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1.
Quando bussa a quella porta, a Odile tremano quasi le mani. Non sa perché: dopotutto, non è la prima volta che fa una visita a casa di Marcello ma è la prima volta che lo fa da quando Adelaide, sua madre, è partita.
«Arrivo», urlano da dentro: è la voce di Rosa. Odile ringrazia che ci sia anche la sua migliore amica, così forse sarà tutto più facile.
«Odile? Che ci fai tu qui?», chiede, mentre si sposta di lato per farla entrare. Marcello appare nel suo campo visivo poco dopo, uno strofinaccio tra le mani, l’aria confusa.
«È successo qualcosa?», le domanda mentre ne cerca lo sguardo. È successo qualcosa ad Adelaide, sembra chiederle in realtà. Odile scuote la testa, si scusa per essere piombata in casa sua senza preavviso e poi appende la borsa e la giacca sull’attaccapanni. Non si è preparata una scusa, però stare da sola in villa non era un’idea praticabile. Non per questa sera, non con tutto quel silenzio attorno, non con la foto di sua madre che sembrava guardarla non appena è rientrata in casa, non con Italo che sembra più vuoto – anche se sua madre è partita per la croce rossa e da pochi giorni – ma continua ad essere perfetto come sempre, perché quello è il suo compito.
Marcello la osserva per qualche istante: sembra aver capito perché lei è lì ma intuisce anche che non ne vuole parlare e le lascia lo spazio necessario. Quando e se lo vorrà, lui la ascolterà.
«Ti fermi a cena?», le chiede, come ci fosse realmente bisogno di porre quella domanda. La ragazza annuisce, mormora un sì grazie e lui potrebbe giurare di aver intravisto, per un solo istante, lo sguardo smarrito di Adelaide che lo osservava. Gli manca così tanto.
«Marcello sta preparando il famoso risotto di mio zio: manca a tutti in questa casa», spiega Rosa, una mano sulla schiena della Sant’Erasmo, quasi a sostenerla, a darle coraggio, «sia mio zio che il suo risotto», specifica, ricevendo in cambio uno sguardo contrariato di Marcello – sa anche lui che il suo risotto non sarà mai uguale a quello di Armando ma ci deve provare, ne ha bisogno.
Odile lo guarda, sembra volergli chiedere qualcosa sul signor Ferraris, ma alla fine ripiega su un più sicuro «posso aiutarti?». E, un istante più tardi, ha indosso un grembiule e sta tagliando le verdure per il contorno, la voce di Marcello che fa da sottofondo, un sospiro di sollievo che le esce dalle labbra mentre la tensione e la paura iniziano a lasciare spazio ad una piacevole sensazione di calore.
2.
«Signorina Odile, il signor Barbieri chiede di poter entrare in villa», la avvisa Italo, dopo averla vista sedersi a tavola per colazione, i biscotti e i croissant davanti al naso, il posto alla sua sinistra tristemente vuoto. Non ci ha ancora fatto l’abitudine.
Odile solleva gli occhi al cielo divertita e, come ogni volta che Italo la chiama signorina, gli ricorda che può usare solo il suo nome di battesimo – sanno entrambi che non lo farà mai. Lui sorride, un sorriso discreto che nasconde dietro ad un cenno del capo: le somiglianze tra quella ragazza e sua madre sembrano aumentare ogni giorno. Se la ricorda la vacanza della contessa, lontana dalla casa di famiglia, se la ricorda anche se non dovrebbe, anche se lui avrebbe dovuto essere l’ennesima persona ignara della verità.
«Lo faccia entrare, Italo, grazie», lo anticipa, distogliendolo dai suoi pensieri. Il maggiordomo si defila e pochi istanti dopo appare Marcello, la valigetta stretta in una mano, un debole sorriso a colorargli il volto. Odile abbandona il tovagliolo sul tavolo, si alza in piedi e gli va incontro. Non si è nemmeno versata il caffè.
«Marcello, ciao», lo saluta, mentre allunga la mano per stringergliela. Non hanno ancora sciolto quella formalità, nessuno dei due ne ha fatto cenno, non è il momento giusto.
«Ti fermi a colazione?», chiede a bruciapelo, lo sguardo che indugia sulle tazzine poggiate sul carrello, le mani strette tra loro. Il galateo non è una disciplina in cui eccelle, nonostante gli sforzi di Amanda, ed essere figlia di una contessa non cambia lo stato delle cose. Per occupare le mani, mette una tazzina in tavola – a capotavola – per lui, senza aspettare la sua risposta. Marcello annuisce ma prende la tazzina e la sposta.
