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Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Collections:
L'Ineffabile Made in Italy
Stats:
Published:
2025-09-22
Completed:
2025-09-23
Words:
3,390
Chapters:
2/2
Comments:
8
Kudos:
2
Bookmarks:
1
Hits:
52

Una dolce rivincita

Summary:

Storiella in due atti, nulla di strano, solo tanto amore, tenerezza, fluff, un angelo amante dei dolci, tre vecchie megere e un demone pazzo d amore per le forme morbide del suo angelo...

Chapter Text

"Come sei bello, angelo..."

Aziraphale sospirò dolcemente, godendosi il suo dolce marito, Crowley, sdraiato sul loro letto nudo come lui , intento a baciargli dolcemente i fianchi e la pancia.

Erano le pigre ore di una mattina piovosa tipicamente autunnale e nessuno dei due aveva particolarmente voglia di lasciare subito quel letto caldo e invitante per iniziare la giornata, soprattutto dopo aver fatto l amore teneramente quella notte.

Si erano addormentati cosi, sotto il piumone, stretti dolcemente l uno all altro, e così si erano svegliati, tra un bacio e l altro e quel piumone proprio non avevano intenzione di tirarlo giù.

"Oh caro, dici così perche mi ami..." Mormorò teneramente Aziraphale, carezzando piano i capelli corti e rossi del suo demone e la sua schiena perfetta, soffermandosi li tra l' attaccatura delle sue ali nere,mentre Crowley mormorò un qualcosa di indefinito, concentrato com era a baciare la pancia del suo angelo, a non perderne neanche un millimetro della pelle morbida che aveva.

Quanto aveva desiderato tutto quello, non poteva spiegarlo a parole.

Niente più Avventi, niente più Apocalissi, nessun mondo intento a crollare su se stesso.

Solo un letto caldo, morbido e profumato di lavanda e Marsiglia, una camera da letto raffinata ed elegante con i mobili in legno, una casa in campagna poco distante da Londra e dal mare e il suo angelo meraviglioso sotto di lui, con quel suo corpo delicato e adorabilmente pastoso che aveva.

Lo adorava, ne adorava ogni piega, ogni angolo, tutto era semplicemente stupendo e i suoi occhi gialli, da due anni a quella parte, si riempivano di meraviglia ogni giorno.

"Ti amo, certo che ti amo. E ti adoro, angelo. Non sai quanto. Cazzo, quanto sei bello, mi fai perdere la testa..." Sussurrò Crowley in pura estasi, intento a baciare le pieghe soffici che si formavano al suo Aziraphale tra le cosce e la pancia, lo stesso Aziraphale che sussurrò mesto, guardando il soffitto bianco sopra di loro.

"Solo tu la pensi così, solo a te piace questo corpo grasso che ho. Come fa a piacerti, come hai potuto scegliere me, quando potevi avere di meglio..."

Crowley sospirò pesantemente a quelle parole.

Lo sapeva.

Lo sapeva che quello che era successo la scorsa mattina aveva lasciato più strascichi del normale.

Maledizione.

Era iniziato tutto nel migliore dei modi, Crowley stranamente si era alzato prima del suo dolce marito, lasciandolo dormire in quanto era da poco che aveva imparato a farlo e si era recato in cucina, preparandosi un caffè e leggendo nel mentre il quotidiano locale dove, in bella vista, troneggiava una pubblicità colorata e allettante di una nuova pasticceria aperta da poco in un paese poco distante dal loro, più o meno venti minuti con un auto normale, dieci con la loro straordinaria Bentley.

Così, appena Aziraphale si era svegliato, lo aveva riempito di baci e gli aveva proposto una buona colazione in quel posto nuovo, vedendolo illuminarsi come sempre quando si parlava di dolci e di tempo da passare insieme.

Del resto, erano finalmente sposati, finalmente insieme, liberi, felici, senza più le loro fazioni a rompere le palle, ogni momento insieme era meraviglioso per entrambi e ne godevano ogni istante.

