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Oltre la Rete - Kagehina

Summary:

"Chibi-chan quando capirai con chi ti toccherà stare accanto per tutta la vita, non chiamarmi. Io saró già dall'altra parte del mondo"
"Eh?"

O

quando i personaggi del mondo di Haikyu hanno capito che tra il numero 9 e il numero 10 della Karasuno ci fosse qualcosa?

[insieme di one-shots]

Chapter 1: Tsukishima e il telefono

Chapter Text

"Sweet Nothing" Taylor Swift

[inizio del secondo anno]

[ambientata dopo la partita contro la Nekoma]

-

Tsukishima odiava tornare a casa a piedi dopo un allenamento. Era cosí stremato da tutto quello sforzo che non riusciva nemmeno a piegare un ginocchio decentemente.

Tsukishima odiava tornare a casa a piedi e per di piú quella sera doveva pure allungare la strada. 

 

Era venerdì e probabilmente tra la stanchezza e il bisogno estremo di dormire si era totalmente dimenticato il telefono nello spogliatoio. Menomale che se ne era accorto poco dopo essere uscito da scuola cercandolo tra le tasche e non trovandolo. Yamaguchi era accanto a lui, propose di accompagnarlo ma lui non ne volle sapere. L'idea di dover interagire ancora con altre persone lo turbava (per quanto volesse bene a Tadashi) non riusciva nemmeno a tenere gli occhi aperti.

Quindi, con una calma estrema degna di una lumaca, tornó indietro. 

 

Erano oramai le nove di sera. Era solo per la strada e intorno a lui regnava il silenzio assoluto.

Anche la scuola quando se la ritrovó davanti non illuminata, isolata, senza ragazzini urlanti intorno, faceva quasi paura. 

 

Più si avvicinava alla palestra, più si sentiva il rumore di palloni che venivano buttati da qualsiasi parte. Non si chiese nemmeno chi fosse rimasto a continuare ad allenarsi. Chi se non quei due imbecilli avrebbe avuto il coraggio di pensare solamente di alzare nuovamente dei muscoli dopo quasi 3 ore di allenamento e una settimana infernale? 

 

Si avviò verso la stanza del club. Era lì che si cambiavano ed Ennoshita, il capitano di quell'anno, aveva avuto la grande idea di nascondere le chiavi sotto lo zerbino sia per i soggetti della loro squadra che assomigliavano più a bambini dell'elementari che ogni 2 giorni perdevano qualcosa (ma Kei non poteva dire nulla siccome si ritrovò nella loro stessa situazione) sia per qualcuno (quei due in palestra) che decideva di rimanere ancora un po'.

 

Ennoshita non era scemo però. Prima di giornate importanti come le amichevoli o di verifiche che i geni dei suoi compagni di squadra dovevano affrontare (comunicate dalla manager Yachi che ci teneva ai voti dei pallavolisti), il capitano si portava con se' le chiavi. 

 

Tsukishima quasi (quasi!) sorrise ricordandosi di quella volta che Hinata volle a tutti i costi restare in palestra la sera prima della verifica di matematica scordandosi che le chiavi non c'erano. E proprio per questo dovette rimanere a dormire all'interno della palestra perchè non sapeva come levare il lucchetto della sua bici dato che la chiave si trovava nel borsone all'interno della stanza. Menomale che Kageyama, solito ad arrivare prima di tutti e (secondo Yachi) perchè Hinata non gli aveva scritto per tutta la sera, lo trovò per primo steso sopra i materassini al freddo e chiamò Ennoshita chiedendogli, per favore, di arrivare prima possibile. Inutile dire che Kei fu obbligato a saltare l'allenamento mattutino per aiutare quel rosso con matematica.

 

Quella volta, però, le chiavi c'erano e riuscì ad aprire la porta. Vide due borsoni a terra ed ebbe la conferma che in palestra non erano ancora arrivati  i fantasmi.

 

Il torneo interscolastico si stava avvicinando e,visto come era andata l'anno scorso, l'ansia aumentava sempre di più. 

 

L'allenatore Ukai, proprio per questo, non si limitava per niente con loro. Anzi, più si allenavano meglio era. Certo, dopo aver perso così tanto vicino alla fine la frustrazione che provavano era incredibile per non parlare del vuoto incredibile che i ragazzi del terzo anno avevano lasciato dopo aver finito la scuola. Ma stare a quei ritmi equivaleva a un suicidio secondo Kei. 

