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Se c’era una cosa in cui Gary non era affatto bravo, era il far comprendere le proprie intenzioni al prossimo.
C’erano situazioni in cui questo era lampante; come il giorno in cui appoggiandosi a un distributore automatico aveva fatto pensare a una ragazza che ci stesse provando con lei. Non aveva fatto granché, forse l’aveva solo guardata con un mezzo sorriso.
In effetti, il suo modo di fare faceva sempre un po’ pensare ad una persona che stava, tra molte virgolette, flirtando. O meglio, per la maggior parte era così, perché invece per tanti altri sembrava solo - probabilmente - uno stronzo snob che se la tirava.
Aveva lavorato molto su se stesso quando aveva deciso di diventare ricercatore; prima di tutto, la sconfitta con Ash gli aveva dato una, definiamola, ‘bella secchiata di umiltà’, e in generale si era reso conto di non voler sembrare una persona classista per tutta la vita - cosa che non era, in fondo.
In ogni caso, sapeva che riuscire a far comprendere le sue intenzioni non era così facile, perché matematicamente riusciva a rimorchiare - o non rimorchiare quando ne era davvero intenzionato, - chiunque.
In effetti, c’era solo una persona su cui voleva far colpo, e quell’unica persona era proprio colui che non se lo filava di striscio e che probabilmente non avrebbe mai e poi mai pensato a lui in quel modo.
“Ash,” Gary sfoderò il suo miglior sorriso, vedendolo arrivare di fronte alla tavola calda che gli aveva dato come punto d’incontro.
“Hey! Quanto tempo,” Ash sorrise, agitando la mano per salutarlo. Gary fu sorpreso di non vederlo con Pikachu, ma prontamente Ash gli spiegò di averlo lasciato al centro Pokémon per riposare dopo una lunga sessione di lotte sostenute quello stesso pomeriggio.
”Oh sì, mi trovavo qui a Luminopoli e vedendo le foto che hai condiviso online ho pensato fosse carino contattarti… non è così frequente che i nostri cammini si incrocino, dopotutto. Da quando sei diventato campione è difficile starti dietro.”
Non si vedevano da almeno un anno, e non era del tutto una coincidenza che Gary fosse a Luminopoli. Sì, aveva dei giri da fare là intorno, ma il fatto era che doveva ripartire il giorno precedente e aveva “casualmente” rimandato la sua partenza non appena aveva scoperto che Ash si trovava lì.
Poteva anche ammetterlo e dirgli che sì, un po’ lo stalkerava sui social media, ma che figura c’avrebbe fatto?
Lui, che non aveva certo bisogno di farsi pregare o di rimandare un viaggio per uscire con qualcuno.
Di storie ne aveva avute parecchie, quasi tutte molto rapide, quasi tutte molto superficiali. E soprattutto, con uomini. Più o meno dopo la terza uscita con una donna si era reso conto che no, non era una cosa per lui. Forse avere fin da ragazzino più poster di campioni uomini appesi in camera - Lance primo tra tutti, ma anche Rocco non scherzava,- qualcosa doveva pur dirglielo.
Il punto di tutta questa storia, però, era che tra tutti gli uomini di cui si poteva innamorare, ahimè, era caduto sul più ingenuo dell’universo.
“Hai ragione, tra conferenze e tornei, ammetto di essere spesso occupato,” Ash si portò una mano dietro la nuca, imbarazzato.
Gary distolse lo sguardo, perché non poteva mostrare così apertamente la sua debolezza.
“Dai entriamo,” disse, distogliendo l’attenzione. Aveva prenotato un tavolo in quella che doveva essere una delle tavole calde più buone di Luminopoli, e voleva ben sperare che fosse così.
La cosa divertente, che troppo divertente non era, era che per Gary trovarsi in quella situazione era assurdamente difficile. Si trattava di una di quelle situazioni cui avrebbe potuto facilmente avere un mezzo attacco di cuore, perché davvero: non sapeva gestirla. E dopotutto, chi avrebbe potuto farlo? Si era innamorato sì o no del migliore amico-rivale d’infanzia che aveva passato il tempo a sfottere per anni?
