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Something burning bright behind

Summary:

A Jin Ling non era mai piaciuto davvero Lan Sizhui. Troppo perfettino, troppo pacato. Un degno futuro Capoclan –esattamente quello che avrebbe dovuto essere lui.

 

O, in altre parole: tre volte in cui Jin Ling è finito nei casini ed è stato salvato da Lan Sizhui e una volta in cui i ruoli si sono invertiti

Notes:

Scritta per la Summer of Secrets del gruppo Facebook Hurt/Comfort Italia - Fanart and Fanfiction - GRUPPO NUOVO .
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Work Text:

1.

Jin Ling non era così ingenuo da credere che, nel momento in cui fosse diventato Capoclan, tutti i suoi nemici si sarebbero dissipati come neve al sole. Eppure, era piuttosto convinto (ingenuo da parte sua, ora se ne rendeva conto) che tentassero almeno di tenere un profilo un po’ più basso.

Ciò si era rivelato vero per quasi tutti. Non per Jin Chan, però. Lui, infatti, non perdeva mai occasione per schernirlo, sminuire il suo lavoro, e/o complicarli la vita.

I suoi consiglieri, poi, non erano tanto meglio: Jin Ling era a capo del Clan Jin da ormai quasi due anni, ma loro ancora lo trattavano con condiscendenza e rifiutavano qualsiasi suo suggerimento (almeno all’inizio, per poi rifilarglielo mesi dopo come una loro idea), cosa che lo faceva infuriare non poco.

Quella era una di quelle giornate. Per cui era già di cattivo umore quando, uscito dalla riunione borbottando tra sé e sé, si diresse verso il cortile interno, deciso a scaricare tutto lo stress e la frustrazione accumulatisi nei giorni precedenti con un’ora o due di allenamento, prima dell’arrivo di –ciliegina sulla torta- uno degli emissari di nientepopodimeno di Gusu Lan.

Jin Ling odiava avere a che fare con loro. Erano sempre troppo fiscali, con la flessibilità di una teiera e il senso dell’umorismo di un cadavere. Solo l’occasionale presenza di Wei Wuxian aiutava a rendere quelle sedute più sopportabili. Ma Wei Wuxian era via per l’ennesima luna di miele con Lan Wangji, quindi non c’era speranza di vederlo, quella volta.

Quando arrivò nel cortile interno riservato alla famiglia regnante, però, lo trovò già occupato.

Jin Chan stava bighellonando con una dozzina di amici –o meglio, scagnozzi-, facendo tutto tranne che allenarsi, ovviamente.

Jin Ling tentò di ignorarli, piazzandosi nell’angolo opposto al loro e sfoderando Suihua.

Il tempo di un paio di affondi, però, che il suo adorabile coetaneo si avvicinò. “Il cortile è occupato, Capoclan Jin”. Il suo tono faceva trapelare tutto il sarcasmo che c’era dietro quell’appellativo.

Un’ondata di irritazione colpì Jin Ling, ma cercò di non dargli quella soddisfazione. “Il cortile è per gli allenamenti dei membri della famiglia” chiarì, non degnandolo di uno sguardo.

Il sorrisetto che Jin Chan gli rivolse gli fece ribollire il sangue nelle vene. “Ma andiamo, che ti costa condividerlo? Non fare lo snob, Capoclan. In fondo, non è che tu abbia chissà quanta famiglia.”

Jin Ling non ci vide più. Il suo corpo si mosse prima del suo cervello.

L’impatto delle sue nocche contro lo zigomo di Jin Chan fu ciò che lo fece tornare in sé.

Per un istante, nessuno fiatò. Jin Chan, a bocca spalancata, si teneva la mascella ferita con una mano. Il resto dei ragazzi lo guardava come se gli fosse spuntata un’altra testa.

Ma poi, l’espressione di Jin Chan mutò in irata, e con un urlo si lanciò contro di lui, facendoli finire entrambi al suolo.

Jin Ling non sapeva da quanto tempo si stavano azzuffando quando una mano lo afferrò per il colletto e lo rialzò in piedi. Era in procinto di aggredire (almeno verbalmente) chiunque avesse osato trattarlo come un cucciolo dispettoso, quando mise a fuoco abiti bianchi. Immediatamente, qualunque insulto stesse per sputare gli morì in gola.

Lan Sizhui era in piedi di fronte a lui, un sorriso sul viso ma l’espressione illeggibile. “Capoclan Jin” lo salutò con un inchino. Poi, si girò leggermente verso Jin Chan, ripetendo il saluto con altrettanta educazione ma, a giudicare dal modo in cui si rialzò quasi immediatamente, nessun segno di rispetto.

Mentre si tamponava il naso sanguinante Jin Chan, il cretino che era, gli lanciò un’occhiataccia. Non ricambiò il saluto.

“Non era un cortile riservato alla famiglia?” chiese sarcastico Jin Chan.

“Lan Sizhui è più famiglia di tutti voi messi insieme.”

