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Incontro inatteso

Summary:

Enrico sa di essere troppo grande, agli occhi di Xanxus, e che il piccolo arrivato da qualche anno è molto solo.
Così gli presenta suo figlio Zakuro.

Notes:

𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢 𝘢𝘭 𝘞𝘳𝘪𝘵𝘰𝘣𝘦𝘳 𝘥𝘪 𝘍𝘢𝘯𝘸𝘳𝘪𝘵𝘦𝘳.𝘪𝘵

Lista: pumpCOLORS.
Prompt: Tawyn/Fulvio.

Work Text:

La camera da letto del piccolo Xanxus era immersa nella penombra, mentre lui guardava corrucciato i documenti affidati dal Nono.
Levi era al suo fianco come sempre, osservandolo preoccupato.
"Boss, so che il Nono ha affidato a voi l'organizzazione della festa, ma non ha detto di non chiedere aiuto" suggerì.
Xanxus mise il broncio.
"È il battesimo di Antonio" rispose.
Levi sospirò, abbassando il capo a fissarsi le scarpe.
Dovrebbe organizzarlo Danilo, non voi, pensò, ma si morse la lingua e non disse nulla.
Qualcuno bussò alla porta, Xanxus si voltò inarcando un doppio sopracciglio e diede il permesso ad entrare.
Rimase stupito nel vedere Enrico Simon abbassarsi per varcare l'uscio, seguito da un giovane ragazzo dai capelli rossi scombinati e l'aria rilassata.
Xanxus alzò gli occhi su Enrico, e questi gli sorrise.
"Scusa il disturbo, piccolo Boss, ma volevo presentarti mio figlio Zakuro".
Zakuro gli si avvicinò con un sorriso e gli scompigliò i capelli, divertito.
"Questo sarebbe figlio del Nono? È adorabile!" esclamò.
Xanxus arrossì balzando giù dalla sedia per allontanarsi da Zakuro, e corse vicino a Levi.
"Non sono adorabile!" protestò.
Levi ringhiò rivolto a Zakuro.
"Non osare toccare senza permesso il Boss!" minacciò.
Zakuro sbuffò divertito, infilando le mani in tasca.
"Rilassati Levi. Non te lo mangio mica", squadrò Xanxus, "anche perché non c'è nulla da mangiare".
Xanxus sgranò gli occhi oltraggiato, e Levi guardò Enrico dimenando un pugno in aria.
"Cos'è questa storia, Enrico?!".
Enrico incrociò le braccia con un'aria seria che raramente aveva.
"Il piccolo Boss è solo un bambino, Levi. Ha bisogno di qualcuno che lo tratti come tale".
Zakuro annuì più volte, con un sogghigno.
"Sinceramente se il Vecchio mi avesse avvisato, sarei venuto anche prima, piuttosto che lasciare questo micetto con voi gente inquietante".
Xanxus aprì e chiuse la bocca un paio di volte, troppo sorpreso dall'atteggiamento di Zakuro per ribattere, e questi si accucciò davanti a lui.
"Allora, quanti anni hai? Dodici?".
Xanxus incrociò le braccia, fissandolo intensamente.
"Dieci e mezzo. Tu?".
Zakuro ridacchiò piegando il capo di lato.
"Quindici settimana prossima", rispose, "fissi tutti quanti in quel modo?".
Xanxus grugnì, rifiutando di rispondere, e Zakuro gli scompigliò di nuovo i capelli mori.
"Avevi ragione Vecchio, è davvero carino!".
Enrico sbuffò divertito, scuotendo la testa.
"Immaginavo lo avresti detto, piccolo".
Zakuro socchiuse gli occhi castani chiari sfumati di rosso, guardando Xanxus con una mano sul mento.
"Dieci anni e mezzo, eh? Chissà se la mia ragazza è pronta ad avere un figlio in pre-adolescenza".
Levi passò freneticamente gli occhi da Xanxus a Zakuro.
"Boss, se volete lo elimino!".
Zakuro alzò gli occhi su di lui con un sogghigno.
"Né tu né i tuoi fidanzatini mi avete mai battuto, Levi".
Levi digrignò i denti iniziando a emanare fulmini.
"Posso fare tutto per il Boss!".
Xanxus gli prese la mano, facendolo immediatamente voltare verso di lui.
"È della Nona?" chiese.
Levi sospirò, ma annuì.
"Il secondo in comando della Divisione dell'Ira del Capitano dei Varia di Vongola Nono" recitò.
Zakuro si passò una mano tra i capelli fulvi, scompigliandoli anche di più.
"Suona davvero formale così, Levi", si lamentò, "né a me né al mio Vecchio importa dei titoli".
Enrico poggiò una mano sulla spalla del figlio con fare orgoglioso.
"Ci importa li abbia chi li merita" chiarì.
Zakuro si mise in piedi e infilò le mani in tasca.
"Ti presenterò la mia ragazza. È un po' rumorosa, ma scommetto che se la guardi con quel broncio dimenticherà di non averti partorito nell'arco di due ore".
Xanxus incrociò le braccia stizzito.
"Perché pensi io voglia una madre?".
Zakuro gli fece l'occhiolino.
"È quello che vogliono i bambini".
Si voltò e sollevò la mano a mo' di saluto mentre raggiungeva di nuovo la porta della stanza.
"Tranquillo micetto. Ci pensiamo noi veri Varia a te" salutò.