Work Text:
Il sole di Matera iniziava la sua lenta discesa, tingendo di arancio e viola le pareti della Procura di Matera. L'aria era ancora carica del fermento della giornata, il brusio si era fatto più basso, i passi nei corridoi dei vari collaboratori erano meno frenetici.
Per Imma Tataranni, era il momento sospeso tra la chiusura dell'ultimo fascicolo e il ritorno a casa, un momento che da anni condivideva con un'unica e sola persona.
Il suo ufficio, era pieno di pile di documenti, codici e frasi che non le davano pace. Ma fortunatamente da un paio di mesi a questa parte,era arrivata in procura un elemento valido della PG: il Maresciallo Giulia Romano,molto discretamente ed efficiente,ad Imma piaceva proprio per questo,non parlava mai se non veniva interpellata e tutto ciò che le chiedeva glielo faceva avere nel minor tempo possibile. Era una ragazza dai modi gentili e lo sguardo sveglio, che aveva sviluppato una sincera ammirazione per Imma e Imma, a sua volta, ne apprezzava la competenza e la dedizione. Proprio mentre Imma chiudeva la sua borsa leopardata, sentì bussare timidamente alla porta
«Avanti». La testa della Romano fece capolino «Dottoressa, mi scusi, la disturbo? So che sta per andare via...»
«Mi dica, Romano. È successo qualcosa?» chiese Imma, già pronta a riaprire la borsa e segnarsi qualcosa di lavoro
«No, no, nulla che riguardi il caso. Anzi.» La Romano entrò completamente nella stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Sembrava nervosa, poichè si torceva le mani. «Sarebbe per una cosa... personale. Se ha un minuto, avrei bisogno di un consiglio.»
Imma fu sorpresa. Non era abituata a questo genere di richieste, specialmente da parte dei suoi collaboratori. La sua fama la precedeva: inflessibile, diretta, a tratti brutale.
Eppure, c'era qualcosa nella genuina agitazione della giovane marescialla che la intenerì poichè sapeva bene che non si era inserita molto bene in PG
«Si sieda, Romano. Mi dica.» Imma si appoggiò alla scrivania, incrociando le braccia e studiandola con la sua solitaria intensità. Giulia prese un profondo respiro.
«Ecco, Dottoressa... lei lavora a stretto contatto con tutti qui dentro no? Conosce tutti gli agenti giusti? E io... be', sono arrivata da poco e non vorrei fare passi falsi.»
«Vada al punto, Maresciallo, è successo qualcosa? » la incalzò Imma, con un accenno di impazienza ma anche di preoccupazione
«Riguarda il Capitano Calogiuri,» confessò Giulia, e il suo viso si tinse di un leggero rossore.
Imma non mosse un muscolo, ma dentro di lei qualcosa si tese. Un piccolo allarme, antico e familiare, prese a suonare.
«Che le ha fatto Calogiuri?» chiese, con una nota gelida nella voce che non le era costato nessuno sforzo produrre.
«Oh, niente! Assolutamente nulla, anzi!» si affrettò a dire la Romano. «È proprio questo il punto. È un uomo... incredibile. Sempre così professionale, così calmo, anche nelle situazioni più tese.Ha uno sguardo che riesce a tranquillizzarti e a metterti sull'attenti allo stesso tempo. Non alza mai la voce, ma tutti pendono dalle sue labbra.»
Mentre Giulia parlava, Imma sentiva una strana sensazione montare dentro di sé. Era un misto tra orgoglio e una gelosia sorda, profonda, che credeva di aver sopito da tempo. Ascoltava la descrizione del suo Caloguri fatta però da un'altra donna che non era lei, una donna giovane e carina che lo vedeva esattamente per quello che era: un uomo eccezionale. E la cosa, dopo tutti quegli anni, ancora la infastidiva. Sempre la stessa storia, pensava Imma, mentre la voce della Romano continuava a tessere le lodi di Calogiuri.. Potevano passare cinque,dieci, vent'anni, ma non cambiarà mai. Sarà sempre così, io dovrò sempre guardarmi le spalle.
Si rivide anni prima, piena di insicurezze,mentre vedeva dalla finestra Caloguri insieme alla Matarazzo e poi si vide nel presente, che anche se era più sicura di se stessa,dei sentimenti che provava Caloguri nei suoi confronti,non per questo era immune a quella fitta di gelosia. Calogiuri era diventato ormai la sua roccia, il suo porto sicuro da ben cinque anni, era l'uomo con cui si svegliava la mattina e andava a dormire la sera anche se in procura mantenevano un certo riserbo, continuavano a mantenere i ruoli PM e capitano, nonostante quasi tutti sapevano che della loro relazione. Calogiuri in procura continuava ancora a darle del voi anche in presenza di Diana che baci e abbracci tra loro due ne aveva visti a bizzeffe. Evidentemente la Romano ancora non ne era a conoscenza pensava Imma anche perché sennò col cavolo che sarebbe andato proprio da lei
«...e quindi mi chiedevo» continuava Giulia, ignara della tempesta silenziosamente negli occhi del suo superiore, «lei che lo conosce bene, sa se... be', se è impegnato? Sei fidanzato? Non porta la fede, ma non significa nulla, al giorno d'oggi. Non vorrei fare la figura dell'illusa, specie con lui, prendendo una sbandata colossale per un superiore, e per giunta impegnato.»
Imma stava per rispondere. Le parole erano già sulla punta della lingua, affilate come lame. Stava per dirle che sì, il Capitano Caloguri era impegnato, impegnatissimo. Che era impegnato con lei, che il loro legame era più forte di qualsiasi anello al dito. Che la casa in cui stava per tornare era la loro casa, il letto in cui dormiva era il loro letto. Ma non fece in tempo. Un colpo secco e deciso alla porta,rimbombò nell'ufficio di Imma. La porta si aprì prima ancora che Imma potesse dire "avanti".