Lo aveva detto d’istinto, solo per avere l’ultima parola, ma si rese conto che, in fondo, era vero. Almeno sulla carta.

A Jin Ling non era mai piaciuto davvero Lan Sizhui. Troppo perfettino, troppo pacato. Un degno futuro Capoclan –esattamente quello che avrebbe dovuto essere lui.

Era per quello che, nonostante Lan Sizhui fosse amichevole nei suoi confronti (a differenza del suo migliore amico, che continuava a provocarlo in tutti i modi, per quanto nel corso del tempo le loro discussioni fossero diventate più di facciata che veri e propri scontri, soprattutto se paragonati a quelli con gentaglia come Jin Chan), Jin Ling aveva sempre mantenuto un certo distacco.

In quel momento, però, il suo arrivo gli parve una ventata d’aria fresca.

Per una frazione di secondo, a Jin Ling parve di vedere un velo di sorpresa fare capolino dalla facciata perfetta di Lan Sizhui. Un battito di ciglia dopo, però, era già sparita.

“Secondo le regole di ogni Clan, al Capoclan è riservato l’uso prioritario degli spazi interni, di cui egli può disporre come meglio crede.”

Per la prima volta in probabilmente tutta la sua vita, Jin Ling fu grato del fatto che i Lan fossero noti per la loro osservanza maniacale delle regole. La stoccata di Lan Sizhui a Jin Chan fu musica per le sue orecchie, nonostante l’umiliazione di essere stato colto a prenderle come un delinquente qualsiasi.

“E ora, Jin-gongzi mi perdonerà, ma ho degli affari da sbrigare con il Capoclan Jin.”

Nonostante il sangue che sentiva colare da una tempia, Jin Ling tentò di darsi un contegno. Lanciando un’occhiataccia a Jin Chan –che diceva “non è finita qui”-, gli diede le spalle e fece cenno a Lan Sizhui di seguirlo. Arrivato ai bordi del cortile, però, non poté fare a meno di urlare: “E uscite da qui! Questo è un cortile privato!”

Non si fermò a vedere se gli ordini vennero eseguiti; invece, marciò verso il suo padiglione personale. Quello che, una volta, era stato di sua madre. Lì, almeno, nessuno aveva ancora osato avventurarsi.

Lan Sizhui lo seguì in silenzio.

*

Nella privacy delle sue camere, Jin Ling si permise un sospiro rassegnato, lasciandosi cadere su una panca. Ignorò il suo silenzioso accompagnatore, per il momento.

Lan Sizhui non sembrava essere d’accordo. Lentamente, si inginocchiò di fronte a lui.

“Non ho bisogno del tuo aiuto” scattò, scacciando via la sua mano con un gesto secco.

Immediatamente, si sentì leggermente in colpa –non aveva più 15 anni, non era più giustificabile quell’atteggiamento- ma si sentiva vulnerabile in una maniera in cui non si era sentito da un pezzo. E, paradossalmente, c’era qualcosa, in Lan Sizhui, che gli rendeva semplice abbassare le difese.

Ma Lan Sizhui non batté ciglio. “Lo so” disse semplicemente, iniziando a rovistare nella sua manica. “Ma ciò non significa che raddoppiare i tempi di guarigione sia saggio.”

Jin Ling mormorò qualche altra protesta a mezza voce, ma non fece resistenza quando Lan Sizhui cacciò un kit di primo soccorso dalla manica e si fece ancora più vicino.

Qualunque cosa ci fosse sul panno che Lan Sizhui aveva portato sulla sua fronte, bruciava da morire. Jin Ling riuscì a trattenere un verso di dolore, ma la sua espressione doveva averlo tradito, perché Lan Sizhui gli rivolse un sorriso di scuse. “Lo so che brucia. Ho quasi fatto.”

“Non è niente” borbottò Jin Ling a mezza voce, evitando il suo sguardo. “Non brucia affa…” Lan Sizhui mosse leggermente il panno verso l’angolo della bocca e, quella volta, Jin Ling non poté trattenere un sibilo di dolore.

Lan Sizhui non disse nulla, ma Jin Ling percepì il suo divertimento. Per quanto fosse la copia carbone di Lan Wangji in ogni senso che contava, l’influenza di Wei Wuxian faceva capolino nei momenti più aspettati, apparentemente.

Una volta che la ferita fu disinfettata, Lan Sizhui gli passò giusto un filo di energia spirituale, il necessario per chiuderla.

Nonostante la solita espressione calma, Lan Sizhui aveva la mascella contratta. “È sempre così?” chiese piano.

Jin Ling non aveva bisogno di contesto per capire. “E a te che te ne frega?” chiese, sulla difensiva.

Ma Lan Sizhui sembrava imperturbato. “Come hai sottolineato anche tu, siamo parte della stessa famiglia.”