Geniale, a ben vedere. Pensare che ancora conservava ciò che restava di quella mezza Pokéball maciullata e che un giorno Ash aveva ben pensato di ridargli dicendogli che metà di lui, in quel modo, lo avrebbe accompagnato ovunque.
Oh. Arceus. Che cosa melensa da pensare.
Il tavolo era posizionato in un angoletto piuttosto intimo, il che non gli dispiacque. Le luci erano soffuse, ancora meglio per poter arrossire in incognito.
”Ho letto che qui si mangiano le migliori crêpes di Kalos,” esordì Gary, aprendo il menù e notando solo pochi istanti dopo che Ash aveva già la faccia immersa in esso, con un’espressione corrucciata e contrita, come se dovesse prendere la scelta più importante della sua intera vita.
”Oh, allora andrò con quelle, sono indeciso però…”
Abbassò il menu, puntando il dito su un paio di opzioni “che ne dici? Leggi,” Gary si avvicinò col volto, trovandosi a una distanza che, a detta delle farfalle nel suo stomaco, avrebbe anche potuto ritenere alquanto preoccupante per la sua salute fisica e mentale.
Resisti. Si disse. Non fare il coglione. Non dire cose strane. Non pensare.
”Questa sembra una buona opzione,” disse poi, indicandone una che non sapeva nemmeno quale fosse. Aveva letteralmente scelto a caso, ma il panico si era impossessato di lui.
”Oh, posso prendere le vostre ordinazioni o volete che passo più tardi?” Una cameriera dall’espressione gentile, e un po’ divertita - chissà perché, - si era avvicinata a loro e li aveva interrotti.
Grazie cameriera.
Davvero eh, non c’era sarcasmo nella mente di Gary in quel momento.
”Ci può lasciare cinque minuti?” Chiese Ash, alzando lo sguardo dal menu.
”Certo, intanto posso portarvi qualcosa da bere?”
“Per me della gazzosa andrà benissimo,” disse Ash, sorridente.
”E per il suo fidanzato?” Esordì la cameriera. Ash drizzò la schiena, ma Gary schizzò proprio sul posto.
”Cosa? Noi non siamo fidanzat-“ la voce di Gary era improvvisamente tremolante, e si bloccò quando sentì la propria mano diventare calda. Ash aveva appena messo una mano sulla sua.
”Oh, scusatemi, è che avevate l’aria così intima,” ridacchiò la ragazza. Stupendo come Kalos fosse una regione estremamente aperta. In effetti, era tutto molto diverso rispetto alla composta e tradizionale Kanto. Lì la gente sembrava anche discretamente fissata col concetto di amore.
Ash, ad ogni modo, non disse niente. Con una mano nei capelli continuò a fissare il menu. Gary non poté far a meno di chiedersi se stesse deliberatamente ignorando la situazione, se non l’avesse capita, o se fosse imbarazzato.
Chissà perché, dopotutto, una persona estroversa come lui fosse comunque difficilissima da decifrare. Un mistero su gambe.
”Non si preoccupi,” rispose Gary, per poi guardare l’amico di fronte a lui.
La cameriera si dileguò a passo svelto e tornò poco dopo, prendendo entrambe le ordinazioni senza disturbare troppo. Gary aveva veramente apprezzato il suo essere così attenta. Chissà se aveva frainteso o capito realmente la situazione.
”E quindi stai uscendo con qualcuno?” La domanda di Ash fece scattare Gary sulla sedia. Che cazzo di domanda era? Davvero Ash Ketchum da Biancavilla gli aveva chiesto una roba del genere?
Balbettò per qualche secondo, cercando una risposta che non fosse un vogliouscireconte buttato lì per caso e che gli avrebbe fatto distruggere venticinque anni di rapporto di rivalità-amicizia.