Seduto sul letto, vestito di nero come sempre, Crowley aveva rimirato con devozione il suo angelo vestirsi di tutto punto e allacciarsi con mani sicure uno dei suoi tanti papillon, vedendolo sorridere ogni volta che incrociava il suo sguardo nello specchio e ciarlare del fatto che sperava avessero una buona Sacher che era dai tempi dei concerti di Mozart che non ne mangiava una cosi buona e pensando che era il demone più fortunato della terra ad avere quel marito così bello al suo fianco.

Lo stesso marito che, appena giunti alla pasticceria, si era illuminato a festa nel vedere quella vetrina di quel locale così elegante, così piena di torte di tutti i tipi, dalle bavaresi al cioccolato, alle cheesecakes, alle torte Camilla alle Sacher, finalmente.

Un tripudio di meraviglia che lo aveva fatto sorridere da orecchio a orecchio, di quel sorriso di cui Crowley non era mai sazio.

"Oh caro, che magnificenza, non so davvero cosa scegliere..." Gli aveva sussurrato con gioia e a Crowley si era sciolto il cuore nel vederlo felice come i bambini per una cosa piccola come una vetrina di dolci.

"Prendi quello che vuoi, angelo mio, tutto ciò che vuoi..." Gli aveva sussurrato di rimando, non potendo non notare, con la coda dell' occhio, tre signore magrissime tanto da avere le guance scavate, ben vestite, impellicciate e pacchiane, sedute a un tavolino in fondo con solo tre tazze di thè senza nulla davanti e distanti dal resto della clientela osservare il suo Aziraphale con aria di superiorità, facendo qualche sommessa risatina e coprendosi la bocca con le loro mani inguantate.

Era ovvio che lo stessero decidendo.

La rabbia salì alla gola di Crowley, le gocce dei lampadari del locale iniziarono a tremare leggermente.

Si calmò, a fatica, ma lo fece.

Era li in quel locale per Aziraphale, per suo marito, per l' uomo che amava dall inizio del suo tempo, per renderlo felice.

Quelle tre befane potevano andare a fanculo.

Con dolcezza, prese sottobraccio il suo dolce angelo e lo condusse in un tavolo libero poco distante, facendolo sedere con cavalleria, facendo in mondo che desse le spalle alle megere e gli si sedette davanti, vedendolo ordinare gioioso alla cameriera che giunse da lì a poco una fetta della sua tanto agognata Sacher e una tazza di cioccolata.

Crowley, da sempre non eccessivamente goloso, optò per un secondo caffè e un bignè alla crema, giusto per fare compagnia al suo dolce marito, intento a gustare la sua colazione con soddisfazione lodando la bontà della sua torta e parlando di inezie, ignaro per fortuna delle tre zoccole in fondo al locale che continuavano a osservarlo e a fare commenti sottovoce su come era vestito, sul panciotto che gli tirava la pancia, su come si stava strafogando, proprio il suo Aziraphale che era sempre estremamente elegante nei modi e sempre vestito perfettamente.

Uno schiocco di dita.

Sarebbe bastato uno schiocco di dita e le avrebbe fatte sparire per sempre, le avrebbe potute trasformare in vermi, rospi, salamandre, scarafaggi, qualsiasi cosa di vomitevole è ripugnante.

Non lo fece.

Era sempre lì per Aziraphale, che era l' angelo più felice del mondo, sazio e soddisfatto, non avrebbe rovinato quel momento.

"Amore, grazie mille di avermi portato qui, è un posto meraviglioso! Mi spiace che non hai voluto assaggiare neanche un pezzettino, era un torta così buona..."

Crowley, pure sotto quegli occhiali scuri, non potè non notare il dolce sorriso del suo angelo e quello bastava per lui.

Era tanto.

Era tutto.

"Tranquillo, angelo, era buono anche questo..coso qui che ho preso. L.importante è che sei felice tu..."