Quello zittì Jin Ling per un bel pezzo, mentre un qualcosa di caldo si assestava nel suo petto. Avrebbe voluto ribattere, dire che non lo credeva davvero. Qualche anno prima, lo avrebbe fatto. Avrebbe ferito Lan Sizhui nella stessa maniera in cui lui aveva sofferto per tutta la sua vita. E lo avrebbe fatto provando solo una punta di rimorso.
Ma… Jin Ling aveva provato le conseguenze di parole taglienti e gesti avventati sulla sua pelle. Come se non bastasse, era testimone involontario dell’animosità tra il suo jiujiu e Wei Wuxian, e di come entrambi si evitavano come la peste nonostante l’amore che provavano l’uno per l’altro. Jin Ling amava Jiang Cheng, ma sapeva che, riguardo certe cose, non fosse proprio il perfetto modello da seguire.

E poi… Lan Sizhui era sempre stato gentile con lui. Jin Ling non voleva ferirlo e allontanarlo. Per la prima volta nella sua vita, aveva delle persone da definire amici. Se avesse allontanato Lan Sizhui, il resto del gruppo lo avrebbe seguito a ruota. Non avrebbe permesso tutto ciò, non per futile orgoglio.

Ignaro delle sue riflessioni, Lan Sizhui stava continuando a parlare. “Le famiglie possono essere… complicate” aveva detto, piano. “Ciò non significa che gli altri hanno il diritto di insultarle.”

Solo allora Jin Ling fu colto da una rivelazione: Lan Sizhui capiva, più di chiunque altro. Anche lui aveva perso tutti, anche lui era stato cresciuto in una famiglia non perfetta. Per quanto i Meandri nelle Nuvole fossero un luogo decisamente più pacifico di Jinlintai, sicuramente Sizhui si era sentito fuori posto, essendo il pupillo dell’intoccabile –e momentaneamente caduto in disgrazia, per quanto lui non potesse saperlo, all’epoca- Lan Wangji.

Fu per quello che Jin Ling, per una volta, si permise di abbassare le sue difese. “Non avrei dovuto cedere alle sue provocazioni” ammise.

Parlare con Lan Sizhui era incredibilmente facile, nonostante l’identità –e il carattere- di uno dei suoi genitori adottivi. Jin Ling si sentiva stranamente a suo agio, in sua presenza. Sapeva che l’altro non l’avrebbe giudicato.

E infatti, Lan Sizhui si limitò a scuotere la testa. “Chiunque avrebbe perso la testa, in una tale situazione.”

“Non è un atteggiamento da Capoclan” disse Jin Ling cupamente. “Persino Wei Wuxian, tempo fa, mi disse che avrei dovuto fare a pugni con lui finché potevo, prima di diventare Capoclan...”

Inaspettatamente, Lan Sizhui rise. “Una cosa simile l’ha detta anche a me. ‘Sizhui, assicurati di tirare qualche cazzotto finché puoi. Non vorrai mica creare un incidente diplomatico quando sarai Capoclan’!”

La sua imitazione era così accurata che la risata venne spontanea. Jin Ling scosse la testa, positivamente esasperato. Tipico di Wei Wuxian.

Il resto della tensione tra loro si sciolse, con quella risata. Quando recuperarono il contegno, si guardarono con una luce nuova.

Lan Sizhui gli sorrise –un sorriso vero, non di circostanza- e il cuore di Jin Ling fece un balzo.

Sentendosi arrossire, abbassò la testa. “Finiamo quello che sei venuto a fare.”

Lan Sizhui annuì, ricomponendosi. Ma, un istante dopo, l’ombra di un sorriso apparve sul suo volto. “Sai” disse in tono leggero. “Il Clan Lan avrebbe bisogno di supporto per una caccia notturna al confine tra Gusu e Lanling.”

Jin Ling, suo malgrado, sorrise. “Il Capoclan ha delle responsabilità verso i suoi sudditi. Se Gusu Lan non ha i mezzi necessari, dovrò… fare questo sacrificio.”

2.

Era stata una pessima idea. Una pessima, pessima idea.

Avrebbe dovuto ascoltare Ouyang Zizhen. O Lan Jingyi. Avrebbe decisamente dovuto ascoltare Sizhui, che aveva più cervello di tutti loro messi insieme.

E invece no, aveva deciso di saltare la pianificazione, aspettare che Zizhen –suo compagno di stanza, per quella volta- si addormentasse, e andare in ricognizione, venendo catturato da quella stessa banda di coltivatori demoniaci che dovevano smantellare. E così, ora si ritrovava senza energia spirituale, senza spada, senza compagni e legato ad un albero nel bel mezzo di una matrice –per fortuna non attiva- che aveva chissà quale funesta funzione.

Sono un idiota.

Jin Ling provò per l’ennesima volta a liberarsi dalle corde che lo tenevano prigioniero, senza risultati. Non posso morire così e dare a Jingyi questa soddisfazione, si ripeteva mentre si divincolava.

