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Language:
Italiano
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Published:
2025-06-03
Words:
1,176
Chapters:
1/1
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1
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10

La Scuola di Frittole.

Summary:

A Frittole, nel 1492, ci finisco io, e devo trovare un modo per cavarmela...

Work Text:

Frittole, in Toscana. Mi pareva d’esserci passato nel 2025, di passaggio per andar a trovare amici a Firenze, d’aver giusto bisogno d’un alloggio per la notte… Ed invece, quando mi rialzo, tutto par strano.

Lo so, in Toscana si fan tante rievocazioni storiche. Ma quel giorno? Tutti vestiti alla maniera medievale, o forse rinascimentale – In ogni caso, mi pare quasi il 1492. Non c’è manco la mia macchina, ho paura qualche manigoldo se la sia riuscita a rubare; cerco alternative, perché devo tornare a Bologna, dove ho le prove per un brano che ho scritto da poco e dovremmo eseguire. Mi faccio forza, e chiedo al primo che passa di quei tanti figuranti che vedo in giro:

“Mi scusi, sa dirmi dove passino le corriere?”

Mi guarda strano. Poi sbotta:

“Ohibò, sed como fauella codeſto foreſtiero? Et como eſt ueſtito strambo? Non uerrà mica da qualche urbe riuale?”

Uno dei suoi compari lo spalleggia:

“Vhm… Da la parlata se fauellarìa uenir da Florentia, sed mancan le caracteriſtiche ‘C’ haſpirate…”

“Et codeſti ueſtiti giammai li habeo uiſti… Non etiaria mica per caſo una spia de’ Sultan de’ Turchi?!? Ne lo qual caſo, eſt denuntia a lo Inquiſitore et rogo immanente!”

Ho capito: è davvero il 1492! La paura dei Turchi, l’Inquisizione, i roghi… Son chiaramente capitato in quel periodo, ed ora?

Mi faccio coraggio, e provando ad improvvisare un po’ d’Italiano antico, basandomi sulle mie letture di Dante e Petrarca, ribatto:

“Ehm… No, inuero… Sum da Reggio Lepida, sed sum musicho, et habeo iſtudiato a Bononia…”

“Muſico, dunque?”

“Si – Habeo iſtudiato compoſitione, et sonicchio un poco lo organo…”

“S’appelli lo poteſtà locale, se eſt magnanimo potrebbe donargli una opportunitate.”

Nel giro d’alcuni minuti mi ritrovo fronte a fronte col podestà, il quale non vuol perder tempo:

“Dunque, tu fauelli de ser muſicho?”

“Nol puoto negar, Meſsere.”

Dopo una breve pausa, la sentenza:

“Venga dunque poſto a la proua lo soſpettuoſo foreſtiero! Rinchiudetelo ne la eccleſia, et ne uenga fori sol dopo haber compoſto una Meſsa completa sopra cantus firmus a propria scelta! Che se eſt incapace a scribere, o se spia de’ Turchi et dunque inabile a scriber musicha sachra a cagion de la sua fe’ Maomettana, se sarìa ordunque smaſcherato immanentemente. Et saran torture et roghi!”

Due guardie armate d’archibugi ed alabarde mi prendon per le braccia e mi chiudon nella chiesa. Ho a disposizione un po’ di pergamena con sopra incisi i pentagrammi, un Graduale coi canti gregoriani ed un organo. Prendo il Graduale: ho deciso di tentare il tutto per tutto, e prendo allora l’Ut queant laxis, l’inno a San Giovanni il Battista da cui han preso poi nome le note. Lo trasporto una quarta sopra, per renderlo più adatto all’estensione delle voci in una tessitura polifonica. Fortunatamente, anni di studio del contrappunto classico mi han dato una buona idea di come scrivere musica nello stile rinascimentale e barocco, anche se devo un attimo ricordare come funzioni l’antica notazione mensurale, e quei rompicapi di ligaturae che, pur meno complicati di quelli d’un secolo prima, dell’Ars Subtilior, ancora mi fan sudare sette camicie: in capo a pochi giorni ho steso la Messa, fermandomi solo ogni tanto per mangiare quanto passatomi dai monaci nel segreto della mia clausura.

“Ordunque, lo foreſtiero habet terminato?”

Mi sforzo nuovamente con l’Italiano antico:

“Si, Meſsere - Eſt una meſsa supra l’Vt queant laxis,  a quinque uoci: un ciaſcheduno de soprano et contralto, duoi tenori, ed infin uno baſso.”