"Moltissimo, grazie caro, grazie..."

Crowley si commosse di nuovo, davanti a suo marito che era felice per una cosa così piccola come una colazione insieme, finché quelle megere non si avvicinarono a pagare il loro thè proprio alla cassa poco distante dal loro tavolo e stavolta il commento di una di loro fu chiarissimo e detto a voce anche discretamente alta:

"Certo che chi ha pane non ha denti, guarda quell.uomo con i capelli rossi e la giacca nera, oh per il cielo è bello come il peccato, cosa non gli farei, altro che la balena bianca al suo fianco..."

Aziraphale, a quelle parole, si gelò, la tazza gli rimase a mezz aria.

Crowley non potè non notarlo, la sua rabbia divenne incontrollabile e si girò di scatto verso le signore:

"Come dice, prego? Sta parlando di mio marito! Portate rispetto!" Sibilò furibondo, la lampadina nel lampadario proprio sopra di loro esplose e quasi sembro prendere fuoco, li davanti alle signore scandalizzate, finché una mano di Aziraphale sulla sua non lo fermò:

"Caro, calmati. Non è niente..."

"Angelo, ma..."

"Non è niente, Crowley. Andiamo..."

Con uno schiocco di dita, Aziraphale riportò tutto alla normalità come se non fosse successo niente, Crowley pagò la colazione, le megere si allontanarono ridacchiando e loro due uscirono dalla pasticceria in silenzio e così restarono fino a casa, la tazza di cioccolata che restò bevuta a metà sopra il tavolino del locale.

Da lì, per tutto il giorno, il suo Aziraphale rimase taciturno e quieto, intento a eseguire qualche faccenda in silenzio, a leggere senza convinzione, perso in tanti pensieri che Crowley poteva solo immaginare e ciò lo devastava tremendamente.

Aveva si provato a parlarci, ma Aziraphale lo aveva rassicurato, ma solo con la bocca, Crowley lo aveva capito molto bene e ne ebbe la conferma a cena, davanti al piatto appena toccato del suo angelo.

Fu in quel momento che Crowley sbottò:

"Angelo, giuro che se vuoi morire di fame per colpa di tre oche maledette non rispondo di me, dannazione!"

"Ma hanno ragione, caro"

Il tono triste di Aziraphale fu un colpo al cuore per Crowley, mentre, giocherellando con una patata nel piatto, disse:

"Guardami, caro. Sono...davvero grasso. Troppo grasso. Guarda che pancia, guarda che fianchi e anche il sedere è enorme. Me lo hanno sempre fatto notare in Paradiso, mi hanno sempre detto che ero troppo legato ai piaceri del mondo, che amavo troppo mangiare e bere. Ma che posso farci? Mi ha sempre donato molta gioia poter godere di questi momenti conviviali, la gioia che non ho quasi mai provato lassù. Sono sempre stati...beh...anche un modo per stare con te, per passare del tempo insieme. Ma ho esagerato, davvero. Cioè, guardati! Tu sei bellissimo! Hai un fisico così bello! Non posso credere che mi trovi bello, ne avrai avuti mille più belli di me..."

Crowley sospirò pesantemente.

Si, se solo avesse voluto, di occasioni volendo c'è ne sarebbero state.

Ma lui non ne volle provare neanche mezza.

Davanti ai suoi occhi nessuno valeva neanche un capello del suo Aziraphale, solo lui gli era sembrato sempre così meraviglioso, biondo e soffice, col suo collo da cigno, le lunghe ciglia, le sue forme tenere.

Ma sapeva che ripetergl sempre quella solfa in quel momento non sarebbe servito a nulla, così Crowley schioccò le dita, sfruttando uno dei loro tanti miracoli, ripulì la cucina e la tavola e si accostò provocante al suo angelo:

"Bene, angelo, potrei dirti per la millesima volta che sei meraviglioso per me, ma visto che non vuoi ragionare con le buone, passiamo alle maniere forti..."