Almeno, per il momento era solo, i pazzi da qualche parte nella foresta a fare chissà cosa.

C’era un silenzio spettrale, in quella radura. Jin Ling non osava romperlo, spaventato dall’idea di attirare chissà che tipo di spiriti o mostri.

Finché…

Il suono inconfondibile di lame che si scontravano e urla di dolore lo riscossero dai suoi pensieri.

Un bagliore illuminò a giorno la radura.

“Jin Ling!”

La testa di Jin Ling scattò nella direzione della voce, il sollievo che lo colpiva da testa a piedi al suono di quella voce. “Qui!” urlò. “Sono qui!”

Pochi minuti dopo, Lan Sizhui fece capolino dalla foresta. I suoi vestiti erano macchiati di sangue in più punti, e la spada era sguainata e pronta all’uso. La sua espressione agitata si ammorbidì non appena lo intravide.

In un baleno, Lan Sizhui fu al suo fianco, tagliando senza sforzo le corde di energia demoniaca che lo tenevano legato. Con suo enorme sollievo, non appena l’ultima traccia di energia yin sparì, Jin Ling sentì l’energia spirituale tornare a fluire nei suoi meridiani.

“Stai bene?” chiese Lan Sizhui, mentre lo aiutava ad alzarsi.

Jin Ling annuì. In altri contesti, non avrebbe esitato a scacciare via il suo salvatore, troppo preso dall’umiliazione di essere stato catturato in primis e di aver avuto bisogno di aiuto per uscire da quella situazione in secundis. Ma quello era Lan Sizhui, colui che lo aveva visto in situazioni ben più pesanti – il tempio di Guanyin, per citarne una; la rissa di pochi mesi prima, per citarne un’altra- e non l’aveva mai giudicato. Si era limitato a parargli il culo, a curargli le ferite (quelle fisiche, e a lasciargli digerire quelle dell’anima con i suoi tempi) e a rivolgergli un sorriso che sapeva di conforto.

Jin Ling aveva sempre odiato quel sorriso, scambiandolo per condiscendenza o giudizio silente. I Lan vietavano l’esporre opinioni sugli altri, o parlarne male, ma ciò non significava che, in qualche parte del loro inconscio, non dessero giudizi come tutti gli altri. Per quanto volessero vivere come asceti e comportarsi come automi, erano umani.

Aveva sempre odiato il modo in cui Lan Sizhui sembrava non avere difetti –il figlio perfetto di Lan Wangji.

Tuttavia, qualcosa in lui era cambiato, da quando avevano avuto quella conversazione a Jinlintai. Lan Sizhui non aveva mai mostrato niente che non fosse gentilezza e comprensione nei suoi confronti, anche quando non lo meritava.

E infatti, anche quella volta, Lan Sizhui non disse nulla. Jin Ling si aspettava almeno un “te l’avevo detto”. Gli dei sapevano che lui avrebbe passato ore a fare la ramanzina ai suoi amici, se non avessero seguito i suoi consigli (e, se voleva essere completamente sincero con se stesso, la logica). Non Lan Sizhui, però.

Lui si limitò a controllare che non fosse ferito, gli riconsegnò la spada, e lo guidò per la radura.

“Gli altri?” chiese, quando sentì di poter parlare senza morire di umiliazione.

“Stanno finendo di catturare i criminali.”

Jin Ling lanciò un’occhiata di sbieco alle vesti insanguinate di Sizhui. “Catturare o eliminare?”

“Non puoi evitare di ferire chi oppone resistenza.” A vedere l’espressione angelica di Lan Sizhui, nessuno avrebbe dubitato della veridicità delle sue parole.

Ma Jin Ling conosceva Lan Wangji, colui che aveva tranciato un braccio a Jin Guangyao senza la minima esitazione; colui che non degnava il suo jiujiu di uno sguardo, solo perché avevano ferito Wei Wuxuan in un modo o nell’altro. Colui che a volte, quando discuteva con Wei Wuxian, ancora lo fulminava con lo sguardo a causa della pugnalata che gli aveva dato quando aveva scoperto la sua vera identità. Poco importava che Wei Wuxian ci fosse passato sopra; Lan Wangji non era così clemente, neanche con il nipote sedicenne dell’amore della sua vita. Lan Wangji aveva la stessa espressione serafica, in quei momenti.

Ma Jin Ling aveva imparato a leggere Lan Sizhui come un libro aperto, ormai, e non poté fare a meno di sorridere. “Vediamo se hanno bisogno di aiuto?” propose.

Il luccichio negli occhi di Sizhui rispose per lui. A passo veloce –perché sia mai i Lan si mettano a correre, anche in situazioni di vita o di morte- lo guidò verso gli altri, nella direzione da cui, ormai, i suoni di lame che si scontravano e melodie più o meno aggressive erano sempre più occasionali.

Jin Ling accelerò il passo. Aveva proprio voglia di far fuo… di catturare un po’ di criminali.

3.