 

Ma si poteva aspettare altro dal numero 9 e il numero 10 della Karasuno? Probabilmente (sicuramente) no.

 

Il nervosismo di Tsukishima aumentò quando non trovò il suo telefono nella stanza del club. Cercò ovunque, anche dentro i borsoni dei due, ma non trovò un bel niente. 

 

Il biondo però, era conosciuto per la sua calma (più o meno), non andò in panico (più o meno) e decise di andare in palestra. Magari gli era caduto dalle tasche quando andò a salutare Yachi che stava finendo di sistemare. 

 

Si disse che era una brutta idea quando sentì gli urli provenire da quel luogo. L'ultima cosa che voleva era mettersi in mezzo a un litigio di Hinata e Kageyama. Avvenivano ogni giorno ma non era lui l'addetto alla pace, anzi, per più delle volte era Yamaguchi che si intrometteva.

 

Respirò e cercò di prendere un po' di coraggio. Più o meno. Non era per niente sicuro di quello che stava per fare. Era così tanto fondamentale un telefono? Si stava per rispondere di no ma il suo corpo si mosse da solo e si ritrovò a guardare la scena dalla porta socchiusa.

 

"LA SMETTI DI URLARE PER FAVORE?"

 

Ecco la voce di Hinata. Quello che vedeva Tsukishima era una scena delle loro solite. Il più basso che girava per la stanza in preda al nervosismo e l'altro fermo a guardarlo con i palloni che li circondavano. 

 

Tsukishima non é mai stato una persona che capisce al volo le persone. L'empatia non é mai stata una sua caratteristica. Ma non sa come, e si odia per questo, pian piano ha iniziato a capire i suoi compagni di squadra.

 

Iniziava a notare le rughe sul viso di Ennoshita quando, durante una partita, stanno perdendo e non sa come consolare gli altri.

 

Notava il numero di lividi sul corpo di Nishinoya che aumenta sempre di più da quante volte il ragazzo si buttava a terra.

 

Ha notato prima di tutti che Yachi non mangiasse la carne. Non sa bene i motivi, non li vuole sapere ma sa solo che è stato lui a dire al capitano e al professor Takeda di non comprarle cibo contenente della carne per un post-partita.

 

L'ultima cosa che aveva notato era la cover del telefono di Yamaguchi che aveva all'interno una loro foto. Avrebbe dovuto dire qualcosa? O, ancora peggio, fare qualcosa? Questo ancora non l'aveva deciso. 

 

E quello che stava notando è che lo sguardo di Kageyama in quel momento non ero lo sguardo arrabbiato che aveva durante una partita di pallavolo. Non sapeva bene come spiegarlo. Non è quello sguardo arrabbiato ma che gli passa un secondo dopo aver toccato una palla. Non è lo sguardo con cui  guarda Hinata ogni volta che sbaglia qualcosa. 

 

Sì, era uno sguardo arrabbiato ma era misto a un senso di paura? Preoccupazione?

 

Kei non riusciva a capirlo.

 

"COME POTREI DOPO CIÒ CHE MI HAI DETTO?"

 

Anche la voce era più acuta. 

 

"Kageyama andrà TUTTO bene! Ho tutto il weekend per riposarmi"

 

"MA SAI COSA AVRESTI POTUTO RISCHIARE?"

 

Hinata cadde. Come uno scemo cadde. Stava continuando a correre, totalmente contro le sue prestazioni di quel momento, mise male il piede e cadde.

 

"SHOYO"

 

Shoyo? Da quando Kageyama chiamava il tappo per nome? Da quando il Kageyama che conosceva sarebbe corso verso Hinata?

 

Tsukishima non è mai stato una persona che capisce al volo le persone ma, allo stesso tempo, è il pallavolista della Karasuno che ha i voti più alti in matematica (se non in tutte la materie). Due più due lo sa fare eccome. 

 

Aveva notato fin da subito come il numero 9 e il 10 avevano creato uno strano rapporto che capivano solo loro.

 

Aveva notato come dopo aver perso contro l'Aoba Johsai al torneo interscolastico, durante la riunione, Hinata stringeva il braccio di Kageyama cercando conforto.  E il Re del Campo glielo lasciava fare.

