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La stanza dove i Boss dell'Alleanza Mafiosa si riunivano era immersa nel silenzio, mentre tutti attendevano la risposta del giovane Xanxus alla richiesta di Danilo Scoglio, il Boss della Famiglia più importante sotto i Vongola.
L'unica figura in piedi era quella di un gigante che toccava con i capelli rosso scuro l'alto soffitto della stanza, lo stemma dei Varia brillava sul suo petto indicando che apparteneva alla divisione delle Lussurie.
Enrico Simon era l'unico Varia che poteva partecipare a quelle riunioni, in quanto possessore della Fiamma della Terra.
Danilo sapeva che Enrico lo stava fissando, nonostante non ne potesse incontrare lo sguardo, ed era consapevole che le parole del ragazzino a capo tavola avrebbero segnato il resto della sua giornata.
Xanxus guardò un solo istante i fogli presentati da Danilo, chiuse gli occhi cremisi e annuì, secco.
"Me ne occupo io" dichiarò.
L'intera stanza parve tornare a respirare, e Danilo tolse il cappello abbassando il capo in segno di ringraziamento.
Xanxus era così giovane che non toccava il pavimento con i piedi seduto sulla sedia, ma si limitò a saltare giù e raggiungere la porta d'uscita senza degnare nessuno di uno sguardo.
Rimase fermo davanti la porta chiusa, Enrico lo raggiunse e la aprì.
"Arrivo subito" promise.
Xanxus lo guardò, facendo scorrere poi gli occhi sulla fila di Boss fino a Danilo. Strinse le labbra, ma annuì e uscì dalla stanza.
In breve anche i Boss iniziarono a uscire, sparpagliandosi per i corridoi, parlando del figlio del Nono.
Danilo rimase per ultimo, riprendendo con sé le carte che aveva mostrato a Xanxus, ma quando si diresse verso la porta, Enrico la chiuse con violenza, facendola scricchiolare.
"Hai superato il limite, Danilo" ringhiò.
Danilo lo guardò con arroganza da sotto il fedora che gli copriva quasi completamente i capelli biondi.
"Un Varia non dovrebbe osare parlare così ad un Boss del mio livello" disse piatto.
Enrico tirò un pugno alla parete, nei suoi occhi color ruggine la bussola tipica dei Simon roteava come impazzita.
"Quel ragazzino non ha ancora tredici anni e tu gli hai appena chiesto di occuparsi dei malati di Oscurità del tuo paese!".
Danilo sospirò, prendendo una lunga sigaretta viola dal taschino, la accese e ispirò.
"Se qualcuno sa fare bene un lavoro, tanto vale farglielo fare. Non è così che fate anche nei Varia? Iniziate giovani proprio per quello".
Enrico fremeva di rabbia, ricci rossi gli adombravano il viso squadrato.
"Hai appena paragonato il figlio del Boss dei Vongola, la sua Perla, ad un qualsiasi Varia?" sibilò.
Danilo rise, espirando fumo rosato, che si attorcigliò attorno al collo di Enrico come un collare.
"Sei sempre stato un cane fedele, Enrico", disse, "solo che hai sempre scelto il padrone sbagliato".
Enrico si scagliò in avanti per afferrare Danilo, ma questi si spostò di lato e mosse la sigaretta tra le dita.
Il fumo si tramutò in una catena rosata come il collare comparve nella sua mano e lui la strattonò con forza, facendo cadere in terra l'altro, che schiacciò sotto di sé alcune sedie.
Danilo lo guardò, gli occhi verde acqua liquidi e annebbiati.
"Mancano anche a me i giorni in cui avevamo un padrone a cui rispondere, Enrico. Penso spesso a cosa avrei potuto fare meglio, a come avrei potuto essere più fedele. Ma l'uomo che seguivamo non c'è più. I suoi Guardiani, il suo Capitano, perfino buona parte dei suoi Varia: spariti. Morti. Dimenticati".
Enrico tentò di rialzarsi, ma il collare lo strattonò, costringendolo a rimanere in terra nonostante la sua stazza superiore.