Jin Ling sospirò. Perché non me ne va mai bene una?!

Ignorò la piccola parte della sua mente che gli sussurrava che tutti – dai suoi amici, ai i suoi zii, ai consiglieri- lo avevano avvisato di non strafare, ma lui non aveva ascoltato. Non aveva voluto ascoltare.

E così, non solo aveva voluto supervisionare l’allenamento delle nuove reclute, non solo aveva deciso di guidare la loro prima caccia notturna sotto il diluvio universale, ora si trovava in ritardo –anzi, ritardissimo- con la corrispondenza. In particolare, con la parte amministrativa, che avrebbe dovuto consegnare il giorno successivo. Quella sezione di scartoffie che lui detestava con tutto se stesso, quella che qualunque altro Capoclan avrebbe delegato, ma Jin Ling non si fidava abbastanza di quegli incompetenti semi-corrotti dei suoi consiglieri per farla gestire a loro.

Come se non bastasse, si sentiva una pezza, una di quelle luride e dimenticate in un angolo del pavimento. La testa gli pulsava, provocandogli le vertigini ad ogni minimo movimento, gli occhi gli lacrimavano. Tremava dal freddo pur sudando sotto gli innumerevoli strati di vestiti.

Con un verso esasperato, prese l’ennesima pergamena dalla pila che sembrava infinita.

Sono fottuto.

I caratteri sembravano sdoppiarsi davanti ai suoi occhi. Jin Ling aggrottò le sopracciglia. Concentrati, si ordinò. Prima finisci, prima puoi riposarti.

Il rumore di qualcuno che bussava alla porta lo fece quasi sobbalzare. Senza aspettare una risposta, le porte si aprirono e Lan Sizhui fece la sua comparsa.

Il suo amico era passato da Jinlintai di ritorno da una delle sue escursioni con Wen Ning, e aveva deciso di fermarsi un paio di giorni da lui. Visto il preavviso quasi nullo e la tabella di marcia fittissima di Jin Ling, l’unico momento in cui potevano vedersi in tranquillità era la sera. Nella sua stanchezza, Jin Ling l’aveva dimenticato, nonostante la sua malcelata eccitazione nell’avere un amico vicino.

Il sorriso che Lan Sizhui gli rivolse svanì non appena registrò il suo aspetto. “Jin Ling? Cosa è successo? Hai una pessima cera.”

Jin Ling alzò gli occhi al cielo. “Sto bene.”

Era un pessimo segno il fatto che Jin Ling non vide neanche la mano di Sizhui avvicinarsi e posarsi sulla sua fronte. “Stai bruciando.” Il tono era calmo, ma persino nel suo stato Jin Ling notò la preoccupazione sul suo viso. “Perché non sei a letto?”

“Sto bene, ti dico!” Il dolore lo fece scattare con ancora più facilità del solito. Era una vita che non urlava contro Lan Sizhui, e si sentì leggermente in colpa a farlo in quel momento, quando l’amico si stava solo preoccupando per lui. “E pure che fosse,” disse piano, quasi a fare ammenda. “Non ho tempo per ammalarmi. Devo finire questi verbali entro domani.”

“Non esiste.” Le uniche volte in cui Jin Ling aveva sentito Lan Sizhui usare un tono di voce così duro era durante le caccie notturne, quando la situazione iniziava ad essere più seria di quanto si aspettassero. “Non puoi lavorare in queste condizioni. Faresti solo un gran casino.”

Jin Ling chiuse gli occhi. Non aveva neanche la forza per ribattere.

Quando li riaprì, Sizhui stava già dividendo le pergamene in tre pile ordinate. “Queste puoi delegarle” disse, indicando la pila più ampia. “Queste te le finisco io. Tu riposati. Se devi firmare o apporre sigilli, ti lascio la pila qui” disse, indicando l’unico angolo del tavolo ancora libero. “Puoi tranquillamente farlo domani mattina, quando ti sarai riposato.”

“Niente deleghe” ribatté Jin Ling debolmente. “Non mi fido di nessuno di quegli idioti.” Non appena finì di parlare, realizzò che forse non avrebbe dovuto dirlo, non davanti a membri di altri Clan. Ma, alla fine, era Lan Sizhui. Non avrebbe mai usato quell’informazione contro di lui, o per ottenere vantaggi per i Lan.

Sizhui non lo deluse, anzi; lo sorprese ancora una volta. “Allora ti faccio anche queste” ribatté, portando la pila di pergamene davanti a sé.

Oh, no. Ho reso Sizhui il mio scribacchino. “Non devi farlo” provò a protestare. Suonò debole persino alle sue orecchie. Perché era una soluzione ottimale per tutti, tranne che per Sizhui. E lui non voleva approfittarsi di Sizhui. Gli piaceva la sua compagnia. E se si fosse annoiato a morte, dopo quella sera? Se si fosse rifiutato di vederlo di nuovo per paura di sentirsi costretto a dover fare altre scartoffie per lui?