Sulla soglia c'era lui. Calogiuri. Stanco ma con un sorriso appena accennato, quello che riservava solo a lei alla fine di una lunga giornata.
«Imma, sei pronta? Andiamo a casa?» chiese Calogiuri.La chiamò Imma. Quell'unica parola, pronunciata con un'intimità costruita in anni di amore e complicità, risuonò nella stanza come un colpo di cannone. Caloguri fece un passo dentro,poi i suoi occhi si posarono sulla figura impietrita del Maresciallo Romano seduta di fronte alla scrivania di Imma
Il suo sorriso svanì, sostituito da un'espressione sorpresa e incominciò a diventare rosso dall'imbarazzo
«Ah. Dottoressa...mi dovete scusare» si corresse immediatamente, la sua voce che tornava formale ma con quel tocco di imbarazzo. «Non sapevo che foste impegnata. Vi aspetto fuori.»
Imma spostò lentamente lo sguardo da Calogiuri, che ora la guardava con un'espressione timida, per poi girarsi verso la Romano.. La ragazza era diventata di un rosso paonazzo, le labbra socchiuse in una "o" di puro sbigottimento. I suoi occhi saettavano da Imma a Caloguri, unendo i puntini con una velocità impressionante.
Imma si alzò con una calma glaciale.
«No Calogiù,non c'è bisogno che aspetti fuori tranquillo» Afferrò la sua borsa e il cappotto appoggiato alla sedia. Con un cenno del capo, si rivolse a Giulia Romano, che sembrava volersi sotterrare. «Maresciallo» disse Imma, la sua voce piatta, senza emozione. «Credo che questa conversazione si possa anche chiudere qui,non crede? Le sue risposte, mi pare, che le abbia avute tutte no?» Senza aggiungere altro, fece un gesto eloquente verso la porta. Giulia si alzò in piedi di scatto, quasi rovesciando la sedia
«Sì... certo, Dottoressa... mi scusi... con permesso...» farfugliò sgusciando fuori dall'ufficio a capo chino, senza osare incrociare lo sguardo di nessuno dei due.
Imma la guardò andare via, poi si voltò verso Caloguri, che era rimasto sulla soglia della porta mentre la guardava confuso e preoccupato ma Imma gli rivolse un mezzo sorriso, lo prese per il braccio e uscirono insieme dall'ufficio, chiudendosi la porta alle spalle.
Camminavano a braccetto per le vie di Matera, avvolti dall'aria fresca della sera. Il silenzio tra loro era denso, ma non teso. Era il silenzio di chi si conosce troppo bene per aver bisogno di parole, quel silenzio che era loro da sempre. Ma fu Caloguri a romperlo
«È successo qualcosa?» le chiese, con la sua solita dolcezza. «Sei arrabbiata perché ti ho chiamato per nome davanti la Romano vero?» continuò con voce flebile abbassando il capo. Imma si fermò, costringendolo a fare altrettanto sotto la luce ambrata di un lampione. La PM lo guardò negli occhi, quegli stessi occhi che la Marescialla aveva descritto con tanta ammirazione. E le venne da sorridere, un sorriso vero, questa volta.
«No Calogiù,no,non sono arrabbiata per questo»
«E allora? So che stai pensando a qualcosa dottoressa»rispose Caloguri dandole un bacio in fronte
«Penso che potranno passare anche cento anni», disse, scuotendo la testa. «Ma io dovrò sempre stare attenta. Dovrò sempre guardarmi da chiunque ti circoli intorno, perché sarai sempre circondato da donne pazze di te.»
Caloguri la guardò, ancora più confuso
«Ma di che parli Imma? Pazze di me?»
«Eh Calogiù come di che parlo?», replicò Imma, con una punta di ironia. Gli raccontò brevemente della richiesta di consiglio della Romano,della sua sbandata per il "Capitano professionale e affascinante", della sua richiesta di informazioni sulla sua vita sentimentale.
Appena finì il racconto restò fissa a guardarlo
«E tu? Davvero non ti sei accorto di niente? Magari alcuni sguardi, o dei sorrisi?» chiese Imma con un sopracciglio alzato vedendo i suoi occhi sgranati.
Caloguri la ascoltò prima con attenzione, poi un'espressione di pura tenerezza gli attraversò il viso. Le mise una mano sul viso, il pollice che le accarezzava delicatamente la guancia per poi spostarsi sulle labbra nonostante fossero in mezzo alla strada.
«No Imma» disse, la sua voce che era un sussurro caldo. «Assolutamente no, e sai perché? Perché io, fin da quando ero semplicemente un appuntato ho sempre visto, guardato, annotato quello che facevi tu e solo tu. È e sarà sempre così, Imma. Sempre.»
Le sue parole anche a distanza di anni le facevano battere il cuore come la prima dichiarazione alla festa della Bruna. Erano una certezza che spazzava via ogni ombra di gelosia. Erano la conferma di tutto quello che già sapeva, ma che aveva bisogno di sentire dire ogni tanto.
«E non vedrò mai nessun'altra che non sia tu, perché ti amo» aggiunse lui, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. E per Calogiuri lo era veramente «Incondizionatamente.»
E a quel punto, sotto il cielo stellato di Matera, Imma mandò al diavolo l'essere discreti in pubblico e si alzò in punta di piedi per baciare il suo maresciallo. Un bacio che sapeva di casa, di promesse mantenute e di un amore che nessun uomo o donna che sia avrebbe mai potuto scalfire. Era il loro mondo, e nessun altro era ammesso.
«Ti amo anche io Calogiù. Mannaggia a te»
