Chapter Text
James Moriarty non è mai stato un tipo sentimentale. Tutti credono sia apatico, pazzo, insensibile e elegante. È tutta apparenza. La vita è uno spettacolo di burattini e lui è bravo a tenere i fili tra le dita. Nessuno ha i suoi fili invece, nessuno lo sa per lo meno.
Sherlock Holmes, il detective più bravo al mondo, e suo nemico per eccellenza, lo ha legato al mignolo. E giocano insieme, alle regole della mente criminale, e il detective fa quello che lui vuole. Ma in realtà tutto quello che fa, oltre a un paio di contentini che si concede, è per Sherlock. Crea i casi perché lui non si annoi a risolverne di banali. Potrebbe fare il suo lavoro alla perfezione, nessuno saprebbe neanche il suo nome se volesse, ma Sherlock… Quell'uomo gli fa fare pazzie.
Questa sera Moriarty è in una camera d'albergo, immerso tra le coperte con il suo pigiama oversize, e non riesce a dormire. Sta lavorando da giorni a un caso per il suo detective, e questa notte il sonno non gli arriva al cervello. Dovreste vederlo, tutto stanco e scombinato tormentato dai pensieri dell'uomo che ama. Non sembra la mente criminale più pericolosa al mondo, sembra solo un patetico adolescente alla sua prima cotta. E dopo ore, si alza dal letto e prende dalla scrivania il suo block notes, e la sua stilografica nera. Si siede sul tavolino che ha in balcone, guarda la luna e si mette le mani tra i capelli.
“Vaffanculo”
esce una lamentela spezzata al posto di un grido di rabbia. Si tira i suoi stessi capelli stressato. Poi dopo uno sbuffo prende la penna in mano, fissando il foglio bianco davanti a lui. Cosa vuole scrivere poi? Più ci pensa e più la sua mente piena di pensieri gli appare vuota. Si alza e strascica i piedi fino al mini frigo della camera d'albergo, prendendo una birra e aprendola col cavatappi. Quando si siede di nuovo prende un lungo sorso dalla bottiglia prima di riuscire a scrivere. Una scrittura disordinata, vista la stanchezza e i pensieri confusi. Cancella alcune parole, o frasi intere e le riscrive, facendo apparire il foglio come il tema di un bambino delle elementari. Quando finisce il bere non ha ancora finito di scrivere, e ciò un po' lo frusta, ma ormai non ha voglia di alzarsi di nuovo. Quindi scrive, ascolta le parole che appaiono come dettate nella sua mente e le trascrive. Non si fida molto a lettera compiuta, ma gli trova una busta e la chiude. Scrive l'indirizzo dell'hotel, e il 221b di Baker street. Quando si stende a letto il sonno gli è passato, ma la sua mente si è calmata, e passa le restanti ore della notte sul telefono a ricevere informazioni prettamente inutili che non gli entrano davvero.
La sveglia suona e lui si alza, senza un'ora di sonno, e si prepara. Si copre le occhiaie, si sistema i capelli, e indossa un abbigliamento casual, per passare inosservato durante la giornata. Quando Sebastian Moran bussa alla sua porta lui afferra la lettera che aveva lasciato sulla scrivania ed esce. Il suo uomo fidato sistemerà la valigia, e lui ha bisogno di inviare quella lettera.
La lettera arriva al destinatario. Una lettera, solo l'indirizzo e il destinatario scritti, Sherlock Holmes in bella vista. La apre con attenzione, dopo aver studiato il suo esterno e averne appurato l'anonimato.
“Caro Sherlock,
Non so spiegarti cosa mi spinge a scrivere queste righe, forse è la pesantezza della solitudine che mi circonda o la necessità urgente di dirti qualcosa che mai avrei il coraggio di esprimere a voce. Non aspettarti melodrammi o piani astuti; il mio non è un tentativo di attirare la tua attenzione, ma piuttosto un impulso irrefrenabile, un’urgenza profonda che non riesco più a soffocare.
Non ti conosco, almeno non davvero, eppure, per qualche strano motivo, ti comprendo più di quanto conosca la mia stessa anima. Ogni volta che ti osservo, ogni volta che ti vedo risolvere un mistero, quando i tuoi occhi brillano di quella curiosità insaziabile, una parte di me si risveglia. È un sentimento ineffabile, un’emozione che vorrei poter descrivere, ma le parole non bastano.
Tu non sei come gli altri, non sei come quelli che ti circondano, che ti elogiano con superficialità. Non sei nemmeno come me, in un certo senso, e per questo ti ammiro ancora di più. Dentro di te dimora una forza inesplicabile, una determinazione che risplende sopra ogni altra cosa, e la tua esistenza stessa è una luce nel mio buio.
Talvolta mi sorprendo a pensare a come affronti il mondo, con quella tua audacia imperturbabile, quel coraggio che brilla in ogni passo. È come se fossi certo di poter afferrare ogni mistero, di poter svelare ogni enigma, ma nel profondo, c’è una solitudine intima, un’assenza che nessuno pare cogliere. Ed è proprio per questo che la mia ammirazione cresce. Ammiro ogni tuo tentativo di non arrenderti, di non piegarti, anche quando il caos attorno a te sembra non avere alcun significato.
Ti osservo spesso, forse troppo, chiedendomi se tu sia consapevole di quanto la tua vita, la tua incessante ricerca di verità, tocchino il mio cuore più di quanto io possa esprimere. Non desidero seguirti né invadere il tuo spazio, ma sento che c'è in te un frammento di luce che mi fa sentire, anche solo per un attimo, meno solo. E questo è un dono prezioso.
Non intendo dirti di più. Voglio solo che tu sappia che, nonostante tutto, esiste qualcuno che ti vede davvero, qualcuno che ti apprezza silenziosamente, senza dichiararlo mai ad alta voce. Qualcuno che ti venera nell'intimità della sua anima, con una devozione silenziosa e segreta.
Con amore il tuo più grande fan”
Sherlock dovette leggerla due volte, una per il contenuto in sé, la seconda per analizzarla al meglio. Troppa emotività, è stata scritta di getto, piena di errori grammaticali e ripensamenti, con lievi solchi dovuti a lacrime versate e subito asciugate dalla carta. La scrittura è bella, ma visto l’instabilità emotiva a volte è più tremante. L’uomo è solo, e trova uno strano senso di compagnia con Sherlock, il quale è solitamente evitato da tutti: L’anonimo lo ha notato, e sembra essere ossessionato da lui… Descrive ogni suo gesto e comportamento come se lo sapesse a memoria. Da quanto lo conosce? Quanto è vicino a lui per conoscerlo bene eppure non essersi fatto notare? Sherlock è sicuramente incuriosito e non può fare a meno di andare avanti con l’analisi. La lettera è stata profumata, olio essenziale leggero al legno di cedro, non è forte, per niente, si confonde quasi nell’aria. Perché dice di non conoscerlo quando nessuno lo ha mai incuriosito così tanto? È una distrazione perfetta! Sembra insicuro, eppure è molto astuto per essere rimasto anonimo, è decisamente bravo! Si, uomo, non c’è stato un dubbio ancor prima di aprire la busta. Oh questo gli piace! Deve dirlo a John! Ha tempo fino alla prossima lettera, ce ne sarà un'altra, e lui non può rispondere perché non ha dove spedirla. Non ha ancora abbastanza informazioni per trovare un altro modo per rintracciarlo, non ancora, Oh ma lo troverà! E sarà fantastico…