“Se appellino li cantori, li muſicanti colli cornetti et li tromboni, et lo organiſta – Ogne riſultato inferiore a l’eccellentia ui uarrà la morte!”

Incrocio le dita dietro la schiena: la messa viene eseguita durante la liturgia della domenica, alle orecchie di tutto il paese. Vedo che il podestà bisbiglia qualcosa con l’inquisitore: sarà morte? O verrò risparmiato? Non posso scappare, le guardie che m’han portato in chiesa sono ora incaricate di trattenermi, e pronte a fracassarmi la testa con le alabarde al minimo cenno di fuga.

La messa finalmente finisce. Podestà ed inquisitore mi s’avvicinano: siam solo dalle parti opposte della navata d’una piccola chiesa di provincia, eppure il loro percorso mi par lungo un’eternità.

Un momento di pausa, e poi l’inquisitore parla:

“Foreſtiero, codeſta parmi muſica d’excellente qualitate. Non sol ue riſparmierem la uita, sed ue nomino ancho magiſtro de cappella, et chiederem che la uoſtra muſica uenga imitata in tutta Frittole, et dintorni.”

Il cuore mi si riempie di gioia: mi trovo fuori dal mio tempo, ma almeno posso dedicarmi alla musica, e proprio in quello stile “antico” che tanto mi piace!

“Ve ringratio maximamente, sanctitate.”, gli rispondo, inchinandomi, “De hora innanti, la mea uita etiarà tutta pro seruirui humilemente.”

“Ve lo etiate guadaniato. Hor tornate a lo uoſtro alloggio, et ripoſate. Ci uedrem domani pelle noue commiſsioni.”

Torno, stravolto ma felice, all’alloggio da cui tutto è partito. Mi stendo sul letto di paglia, m’addormento quasi subito… Ed al risveglio è di nuovo il 2025.

“E vabbè… Tutto un sogno. Pazienza, torniamo a Bologna e facciamoci ‘sto concerto di musica contemporanea…”

Ritrovo fortunatamente anche la macchina, giusto all’uscita: pago la nottata d’alloggio, vado verso Bologna e finalmente nel pomeriggio son lì, al Conservatorio, pronto a parlare col mio vecchio Maestro di Composizione.

Son già diplomato, ma ogni tanto mi piace ancora scrivere qualche brano per i giovani musicisti locali. Mi presento in portineria, dove ricevo uno sguardo severo e stranito: mi aprono, ma si capisce che qualcosa non va. Entro, faccio chiostro e scalinata: so qual è l’aula del mio ex-Maestro, senza bisogno d’indicazioni; arrivatovi, busso:

“Avanti!”, esclama.

“Buongiorno, Maestro – Mi perdoni se sono un po’ trafelato, ma ho appena terminato un viaggio in macchina…”

“…da Frittole.”

Sono basito.

“Come fa a saperlo?...”

“Il collega di storia della musica oggi s’è ritrovato tutt’un colpo i libri riscritti – Si parla d’un certo Andrea da Reggio, stranamente rassomigliante a te nei ritratti a nostra disposizione, fondatore d’una Scuola di Frittole… Ma che hai combinato?!?”

“Maestro… Mi son ritrovato nel 1492… Mica potevo far le serenate coi Beatles, ero a rischio di pena di morte perché avevan paura fossi una spia ottomana… Allora, ho scritto una Messa nello stile dell’epoca…”

“…e hai causato un disastro spazio-temporale.”

“Ma no, se non l’avessi fatto ora non sarei qui! Ora dobbiamo provare il mio brano, se non fossi qui mica potremmo neanche fare il concerto…”

“Il concerto è stato annullato.”

“Perché?...”

“Ora la tua musica vive nel Rinascimento – Tutti i tuoi brani in stile contemporaneo sono scomparsi ed i musicisti sono senza alcunché da suonare. O vorrai mica che ci mettiamo a chiamare i cantanti e chiedergli di cantare le tue scopiazzature di Josquin ed Ockeghem?”

Taccio. Un po’ per scelta, un po’ perché son davvero senza parole. Mi son sempre sentito più affine a quello stile “antico” che non a quello contemporaneo: e non mi vergogno d’aver “scopiazzato Josquin ed Ockeghem”, ne sono anzi fiero. Ma di sicuro, se devo cancellare interi capitoli di storia della musica, e pure opportunità per altri musicisti, d’ora in poi mi guarderò bene da che alloggio scegliere…