«Volentieri, grazie», dice, mentre si siede di fronte a lei, il posto vuoto di Adelaide tra loro.
«A patto che non parliamo di lavoro: siamo pur sempre concorrenti», scherza, mentre si allunga per versarle un po’ di caffè, gli occhi di Odile che ritornano a brillare per qualche istante, le labbra che si distendono in un sorriso dopo che una risata ha riempito lo spazio della sala da pranzo.
Odile lo ringrazia per il caffè e allunga la mano davanti a sé; Marcello la afferra, sicuro, «affare fatto, signor Barbieri», scherza di rimando e questa volta è la risata di Marcello a diffondersi nell’aria mentre il nodo allo stomaco si scioglie e i primi biscotti iniziano a sparire dal piattino tra loro.
Quando, circa un'ora dopo, si alza da tavola e si dirige verso il Paradiso, ha persino dimenticato il motivo per cui era andato in villa.
3.
Non sentono Adelaide da sabato, Marcello ha disertato la serata in caffetteria: guardare Sanremo mentre pensi che quello è l’ennesimo San Valentino che passi lontano dalla donna che ami, non rientra tra i suoi desideri.
Un paio di colpi decisi provengono dalla porta e Marcello abbandona vicino al lavello lo strofinaccio con cui stava asciugando i piatti, prima di andare a vedere chi è.
«Odile?»
«Scusa per l’interruzione», dice, come se lui avesse chissà quali programmi per la serata, «ma Rosa mi ha detto che non saresti venuto in caffetteria e così ho pensato di…». Lascia la frase a metà, lo sguardo di Marcello che solo in quel momento si posa sul pacchettino che ha tra le mani. Si guardano negli occhi per un istante e ridono un po’ imbarazzati quando si accorgono di essere ancora una sul pianerottolo e l’altro dentro casa. Marcello si sposta e la fa entrare; mentre lui chiude la porta, Odile appoggia il dolce sul tavolo.
«Mi ha chiamato tua madre», la informa e lei sente un peso sollevarsi dal cuore. Non c’è nemmeno bisogno che gli chieda come sta, cosa gli ha detto, perché Marcello inizia a farle un breve resoconto di quei cinque minuti scarsi che ha passato al telefono con Adelaide. Si ritrovano seduti sul divano senza nemmeno rendersene conto, il dolce poggiato davanti a loro, due cucchiaini abbandonati sulla carta che lo conteneva. Marcello le propone di guardare assieme Sanremo e accende la tv, poi le concede di assaggiare per prima il dolce. Odile sorride, prende una meringa con le mani, la guarda con attenzione e la mangia sorridendo; Marcello, poco dopo, fa la stessa cosa.
Se solo Adelaide fosse lì con loro, farebbe di tutto per convincerla ad unirsi a quel momento improvvisato e lei storcerebbe il naso, in un moto di testardaggine che si scioglierebbe con un bacio e un paio di occhi dolci – quelli di lei si alzerebbero verso il cielo ma si ritroverebbe seduta di fianco a loro prima ancora di aver annuito.
Marcello scaccia quel pensiero con una nuova cucchiaiata di montblanc e, mentre sbocconcellano un altro po’ di dolce, Sanremo continua a scorrere in sottofondo e chissà quando e chissà come, dopo aver cercato senza successo delle risposte alla stanchezza che permeava la voce di Adelaide, decidono di provare ad immaginare cosa ne penserebbe lei di quelle canzoni che stanno ascoltando distrattamente. Odile azzarda anche un’imitazione della voce di sua madre e Marcello ride, ride come non gli capitava da tempo.
4.
«Aspetta ancora un minuto, Salvo, per favore», Matteo blocca Salvatore prima che possa aprire la bottiglia di vino che Rosa ha portato pochi minuti prima per festeggiare Marcello. Barbieri lo guarda incuriosito ma fa appena in tempo ad aprire la bocca con l’intenzione di chiedergli il perché di quella richiesta che un paio di colpi decisi provengono dalla porta e lo interrompono. Con un cenno del capo, Matteo lo invita ad andare ad aprire.
«Odile?», chiede, sorpreso, quando nota chi c’è oltre la porta, «non pensavo –», prosegue, voltandosi verso Matteo che gli sorride con l’aria di chi ha molto a che vedere anche con quella sorpresa.