Ignaro del panico che lo stava colpendo, Lan Sizhui sorrise. “Voglio farlo. E comunque, è un buon allenamento anche per me.”

Giusto. A volte dimenticava che, teoricamente, Lan Sizhui era l’erede del Clan Lan. Solo allora, Jin Ling si permise di rilassarsi leggermente.

In qualunque altra situazione, con chiunque altro, Jin Ling avrebbe protestato ancora. Odiava essere visto come debole, odiava dover fare affidamento sugli altri per cose che poteva fare tranquillamente da solo, non aveva abbastanza fiducia nelle capacità altrui. Ma quella non era una situazione usuale, e Lan Sizhui non era chiunque altro. Per cui, con un sospiro, si arrese. “Fa’ come vuoi.”

*

Jin Ling non si rese conto di essersi addormentato finché qualcuno non gli scosse leggermente la spalla. “Jin Ling, dai” stava dicendo Lan Sizhui. “Vai a letto.”

Nella sua trance, Jin Ling emise un verso infastidito. Stava così comodo, non si sarebbe spostato finché non fosse stato strettamente necessario.

Lan Sizhui ridacchiò, un suono che toccò corde del cuore di Jin Ling che non sapeva neanche di avere. “Ti verrà un bel torcicollo così.”

“Non mi interessa” borbottò Jin Ling, girando il viso verso quel calore così rassicurante, verso un odore familiare ma allo stesso tempo quasi estraneo. Il calore si propagò alla base della sua schiena, e Jin Ling sospirò, contento. Una parte della sua mente, quella ancora lucida nonostante la febbre e il dormiveglia, finalmente realizzò che il calore deriva dal corpo di Lan Sizhui, su cui era quasi letteralmente spalmato.

Sizhui, l’anima buona che era, non si stava lamentando, anzi; faceva di tutto per farlo stare più comodo e caldo, persino abbassare leggermente la spalla su cui Jin Ling aveva spiaccicato la sua faccia.

Non capì cosa stava dicendo Lan Sizhui, troppo preso a crogiolarsi nell’odore delle vesti del suo amico –incenso e fiori di loto e qualcosa di medicinale che avrebbe dovuto essere spiacevole ma che era così intrinsecamente Sizhui che non poteva odiarlo- che non sentì Lan Sizhui spostare una delle sue braccia nell’incavo delle sue ginocchia e alzarsi in piedi come se nulla fosse.

Wei Wuxian non faceva che parlare della forza degli arti superiori dei Lan con aria sognante, ma Jin Ling aveva sempre alzato gli occhi al cielo a quelle dichiarazioni.

Nel momento in cui Lan Sizhui lo sollevò come se non pesasse nulla, improvvisamente capì. Oh.

Il cuore di Jin Ling batteva un ritmo serrato nel suo petto. Voleva dire che fosse la febbre ma, in fondo, sapeva che non era così. La sua mente non del tutto lucida era abbastanza onesta da ammetterlo, da ammettere che si sentiva così da più tempo di quanto realizzasse.

Allora è questo che si prova ad essere innamorati.

La delicatezza con cui Lan Sizhui lo fece sedere sul letto e lo aiutò a slacciare le varie cinture e a togliere ogni strato superfluo di vestiti fu quasi troppo, per lui, dopo quell’epifania.

Jin Ling si lasciò aiutare come in trance, non certo che non fosse solo un’allucinazione data dalla febbre.

Quando fu sistemato a letto, una pila di coperte a tenerlo al caldo, già mezzo addormentato, Lan Sizhui lasciò il suo fianco. Improvvisamente, tutta la calma e il sonno di Jin Ling svanirono. “Dove credi di andare?” mormorò, cacciando con fatica una mano dalle coperte per potergli afferrare un polso. “Resta.”

Lan Sizhui sorrise. “Stavo solo andando a finire la tua corrispondenza. Non preoccuparti. Non ti lascio solo, A-Ling.”

Il calore che lo colpì non aveva niente a che fare con la febbre. “Bene” Jin Ling sorrise e chiuse gli occhi. “Renditi utile, Sizhui.”

Mentre scivolava nel sonno, una parte della sua mente registrò che Sizhui lo aveva chiamato A-Ling. Prima che potesse andare nel panico e chiedersi cosa significasse, però, si era già addormentato.

+1.

I banchetti di Qinghe, di solito, erano tra i più piacevoli a cui partecipare, per Jin Ling. Nie Huaisang sapeva il fatto suo, quando si trattava di organizzare eventi mondani.

Le varie casate si erano radunate per discutere accordi, alleanze e –almeno ufficialmente- celebrare l’armonia ritrovata. Wei Wuxian, per una volta senza Lan Wangji, rimasto a Gusu per via di impegni improrogabili (che, secondo Lan Sizhui, erano facilmente risolvibili in un paio d’ore, lasciandogli parecchio tempo per partire, se avesse voluto. La verità, gli aveva confessato, era che voleva evitare quel banchetto, ma Wei Wuxian aveva voluto approfittarne per andare e passare un po’ di tempo con Nie Huaisang), si era strategicamente posizionato vicino al tavolo dei liquori, un sorriso sulle labbra mentre ascoltava con interesse un coltivatore di Qinghe parlare di sciabole e tecniche di soppressione di energia yin.

