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Language:
Italiano
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Published:
2025-05-16
Words:
2,103
Chapters:
1/1
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6
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23
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281

Gli ultimi giorni d'estate

Summary:

«Adelaide», riprova, avvicinandosi piano a lei. Le sfiora una spalla per manifestare la sua presenza e, dal modo in cui si scioglie sotto il suo tocco, capisce che può tirarla a sé senza paura.

Notes:

È partito tutto immaginando Adelaide e Marcello abbracciati su un terrazzino vista mare, ma nel mio mondo ideale (quello in cui non ci sono baci tra i cammelli, né paternità ottenute grazie ai retcon, ma ci sono solo Adelaide e Marcello – e Odile – che hanno potuto consolidare ancora di più il loro rapporto) questo è piu o meno il modo in cui immagino i loro ultimi giorni d'estate.

Buona lettura!

Work Text:

L’alba sta iniziando a tingere il cielo di sfumature pastello e la brezza marina le solletica la pelle; Adelaide mette un punto alla frase che sta scrivendo e alla pagina, chiude il diario e posa la penna sulla copertina, evitando che il vento possa sfogliarlo, e si rimette in piedi. Sono giorni che il sonno fatica ad accoglierla tra le sue braccia e ieri sera non ha fatto eccezione. Ci ha provato e riprovato, si è soffermata a guardare il soffitto per minuti che sono diventate ore mentre, accanto a lei, il respiro di Marcello si faceva sempre più regolare e il suo viso si distendeva prima in un sorriso leggero e poi in un’espressione rilassata ed appagata. L’ha osservato dormire, studiandone da vicino i dettagli del volto, facendo la conta del tempo passato assieme ma, soprattutto, di quello che non hanno passato assieme, delle cose che lei avrebbe potuto fare diversamente. Si è scusata e gli ha baciato la fronte, scostandogli un ciuffo di capelli e poi, più stanca di quando era andata a letto, si è alzata per scrivere, per consegnare alle pagine del diario le sensazioni della lunga estate che sta volgendo al termine.

Si stringe tra le braccia in un automatismo frutto di tempi passati e di giorni, anni, in cui ha potuto fare affidamento solo su se stessa, lascia che lo sguardo si perda verso l’orizzonte e inizia a respirare a ritmo con le onde che si infrangono placide contro il bagnasciuga. Era stata sua madre ad insegnarlo a lei e a Margherita, a portarle al mare per la prima volta, a lasciarle libere di sperimentare, di correre e cadere, di giocare con la sabbia e sporcarsi, come bambine normali – non lo sono mai state, mai fino in fondo, ma con lei riuscivano ad esserlo, sempre, a non sentirsi mai sbagliate, mai sotto esame. Stringe ancora un po’ le braccia e alza gli occhi verso il cielo, un piccolo brivido che le percorre la schiena mentre una lacrima le scorre lenta sul viso.

«Adelaide»

Marcello arriva dopo qualche altro minuto – lei sta ancora osservando il mare, persa tra pensieri che intrecciano passato e futuro – ma si poggia alla portafinestra aperta prima di avvicinarsi a lei. Adelaide non dà cenno di averlo sentito, il respiro che continua ad essere sincronizzato con l’infrangersi delle onde. Quando si era svegliato, solo pochi minuti prima, aveva allungato la mano alla sua destra per cercarla e tirarla piano a sé, per tuffare il viso nell’incavo del suo collo, come è solito fare ogni volta che dormono assieme, ma con i polpastrelli aveva tastato solo lenzuola fredde. Alzarsi era stata più una necessità che una vera decisione.

«Adelaide», riprova, avvicinandosi piano a lei. Le sfiora una spalla per manifestare la sua presenza e, dal modo in cui si scioglie sotto il suo tocco, capisce che può tirarla a sé senza paura. Da quando la loro relazione era diventata più importante, aveva scoperto in lei un desiderio – forse persino un bisogno – di contatto fisico che l’aveva spiazzato ma a cui aveva imparato a rispondere in modo sempre più presente, tirandola a sé o accarezzandola, baciandola o coccolandola, sfiorandole la pelle o i capelli. Lei, dal canto suo, aveva imparato a ricambiarlo con carezze sul viso e baci a schiocco, occhi lucidi ed innamorati, perle di sarcasmo e “ti amo” sussurrati.

La attira a sé e avvolge le braccia attorno al suo corpo, coprendo quelle di lei ed intrecciando le dita di entrambe le mani prima di lasciarle un bacio tra i capelli ed inspirarne il profumo che si mescola all’odore salmastro del mare. La sente lasciarsi andare ancora un po’, i respiri che inconsapevolmente si sincronizzano e il battito del cuore di lei che rimbomba contro il suo.

