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Non è facile continuare a distinguere e dipanare le realtà realmente possibili tra le infinite quantità di futuri che mi appaiono ogni giorno nella mente: mentre dormo, quando medito, mentre scruto specifiche previsioni o mentre accolgo i pellegrini – ogni momento è buono per le visioni, loro non si fanno problemi e giungono a me sempre senza avvisare.
Alcune sono semplici sbuffi di futuro già destinati alla morte nel momento della comparsa – troppo folli per realizzarsi, troppo improbabili per concretizzarsi in più che quell’immagine che tormenta il mio pensiero per qualche istante prima di svanire. Altre invece hanno un peso maggiore: queste ultime visioni occupano maggiormente la mia attenzione, riescono a sviare o per lo meno disturbare il flusso dei miei pensieri, e raffigurano quelle possibilità più attuali, le strade che potranno essere percorse da questo o quell’essere nella propria strada in questo mondo.
Sono poche quelle, però, così solide da riuscire a svegliarmi mentre dormo, estrarmi dall’isolamento mentale mentre medito, sostituirsi persino quali oggetti delle mie divinazioni e osservazioni scalzando anche i pellegrini in cerca di risposte. Sono i futuri che riguardano me o il mio destino ultimo, o quelli di coloro che hanno un ruolo lungo i vari fili che l’Onnisciente ha predisposto davanti a me affinché intessessi con essi trama e ordito del manto che costituisce la mia vita. Ho imparato a conoscere ognuno di questi fili, riconoscerne colore e lunghezza, materiale e spessore, importanza e resistenza all’interno del tessuto che tesso ogni secondo che passa – e quando le visioni inerenti loro arrivano, è come se tendessero uno o alcuni di questi fili e li facessero vibrare come corde d’arpa. Non sempre il loro suono è accordato con la musica che odo e scrivo sulla mia partitura, e in tal caso queste visioni vanno accuratamente studiate, sezionate, auscultate e rivisitate più e più volte, fintanto che il loro pieno significato non è così chiaro da renderle o certezze o, come quasi sempre succede, impedire completamente la loro realizzazione.
Questa volta, però, la visione è così imponente, così certa e vera nonostante la sua forma di pensiero di futuro, che mi pare già di sapere tutto, di stringere in mano questa realtà il cui quando ancora non conosco, ma il cui come e perché so già costituiranno i miei sforzi per i prossimi tempi. Questo tomo meraviglioso, ricoperto di cristallo e dei simboli dell’Onnisciente, non è che la concretizzazione del mio sogno, il segno che Colui che Possiede il Terzo Occhio ha scelto me quale sua ancella prediletta e successore.
La mia cella non è più sufficiente per permettermi di inseguire questo sogno, il flusso costante di questuanti sarà solo un disturbo nella mia cerca di risposte. Devo trovare quanto prima il Tempio Perduto dell’Onnisciente, e là trasferirmi – nella pace, nello studio, nell’attesa, finché l’Essere Canopo giungerà tra le mie mani.
L’Onnisciente ha finalmente deciso di guardare verso di me, ed ecco il Suo Tempio Perduto finalmente apparirmi davanti in pietra e potenza. L’ha celato ad ogni altro divinatore e sacerdote, ma anche Lui sapeva di non poter sfuggire alla mia indagine implacabile, alle mie ricerche ostinate e senza errori – e infine mi ha premiata anche con questa conoscenza ultima.
I folli del passato hanno nascosto questa sacra dimora al di là del tempo e dello spazio del nostro mondo, sigillandone le sante sale e impedendo a chiunque di accedervi – ma io non sono chiunque, e il mio nome non potrà più essere ignorato o nascosto. È follia credere di poter celare la conoscenza e la verità, e tutti coloro che operano in tal modo non compiono certamente il volere di Colui che Tutto Vede – ma ad essi porrò rimedio io, e i miei occhi vedranno ogni verità e tramanderanno quelle giuste ai posteri e ai supplicanti.
Vi è una vasca cerimoniale in questo luogo santo, adatta ad acuire le capacità dei profeti ma troppo a lungo rimasta all’asciutto. Ma se ora la riempio, io che già percepisco ogni cosa, che succederà? Quali altri possibilità attendono colei che ormai tutto vede e tutto sperimenta? Non può essere che una prova dell’Onnisciente, un modo per farmi sentire piccola quando ho scoperto anche questo Suo Tempio Perduto, per vedere se sono degna di raccogliere il suo testimone e, da qui, ergere un nuovo tipo di culto che perfezioni quanto Lui ha già fatto.
Niente più vasche premonitrici, né sale coperte di specchi per riflettere l’infinità del possibile e cercare tra tali bagliori l’unica verità che ci importa di rendere reale. Tutto questo non è più necessario, e dovrà essere eliminato anche dalla Casa del Globo Onnisciente – secondo questi nuovi insegnamenti che i novizi apprenderanno direttamente da me, d’ora innanzi.
