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Zafina barcollò, quasi fosse ubriaca, mentre il suo cuore batteva contro le sue costole, quasi volesse fuggire..
Si fermò e si asciugò il viso, umido di sudore. Presto, avrebbe veduto il Duomo di Sirio.
Ad un tratto, si piegò e, d'istinto, si strinse il braccio sinistro con la mano destra. Il maligno potere di Azazel divampava dentro la sua carne ferita, simile ad un fuoco demoniaco.
La guerriera egiziana serrò le labbra e una ruga attraversò la sua fronte, come la lama di un coltello. Non doveva cedere a quella creatura tenebrosa.
La sua volontà era molto più forte.
─ Non vincerai… ─ ringhiò. Il suo sangue di protettrice avrebbe vinto il potere malefico di Azazel.
La donna, a passo lento, riprese il suo cammino. Ne era sicura, il duomo di Sirio era sempre più vicino.
Eppure, sembrava lontano.
Qualche minuto dopo, la sua camminata si fermò davanti ad una chiesa di dimensioni considerevoli a pianta rettangolare.
La facciata anteriore era adorna di vetrate policrome e mosaici, mentre le cupole cuspidate dorate si levavano verso l'alto.
L'ampio portale centrale era aperto, mentre una debole melodia si levava dalla struttura.
D'impeto, la guerriera penetrò nella cattedrale, lo sguardo vitreo. Quasi non riusciva a vedere più nulla.
I colori si mescolavano in un nauseante turbinio.
Un accesso di nausea, implacabile, la colpì allo stomaco e la giovane mediorientale si afflosciò.
Due braccia forti, ma gentili, si strinsero attorno alle sue spalle e la sua testa si appoggiò su un torace forte.
─ Stai tranquilla. Sei salva. ─ mormorò una voce maschile gentile in italiano, velato da un leggero accento perugino.
Un leggero sorriso sollevò le labbra di Zafina. La sua determinazione era stata premiata.
Era riuscita a raggiungere il suo obiettivo.
Claudio Serafino aveva sentito la sua disperazione.
Il suo corpo, sopraffatto, si afflosciò, come sopraffatto dalla stanchezza, e l'oscurità velò i suoi occhi. Dopo tanta pena, poteva riposare.
Forse, c'era ancora una speranza.