Sorseggiò la limonata per inumidirsi un po’ la bocca, improvvisamente troppo secca per l’ansia.
”No,” rispose, deglutendo. “No, troppi impegni, sai. Molti viaggi e… tu?”
Ash scosse la testa, “no, niente di particolare. Lo sai non ho mai conservato chissà quale interesse in questo ambito.”
“Allora perché me lo hai chiesto?” Gary inarcò il sopracciglio.
“Per parlare, voci di corridoio dicevano ti stessi vedendo con qualcuno.”
Oh, la stampa.
Quello era sempre un problema. Negli anni anche lui stesso era diventato un ricercatore affermato, e i giornalisti non perdevano l’occasione di speculare su chiunque fosse famoso. E proprio per la regola del fraintendimento continuo, probabilmente qualcuno dovrà averlo visto assieme a qualche altra persona in un locale e aver pensato che fosse qualcuno con cui usciva. Forse lo avevano visto con Goh? O magari con qualche ragazza? Poco importava, quella volta si era perso le indiscrezioni ed era meglio così.
“E ti dispiacerebbe?” Decise di chiedere Gary, così, per provocarlo. Tanto sapeva che Ash non ci sarebbe mai cascato.
E infatti, non rispose.
“Non lo so,” disse poi, interrompendo il silenzio. Per poco Gary non si strozzava con la limonata.
“Cosa?”
“Ecco la vostra ordinazione!” Esclamò un voce femminile, appoggiando delicatamente i piatti sul tavolo. Gary non sapeva se odiarla o ringraziarla, ma forse più la prima.
Magari aveva capito male.
”Buon appetito!” Disse, lasciandoli poi da soli di nuovo.
Ash non aveva proferito altra parola al riguardo, ma si era dedicato interamente alla sua crêpes, cominciando a tagliarla con una certa emozione, mentre il profumo del formaggio gli inondava le narici.
”Buonissima!” Esclamò, con soddisfazione. Gary sorrise, e avrebbe anche solo voluto godersi quel momento, ma in realtà aveva deciso di non arrendersi perché lui voleva, anzi doveva, sapere cosa significasse quel “non lo so”.
”Senti Ash,” cominciò poi, mentre sminuzzava la sua crêpes, “che intendevi prima?”
Ash alzò gli occhi dal piatto, stupito.
”Prima quando?”
”Quando hai detto “non lo so” riferito al mio presunto fidanzamento.”
Silenzio.
Oh. Ecco. Allora aveva toccato un nervo scoperto, non se lo era sognato.
“Beh ecco…” Ash si schiarì la voce e drizzò l’ora schiena, come qualcuno che doveva effettivamente dire qualcosa d’importante, “in parte la mia era semplice curiosità…”
Esitò.
“In parte.”
“In parte.”
E?
“Finiamo di cenare, ok?” Disse poi Ash, ricominciando a mangiare con gusto e cambiando completamente argomento.
Gary accettò la cosa, ma non completamente. Quella serata non si sarebbe conclusa finché non gli avesse spiegato come mai aveva esitato.
Parlò della Lega Pokémon, degli allenatori che aveva affrontato, della dannata burocrazia, di come volesse prendersi una pausa per dedicarsi di nuovo al viaggio e alla scoperta di nuove specie Pokémon.
”Sono un po’ stanco,” confessò poi, appoggiando il volto sul palmo della mano e guardando fuori dalla finestra, “credo mi prenderò davvero una pausa per tornare a fare ciò che mi piace davvero. So che tu puoi capirmi,” disse Ash, rivolgendogli un sorriso.
Ed era vero, perché anche se su piani differenti, entrambi erano abbastanza ‘famosi’ da aver perso la loro completa indipendenza e libertà. Cosa piuttosto strana, quando sei abituato ad autogestire completamente la tua vita.
Finirono di cenare e uscirono dal locale, dove la cameriera che li aveva accolti gli sorrise ampiamente, facendo un occhiolino a Gary alquanto sospetto.