 

Aveva notato come spesso, quando escono dagli allenamenti, Kageyama usava la bicicletta e Hinata si sedeva dietro sul portapacchi e partivano. Questo lo facevano molto distanti dalla scuola probabilmente per non farsi vedere da nessuno. Yachi voleva seguirli una volta ma Yamaguchi gliel'ha vietato e Tsukishima gli ha dato ragione. Immaginate se lui avesse voluto passare la serata a pedinare i due. Non esisteva proprio.

 

Tsukishima non è mai stato una persona che capisce al volo e infatti non aveva capito proprio niente.

 

Un rapporto strano? Chi riesce a capire Yamaguchi e lui? Nessuno. Non si fece problemi.

 

Bisogno di contatto? Sapete quante volte Noya si era stretto a Tanaka? Non si fece problemi.

 

Andare insieme in bici? Daichi e Sugawara molte volte arrivavano in bici insieme. Non si fece problemi. 

 

Ma.

 

Ma Kageyama stava accarezzando la testa a Hinata. 

Il Re del Campo aveva (finalmente) abbassato la voce e Kei non riusciva più a capire cosa stesse dicendo. 

E, in particolare, il numero 9 della Karasuno aveva uno sguardo, quasi, come dire, dolce?

 

Tsukishima quella sera di aprile qualcosa capì. Non seppe precisamente cosa ma qualcosa capì. E decise che era anche troppo tempo che li stava fissando, doveva assolutamente entrare. 

 

"Non è una buona idea"

 

Il professor Takeda?

 

Si girò e se lo vide davanti.

 

"Che ci fai tu qua?" gli chiese Ittetsu.

 

"Ho perso il telefono. Sono tornato a prenderlo" 

 

"E perchè stai spiando Hinata e Kageyama"

 

"Non sto spiando!" si difese immediatamente "dovevo andare a controllare in palestra!"

 

"Il tuo telefono è sulle scale, Tsukishima"

 

Merda.

 

Eccolo lì. Davanti a lui tutto questo tempo. Sulle scale davanti alla porta d'entrata.

 

"Scusi Takeda-san, non l'avevo visto" si inchinò. 

 

Il professore rise: "Non ti preoccupare. Almeno l'hai ritrovato"

 

Kei si piegò per prender il suo telefono e si maledì per aver permesso a Yamaguchi di mettergli la cover con i dinosauri. Che imbarazzo davanti a un professore, quanti anni aveva? 10?

 

"Tsukishima?" lo chiamò Takeda.

 

"Si?" 

 

"Puoi non dire niente di quello che hai visto?"

 

Non capì immediatamente. Di che diamine stava parlando?

 

Sentì delle risate dietro di lui.

 

Tornò con lo sguardo all'interno della palestra. 

 

Kageyama stava facendo il solletico a Hinata.

 

Ah. Loro.

 

Avevano visto la stessa scena quindi. Non era stato un film. 

 

"Non si preoccupi, Takeda-san" rispose. Ed era serio. Serissimo.

 

"Dovrei cacciarli via vero? è ormai troppo tardi. Ma non riesco mai, com'è possibile?"

 

Non sapeva cosa rispondere. Cosa doveva dire? Non era bravo con queste cose, immaginate con un professore.

 

"Ah, scusami. Va' pure. Qua ci penso io" lo "salvò" l'uomo sorridendogli.

 

Tsukishima, ancora sorpreso, si inchinò e prese il suo borsone.

 

Ma prima di partire sentiva di doverglielo comunicare.

 

Si fermò e disse: "Sensei, controlli il ginocchio di Hinata lunedì"

 

Il moro gli sorrise: "Lo farò sicuramente, grazie"

 

"Arrivederci" E dopo quello che gli era sembrato un'eternità, andò via. 

 

Non ne era certo ma l'ultima cosa che sentì da quei due era stata una risata. La risata di Kageyama. Ma era troppo un sogno per esserne sicuro. Probabilmente, dopo tutto quello che aveva visto, il suo cervello si divertiva ad aggiungere scene improbabili.

 

"Come ti ha rovinato quel basso, Re del Campo" pensò prima di mettersi le sue amate cuffie.

 

Quello che nessuno vide fu il (piccolo!) sorriso che gli spuntò sulle labbra mentre camminava.

 

~

 

Nota autrice

 

Tsukishima con te non ho mai avuto un buon rapporto ma spero di averti trattato bene.

 

wwabissabi