«Scusami», dice, gli occhi chiusi e un sospiro profondo ad accompagnare quell’unica parola.

«Non è la prima volta che mi sveglio da solo, contessa, non preoccuparti», la canzona, chinandosi per lasciarle un bacio sulla guancia. Adelaide lo sente sorridere contro la pelle e scioglie l’incastro delle loro mani solamente per voltarsi e guardarlo negli occhi.

«Sciocco», lo riprende e Marcello non può evitare di sorridere nel notare quanta dolcezza ci sia in quelle sette lettere: sono sempre di più le volte in cui, in quella parola, riesce a scorgerne altre due.

«Non intendevo quello; mi dispiace averti mentito sulla malattia, mi dispiace averti lasciato a Milano da solo, mi dispiace averti fatto credere che tu non fossi import–»

Marcello trema appena e la stringe più forte a sé mentre le posa la mano destra sulle labbra, quasi a voler portare via le parole, a ricordare a se stesso che nessuno degli incubi è diventato realtà, che Adelaide sta finalmente bene, che immaginare il futuro che ha sempre sognato è possibile – e chissà se l’ha sognato anche lei.

«Ne abbiamo già parlato, ti sei già scusata, non riapriamo questo discorso, ti prego; essere qui ora è l’unica cosa che conta», le dice, la supplica che si riflette nel modo in cui la sta guardando. Adelaide annuisce prima che lui si chini per baciarla piano, in un contatto che diventa più profondo in breve tempo mentre lei solleva il braccio per accarezzargli la nuca con movimenti rapidi ma delicati.

«Allora permettimi almeno di ringraziarti», replica, quando si staccano. Marcello solleva gli occhi al cielo e sorride ancora una volta: Adelaide continua ad essere incorreggibile e lui continua ad amarla, infinitamente, anche per questo.

«Ti amo, Adelaide, ti ho promesso che non ti avrei mai lasciata sola ed è ciò che intendo fare, non c’è nul–», la rassicura, ancora una volta, e lei si sporge verso di lui per interromperne le parole con un altro piccolo bacio, il ti amo ad accompagnare lo sfioramento di labbra, la mano destra che trova la sua guancia per una carezza che estende fino al collo. Quando torna a guardarlo negli occhi è seria, come non ricorda di averla mai vista.

«Si tratta di Odile», spiega e lo osserva mentre aggrotta la fronte e le sopracciglia e la guarda in attesa che parli.

«Quando me ne sono andata, mentre mi lasciavo la villa alle spalle», inizia, la voce che le trema un po’ mentre Marcello la stringe e le accarezza la schiena ed è quasi sul punto di interromperla di nuovo, perché ricordare quei momenti significa rivivere la delusione e la preoccupazione, la paura e le insicurezze, ma rimane in ascolto, «non avrei mai immaginato che vi avrei trovati così uniti al mio ritorno, ma sapervi felici era tutto ciò che desideravo», aggiunge, una lacrima che le scivola sul viso. La prima volta in cui Odile, in una delle pochissime telefonate che lei riusciva a fare in villa, le aveva parlato di Marcello e del tempo che avevano passato assieme, il suo cuore aveva mancato un battito. In quell’istante aveva avuto la certezza che, se anche le cose fossero andate per il peggio, le due metà del suo cuore ci sarebbero state l’una per l’altra e lei se ne sarebbe potuta andare molto più serenamente.

«Non ho fatto nulla che chiunque altro non avrebbe fatto», dice, quasi difendendosi, ma entrambi sanno che non è vero, che ha fatto molto di più di chiunque altro. Nessuno dei due lo nomina, perché lui non merita spazio tra loro, ma Umberto ne è la prova vivente: il suo desiderio di avvicinarsi ad Odile solamente per manipolare Adelaide è sotto gli occhi di entrambi.

«Ti sei interessato a lei, al suo stato d’animo, le sei stato accanto e», lo corregge, cercandone lo sguardo «e non eri tenuto a farlo», aggiunge, «ti sei comportato da genitore prima ancora che da amico e da compagno di sua madre», specifica e Marcello sente il respiro venirgli meno di fronte all’importanza di quelle parole. Non ha mai avuto un uomo da poter definire padre prima di conoscere Armando, non sa cosa significhi esserlo davvero ma, mentre Adelaide continua a guardarlo e a ricordargli delle lezioni di cucina improvvisate, degli abbracci spontanei tra lui e Odile, delle guide spericolate seduti uno di fianco all’altra e viceversa, può dire che spera di poter diventare presto un punto di riferimento per Odile – forse, in parte, lo è già – se lei lo vorrà.