"Sei solo un traditore", sputò, "sei così privo di dignità da scaricare tutto su un ragazzino?!".
Danilo sogghignò sardonico, prendendo un'altra boccata dalla sigaretta, e lasciò cadere la cenere davanti il volto del Varia.
"Vedi qualcun'altro che voglia, sappia e possa farsene carico?".
Enrico forzò tutto il proprio peso contro la morsa del collare riuscendo a frantumarlo, sbatté Danilo alla parete.
"Siamo noi gli adulti, Danilo! Perché diamine non ci risolviamo i nostri casini?".
Danilo rise amaro.
"Non ti ho visto prendere questa responsabilità, Enrico. Non sei migliore di me, io sono solo meno ipocrita".
Enrico digrignò i denti, la sua Fiamma della Terra gli infiammava gli occhi.
"È così che chiami voler essere schiavi di un ragazzino? Essere meno ipocrita?".
Danilo lo guardò negli occhi.
"Avanti, cane fedele. Mordi alla gola per il tuo ennesimo padrone".
Enrico lo lasciò con una smorfia disgustata, facendo un paio di passi indietro fino a sbattere contro il grande tavolo con le gambe.
"Non posso credere che tutto quel che ricordi siano atti di sottomissione e schiavitù".
Danilo si lisciò la giacca, controllò la cravatta fosse ben allacciata e ispirò l'ennesima boccata di fumo.
"Oh, no, ricordo tutto. Ricordo le gite, le Battle Choice, le litigate, i pigiama party. Ricordo quando volevamo diventare cuochi, ricordo quando siamo andati a caccia di Dungeon e ogni singolo momento in cui ho toccato il Nono o il suo Capitano anche solo per errore".
Enrico lo guardò stralunato, incapace di processare quelle parole.
"Allora come?! Se ricordi tutto quello, come puoi comportarti così?".
Danilo scosse il capo con un sospiro.
"Perché è finita, Enrico. Siamo al capolinea. Abbiamo fallito", dichiarò, "tu puoi dire di essere migliore di me e che non vuoi abusare di un ragazzino così giovane, ma la verità è che mancano dieci secondi a mezzanotte, e quel ragazzino non ha tempo per crescere, altrimenti saremo tutti dannati".
Enrico scosse il capo con veemenza.
"No- questo- vuoi solo giustificarti".
Danilo fece spallucce.
"Pensa ciò che vuoi. Né tu né io possiamo cambiare le cose, ormai. Tanto vale che il nostro giovane Principe comprenda a cosa và incontro".
"Lo capisco, Don Scoglio".
La porta della stanza era spalancata. I due uomini congelarono, voltarono insieme il capo vedendo Xanxus sulla porta, Fiamme dell'Ira già accese nel palmo sollevato.
Xanxus avanzò, il silenzio talmente assoluto che i suoi passi risuonavano pesanti.
"Risparmiami la nostalgia dei tempi che furono. Non mi importa del tuo stupido orologio. Se devo, mi limiterò a rompere le lancette".
Danilo chinò immediatamente il capo, stringendo le labbra, ed Enrico raggiunse Xanxus.
"Non volevo farti preoccupare" si scusò.
Xanxus alzò gli occhi, spense le Fiamme e alzò le mani verso il volto dell'altro, che gli andò incontro con fare confuso.
"Ti chiamerò Varia Uno, da ora", decretò, "sei il primo dei Varia della vera Nona che mi giura fedeltà".
Enrico sorrise raggiante, strofinando il naso contro la fronte di Xanxus.
Danilo lo guardò con i pugni serrati, distolse gli occhi non riuscendo a sostenere l'immagine del gigante che tentava di coccolare il ragazzino, troppo simile a quelle che ricordava di quasi vent'anni prima.
"Puoi andare, Don Danilo" lo congedò Xanxus.
Danilo annuì, tolse il cappello in segno di saluto e andò verso la porta spalancata cercando di non affrettare troppo il passo.
Appena fuori mise il fedora sul capo, coprendo gli occhi lucidi.
Che bambino sciocco, pensò, nessuno può rompere quelle lancette.