No, non stava flirtando chiaramente, ma gli stava facendo una sorta di silenzioso in bocca al lupo per… qualcosa. Qualcosa che boh. Perché di speranza che potesse succedere anche solo un minimo passo avanti, Gary ne aveva ben poca.
Eppure, quella luna così piena e tonda in cielo, quell’atmosfera così magica di Luminopoli, con la torre che troneggiava di fronte a loro, con quelle luci calde e ricche, gli facevano anche pensare che avrebbe potuto provare ad essere un pochino più ottimista.
”Senti Ash,” Gary si bloccò di fronte alla torre, guardandola dal basso.
“Dimmi.”
”Hai mai pensato a quando durante la lega di Johto ci siamo fermati a guardare la luna in cielo?”
Ash annuì. “Mh.”
“Beh, questa sera sembra esserci un po’ la stessa atmosfera, vero?”
L’altro sorrise, “in effetti è così. Sei strano proprio come allora.”
Era una provocazione?
“Strano?” Chiese poi, voltandosi verso di lui.
”Sai, ho sempre pensato che volessi dirmi qualcosa di importante quella volta.”
Gary si sentì il fiato morire in gola. Il cuore batteva sempre più forte.
”Era tutto così intenso. Tu che parlavi della luna, di me, di noi… io però ero troppo piccolo per capire.”
Ash si voltò verso di lui e gli prese una mano nella propria.
”Però adesso penso di aver capito,” disse, a bassa voce e un po’ rosso sul volto.
Gary quasi non poteva crederci perché sembrava un sogno.
”Quella volta pensavo tu volessi soltanto mostrarmi la tua stima… ma era davvero così?”
“No.” Rispose, secco. “Ash io…”
I loro sguardi si incrociarono in un profondo istante, con un silenzio che sembrava valere più di mille parole, mentre tante coppie vicino a loro si impegnavano a farsi selfie o si scambiavano dolci effusioni.
Erano o non erano nella città più romantica di Kalos?
Coraggio.
“C’è una bellissima luna stasera, e sai, mi ricorda davvero quella della notte che ha preceduto l’inizio del nostro viaggio, così come quella che abbiamo visto la sera prima del nostro storico scontro. Ogni volta che c’è questa luna, io mi chiedo dove sei… cosa fai, se forse, qualche volta, ripensi anche tu a quelle avventure passate assieme.”
Lo sapeva, si stava praticamente dichiarando senza farlo e sapeva anche che quella cosa poteva finire o molto bene, o molto male. Propendeva per la seconda, però si vive una volta sola, no? Che senso aveva continuare a tenerselo dentro?
”Ci penso, anche piuttosto spesso a dire la verità,” rispose Ash. “Senti, Gary.”
Poteva confondersi nelle sue sfumature e in ogni luce che si rifletteva nei suoi occhi. Sentiva lo stomaco piccolo, piccolissimo, contorcersi su se stesso. Che ansia.
”Io non sono bravo con tutto questo, ok? Non… non è il mio campo. Però una cosa posso dirtela…” Ash esitò. “Tengo molto a te, e sono piuttosto sicuro di aver capito cosa vuoi dirmi.”
Il sorriso imbarazzato dipinto sulla bocca di Gary svanì. Quello sembrava il classico discorso che avrebbe preceduto un eventuale rifiuto.
Va bene, era disposto ad incassarlo. Non era nemmeno sicuro che Ash potesse essere gay, bi o una qualunque lettera della bandiera LGBTQIA+.
Forse poteva essere la “A”, ma non ne era di certo sicuro.
“Va bene…” disse, soltanto.
“No, aspetta, fammi finire,” Ash lo interruppe alzando una mano. “Io… sono cresciuto, sai. Sono cambiato e non sono più l’Ash ingenuo di una volta, mi rendo conto dei miei sentimenti e non sono indifferente a tutto. Ma vorrei che tu fossi completamente sincero stasera con me, perché ti assicuro che io… sono pronto.”