Jin Ling faceva avanti e dietro tra i vari Capoclan, cercando di non dare a vedere quanto scocciato fosse.

Aveva visto i suoi amici –e Sizhui, che rientrava in una categoria a parte, dopo le realizzazioni del mese precedente- la sera prima. Sapeva che erano da qualche parte nei dintorni, ma non aveva avuto modo di incontrarli ancora, purtroppo.

Mentre fingeva di ascoltare il monologo su raccolti e tasse del Capoclan Ouyang –un tipo saccente e pomposo, il totale opposto del figlio-, il trambusto dall’altra parte della sala lo fece voltare.

Un capannello di persone si stava formando. Inizialmente, Jin Ling non vi diede troppo peso, se non per ringraziare chiunque stesse dando problemi per averlo salvato da una conversazione tanto noiosa quanto inutile. Ma poi, la voce di Jingyi risuonò chiara nonostante il fracasso. “Sizhui, lascia stare! Non ne vale la pena.”

A quello, Jin Ling non si fece scrupoli a dare gomitate a destra e a manca per arrivare davanti.

La scena che gli si presentò davanti aveva un nonsoché di comico. Lan Sizhui era al centro di quell’orda di gente, tenuto per un braccio da un Lan Jingyi che, a sua volta, sembrava tentare di mantenere la calma, a giudicare dal modo in cui stringeva i lembi del suo nastro frontale con l’altra mano.

Di fronte a loro, la Capoclan Yu, una donna alta e ben piazzata, li guardava con un ghigno sul volto. “Ho solo detto che il Patriarca di Yiling ha causato più problemi di quanti ne abbia risolti, e che la sua… risurrezione, ha solo amplificato la questione. Dov’è che ho sbagliato?”

Oh, okay. Ora Jin Ling capiva il motivo della sua reazione. Quando insultavano Wei Wuxian, lui e Lan Wangji non facevano sconti.

Ma, se Lan Wangji poteva permetterselo –aveva una reputazione praticamente intoccabile, e Wei Wuxian era suo marito-, ciò non era vero per Lan Sizhui. Pur essendo loro figlio in ogni senso che contava, non lo era sulla carta. La sua reazione sarebbe stata vista dai più come poca affidabilità, come parzialità infondata.

Prima che potesse intervenire, Lan Sizhui parlò. “Ipocrita, da parte tua, non credi?” Il sorriso che rivolse alla donna fece venire i brividi a Jin Ling. “Se non sbaglio, Meishan Yu non ha contribuito alla Campagna dell’Eclissi. Dobbiamo sentire entrambe le versioni, non solo quella che quattro dei Grandi Clan su cinque vogliono propinarci, giusto? Buffo, come certe parole vengano dette da chi non sa neanche cosa significhi combattere.”

La sala piombò in un silenzio di tomba. Jin Ling fissò il suo amico a bocca aperta. Oh, merda. Sizhui, cosa stai combinando?

La donna diventò così rossa che Jin Ling pensò le esplodesse la testa. “Come osi?” urlo, sfoderando la sua spada. “Ragazzino insolente…”

Sizhui si liberò dalla presa di Lan Jingyi e fece un passo avanti.

Prima che potesse emulare la Capoclan, però, Jin Ling si frappose tra di loro, girato verso il suo amico. “Sizhui” sussurrò. “Lascia perdere.”

La fierezza negli occhi di Sizhui gli fece perdere un battito. “Ha insultato la mia famiglia.”

Jin Ling posò una mano su quella dell’altro, che stava stringendo l’elsa della sua spada così forte che le nocche erano bianche. “Lo so. Ma vuoi davvero rovinarti la reputazione per una nullità del genere?”

Sizhui aveva l’aria di chi voleva dire che sì, ne valeva la pena ma, prima che potesse farlo, Jin Ling gli passò un braccio intorno alle spalle. “Dai, andiamo.”

Jin Ling si avviò verso l’uscita, e la folla si divise per lasciarli passare, fissandoli come se fossero loro spuntate due teste. Con la coda dell’occhio, Jin Ling vide Wei Wuxian guardarli andare via con una strana espressione in viso. Non si fermò. Che se la vedesse qualcun altro, con lui. La sua priorità, ora, era portare Lan Sizhui via da lì.

Jin Ling non si fermò finché non raggiunse le mura esterne, lontano da occhi indiscreti. Solo allora si lasciò andare, appoggiandosi al bordo con un lungo respiro, lo sguardo fisso sul paesaggio sottostante. “Mi dici sempre di non lasciare che gli imbecilli mi provochino, e tu fai lo stesso?”

