertente”. Ma quella bambina non era certamente un'amica delle guardie, dopotutto, e i fuochi artificiali erano stati davvero molto, molto divertenti.