Gary rimase stupito, perché se avesse dovuto scommettere in un’evoluzione di quel dialogo, per certo non sarebbe stata quella.
”Oh.”
Ash rimase in silenzio e si guardarono dritti, vicini, così vicini che potevano praticamente sentire i loro respiri nonostante i rumori attorno.
La torre di Luminopoli brillava intensamente e illuminava quella notte di luna piena, già così forte da far sembrare quasi giorno.
Gary avrebbe potuto farlo; avrebbe potuto semplicemente allungare le mani, prendergli il viso tra i palmi, avvicinarsi e baciarlo.
Ma non lo fece.
Non in quel momento. Decise di parlare e finalmente buttare fuori tutto.
“Mi piaci. Da sempre, probabilmente. Anche se non sono riuscito a capirlo subito. Mi irritava quel modo di fare da ragazzino che avevi, sempre così spensierato e poco attento, quell’ingenuità che ti faceva spalancare gli occhi. Odiavo come mi guardavi perché in me non vedevi nient’altro che qualcuno da sconfiggere, da superare. E io in te… vedevo un mondo intero, ma tu non riuscivi a capirlo. E io nemmeno, forse. Provavo così tante emozioni confuse che non sapevo descriverle.”
”Adesso però puoi.”
”Adesso posso.”
E fu in quel momento che Gary raccolse il coraggio di una vita intera, fece un solo passo in avanti e colmò la distanza tra di loro, chiudendo quello spazio con un bacio.
Fu leggero, un contatto che durò a malapena qualche istante, ma fu così profondo da smuovere in lui qualcosa di diverso.
Era commozione?
Forse. Quei sentimenti erano rimasti dentro di lui per così tanti anni che non sapeva più che farsene. Solo troppo tardi si era reso conto di star addirittura leggermente tremando per l’emozione.
Ash non si era tirato indietro, ma non lo aveva realizzato subito.
Quando si allontanò dal suo viso aprì gli occhi per guardarlo e abbassò le mani.
”Scusami io…” balbettò, come una ragazzina di quindici anni di fronte alla propria cotta.
Santissimo Arceus. Come si era ridotto così?
“No,” Ash sorrise, scuotendo la testa. “Non scusarti.”
Oh, il sorriso di Ash era sempre così caldo e rassicurante. Lo avvolgeva totalmente, e ora che era cresciuto, non era più quello di un ragazzino ingenuo, ma quello di un adulto consapevole. E, perlomeno in parte, questo cambiava tutto.
”Mi hai chiesto di essere diretto… lo sono stato.”
Gary si strinse nelle spalle, sentendosi felice e al contempo imbarazzato.
“Sai io… se non vuo-“ Successe qualcosa che spiazzò totalmente Gary, perché Ash aveva preso il suo volto tra le mani e lo aveva baciato a sua volta, con più decisione.
“Basta come risposta?” Chiese, staccandosi.
E sì, era una risposta più che decisa, per uno come Ash.
Lo stesso Ash che non si sarebbe mai accorto di qualcuno che flirtava con lui. Lo stesso che, da quando era diventato famoso, avrà ricevuto decine e decine di richieste di uscire che però aveva gentilmente declinato.
Lo stesso Ash che non era fatto per il romanticismo, per i sentimenti e per tutte quelle cose che comprendevano l’idea di unire cuore e cervello.
Quell’Ash Ketchum di Biancavilla, che aveva visto crescere, che aveva sfidato, che aveva ammirato, odiato e poi di nuovo ammirato - e infine, amato - aveva scelto di contraccambiare le sue avances.
I casi erano due: o lui era molto bravo a rimorchiare, oltre che a farsi fraintendere, oppure era semplicemente molto fortunato.
Sorprendentemente, sotto le luci calde e romantiche di Luminopoli, per una volta, propendeva per la seconda.