Anche le preghiere, ora che questo luogo santo mi è stato rivelato, dovranno assumere un nuovo senso e una nuova direzione – preghiere rivolte alla mia saggezza e per aiutarmi ancora di più a raggiungere lo scopo ultimo della divinazione, e non più semplici lamentazioni d’intercessioni a Colui che non ha garantito a nessun’altro quanto ho ottenuto io. Vi sono delle gerarchie da rispettare, e se sono stata scelta per guidare il futuro del nostro culto, tocca a me indirizzare anche la devozione verso la strada più corretta.
L’Essere Canopo non potrà compiere il suo destino per me, dopotutto, senza l’aiuto dell’Alto Sacerdote che già vedo inchinarsi al mio cospetto. Perché non facilitare il suo percorso, portando tutto il clero a prostrarsi alla verità che da queste sale rivelerò loro? Presto, la novizia giungerà a me con Il libro, e dovrò far sì che tutto sia già predisposto affinché incontri meno ostacoli possibili nel consegnarmi ciò che attendo da fin troppo tempo.
Alessia ha scherzato, oggi, chiamando la mia nuova casa “una tomba, più che un tempio dell’Onnisciente”. È tanto devota e nella sua semplicità ha visto là dove gli Alti Sacerdoti camminano ancora nel buio – e per questo è giunta a me, e da qui non se ne andrà più. Che sia il mio cuore cristallino dentro di lei – o il suo battito che rimbomba nel vaso canopo nella sala sepolcrale – a suggerirle la verità, questo continua a sfuggirmi. Ma se la mia vicinanza e comunanza con la sua persona acuiscono le sue capacità divinatorie, questo non può che essere un bene per il mio progetto. Da latrice dell’Essere Canopo a ultima ancella della mia ascensione, una devozione simile è ciò che più di prezioso mi resta in questo mondo di inutili mortali.
Ha ragione, questa dimora è una tomba ormai: la tomba della futilità dell’Onnisciente, delle sue previsioni incerte e delle sue dottrine erronee, che vogliono preservare la libera scelta quando è chiaro che questo mondo necessità di qualcuno che gli dia ordine, una tessitrice abile che tiri ogni filo e lo posizioni nel luogo giusto. Ma la tomba anche di coloro che mi serviranno per sempre, al pari di Alessia, per permettermi di conquistare il potere che tanto ho meritato andando più a fondo di chiunque altro nell’indagare il futuro.
Il gladiatore infernale è stato il primo ad aggiungersi alle mie schiere – stupido tiefling incapace di cercare la grandezza al di là delle mura di un’arena polverosa e sanguinosa. I suoi occhi incapaci di vedere ora osservano al posto mio, e la sua prestanza fisica di Okuzor sarà la miglior difesa qualora qualche insetto sfuggito alla trama delle visioni tenti di profanare il mio indisturbato tessere il nostro destino.
Per quanto mi sia premunita e abbia istruito Alessia e i sacerdoti in merito al non far accedere a questo sacro ritiro nessuno che io non abbia precedentemente rivelato loro in arrivo, Zeren ha dimostrato che qualche minuscolo parassita ancora sfugge a questa tela divinatoria. L’illuso credeva di poter rubare i segreti della visione della verità alla sottoscritta – come se un passero potesse ottenere dall’aquila la maestosità delle ali, la vista acuta e gli artigli possenti che la rendono la regina dei cieli. Ora, il mio corpo si purifica coi suoi reni, le poche debolezze della non morte che vengono purgate dalla nuova purezza cristallina che ho introdotto in quel corpo avido sì, ma troppo incapace per avere altro significato in questa esistenza.
L’Alto Sacerdote Xemru sarà il prossimo a raggiungermi, e colui che riporterà nel mondo l’Essere Canopo affinché raggiunga gli ultimi cinque ricettacoli che attendono di servirmi per l’eternità. I loro nomi devono ancora giungere in queste sacre sale, e sospetto che Savras ormai abbia compreso come il suo tempo stia giungendo al termine, ostacolando la mia visione e inviando segnali dubbi di tanto in tanto. Ma col suo Alto Sacerdote al mio fianco, nemmeno l’Onnisciente potrà arrestare la mia ascesa, i suoi templi popolati di ciechi saranno incapaci di intralciare l’avanzata dei miei servi che finalmente hanno imparato a osservare.
E, al contrario di un Dio morente, che si spegne come una candela ormai troppo consumata – io ho tutta l’eternità della non vita per vincere questa partita. Parola di Valin Sarnaster, Colei che Plasma Ogni Futuro.