E senza quasi dargli il tempo di replicare, Aziraphale venne preso dolcemente in braccio e portato su dalle scale tra un bacio appassionato e l altro fino in camera loro, dove venne sdraiato sul letto, denudato e amato appassionatamente dal suo Crowley come sempre.

Quella notte Crowley c'è la mise tutta, più del solito, gli donó tutto il suo cuore, tutta la sua anima, godendo nel sentirlo venire e godere profondamente sotto le sue mani bramose, nel vedere i suoi occhi colmi di piacere.

Lo aveva baciato mille volte e mille volte gli aveva ripetuto quanto lo trovava straordinario.

Perché ancora non gli credeva?

"Angelo, adesso basta. Per favore. Guardati. Sei stato un guardiano dell Eden orientale, sei stato un guerriero con la spada di fuoco, hai fatto in modo che non ci fosse più un Secondo Avvento, hai ribaltato mezzo Paradiso e mezzo Inferno per me e sai che ti sarò grato per sempre, Paradiso e Inferno che ti temevano per inciso perché sei troppo intelligente per tutti loro e ti fai mettere nel sacco da tre cretine? È a me che devi piacere e tu non solo mi piaci, ma ti amo e ti adoro follemente. Mi fai perdere la testa... cazzo, da uno come te mi aspetto che vai da quelle zotiche e le tramuti in mosche come Lord Beelzebú non che stai qui ancora a rimuginare!"

Davanti alle parole di Crowley, ai suoi occhi che grondavano amore nei suoi riguardi, qualcosa dentro Aziraphale si risvegliò.

Dalla posizione sdraiata dove era, si mise seduto, illuminandosi come avesse fatto chissà quale scoperta:

"Sai una cosa? Hai ragione, Crowley caro! Devo tornare in quel locale e fargli vedere di che pasta sono fatto! Non posso permettere che tre donne che neanche conosco mi rovinino così tanto le giornate! Sai cosa facciamo stamattina? Torniamo in quella pasticceria, ci concediamo una colazione come è costume concederla e se le rivediamo quelle...quelle pessime persone gli faccio rimangiare tutto quello che vogliono dirmi di male! Poco ma sicuro!"

Crowley, alle parole risolute del suo Aziraphale, sentì un calore profondo prenderlo li nel basso ventre, il suo angelo nudo e intenso era una visione dannatamente attraente:

"Ecco, grazie, adesso sono eccitato, angelo... E non poco..."

Aziraphale, a quell' affermazione, guardò il pene divenuto durissimo di Crowley in mezzo alle sue gambe e dovette ammettere che quella visione lo compiacque molto, in senso buono, era splendido sapere di eccitare qualcuno solo con delle parole.

Forse davvero non faceva così schifo come persona.

E soprattutto, Aziraphale amava Crowley da impazzire, quella notte come tutte le altre si era sentito amato, visto, desiderato.

Era ora di ricambiare quelle attenzioni meravigliose.

"Oh caro, le mie scuse. Immagino che ora devo porre rimedio a ciò..."

"Bastardo demoniaco che sei, cazzo se lo sei..." Mormorò Crowley con un filo di voce eccitato, mentre Aziraphale lo sdraiò dolcemente sotto di sé e prese con delicatezza ma anche con brama il suo pene tra le labbra, succhiandolo poco dopo con passione e destrezza, come solo lui sapeva fare.

Bastarono poche spinte e Crowley venne con potenza dentro la bocca del suo angelo, mugolando forte e tirando indietro la testa, mentre si abbandonò sul letto tremando di eccitazione, la bocca del suo angelo che cercò la sua e la baciò appassionatamente,molte e molte volte.

Cazzo, che spettacolo.

Solo lui ci riusciva, Aziraphale, il suo angelo di fuoco a farlo sentire così eccitato.

Balenottera?

Antico?

Inguardabile?

Quelle tre megere davvero non sapevano di che pasta era fatto quel suo marito molto poco angelico.