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Freddo come il rame

Summary:

Quando Tsuna entra nell'appartamento dei Simon, si aspetta qualcosa di simile al caos di casa sua.
Quello che trova non gli piace neanche un po'.

Notes:

𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢 𝘢𝘭 𝘞𝘳𝘪𝘵𝘰𝘣𝘦𝘳 𝘥𝘪 𝘍𝘢𝘯𝘸𝘳𝘪𝘵𝘦𝘳.𝘪𝘵

Lista: pumpCOLORS.
Prompt: Rust/Ruggine.

Work Text:

Il piccolo appartamento in cui Enma e i suoi amici vivevano si trovava nella zona popolare di Namimori, dove raramente Tsuna metteva piede, soprattutto da solo.
Per essere la casa di un gruppo di ragazzini con un solo adulto a controllarli, era molto ordinata e assurdamente silenziosa.
Tsuna si guardò intorno cautamente, cercando segnali della presenza degli altri Simon.
Enma si era tolto le scarpe e stava entrando in casa, lo vide esitare e batté confuso le palpebre.
"Tutto bene, Tsuna-san?".
Tsuna si riscosse, ridendo nervoso, tolse le scarpe e lo seguì nel piccolo corridoio.
"È tutto così silenzioso e ordinato!".
Enma sorrise appena, entrando nella cucina, dove Aoba era seduto al tavolo al centro della stanza, impegnato a studiare un pesante volume universitario.
Enma posò la busta con alcune cose che aveva comprato per la casa.
"Hai pranzato, Aoba-kun?" domandò.
Aoba si sistemò gli occhiali sul naso, sfogliando un'altra pagina del libro.
"Mizuno-kun ha scaldato gli avanzi di ieri prima di andare a baseball" rispose, piatto.
Tsuna deglutì nervoso, grattandosi una guancia.
Questo posto non ha il calore di casa mia, pensò.
Enma aprì il frigorifero, iniziando a riporre la spesa.
"Sono davvero felice che Hibari-san abbia permesso a Mizuno-kun di tornare a fare baseball".
Tsuna si accomodò al tavolo, con un sorriso nervoso.
"È stato Yamamoto. Non gli ha dato tregua finché non ha fatto rientrare Mizuno-kun in squadra".
Aoba alzò gli occhi dal libro con un sopracciglio inarcato.
"Non ha infinitamente senso. Yamamoto-san è stato quasi ucciso proprio da Mizuno-kun".
Tsuna ridacchiò massaggiandosi il collo.
"Lui è fatto così!", abbassò il capo, sorridendo dolce al ricordo dell'amico.
Quando avevano avuto modo di parlarne, Takeshi aveva detto che Mizuno doveva essere davvero spaventato se lo aveva attaccato con tutta quella furia alle spalle, e con un sorriso aveva aggiunto che sarebbe davvero stato un peccato se quel tipo avesse dovuto rinunciare al baseball per colpa sua.
Emma gli poggiò davanti un bicchiere di succo di frutta e dei biscotti alle gocce di cioccolato, riportandolo al presente.
"Adelaide-san non ha avuto la stessa fortuna. Hibari-san non la vuole incontrare neanche per strada".
Tsuna bevve un sorso di succo di frutta.
"Hibari-san è molto diverso da Yamamoto" ammise.
Aoba sbuffò, tornando a coprirsi il volto con il libro.
"Per lo meno si è comportato in modo logico. Yamamoto-san ha agito da perfetto idiota".
Enma sgranò gli occhi, arrossì e abbassò il capo.
"Scu-scusalo Tsuna-san".
Tsuna ridacchiò, scrollando le spalle.
"Anche Gokudera-kun ha detto che è stato un'idiota" lo rassicurò.
Distolse lo sguardo, guardandosi le mani strette sulle ginocchia.
Anche se lo ha detto per affetto. Questo tizio invece sembra di metallo per quanto è freddo!, si disse.
"Enma-chan~" cantilenò la voce di Shitt Pi dalla stanza di fianco.
La porta a scorrimento si aprì e lei volteggiò dentro, il suo corpo nudo coperto solo dalla grossa ciambella a cui si poggiava per levitare.
"Enma-chan, non riesco a compilare la domanda per partecipare al doposcuola sugli alieni!".
Emma la guardò perplesso, sospirò passandosi una mano tra i capelli rosso rame.
"Potresti vestirti, ogni tanto?".
Tsuna nascose il capo dietro il bicchiere mezzo vuoto, cercando di non guardare la ragazza.
"È il doposcuola che fa anche Gokudera-kun, lo sai?" fece.
Shitt Pi roteò in aria mettendosi a testa in giù, gli occhiali da sole le caddero appena sul naso scoprendo gli occhi rossi.
"Oh? L'idiota a cui non importa se il suo supposto Boss non sa contare?".
Tsuna avvampò e il bicchiere gli cadde di mano, rovesciando quel che restava del succo sui suoi pantaloni.
Enma lo raggiunse con aria preoccupata.
"Mi-mi... mi dispiace così tanto, Tsuna-san! Ti... uhm, ti presto un paio dei miei!".
Tsuna annuì e lo seguì verso l'unica stanza al secondo piano.
Dentro, Large stava colorando un album da disegno per bambini.
Enma si chiuse la porta alle spalle e sospirò con aria stanca.
"N-n-non so, non so davvero, davvero come scusarmi", balbettò, "loro, ecco, insomma, loro sono-".
Tsuna scosse le mani di fronte a sé, sorridendo per rassicurarlo.
"È tutto okay, Enma-kun! È solo che, come dire...", si morse il labbro, "non sembrate esattamente una famiglia".
Emma si mise a frugare nei cassetti fino a trovare dei pantaloni puliti.
"Beh, è normale, visto che siamo rimasti così pochi".
Tsuna batté le palpebre.
"No, io- non intendevo una Famiglia mafiosa. Intendevo solo... una famiglia".
Enma si bloccò di fianco a Large con i pantaloni in mano.
"Una... famiglia?" chiese.
Large alzò gli occhi dal suo quaderno, guardò Enma con fare preoccupato e si mise seduto.
"Boss?" chiamò.
Enma abbassò il capo verso di lui e Large gli mise in mano il proprio pastello rosso, con un sorriso infantile. Enma ricambiò il sorriso, sebbene in modo tirato, e tornò a rivolgere gli occhi a Tsuna.
"Non siamo amici, Tsuna-san. Siamo una Famiglia".
Tsuna ne incontrò gli occhi e rabbrividì.
Forse il loro rapporto è simile a quando il metallo di copre di ruggine, rifletté, un tempo dovevano essere amici, ma ormai sono passati troppi anni.
Deglutì, facendo un passo indietro.
"Uhm- credo... credo tornerò a casa. I miei amici mi staranno aspettando".
Enma fece un sorriso triste.
"Credo tu abbia ragione".