«So di essere in ritardo e di non essere la Sant’Erasmo che avresti sperato di vedere», lo interrompe scherzando lei, negli occhi l’insicurezza di chi teme di essere di troppo, nel tono apparentemente leggero della voce, l’ombra di un’incertezza fin troppo familiare. Marcello non riesce a trattenere un sorriso mentre la fa entrare in casa, «però ho portato queste», aggiunge, tendendogli un mazzo di rose rosa e rosse. Sono legate con un fiocco elegante e Marcello sa, senza nemmeno bisogno di chiederlo, che è stata Adelaide ad insegnarle come e quando cogliere i fiori. Inspira un po’ quel profumo e i ricordi dell’ultima volta che è stato in serra con lei lo assalgono, bloccandogli il respiro in gola.
«Marcello? Tutto bene?», lo richiama, strappandolo ai suoi pensieri. Tutti gli altri hanno gli occhi fissi su di loro ma nessuno dei due sembra darci peso. Non è quella la cosa importante.
Marcello si riscuote, accenna un sorriso verso le rose che stringe ancora in mano e poi si avvicina per avvolgerle le spalle in un rapido abbraccio che lei ricambia, un po’ impacciata e un po’ sorpresa. È un contatto tanto rapido quanto inaspettato eppure Odile si sente al posto giusto, parte di qualcosa di bello.
«Sono contento che tu sia qui», sussurra, accarezzandole piano la schiena prima di staccarsi per mettere le rose in un vaso che Rosa ha già posizionato a centro tavola.
«Bene, ora che ci siamo tutti, direi che possiamo dare il via a questo brindisi», dice, tendendo un bicchiere ad Odile che lo ricambia con un sorriso dolce, la presenza di Adelaide che aleggia nell’aria.
5.
«A domani, socia», la saluta Matteo, canzonandola.
«A domani, socio», ricambia, sorridendo debolmente di rimando. Prima di uscire dalla porta, però, ritorna sui suoi passi e lo richiama; lui alza gli occhi dai fogli e ne cerca lo sguardo.
«Grazie», mormora, poi scompare prima ancora che lui possa rispondere. Una volta chiusa la porta, si blocca di nuovo, gli occhi rivolti verso l’ufficio di Marcello: la luce è accesa e, prima di riuscire a fermarsi, si muove verso la stanza e spinge delicatamente la porta.
«Odile?», la voce di Marcello la raggiunge quando è ormai troppo tardi per fare finta di nulla.
«Scusa, non volevo disturbarti, pensavo non ci fosse nessuno», dice, gli occhi che vagano tra quelli di lui e le sue scarpe. Si volta con l’intenzione di uscire da lì il prima possibile, tornare in villa, cenare e porre fine a quell’ennesima giornata passata a riempire ogni minuto con il lavoro per evitare, senza successo, di pensare a sua madre – la rivedrà mai?.
«Odile, aspetta», la richiama, raggiungendola in qualche falcata ma fermandosi ad un paio di passi da lei, incerto su quale sia la cosa giusta da fare. Non la conosce abbastanza, non hanno ancora instaurato dei veri automatismi e la situazione non gli toglie quel tanto di lucidità che basterebbe per lasciarsi guidare dall’istinto.
Allunga comunque una mano verso di lei e le stringe appena la spalla, gli occhi di Odile che si specchiano nei suoi.
«Ritornerà», dice, con una sicurezza a cui lui per primo ha bisogno di ancorarsi.
Odile soppesa quell’unica parola, convincendosi che ci deve credere, che ci devono credere, anche dopo un’intera giornata andata a vuoto, anche dopo le notti passate a chiedersi perché.
«E so bene quanto tua madre sia insostituibile», aggiunge, un sorriso che gli spunta sulle labbra, spontaneo, «però se hai bi-». Non fa nemmeno in tempo a concludere la frase che le braccia di Odile lo stringono a sé con una delicatezza che è quasi timore.
«Grazie, Marcello», sussurra, prima di staccarsi da lui per guardarlo un istante negli occhi; si ravvia una ciocca di capelli dietro l’orecchio, nel vano tentativo di nascondere una lacrima, e prosegue «ma ora è meglio che vada, mi aspettano per cena e tu hai sicuramente del lavoro da finire, non voglio disturbarti ancora». È solo un primo passo ma Marcello, ancora una volta, non riesce ad evitare di sorridere.
