Work Text:
Ritrovarsi sul letto con Khao in quel modo non era nei suoi programmi.
Niente di ciò che stava succedendo, a dirla tutta, lo era.
Il cuore batteva all’impazzata, stava praticamente piantato nella sua gola come un coltello e gli mozzava il respiro.
E mentre le sue mani gli abbassavano i pantaloni e le loro labbra si incontravano per la prima volta in modo unico e diverso, First si chiedeva se non stesse per rovinare tutto.
*
Non era stato amore a prima vista, o almeno non del tutto. Aveva sempre visto Khao brillare di una luce unica, una di quelle che se le fissi troppo intensamente possono anche accecarti.
Troppo bravo per tutti, non c’era niente che non sapesse fare. Era quasi irritante come si muoveva bene nel suo silenzio.
Un silenzio nel quale lui voleva entrare a tutti i costi.
Lui, inizialmente, sembrava non essere così interessato alla sua persona, ma First era un tipo determinato. E quelle che inizialmente erano chiacchierate di mezza convenienza, un po’ disinteressate, presto si trasformarono in passeggiate lungo le strade notturne di Bangkok, serate al karaoke e in nottate a giocare assieme alla play.
Quello che inizialmente sembrava solo un collega qualunque, presto diventò il più speciale di tutti.
Così speciale che innamorarsi di lui non era stato poi così difficile.
Accettarlo, però, era stato un altro paio di maniche.
Immergersi nei ruoli gli era sempre riuscito piuttosto semplice, perché quando entrava in un personaggio, ci entrava con tutto se stesso. Non ne indossava soltanto i panni, diventava lui in tutto e per tutto: assumeva movenze, espressioni, pensieri che erano in condivisione con lui.
E lentamente, ma nemmeno troppo, si era trasformato in Akk. Tutte le sue insicurezze, la paura, ma anche l’amore, sembrava essersi infuso dentro di lui. Erano sensazioni particolari, che forse solo un collega avrebbe capito.
Ma non passava un giorno in cui, da dopo la conferma del loro essere finalmente una coppia ufficiale, in cui First non volesse passare del tempo col suo collega.
Che ormai, solo un collega, non era più.
*
Non era infrequente che First si ritrovasse a casa da solo. Era passato diverso tempo dall’ultima serie girata e finalmente le riprese di Only Friends erano iniziate.
Sand era un personaggio perfetto per lui; il suo spirito di sacrificio, la sua pacatezza, in qualche modo gli ricordavano se stesso.
Era fin troppo facile da interpretare, così come era facile mettere in scena quell’attrazione fatale e smisurata per Ray. Il personaggio di Khao, quella volta, aveva tinte decisamente più rosse e tossiche rispetto ad Ayan, ma First non poteva negare di trovarlo estremamente centrato e affascinante. Si sarebbe mai innamorato di uno come Ray? No, forse di Ray no, ma…
I pensieri, qualche volta, diventavano troppi ed erano estremamente intrusivi nella sua mente. Perché ogni volta che si ritrovava a casa da solo, l’unica cosa che voleva davvero fare era chiamare Khao. Sentire la sua voce, lasciarsi cullare nel sonno.
Non riusciva a dare un colore ai suoi sentimenti e non riusciva - e non voleva, - a dargli nemmeno un nome.
Era tutto tanto, così tanto che si sentiva schiacciare contro il materasso dall’ansia mentre aspettava un messaggio, una chiamata, un qualcosa col cuore in gola.
Qualche volta, quando Khao tagliava corto al telefono o, palesemente, era impegnato in altre attività e non poteva dedicargli del tempo, First chiudeva la chiamata un po’ risentito e con le lacrime agli occhi.
Era cambiato tutto in modo così repentino, perché quel collega che tanto ammirava, ormai non era più soltanto un collega. Il cuore si riempiva di emozioni, la testa di belle parole e gli sguardi… quelli non mentivano mai e lui lo sapeva.
Chissà se P’Jojo non avesse scritto Sand pensando esattamente a lui. Chissà, forse aveva visto qualcosa in più, qualcosa che non avrebbe voluto mostrare ma che, probabilmente, si leggeva comunque nei suoi occhi.
*
E First non avrebbe saputo spiegare che cosa li avesse portati lì, sul letto di casa sua, distesi inizialmente solo per riposarsi.
Ma di sicuro qualcosa non stava andando come previsto.
C’era stato un momento di silenzio.
Un avvicinamento.
Le loro mani che si cercavano.
E poi le labbra l’une sulle altre.
Nessuna telecamera, nessuna scena da girare, nessuna scusa.
Nessuna prova.
E soprattutto, nessuna parola. Solo sguardi d’intesa, gli occhi di due persone che si conoscono così profondamente da essere un’anima unica.
I vestiti gettati per terra, gli ansimi e i tremiti. Il desiderio e la volontà di non lasciarne nemmeno una goccia, perché andava consumato nella sua totalità.
Era solo una giornata come un’altra, dove però tra loro era scattato qualcosa di diverso.
Forse sarebbe stata una notte soltanto, non poteva essere nulla di più, dopotutto. Erano colleghi.
Tuttavia, mentre le sue mani vagavano sul petto di Khao e sentiva il suo respiro nell’orecchio, First non riusciva a pensare a un futuro senza tutto ciò.
Sarebbe diventata facilmente una droga per lui, probabilmente l’abitudine più veloce che avrebbe potuto prendere.
Perché voleva per sempre osservarlo così; vicino, suo, unito in tutto e per tutto.
Il calore del corpo di Khao lo avvolgeva totalmente; era la sua casa, il suo rifugio e sarebbe voluto tornare lì ogni volta in cui si sarebbe sentito vulnerabile.
Una lacrima solcò la sua guancia mentre lo baciava per la -forse- centesima volta quella sera.
Non voleva che fosse una cosa capitata per caso.
Non voleva più lasciarlo andare adesso che lo aveva trovato.
Adesso che, finalmente, si sentiva completo.
”Per favore, fa che non sia una volta soltanto”.
Khao sorrise.
Gli passò una mano tra i capelli con una dolcezza infinita e gli baciò la fronte.
”Resto qui.”