Al suo fianco, percepì Lan Sizhui imitare la sua posizione. “Hai ragione. È solo che…”

Quando non continuò, Jin Ling finì per lui. “È solo che, quando ti toccano la famiglia, è difficile restare calmi.”

Lan Sizhui annuì.

Jin Ling sospirò. “Non ti biasimo per come hai reagito” ammise, poggiandosi con i gomiti sul bordo del muro. “Probabilmente avrei fatto lo stesso.”

“Ma…?”

“Ma…” Solo allora Jin Ling si voltò verso di lui. “Potevi fargliela pagare in un altro momento. Senza metà del mondo della coltivazione che conta a vederti umiliare la Capoclan Yu in un combattimento per difendere l’onore del Patriarca di Yiling. Perché, diciamocelo chiaramente, quello sarebbe successo. Yu Guang non avrebbe avuto chance, contro di te.”

Lo sguardo che Lan Sizhui gli rivolse era così intenso che accese un fuoco nel petto di Jin Ling. Un istante dopo, Sizhui si allungò e gli stampò un bacio sulle labbra.

Il cervello di Jin Ling smise di funzionare.

Quando Lan Sizhui si allontanò, sorrise. Persino Jin Ling, però, notò la tensione nei suoi occhi.

“Co-cos’era questo?” balbettò Jin Ling, maledicendosi per il modo in cui arrossì e dovette distogliere lo sguardo, come una donzella qualsiasi.

Lan Sizhui ridacchiò nervosamente. “Cosa ti pare che sia, Jin Ling?”

“Ma… perché?”

“Perché credi l’abbia fa…?”

“Basta con questi indovinelli!” sbottò Jin Ling. “Se ti piaccio, dimmelo in faccia!”

Lan Sizhui batté le palpebre una, due, tre volte. Jin Ling attese, a braccia conserte, tentando di sembrare impassibile nonostante il cuore gli martellasse nel petto, sentisse le guance in fiamme, e un sorriso minacciasse di fare capolino sul suo viso da un momento all’altro.

Ma poi, Lan Sizhui sospirò e abbassò gli occhi. “Hai ragione.” Detto ciò, si ricompose e si inchinò.

“Cosa cazzo stai facendo?” Immediatamente, Jin Ling fece un passo verso di lui, ma in quel momento Lan Sizhui iniziò a parlare, e si bloccò.

“Jin Rulan” disse, in tono formale. “Perdona la mia impulsività di poco fa. Nutro un forte interesse per te e ti chiedo ufficialmente il permesso di poterti frequentare ai fini di un matrimonio.”

Se Jin Ling era rosso prima, ora era paonazzo. “Alzati, Sizhui. Ti ho solo chiesto se ti piacevo, non di farmi una fottuta proposta di matrimonio!”

“La mia condotta non è stata consona agli insegnamenti del Clan Lan.”

Ugh, questi Lan. “Al diavolo la condotta!” Detto ciò, Jin Ling finalmente azzerò la distanza tra loro, tirò Lan Sizhui su, e fece scontrare le loro labbra.

Qualunque cosa dicessero i romanzi d’amore che Jin Ling segretamente amava leggere non era paragonabile a ciò che provò quando finalmente poté sentire la morbidezza delle labbra di Sizhui contro le sue.

Era il suo primo bacio e, a giudicare dall’esitazione di Sizhui, dal fatto che non sapeva dove mettere le mani, probabilmente anche il suo. Ciò non significava non fosse intenso.

Quando finalmente si staccarono e Jin Ling aprì gli occhi (quando li aveva chiusi?), Lan Sizhui stava sorridendo. “Allora accetti la mia proposta?”

Jin Ling sbuffò. “Se vuoi fare bene le cose, parlane con jiujiu.”

Lan Sizhui impallidì. Vedendolo così, Jin Ling ebbe pietà di lui. “Figurati se ti baciavo se non accettavo” mormorò, girando la testa di lato per non guardarlo in faccia, se non con la coda dell’occhio. Parlare dei suoi sentimenti era imbarazzante.

A quello, Sizhui sorrise, un sorriso che non aveva mai visto prima; un sorriso che sembrava vero. “Bene. Perché mi piaci un sacco, A-Ling.”

Timidamente, Jin Ling ricambiò il sorriso. “Anche tu, A-Yuan.”

Ci sarebbe stato tempo per discutere dei termini del matrimonio, delle concessioni da fare (un matrimonio tra un Capoclan e un futuro Capoclan? Problemi assicurati), dei rituali da seguire –gli dei sapevano che i Lan prendevano queste cose molto, troppo sul serio– ma, per il momento, Jin Ling si concesse di godersi la presenza di Lan Sizhui senza pensare alle loro famiglie.

Del resto, con Jiang Cheng da una parte e Lan Wangji dall’altra… Jin Ling era certo ne avrebbero viste delle belle, alle negoziazioni.