Senza sapere cosa dire né come ringraziarla, la tira a sé, l’orecchio di lei a contatto con il battito del suo cuore, le mani di Adelaide che corrono alla sua schiena per accarezzarla piano, con dolcezza, mentre lui si china a sussurrarle un grazie all’orecchio e a baciarle il collo, in un incastro che vorrebbe rimanesse così per sempre – è già da un po’ che ci pensa, ma l’estate trascorsa assieme, l’aver toccato con mano cosa potrebbe essere una vita intera con lei, ha rafforzato ancora di più l’idea.

Quando si staccano, Marcello cerca di sfuggire dal suo sguardo, i pensieri che si affastellano nella mente: quando chiederglielo, dove chiederglielo, come chiederglielo – c’è davvero un momento più giusto di un altro? lei accetterebbe? e se bastasse un passo falso per rovinare tutto? può coinvolgere Odile o Marta o entrambe?

«A cosa pensi?», gli chiede, senza timore – si sono promessi di dirsi tutto, di condividere ogni tipo di pensiero, di rimanere l’uno al fianco dell’altra nei momenti belli e in quelli che lo saranno meno –, la mano che sale ad accarezzargli il viso per portarlo con gli occhi nei suoi mentre un raggio di sole gli colpisce le iridi scure donandogli mille sfumature differenti.

Marcello scuote la testa e si china a baciarla, prendendo tempo, e lei lo asseconda ben volentieri, le labbra che si cercano e si trovano senza alcuna difficoltà. Quando si staccano, hanno entrambi gli occhi lucidi e si scambiano un altro bacio leggero.

«Queste settimane con te e con Odile sono state le migliori vacanze che potessi desiderare, Adelaide», dice, delineandole il viso con una carezza. Quando avevano deciso di partire, l’idea era stata quella di trascorrere un paio di settimane lontani da Milano, ma le due settimane erano diventate prima tre e poi sei – lui e Roberto avevano diviso equamente le vacanze, facendo a turno –, portandoli alla fine di agosto in un battito di ciglia.

«Anche per me», conferma, gli occhi incatenati ai suoi, «e comunque, Milano può aspettare ancora un paio di giorni», gli ricorda e a lui sembra di ritornare indietro nel tempo, alla prima volta in cui l’ha convinta a rimanere ancora un po’ a letto – quando l’ancora cinque minuti, contessa si era trasformato in un quarto d’ora di chiacchiere leggere –, per il solo gusto di stare assieme, accoccolati sotto le coperte, senza precipitarsi a fare colazione per rispettare regole inesistenti, e ne è immensamente orgoglioso, proprio come lo è stato quando era stata lei a proporre cinque minuti in più a letto. Non glielo dice ma si china a baciarla ed è certo che lei capisca lo stesso. Quando si staccano, le ravvia una ciocca di capelli dietro l’orecchio e la guarda negli occhi.

«Non sai quanto vorrei rimandare il nostro ritorno, anche solo di qualche ora, ma mi sentirei in colpa se privassi Milano della sua regina», commenta, la voce lieve, e una risata piena si fa strada tra le labbra di Adelaide ma poi lei ritorna seria anche se il sorriso non scompare dal suo volto. Gli accarezza la guancia, assicurandosi di avere la sua attenzione e Marcello la guarda, cercando di indovinare cosa sta per dirgli.

«Se dovesse essere il prezzo da pagare per una vita così, con te e con mia figlia, lo pagherei più che volentieri, Marcello», dice, gli occhi di lui che si inumidiscono di fronte a quella che ha tutta l’aria di essere una delle dichiarazioni più importanti che lei gli abbia mai fatto. Adelaide lo guarda, soppesa la sua espressione, poi si sente in dovere di aggiungere «ma so che, in caso, dovremmo parlarne assieme, perché non è una decisione che spetta solo a me, in passato ho già sbagliato per questo e non sarebbe giusto se io ti obbligassi a –».

Marcello trova le sue labbra e pone fine a quella che stava per diventare una infinita richiesta di scuse. Le prende il viso tra le mani, posa la fronte su quella di lei e, quando incontra i suoi occhi azzurri, ha la certezza che, anche se glielo chiedesse ora, mentre sono rispettivamente uno in pigiama e l'altra in vestaglia, all’alba di un qualunque mattino, in un luogo che non significa nulla per nessuno dei due, con le onde che continuano ad accompagnarli e la brezza marina che accarezza i loro visi, lei gli direbbe di sì e lui non potrebbe essere più felice di così.