«Allora permettimi almeno di accompagnarti alla macchina, un po’ di aria mi farà bene», dice, rassicurandola e prendendo la giacca dall’attaccapanni prima di farle strada verso l’uscita, una mano dietro la sua schiena, a guidarla senza toccarla. Raggiungono la macchina di Odile in un tempo troppo breve, che non consente a lei di aprirsi di più e non convince lui a dire qualcos’altro, anche se le offre nuovamente il suo sostegno, per qualsiasi cosa, quando ne ha bisogno. Odile gli stringe la mano per salutarlo e l’altra mano di Marcello sale ad accarezzarle la spalla mentre le sorride incoraggiante.
E poi succede tutto in fretta: un’ombra che passa dietro di loro, gli occhi azzurri della ragazza che cercano i suoi, quasi ad avere una conferma, loro che si voltano verso quella presenza e il mamma di Odile che risuona chiarissimo mentre ritrova il suo posto tra le braccia di Adelaide.
Marcello le guarda: sorpresa, sollievo, gioia e spavento che si mescolano così bene da non riuscire a distinguerne i confini. Il cuore perde qualche battito quando Adelaide cerca e trova i suoi occhi nonostante la distanza, nonostante i mesi che hanno passato separati, nonostante la sofferenza e le omissioni. Lo guarda per qualche altro, lungo, istante e poi allunga una mano nella sua direzione mentre con l’altra continua a stringere Odile a sé, come se fosse la cosa più importante del mondo. Marcello si avvicina incerto, timoroso di invadere uno spazio che, pensa erroneamente, non gli appartiene. Quando arriva sufficientemente vicino, Adelaide gli stringe la mano con la sua, lo guarda e a lui non serve altro per avvicinarsi ancora un po’ e stringerle entrambe in un abbraccio che riscalda tutti e tre.
È la fine di un incubo, ma è anche un nuovo inizio.
6.
«E quindi è questo quello che fate in mia assenza? Mettete a soqquadro la villa?», la voce di Adelaide, alle loro spalle, li fa sobbalzare mentre estraggono l’ennesimo vestito dal baule e Odile lo accosta al proprio corpo, specchiandosi per immaginare come le starebbe indosso, gli occhi di Marcello che la osservano attenti e partecipi.
«Sei già sveglia? Il medico si è raccomandato a lungo: non dovresti stancarti.»
Marcello è il primo a voltarsi e a raggiungerla per darle il buongiorno con un bacio dolce sulle labbra, in quello che è diventato un loro rituale da quando gli ha chiesto se volesse trasferirsi in villa con lei e sua figlia. Adelaide alza gli occhi al cielo, come ogni volta che lui fa riferimento alla necessità di riposare, ma lo trattiene per qualche altro istante e Odile si finge impegnata a guardare altrove, concedendo loro l’intimità necessaria.
«Non sono malata, Marcello», gli ricorda, mentre lui sorride e la stringe a sé dalla vita poggiandole un bacio sulla tempia.
Il letto è disseminato di vestiti: qualche completo elegante, molti abiti di cui Adelaide non aveva nemmeno memoria, quel giacchino che apparteneva a Margherita e prima ancora a loro madre. C’è anche un vestitino da neonato: Odile non fa domande quando lo sguardo di sua madre vi si posa sopra, ma capisce lo stesso. Non è pronta ad ammetterlo a se stessa, ma il cuore le si stringe in una morsa, per ciò che è stato e per ciò che non sarà mai, per quei pensieri che spesso la prendono all’improvviso e da cui non ha ancora imparato a districarsi. Sorride al pensiero che, presto, qualcuno potrà indossare quel vestitino.
«Mentre ti aspettavamo per fare colazione, Marcello mi ha chiesto di vedere gli abiti anni ’30 della nonna, quelli che io e Matteo abbiamo indossato per la festa di –», spiega, ma Adelaide, gli occhi fissi in quelli dell’uomo di fianco a lei, non la sta ascoltando. Non è la prima volta che Odile li vede così, racchiusi nel loro mondo, estranei a qualsiasi cosa stia succedendo. Sorride.
«Dovresti provarci anche tu», riprende, strappandoli a quello strano dialogo fatto di sguardi, «a travestirti, dico», aggiunge, quando entrambi spostano lo sguardo su di lei. Nel dirlo, si allunga un po’ verso un cappellino e lo tende a Marcello, sul volto il sorriso di chi sa di avere davanti a sé qualcuno che la seguirà in quell’idea. Lui lo afferra, la ricambia con un’espressione divertita e, prima che tutti e tre possano rendersene conto, sua madre ha davvero quel cappellino in testa e sta ridendo alla sua immagine allo specchio.
Se gliel’avessero detto solo qualche mese fa, non ci avrebbe mai creduto ma, ora, non potrebbe immaginare un luogo che sia più casa di questo.
