Chapter Text
Ogni volta c’era un pezzo di musica classica diverso, quando Hannibal chiudeva la porta dello studio dopo averlo fatto entrare. WiIl non riusciva mai ad indovinarne il compositore; rimaneva in attesa sull’uscio della porta, con lo sguardo fisso sul dottor Lecter che, raggiunta la sua postazione, con le dita teneva il tempo sulla pelle delle poltrona. Quel limbo traboccava di possibilità; poteva essere Vivaldi, o Puccini, o Mendelssohn, e Will non li avrebbe mai distinti l’uno dall’altro comunque. Hannibal aveva provato a spiegargli le differenze di sfumature e di note tra i brani, ma invano; la mente analitica di Will non era portata per la catalogazione delle policromie di musicisti italiani o tedeschi, barocchi o romantici.
L’ennesima nota che si propaga nello spazio tra loro, senza che Will riesca ad assegnare un nome a quegli accordi.
«Schumann, ovviamente». Hannibal svela l’arcano con un sorriso sulle labbra, nello scorgere l’espressione nuovamente distesa di Will, quasi avesse trovato la chiave di volta per risolvere un caso.
«Ovviamente», gli fa eco Will, avvicinandosi solo ora a quella che ormai definisce senza sforzi la sua poltrona.
«Magari domani ci riuscirai, Will».
E nessuno dei due credeva davvero che avrebbe risolto gli indovinelli di Hannibal; quello era solo il modo con cui si davano appuntamento, ogni giorno, per colmare d’attesa anche le ventiquattr’ore successive.
